àpgreid
November 6, 2009
giovedì tradotto
November 5, 2009

Ogni lettera di un alfabeto, qualunque esso sia, rappresenta la traduzione di un suono in un segno visivo.
L’International Phonetic Alphabet è il sistema standard di rappresentazione dei suoni della lingua parlata; pensato nel 1886, l’IPA ha subito diverse revisioni, l’ultima delle quali risale al 2005. La pagina tinyurl.com/mzkrvy li riassume in alcune tabelle interattive, suddivise per gruppi di suoni: cliccando sui simboli vengono riprodotti i suoni corrispondenti.
Se chi comunica non parla, potrebbe essere utile conoscere i linguaggi non-verbali; il sito www.linguaggiodelcorpo.it fornisce molte informazioni interessanti, come il significato del grattarsi il naso o muovere gli occhi in un certo modo.
www.dialogue-in-silence.com è il sito relativo, invece, a chi dei gesti non può fare a meno: i sordomuti. Analogamente alla mostra sui non-vedenti, questo ambiente privo di suono aveva lo scopo di condurre i visitatori a familiarizzare con l’assenza di un senso importante quale l’udito.
In quanto sordo, chissà cosa avrebbe pensato Beethoven, se avesse visto il video alla pagina tinyurl.com/qebemo: si tratta di un’animazione prodotta automaticamente su un suo allegretto dalla 7a sinfonia grazie ad un programma chiamato Music Animation Machine: i suoni che compongono i brani scorrono sullo schermo come strisce colorate, e i diversi risultati (ce ne sono molti altri) compongono una fantastica galleria di forme.
Visualizzare l’impossibile è la passione di Aaron Koblin, un artista che traduce dati informatici in immagini. All’indirizzo http://sandbox.aaronkoblin.com si possono vedere alcuni suoi lavori, come l’animazione che riproduce il traffico di sms ad Amsterdam o quella analoga sui voli di linea negli Stati Uniti.
Le potenzialità del data mining in rete sono infinite, e un progetto curioso (ma limitato alla lingua inglese) è quello di wefeelfine.org: la loro applicazione va a caccia di sentimenti e li visualizza come palline sullo schermo. Cliccandoci sopra, si legge la frase che l’ha generata, l’età dell’autore, la località in cui si trovava e il tempo che faceva quando l’ha scritta. Scopro così che quest’anno nessun uomo, nella sua quarantina, ha scritto di sentirsi impaziente mentre pioveva. È confortante!
(sono i link di Amica di questo mese. … e così ho recuperato con gli arretrati. quando ho cominciato a mettere qui i risultati delle ricerche fatte per il giornale di cui sopra – pensando che fosse molto più comodo cliccare su un link pronto che non ridigitandoselo tutto – la cosa andava avanti da un pezzo, così ho pensato di postarne una serie a settimana, contro la cadenza mensile di quelli stampati. ci ho messo un po’, dimenticandomene spesso, e adesso appariranno – finché il giornale li vorrà – mensilmente, sempre un po’ in ritardo sull’uscita in edicola. eh, non vorrei che smettessi di comprarlo perché “tanto, me li leggo sul tuo blog” :-)
vaccini stagionali
November 5, 2009
fortunati.
il tempo era bellissimo. a parte ieri, ma ieri siamo rientrati, perciò. (venerdì sera ero già in piazza, sorpreso a trovarmi fuori dal bar con una birra ghiacciata in mano e di non avere freddo, pur senza giacca)
i miei stanno bene, sempre. scaldano bene la casa, preparano le cose da mostrarci, ci nutrono e cercano di tirarci fuori racconti della vita in città, della scuola, del lavoro, di quel che non si chiede. ci provano discretamente, ché i ragazzi li ho fatti come me, silenziosi. (in parte, dopotutto, io lo so che scrivoquassù per permettere ai miei cari di sapere qualcosa di me – e dei 2 – riparando alla meno peggio i danni che il mio caratteraccio provoca. eh.)
ci hanno detto che i vicini vorrebbero liberarsi della cagnetta bianca! è quella che hanno preso, assieme ad un altro setter, quando è morto zak, il cane che ballava di gioia quando ti avvicinavi al suo recinto. i tipi sono dei cacciatori, e del benessere dei loro cani sembra che se ne sbattano altamente: zak pare esser morto perché “ha mangiato qualcosa”. mh. il gatto II è rimasto anchilosato quando, dopo essersi lussato l’anca, non hanno fatto niente. e adesso hanno ’sti 2 cani chiusi tutto il giorno, tutti i giorni, in un recinto di 4 metri per 3, lercio. anche questi, appena ti avvicini, iniziano a spintonarsi contro la rete, in cerca di un contatto; allora infiliamo le dita nelle maglie della rete, accarezzando tutto quel che si può. La cagnetta bianca è una setterina piccola (ma adulta) per la quale ho un debole dopo che me l’hanno descritta come un’artista della fuga: non si capisce come cazzo faccia, ma è riuscita a scavalcare per tre volte la recinzione, che veniva man mano prolungata in altezza! per l’ultima fuga spiderdog ha scavalcato una cosa come due metri e mezzo, dopo di che hanno deciso di metterle anche una catena.. che pena mi fa, e che tenerezza.
sabato dopopranzo, io e felix siamo andati in cerca di aria aperta, ho sbagliato strada e ci siamo ritrovati in una vallle invece che in un’altra. meglio.
la strada bianca si inerpica fino a una malga, poi continua oltre un divieto, che rispettiamo. il paesaggio attorno piace molto a felix, che mi chiede se assomiglia all’america; capisco cosa intende: né lui né io siamo mai stati nel klondike, ma guardare la valle ricorda decine di film, con o senza cowboyz, e oso dirgli che sì, sembra proprio l’america.
cominciamo a salire, tagliando per i campi dove si capisce che sarà facile riguadagnare la strada. polmoni permettendo. l’altitudine è ridicola, quindi attribuisco alla mia passione per il tabacco la grancassa che mi batte nel torace. anche il giovane fatica, e mi consolo un po’; mi consolo del tutto quando, dopo un’oretta, ho assimilato un ritmo idoneo, e saltello in salita.
arriviamo dove gli abeti lasciano spazio ai mughi, e i mughi concedono a qualche larice il permesso di attraversarli. ci sono uccelletti – tanti – che si rincorrono a gruppetti in mezzo a questo spinoso mare verdescuro.
in un canalone, poco sotto la fonte, sentiamo tanti “guen-guen-guen-guen” dall’alto, alziamo lo sguardo e vediamo, per la prima volta delle nostre due diverse vite, un’enorme stormo di pennuti migratori arrivare da dietro il monte, una formazione come nei documentari che si dirige proprio verso di noi, e verso sud.. giù da noi c’è un’esplosione di urla di eccitazione, e mentre armeggio freneticamente con la digitalina, dico a felix che la notte prima dei pennuti simili erano proprio sopra il paese (li hanno sentiti in tanti, e qualcuno dirà che si erano perse, le anatre; in effetti, sembravano veramente indecise quando ne ho individuata la formazione nera nel cielo quasi nero) solo che adesso lo so: non sono anatre, ma cosi con le gambe e il collo lunghi, tipo aironi, guen-guen.
formavano il profilo di una seconda montagna cangiante, che crebbe fino a passarci sopra rovesciandosi in un sorriso larghissimo che ha continuato a trattenere chissà quale segreto fino all’oceano luminoso del sole calante.
ero felice che entrambi avessimo visto Il Popolo Migratore, quel documentarione splendido da cui si esce gracchiando e agitando le braccia, nel desiderio di volo; sapere cosa ci fanno quegli uccelli sopra ai mughi è bello, perché la mente, per un po’, se ne va con loro sopra a valli, campagne e mari, e atterra al caldo. a casa.
al rifugio ci fermiamo, anche se vorrei seguire lo sguardo fino in fondo all’enorme conca che ci separa dalla cima più alta dell’altopiano (una volta, quando si poteva, ci sono arrivato sotto con la macchina – ero solo e avevo voglia di esplorare – e decido di salire in cima al cucuzzolo. la sera mi sarei gasato molto scoprendo dov’ero stato). ma rimane poco sole, e non abbiamo giacche, così facciamo dietrofront: per campi, più possibile.
l’altroieri porto i 2 pulcini nella valle sotto casa, a controllare la situazione amoniti. per strada bisogna fermarsi per forza di fianco alla staccionata del tipo che tiene in giardino 3 renne, 2 asinelli e 2 pony di cui uno, quello nero, stronzo (l’ha detto il vecchio, mica io!) il caporenna (si capisce perché è la più grande e ha due palle pelose bellissime, a detta di ada) è simpatico, e infila le corna oltre la staccionata – rischiando, ci sembra, di incastrarsi continuamente – pur di ricevere carezze. se ci spostiamo ci segue. immaginiamo come sarebbe arrivare all’area-cani del trotter con una renna al guinzaglio.. troppo originale, temo :-)
poi, il pomeriggio, li ho portati in un posto, che m’han detto.
gli amici del gruppo grotte, che conosco per averci strisciato insieme in cunicoli bui, umidi, freddi e fangosi, hanno rimesso a posto una vecchia fattoria, trasformandola in un museo dell’acqua: oltre a fornire materiale didattico sulle tradizioni locali legate all’acqua, stanno redigendo una specie di censimento delle fonti, raccogliendo anche dati quantitativi-qualitativi-bohlitativi. il posto è splendido, come il bosco attorno. amo stare in bosco quando quei due si divertono, e quel giorno erano in una buona vena. quante cazzate sparano, che mi fanno pentire di non avere un metodo per ricordarle tutte. cazzate e perle di saggezza, il massimo.
in paese, nonostante la festività, non c’è molta gente, e fa molto freddo. facciamo una breve vasca, e poco prima che sia completamente buio saltiamo in macchina per correre a casa, sotto una lunona spavalda che a tratti sembra una pallina da golf che rimbalza sui prati.
ieri ci sarebbe stata la fiera in paese, ma pioveva e faceva freddo. siamo partiti con calma, arrivando giusti per una pizza mentre la casa si riscaldava e pèa ci raccontava com’era andato il suo finesettimana.
el dia
October 30, 2009
dopo vado in montagna dai miei, approfittando dei 2 giorni di ponte grazie ai quali i ragazzi non hanno lezioni.
una vera festa. il motivo è la ricorrenza del dia de los muertos, occasione che spinge molti credenti ad onorare i propri estinti recandosi ai relativi luoghi di sepoltura.
una tradizione che non ho mai osservato, come molte altre di quelle che, per tradizione, implicano il coinvolgimento di una chiesa.
quand’ero in liberia, ho vissuto una giornata del genere, che lì chiamano Decoration Day; per l’occasione, c’era gente che rientrava dall’estero, addirittura. In quel giorno ci si reca al cimitero armati di secchi di calce e pennellesse, barattolini di vernice e pennellini, e molti fiori e fronde di palma. si decorano le tombe, ridipingendole totalmente e ricomponendo le scritte. i decoratori, incaricati anche delle tombe adiacenti se prive di congiunti, sudano in canottiera sotto il sole, la mani scure maculate di bianco, fino al gomito. Il resto della gente è vestito a festa, qualcuno porta un ghettoblaster e qualcun’altro stappa qualche Club Beer. Il giudice si aggira, il seno stretto in una t-shirt contro la violenza sessuale, a riprendere le comitive un po’ troppo allegre.
altrove, in un altro cimitero, dei giovani Krahn mandano giù un po’ troppo palm wine, e molesteranno tanto la gente da esser denunciati: li hanno visti tutti attraversare il paese cantando e ballando, strisciando il machete sull’asfalto in grandi cerchi di gelido clangore.
il culto dei morti cela il timore della morte. almeno così mi sembra. ma la morte è un concetto che esiste solo per i vivi. dubito che i morti si sentano tali.
la morte è il passaggio ad uno stato differente di coscienza da cui non credo si possano provare rimpianti; caso mai gioia, che delle sensazioni è la più divina.
l’io si fonde in un flusso di consapevolezza, per descrivere il quale non vi sono parole adatte, se non quelle di alcuni mistici. ed è senz’altro inutile preoccuparsene. stanno tutti bene :-)
quindi buon ponte ai vivi!
signa lŏquuntur
October 30, 2009
(al di là della – banale? ovvia? – alta digeribilità che sempre ha una giovane mora in mutande, questo video lo-fi mi piace molto. il gruppo, che conosco da quando felix era piccolino, pure; sono un po’ pazzi, perciò molto liberi.)
pomeriggio a mostre
October 23, 2009
ieri mi sono dedicato alla pittura. al suo consumo, sarebbe.
Miss Pettie puntuale arriva al randevù, dove la aspetto osservando gli operai che montano un’enorme palco di fronte al duomo. dall’altra parte, verso palazzo reale, non ci sono code; è il bello di bigiare in mezzo alla settimana, evitando così la ressa dei visitatori del weekend.

c’è il tempo per vederne due, e la prima è fuori programma: stampe erotiche giapponesi. tanto valeva che la invitassi a casa mia con la scusa della collezione di farfalle :-)
nella prima sala mi controllo, “interessante, sì, il modo di utilizzare lunghi rotoli di carta.. la finezza del tratto.. sai che il pigmento bianco fatica a stare attaccato al supporto?..” mentre scorrono di fronte ai nostri occhi membri mostruosi, corpi dissociati in nodi di membra e membri (mostruosi), bernardone a mandorla che esplodono dalle pieghe di raffinatissimi kimono in una profusione di salviettine nippo-igieniche.
allora cominciamo a commentare, improvvisando sottotitoli e dialoghi che lascio alla tua immaginazione :-)
però belli. alcuni molto belli. inevitabile vedere, nei carnet tascabili, i progenitori dei manga, ed invidiarne la padronanza della linea.
pausa frulllato di frutta esotica nella poco esotica viuzza laterale, e torniamo alle casse: hopper, e la sua luce.

bella anche questa, ci sono abbastanza quadri e soprattutto un sacco di schizzi preparatori. quell’uomo era una macchina fotografica: qualcosa ne catturava lo sguardo (qualcosa con tanta luce addosso) e lui ne buttava giù qualche schizzo, annotando ogni colore a margine. poi ne usciva un quadro che, oggi, fa pensare ad un’istantanea, uno scatto rapido che impietoso taglia le cose per inquadrarne altre, senza mezzi termini. fantastico.
cena etiope, buona.
riaccompagno Miss P. alla sua carrozza, mi lascio prendere da qualche linea di fuga e non, e rientro a casa a piedi, per solidarietà con la dama che giungerà a notte fonda a torino.
. . .
stamattina, appena passato il ponte della ferrovia, scorgo a prua una tipa particolare: è una signora che copre il tratto iniziale di viale palmanova appiccicando ai pali della luce (“e ai cespugli!”, mi ha detto felix) fogli pieni di frasi deliranti. gira come una clocharde, l’armamentario di sporte di plastica, e urla sempre. si mette al semaforo e sbraita violentemente alle macchine, ai pedoni, ai tombini, a niente.
mi preparo alla raffica di grida.
lei mi vede arrivare senza mani e si alza dal bordo dell’aiuola dov’era seduta, lungo la ciclabile.
lo vedo e poso immediatamente le mani sul manubrio, sissammai.
lei lo vede e si mette in centro alla pista, braccia allargate come i giocatori di basket. sorride.
io lo vedo e, rallentando, sorrido.
lei lo vede e si scansa.
io vedo uno che fa jogging che arriva da dietro la signora e lo scanso.
poi non vedo più niente, ché la scena è ora alle mie spalle, ma la sento esplodere “PERCHÉ CORRI?!!!” rivolta al podista, e di nuovo “PERCHÉ CORRI???!!!”
ho riso fin quasi al lavoro :-)
e questi?!?
October 22, 2009
risposta?
October 22, 2009
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In the film Postcards from the Edge, the character played by Meryl Streep made a monumental declaration: “Instant gratification takes too long.” I know exactly what she meant. Sometimes I wish I could have what I want before I have to endure even a moment of frustrated longing. I bring this up, my fellow Cancerian, because in the coming week we may get our yearnings satisfied before we fully express them. Of course, there could be a downside to this situation: Since the magic will be materializing so quickly, you’d better be very sure you really want what you even start to wish for.
domanda:
October 21, 2009
Qualcuno sa se esistono
figure professionali che di mestiere
mettono giù business plan
per conto terzi?
(“questa magari te la potevi anche googlare”, direte. dopo provo)
e qualcuno conosce qualcuno che fa questo mestiere? (che ricorda un po’ quello dello scrivere tesi altrui, neh)
un preimprenditore impreparato :-)



















