fondale basso

September 28, 2006

arrivo alla fine del self-service della mensa, dove attende una delle varie signore che ci servono il pranzo; è una dall’espressione incazzata, ma è gentile, mi lascia sempre prendere la birra grande senza rompere il cazzo come quelle giovani. mentre attendo di darle il foglietto viene avvicinata da una che le dice che la macchinetta per ricaricare i tesserini-mensa le ha appena ciulato 10 euri. la sua risposta:”eeeh, signora, si vede che si sono incagliati…”. mentre raggiungo il nostro tavolo immagino enormi banconote piegate a barchetta incagliate negli scogli al largo di Terranova, con i centesimi a bordo in panico totale, ad inviare esse-o-esse alla banca mondiale, obviously sotto la minaccia di una tempesta in arrivo.

ma mi sono anche domandato da dove venisse, la signora… forse da un paesino di pescatori, lontano lontano dalla mensa aziendale, vicino a scogliere ripide, attraversate da splendidi gabbiani incagliati nel vento, abbaglianti nelle tempeste scure… e dentro casa tutto un’altro mangiare, ed i propri cari.

neanche oggi

September 24, 2006

neanche oggi sono morto, ma mi sono quasi rotto tutt’e due le gambe, che insomma, come celebrazione per il 3° anniversario della spalla…
eravamo alle prese col tetto della porcilaia. avevamo passato un paio d’ore a tirarne giù una quantità di rami, alcuni dei quali piuttosto grossi, limitandoci a stare sulla scala per paura che le vecchie marsigliesi cedessero. rimaneva uno strato spesso di foglie secche, quindi ho fatto una pausa. al ritorno, dino, che peserà il doppio di me, era lì sopra, rastrello in mano, a spingere giù grossi carichi di robaccia. si era portato su una perlina di legno di un paio di metri sulla quale poggiare i piedi per distribuire il carico; la abbandonava con cautela solo per spostarla in un altro punto. perfetto, penso. gli do il cambio con la seconda parte di tetto adottando la sua tecnica ed il suo rastrello. sotto alle foglie, humus. uno strato continuo di ottimo terrriccio nero, figlio di decenni di abbandono che il rastrello riesce solo a rompere. passo alla scopazza dell’amsa e riparto dall’alto con la perlina. quasi alla fine, durante l’ennesimo cambio di posizione, le marsigliesi sotto ai miei piedi cedono di colpo e vanno giù con fragore. non ricordo più, bene… innanzitutto immagino che avessi appoggiato la scopa per spostare la perlina, fatto sta che ero perfettamente in piedi di fianco alla perlina quando è successo il patatrac. culo, perché sono atterrrato con le braccia tese sulla perlina mentre le gambe andavano dritte di sotto dietro alle marsigliesi. la perlina si è flessa elegantemente sul vuoto reggendomi tranquillamente mentre finivo di spiegare a dio il mio (conciso) punto di vista sulla sorpresina. seduto sulla perlina, gambe a penzoloni nella porcilaia, ho detto a quelli di sotto che forse forse pensavo di fermarmi e che forse sarebbe stato più prudente lasciare quel che rimaneva dell’humus là dov’era, intanto già che c’ero avrei solo buttato giù un’ultima marsigliese impigliata, poi basta grazie

è stato tutto velocissimo, nessuno s’era accorto di niente.

a parte ada. era davanti alla porcilaia (fuori, per fortuna, perché non avevamo pensato di sbarrarne l’entrata), ha sentito casino, ha riconosciuto le mie gambe che scendevano dal tetto e si è messa a ridere.

MORALE 1 - tutto è bene quel che finisce bene

MORALE 2 - mai stuzzicare una vecchia marsigliese

MORALE 3 - alcune tegole non ci cadono in testa, ma non è perché scappano da noi che sono meno pericolose

MORALE 4 - è bene dare perline alle porcilaie

MORALE 5 - i copi copa

film

September 21, 2006

visto qualche film:

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fa piacere un Clooney modesto. un po’ meno gli sporchi affari che racconta. mi ha soddisfatto abbastanzama mi aspettavo qualche sorpresa in più.
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Mi è piaciuto molto. da ridere. la mia parte cattivella si sente libera di farlo, e lo fa di gusto. l’attore protagonista, per me sconosciuto, è giusto per la parte. al riaccendersi delle luci i fumatori in sala hanno già la cicca in bocca. in sala, molti ragazzini in età da prima sigaretta, non me lo aspettavo. per un film di denuncia è bizzarro come Lord of War: viene da stare dalla parte dei cattivi. Che poi è una cosa che noto sempre più spesso… boh?

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in italiano, Ogni Cosa è Illuminata. piaciuto. diverso. di scoperta (dell’Ukraina, in questo caso). Strano vedere Frodo Baggins vestito da Clark Kent e apparentemente ancora frastornato dall’anello… personalmente mi ha intrippato l’aspetto relativo alla conservazione dei ricordi; è una cosa che faccio e che a volte mi preoccupa, ma rispetto a frodo/Jonthon mi sento perfino normale.

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Il Mostro di Düsseldorf. Wow! Raccontavo ad un amico d’aver visto Hard Candy (2006) e lui mi ha chiesto se avevo visto ’sto film di Lang del ‘30 sullo stesso argomento. Qui la sorpresa è la trama. la garanzia è la fotografia. lo stordimento è la modernità.

un po’ sintetico, neh?

fottìo di mostre!

September 17, 2006

Fonte: il Venerdì di Repubblica del 15/09

Jannis Kounellis - Fond. Pomodoro, Milano - 24/09/06-11/02/07

Mondrian - Museo di S.ta Giulia, Brescia - 28/10/06-25/03/07

Oldenburg+Van Bruggen(?) - Castello di Rivoli, Torino - 24/10/06-25/02/07

Boccioni - Palazzo Reale, Milano - fino 07/01/07

Tamara De Lempicka - Palazzo Reale, Milano - 05/10/06-14/01/07

Cina. Nascita di un Impero - Scuderie del Quirinale, Roma - 21/09/06-28/01/07

Basquiat - Triennale, Milano - 20/09/06-21/01/07

Schiele, Klimt, Kokoschka - MART, Rovereto (TN) - 07/10/06-08/01/07

Picasso - Palazzo Grassi, Venezia - 11/11/06-11/03/07

Biennale Architettura - Corderie dell’Arsenale e Padiglione Italia ai Giardini, Venezia - 10/09/06-19/11/06

film

September 15, 2006

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mi sono riguardato Inside Man, ieri sera. e lo guarderò ancora volentieri.

la sensazione è quella che avevo provato le prime volte leggendo Miyazaki, ovvero che l’autore non solo non esprime giudizi sui personaggi, ma, anzi, li ama tutti, buoni e cattivi. Senza urlarlo, fa solo vedere che è gente, che sono umani, normali… e siccome sono simpatici, in quanto normali si apprezza di più sè stessi, e mi riferisco al lettore/spettatore. La capicità di creare n clima di confidenza è formidabile.

La storia, poi, è molto figa; una versione nuova di un vecchio vecchio tema cinematografico :-)

segno dei tempi

September 12, 2006

esco dal lavoro. all’uscita mi devo presentare ad un bancone per consegnare il tesserino da visitatore e riprendermi il documento. questa sera c’è Antonio, il giovane, con una tipa che gli chiede: “e Mario?” (Mario è l’anziano: immagina un signore alto, asciutto, pelato con un’importante barba bianca, modi distinti, lo soprannomino l’Ammiraglio).
Passandoci di fronte, avevo visto l’Ammiraglio nello sgabuzzino dove si cambiano i portieri, ma la risposta di Antonio è stata: “è andato alle selezioni per il grande fratello”.

Ora, io non conosco bene Antonio, non so se c’era qualcosa da leggere fra le righe, ma dentro di me ho ghignato per buona parte della strada verso casa, ad immaginarmi l’Ammiraglio, convinto, in mezzo a torme di ventenni che si accalcano fuori da uno studio di casting…

concerto

September 1, 2006

ad un certo punto, durante il concerto, rifletto sull’arte dei musicisti: cazzo! i tipi lì sul palco sanno far uscire dai loro strumenti esattamente i suoni che vogliono, perciò possono permettersi di esibirsi in pubblico. e fare arte, la loro arte. io invece non so disegnare quello che voglio, ed è per questo che non considero di avere un’arte. se sapessi suonare le mie mani davvero potrei disegnare tutto quello che mi passa per la mente!
so suonarle un po’, forse meglio della media, e faccio il graficobarraillustratore.
qualche volta, di solito per caso, mi esce un suono nuovo, bello, ma non è che poi so suonarlo di nuovo in maniera identica… né in realtà mi interessa. il pittore che rifà lo stesso quadro, non lo fa mai identico. credo. il musicista? no, dal vivo penso che scelga linee e colori al momento, in base a quel che gli suggerisce l’ambiente, anche se lui saprebbe eccome rifare una musica in modo quasi identico all’esecuzione precedente. i maestri d’orchestra potrebbero rispondere meglio.
poi c’è la questione dell’emozione, quella per cui l’importante è trasmettere un’emozione perché si possa parlare di arte in corso. e allora lì non servono mica molte note, né colori né linee. Non serve saper disegnare bene, o perlomeno ci si può permettere di sbragare, o di andare al risparmio, a condizione di mantenere accesa un’emozione (positiva, ovviamente. lo spettatore disgustato ci mette poco a non essere più uno spettatore ma un vuoto)

questa sera i niuiorkesi mi hanno trasmesso emozione, abbastanza insomma; l’audio mi pareva un po’ confuso, ma ho ballato volentieri sulle versioni piuttosto cambiate dei brani che mi erano familiari. mi pareva che anche loro si divertissero, il pubblico era caloroso. arte, emozione. bellastoria. si chiamano TV On The Radio