Barbiere che vai…
November 30, 2006
Con lo sfoltirsi della mia chioma la confidenza col giovane barbiere egiziano, in italia da un paio di mesi, si fa più solida e mi chiede di aiutarlo a capire un paio di espressioni italiane. “ti prego”. Sono sorpreso, non è un verbo da tutti i giorni, ed il fatto che loro siano mussulmani mi intimidisce perché l’esempio che devo tirare in ballo è Dio. Non mi sembra un integralista, però; mi fa pensare di più ad Alì il Magnifico, è sveglio, veloce, taglia a secco al ritmo di musica pop araba, quando indietreggia di un passo per inquadrare la mia capoccia fa roteare le forbici attorno al dito medio, come John Wayne col revolver. E non smette di fare battute col collega su di giri prossimo al primo rientro in patria dopo tre anni. Il padrone, che non è un barbiere ma ha solamente aperto l’attività dopo 50 anni in italia, è uscito con l’ultimo cliente, ed i ragazzi sono liberi di sparare cazzate. Sono le nove di sera, improbabile che arrivino altri clienti. Quindi sì, ti prego significa che ti chiedo una cosa di cui ho molto bisogno. E l’altra espressione? “Non esiste”. Dopo un primo momento di smarrimento (come mai queste domande alte, filosofiche, con chi chiacchiera questo qui quando non taglia capelli?) capisco. Me lo vedo, che propone qualcosa ad una ragazzina milanese e questa che gli risponde “ti prego, non esiste!” Certo, non è facile: come può venirgli in mente che quella frase significhi “assolutamente no”? Allora gli spiego l’esistenza di una lingua giovanile, con espressioni ancora poco ufficiali e senz’altro sconosciute alla gente di una certa età, ai grandi, a quelli cui si dà del Lei eccetera. Mi chiede da che età una persona è considerata grande, a che età ci vuole il Lei? Alla mia, a 43 o 50, più o meno, ma so che non è proprio vero. So che lo dico perché non riesco a sentirmi così grande io stesso, e so che ci sono molti 30enni abituati invece a sentirsi trattare con una certa formalità, ma la sua sorpresa allontana da me ogni illusione di gioventù preservata: “50?!? Hà, da noi quelli di 50 anni sono considerati dei vecchi!”.
Ci ripenso per tutta la settimana che segue, ogni volta che qualcuno dice di vedermi ringiovanito di 10 anni. Forseforse andrò a trovarlo prima di 8 mesi. Vecchio? Ti prego, non esiste!
Clitündèz_01
November 30, 2006
Questa mattina il botto era formidabile. Un sacco nero di quelli grossi, ho pensato. Strano, di solito quelli dell’ultimo piano l’immondizia la lanciano giù in cortile nei sacchetti normali, da produzione media giornaliera, come dire. Boh, botto a parte, vivere qui mi porta a continuare nelle mie faccende domestiche, indifferente al calibro dell’ennesimo gesto incivile.
Quando esco di casa non ci sto più pensando, ma attraversando il cortile cammino sopra ad una grossa chiazza di frammenti luminosi, pezzetti di vetro spesso, nero. La portinaia, scopa in mano e odio negli occhi, mi dice che hanno lanciato giù un televisore. Da non credere. Per questo lo scrivo.
‘a panza der muratore
November 28, 2006
da quant’è che ce l’avevo lì? Mboh! ‘nzacco, comunque. tenevo lì, non si sa mai, verrà una sera che non ho niente da fare, magari malato e costretto a letto… era questa sera. sto bene, peccarità, ma, visto che non l’avevo ancora visto, l’ho visto.
parto pronto alla pippa, ma almeno, mi dico, anche se mi perderò chissà quali metaforedoppietripleletturesalcazzofralerighe, almeno l’occhio avrà la sua parte. e si parte da roma. figo- mi dico - così me la rivedo un po’ con l’occhio di Greenaway… maporcatroia, che due marroni! Uuuuuhhhhhhhhhh!!!!!!!………… 1) atttori cani 2) doppiatori, se possibile, ancora più cani 3) una presunta presenza teatrale sulla scena… …. ma come? è un film, è solo un brutto film, questa volta la morbosa ossessione è il ventre dell’uomo, centro del suo equilibrioblablabla newton, la gravità, la simmetria, l’impotenza della medesimaaaaaaahhhhhhhhhh l’ho visto fino alla fine, tanto, ce la facevo.
a pranzo ero in mensa con due di yoga, una recensisce libri, forse anche l’altra, parlano di questo, la prima dice ha letto il tale (massì, il papà del rampollo aspiratutto) ma che brutto, però lo conosce e allora meglio essere preparati. Allora le chiedo, da inesperto, ma se invece non DEVI leggerlo, e dopo un paio di capitoli capisci che non ti piace, lo molli? Certo! Ci mancherebbe, c’è altro da leggere! E mi spiega che quando va in libreria legge qualche paragrafo dell’inizio di un libro ignoto (ma quanti autori saranno veramente ignoti a una che, di lavoro, recensisce libri?) e si fida di quello per prenderlo oppure no (ma quante volte compra veramente i libri una che recensisce libri per lavoro??). Io potrei prendere un disco così, ma i libri.. nahh, quando leggo, leggo qualcosa di cui ho sentito parlar bene da qualcuno di cui mi fido (tipo quelli che recensiscono libri) e poi lo devo finire, anche se è una palla. fanno uno scaffalino, sono tutti lì, chi a un capitolo, chi a due, chi a metà; tutti i libri che aspettano di essere ripresi, e mi dico che lo farò, perché…. già: ha fatto meno fatica il musicista di cui mi basta un ascolto per mettergli una croce sopra? (forse sì) perché ho tutto questo rispetto per i libri? perché li conosco meno, ho meno confidenza, gli dò del Lei. mi fanno paura. Nahhh. mi seducono meno. o fanno troppo i capricciosi, esigono che li si tenga in mano e che li sfogli, una pagina alla volta, in un certo ordine… sì, il mio rapporto con loro è molto ceriminioso, e mi scoraggia il lavoro. quella puttanella della musica, invece, non tappa mai la bocca, non c’è niente da fare, e alla fine sono abituato. Audiolibri in mp3 da ascoleggere mentre si fa footing? Mi fa scoleggiale solo l’idea. anche del footing.
per tornare al ventre dell’architetto: ogni tanto c’è bella fotografia, certo, ma prima di rivedere questo film passerà un bel po’ di tempo… ed il problema è che ce ne sono anche altri suoi che mi riprometttevo di vedere, solo che adesso… ho come il timore che succeda come prima, di riconoscere lo stile di un’epoca, quegli anni lì, gli ‘80, quando arrivava photoshop… ugh! faccio come per i libri, e i dischi? mi fido del pacco e vedo di non prenderlo di nuovo? quasi quasi….
ultima nota: tutta la storia ruota attorno alla figura di Boulée, eppure ho imparato molto di più su di lui vedendone, con calma, i disegni che non ascoltando le pippe di Greenaway.
Se vi capita, vedete My Architect
dentro è peggio!
November 22, 2006
destriero
November 22, 2006
sulla ciclabile incrocio uno con un cane di taglia media, il cane mi abbaia, io gli sorrido ripensando al pitbull della gang del bosco (”…giochiamo? giochiamo?…”) e alla tendenza che abbiamo ad interpretare il loro abbaiare come un segnale di aggressività. Avrei potuto fare il vecchio esperimento e rispondere abbaiando; in genere i cani sono più sorpresi dei loro padroni, alcuni si ammutoliscono. più avanti scorgo un vecchio con un botolo nero, fermo di fronte alle strisce, sul lato opposto a quello da cui arrivo io; sfrecciandogli accanto freno l’impulso di abbaiare al cagnetto, soprattutto per il cuore del signore, ma anche per la dignità del cagnetto: alto un cazzo, gambine sottili, coda da topino, testina da dobermann in miniatura con le guance brizzolate. sta immobile al fianco del vecchio, in posizione plastica. osserva il guado, poi il padrone come a dire “sono prontissimo, compiamo con gioia questa missione, sono pronto ad affrontare anche la morte sulle strisce pur di servirti!”
E mi domando: perché no? Che differenze ci possono essere fra i pensieri del botolo e quelli di Astarte, il mastino da guerra di Annibale? Oppure di un purosangue da gara? La loro disponibilità non mi sembra possa essere tanto diversa…
…anche con gli umani è difficile capire dove si nasconde la nobiltà.
Scoiattolo sabbioso
November 20, 2006
Ho portato i rgzz al cine, tocca alla Gang del Bosco. Primo pensiero: vorrei rivederlo. dunque mi è piaciuto. Anche a loro. Gli umani non ne escono un granché bene, la critica diretta alla nostra società (modello americano) è pungente e giusta. Qualche battuta assurda (”Ti avrò, dannato plastificatore di modelli!”), soliti personaggi/animaletti animati bene, e poi azione, emozione e tutto.Il personaggio che ci è piaciuto di più è Hammy, lo scoiattolo sprint. Eppure aveva un grosso difetto: faceva pensare subito a Scrat dell’era glaciale. Anche lui nervosetto, anche lui con una fissa per le noci, anche lui un po’ tonto e tanto tenero. Però lo hanno disegnato bene, e gli si perdonano tutte le somiglianze. La mia scena preferita è la più fantascientifica: quando gli danno da bere una lattina di gatorade, o qualcosa del genere! Abbiamo tutti sognato un potere simile, è stato decritto mille volte, ma hammy lo stupidello lo usa benissimo!!!
Per alcune considerazioni un po’ più serie, c’è questo bel post:
www.giovannicovini.it/2006/11/06/radiografie-la-gang-del-bosco-di-tim-johnson-karey-kirkpatrick/
film da ridere
November 20, 2006
Clerks 2, piaciuto! il primo non me lo ricordo per niente, dovrò rivederlo. Visto in inglese, fra le espressioni più frequenti, la meno scurrile è Fuck etc. Questi qui sono incontenibili, e veramente simpatici. Di Rosario Dawson ci si può innamorare a più riprese, e non c’è altro da aggiungere. Poi ci hanno ficcato un balletto, su un pezzo che non conoscevo dei Jackson Five, quando Michael era un cantante. Ho sempre adorato i registi che riescono ad avere il coraggio di inserire ua coreografia, di rinunciare al vero ed accettare il rischio della finzione dichiarata, della gioia senza vergogna. Come la scena dei raccoglitori di riso in Zatoichi, di Kitano, una delle più sorprendenti :-)
libro
November 20, 2006
Ursula, Josè Arcadio, Aureliano, Remedios… cento nomi da ricordare, non cent’anni di solitudine!.. cazzo, peggio del signore degli anelli! Orgoglioso d’esser di nuovo riuscito ad arrivare alla fine di un (vero) libro, il mattino dopo lo dico ad Alessia, che mi dice che, quando lo aveva letto lei, si era armata di carta e penna per tracciarsi l’albero genealogico della famiglia Buendìa in modo da non perdere il filo… io non l’ho fatto , anzi, l’ho letto al mio solito modo, discontinuo e lento; ma giunto alla fine non avevo l’impressione che l’essermi confuso molte volte mi avesse impedito di apprezzare il romanzo. Anzi.
L’ho trovato triste. fortuna che il ritmo sia vivace, che sia pazzo ed esagerato, perché la rovina che racconta è terribile, senza fuga. Alla fine ripensavo al film Un incendio visto da lontano, di non ricordo chi: la modernità come condanna dell’armonia. Capisco come sia stato preso per una grande metafora del sudamerica.
Ho imparato il significato di Realismo Magico.
mostra
November 20, 2006
alla rotonda della Besana, luogo sempre bellissimo per le mostre, ci sono quadri e disegni di Dino Buzzati. anche altra roba, scritti e foto, e un sacco di pannelloni da leggere, che non ho letto. Ero con i ragazzini (basta chiamarli i bimbi), ce li ho dovuti un po’ trascinare, Felix perché avrebbe preferito passare il pomeriggio alla sua scuola a vendere giochi vecchi con il suo amico, Ada perché non ha mai voglia di inforcare la bicicletta. Quindi non volevo che si rompessero subito i coglioni con la lettura dei pannelloni. Ma Buzzati è un genio: molte tavole hanno dei titoli lunghissimi, delle piccole storie accompagnatorie, così l’attraversata è leggera e piacevole. Piaciuto a tutti.
abitudini
November 11, 2006
faccio la spesa al supermercato, arrivo alle casse, a me capita quella giovane che mi fa pensare ad una sarda. Mentre lavora, passando prodotti sopra all’occhio-laser, un sudamericano che ha finito di riempire i suoi sacchetti la saluta , e lei risponde con una lunga frase in spagnolo. Penso alla mia scarsa capacità di riconoscere le etnie e arriva il mio turno: quando passa il burro di arachidi si ferma, e tenendolo in mano mi chiede che cos’è, se è dolce, che lo vede sempre nei film americani. rispondo come lo uso io, che lo conosco da sempre, che sono abituato. Lei dice è vero, se si è abituati… come per le rane: sa che c’è gente che le mangia ma la cosa non le fa alcuna voglia… però capisce. è come quando racconta di amare molto i porcellini d’india: in perù si mangiano fin da bambini e - alza le spalle - a lei piacciono.
Guardiamo entrambi la signora che viene dopo di me - quella che aveva cominciato ad irrigidirsi quando descrivevo quanto è buono il pane con peanut butter e marmellata al mattino - la commessa coglie il suo disagio e , per tranquillizzarla, senz’altro, aggiunge: è come il coniglio, solo più piccolo… “Ma io non mangio nemmeno il coniglio!” dice la signora.
finisco di riempire il mio sacchetto nascondendo un ghignetto che sa di porcellino d’india agli arachidi.






