tavolata

June 30, 2007

“… non vorrei che qualcuno pensasse che l’abbia fatto io!” dice bob durante la cena. stava esprimendo il suo disappunto riguardo al redesign, in occasione del centenario della fondazione di una famosa casa editrice italiana, del logo di cui lui stesso aveva fatto il redesign nel ‘69 (e che da allora non era mai stato toccato). Pare che per queste celebrazioni si siano inseriti dei pay-off dentro o addosso al logo, alterandone senza motivo la storica eleganza. “la prima regola è: il logo non si tocca.”

cenare con bob è cenare con IL pezzo olandese della storia della grafica italiana conosciuta in tutto il mondo; se poi ti declama la prima regola a una tavolata di ex collaboratori, beh, ti lasci colare quelle parole nelle orecchie piano piano, ti poni in ascolto con tutti i sensi, come avvicinare una coppa di vino speciale. mi sembrava di essere ad una riunione clandestina, lo zoccolo duro, i delfini degli irriducibili della vecchia guardia, i fedelissimi. in effetti la tavolata era composta da 7 grafici: bob e ornella e noi 5 pischelli.

“si scrive, DI FIANCO al logo, 1907-2007, e basta. e chi è che lo ha fatto? si sa?” Maurizio lo sa, glielo dice, è stato un altro pezzo da novanta, e nel dirlo sa cosa succederà…”impossibile! no, ti sbagli!” “mah, veramente io così ho sentito” (maurizio è un delicato, è il suo modo di dire “ne sono sicuro” e anche bob lo sa; inoltre è l’unico a far parte dell’ambiente accademico). c’è come un silenzio, cosa starà pensando il maestro? non reggo e penso ad una battuta per uscire dall’ingorgo, il mio clacson irrompe con “è sicuramente colpa del marketing!”

tralascio i dettagli dei venti minuti successivi :-) morale: nessuno lavora volentieri quando c’è di mezzo il marketing. ai tempi d’oro bob e ornella presentavano i progetti direttamente all’amministratore delegato. adesso li presenti all’account della tua agenzia che li presenta all’account del cliente che li presenta al suo superiore che li presenta a qualche quadro e fin lì magari ti dicono, per settimane, che è una figata. poi merda, torna indietro il tuo account e ti dice che “la strada è interessante ma la teniamo per un’altra volta, adesso andiamo più schisci”… il paradosso è che sono, o fanno finta di esserlo, tutti convinti che “all’estero” si faccia una comunicazione più originale e (incredibile!) che questo faccia vendere meglio. poi però si preferisce stare dentro ai binari sicuri delle ricerche, dei sondaggi e delle stime numeriche: non si può sbagliare se si segue lo schemino. e che si fotta l’eccellenza, che si fotta il darwin della grafica e della comunicazione, che soppravivano i compatti, i coordinati. dove lavoro io è pieno: cazzo, facciamo giornali eppure hanno fatto sparire gli stampatori e li hanno sostituiti con pinguini. l’altro ieri andavo verso la mensa, tardi come al solito, un sacco di gente sta già rientrando negli uffici, in un corridoio incrocio qualche pinguino, uno dice ” ops, c’è già qualcuno che prende l’ascensore in fondo” e l’altro: “acceleriamo, che ci coordiniamo con loro!”

questa si chiama involuzione, o retrovoluzione. dare al mercato esattamente quello cui è abituato, ricerche alla mano, non procurerà alcun picco positivo ma almeno mette al riparo dal rischio di sbagliare in pieno. e dalla soddisfazione di fare qualcosa di eccellente, aggiungo. come se il mercato avesse una razionalità: appurato che è vivo ed evolve, lo si sta nutrendo del frutto della sua stessa fame. i numeri dànno l’illusione di un pensiero comunitario, e questo permette di mettere i propri pensieri di creativi sotto naftalina. dov’è finito il marketing creativo? tutto nel guerilla-mktg e nel virale? non può essere, lì sono i media ad essere creativi (adesso. vediamo fra 30 anni…), non le idee.

un po’ come nella nostra politica.

mousepad

June 29, 2007

non uso un mousepad, non più. adesso appoggio un A3 da 200 g sul tavolo, a destra della tastiera che ci va un po’ sotto, in modo da non muoversi. è ampio, non crea dislivelli e il laserino del mouse risponde bene. quand’è lercio lo cambio. quello vecchio non lo butto, lo impilo con gli altri perché c’è sempre qualche schizzo carino. il vantaggio maggiore è questo, che diventa il primo posto dove corre la mia mano quando penso ad altro, tipo telefonare.
ieri la mano ha tracciato il volto di una ex che, su una scala da 0 a 10, aveva un indice di disegnabilità prossimo al 10 :-)

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ovunque tu sia, ciao musona

dietrofront

June 28, 2007

ieri è stata una giornata molto molto bella, peccato averne passata la gran parte di fronte a questo tubo catodico. poi yoga, poi via verso gianni che mi farà una diavola… ma in piazza udine c’è abbastanza cielo per capire che la pizza può aspettare. torno indietro, verso il solo piano alto cui ho accesso, la montagnetta del lambro

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l’aria fresca, niente puzza del fiume, di aerei ne passa uno solo e non lascia scia.

fatto foto, pensando ai grandi paesaggisti, a chi gli comperava i quadri, alle finestre sulla campagna che si mettevano nelle case di città. a come il mio gusto per certi cieli sia stato plasmato dai loro quadri oltre che da quelli di papà.

papà prendeva anche playboy, io potevo sfogliare quanto volevo. sarà da lì che anche il mio gusto per certi culi è stato plasmato?

sono scombussolato

June 27, 2007

ho scoperto cos’hanno scoperto gli astronomi: lo trovo sconvolgente. la terra, il sistema solare, NON appartengono alla via lattea! da quando ho memoria ho contemplato quella splendida massa di stelle messa di traverso nella notte ed ho pensato che fosse bello farne parte, seppur da una posizione marginale… hahahahahaaaaaaa, marginale sarebbe già un lusso! Cazzo, la vediamo di sbieco perché è UN’ALTRA galassia! fosse la nostra, pare, il piano ellittico nostro sistema sarebbe allineato a quello della via lattea, come lo sono quelli di tutti i sistemi che si muovono nell’ambito di quella spirale. noi no. noi lo stiamo attraversando in maniera quasi perpendicolare, veniamo da un lato e ce ne andremo (forse) dall’altro. facciamo parte di una galassia minore, una galassia satellite della via lattea che, come è successo ad altre prima di noi, si sta facendo smembrare ed incorporare da questa. dalle simulazioni che ho visto l’impressione è quella della macchia di latte nel caffè che si assotiglia e si allunga sempre più quando giriamo il cucchiaino nella tazzina. adesso la NOSTRA galassia, la galassia nana del sagittario, è spalmata in un’orbita enorme attorno alla via lattea (il nostro nucleo principale si trova dall’altra parte della via lattea) e sta vivendo i suoi ultimi giorni. per vederla gli astronomi devono ricorrere agli infrarossi e a scorpacciate di matematica, dato che sembra stare assieme solo in forza di una bella dose di materia oscura.

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Cosa ce ne frega?
il sistema solare attraverserà il piano ellittico della via lattea il 21/12/2012. Nella stessa data sole, terra, saturno e giove saranno pure allineati. garantite importanti eruzioni solari. gli aztechi (nell’agosto del 3114 a.C.) lo sapevano già, dato che hanno fatto terminare il loro famoso e precisissimo calendario proprio quel giorno. Sì, sembrano minchiate new age, ma l’ultima volta che il sole ha ruttato verso di noi perché eravamo in linea con giove (nel ‘94, mi sembra) c’è stato quel grosso black-out in nord america e canada. e i russi stanno costruendo una città sotterranea negli urali, capace di ospitare 60.000 persone; non se ne sa molto, ma le fotografie dai satelliti mostrano diverse linee ferroviarie che scompaiono sotto alle montagne e due città per operai cui è impossibile accedere… scenari da jamesbond.

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fratellone

June 25, 2007

questa la sensazione che rimane nei confronti di denzel washington dal film “déjà vu”. Quanti gliene hanno fatti fare, di ruoli simili? Anche qui è uno sbirro che si muove in un buon thriller investigativo a forte contenuto fantascientifico. niente astronavi, solo new orleans di oggigiorno, ma un elemento improbabile apre alla storia il solito sviluppo contorto. bello! bella anche la morta, si capisce che lui faccia quel che fa; ho apprezzato il fatto di esser rimasto sulle spine fino all’ultimo minuto per colpa di quel cazzo di vestito! a posteriori mi sono venute a galla alcune falle, ma il ritmo da film d’azione le copre sufficientemente. lo rivedrei.

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barza 2

June 22, 2007

raccontata da Michele: due cannibali a cena, uno dice “non ne posso più di mia moglie!” L’altro: “Dài, finisci almeno le patate.”

no, io non la conoscevo ancora :-)

è stato bello

June 15, 2007

per arrivare in ufficio, e per tornarne, percorro un tratto di pista ciclabile che affianca un terreno recintato, alle spalle del deposito degli autobus. era l’unico pezzo di terra che vedevo in cui gli umani non entravano, al massimo qualcuno forzava la rete, in basso, per farci entrare il cane a cagare ma ultimamente nemmeno più quello: le erbe erano cresciute tanto che il cane, anche di grossa taglia, non si sarebbe nemmeno più visto. Con le erbe erano cresciuti alberelli i cui semi-genitori saranno stati posati lì dal vento, alcuni erano già più alti di me. Li avevo notati per questo, e per il fatto che nel mio pezzetto di cortile a casa non riesce a crescere un cazzo; un paio di alberelli di quelli lì avrebbero fatto una bella differenza, ci sarebbe stato il movimento delle foglie, il colore, la vitalità… l’esser lasciato in pace, come succede a certi vecchi campi minati, aveva permesso al terreno di divenire un rigoglioso giardino naturale, disturbato solo da qualche televisore rotto, un frigo, ciarpame che cretini abusivamente discaricano nottetempo. Guardandolo, in un certo senso, gli porgevo ogni giorno i miei rispetti nonostante ospitasse anche una comunità di bellissima e pesissima ambrosia, la sola pianta alle cui spore so per certo di essere allergico (quando l’ho collegata al fiato corto che mi prendeva in certe giornate torride, ricordo che ero rimasto sbalordito).

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Questa mattina non c’era più. non il terreno, ma tutto quello che ne aveva fatto un terreno speciale: una ruspa e una squadra di extra vestiti di giallo, armati di decespugliatori, picconi e badili aveva tirato su tutto in tre monticelli, in attesa del camion per la deportazione. niente di scioccante, non mi ero mai illuso che potesse durare per sempre, ma la scena era triste. chissà perché? l’ambrosia? Nah, erano già intervenuti un paio d’anni fa e avevano semplicemente raso il campo. che poi è ricresciuto. questa volta hanno grattato tutto, da togliere ogni radice. che ricomincino a metterci le carcasse di autobus sarebbe il danno minore, quello che spero e che non ci diano una bella mano di asfalto o, peggio, che non ci costruiscano sopra qualcosa.

peccato. peccato per le piante, peccato per le bestiole che vivevano lì, e per quelle che ci passavano e basta. peccato per me, che lo guardavo, che ne sentivo i profumi, che ne vedevo i colori. forse non ero l’unico, di lì passano i vecchietti che vanno al mercato e poco lontano si appostano le zingare per lavare i vetri delle auto. non di rado, lì di fianco sotto agli alberi di palmanova, dormivano i barboni nei pomeriggi caldi. dai moderni condomini dall’altra parte del viale forse si potevano seguire le strategie di caccia di qualche gattaccio randagio, dalle bancarelle del mercato ci volavano dentro chissà quante leccornie di cui si rimpinzavano ratti e topini di campagna. e La Città queste cose non le ama.

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lungo questo bordo è rimasta dell’ambrosia e un paio di alberelli, vedi? non sono sicuro che ci saranno ancora, al mio rientro.

peccato, il terreno abbandonato non spargerà più niente. l’ultima immagine che ho, mentre riponevo la digitale, era una confusione di rondini che volavano nevrotiche attorno alla ruspa, ingurgitando nuvole di sfollati: come i gabbiani che bazzicano le discariche. per la prima volta ho visto le rondini, di cui solitamente amo tutto (eccetto la merda), in una luce lugubre. ‘fanculo.

verso l’infinito

June 14, 2007

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e oltre! grazie a loro ho trovato una pagina che insegna a farsi l’Enterprise con un vecchio floppy e una forbice

la prima

June 13, 2007

vado avanti con le vecchie dia, capito su questa. una delle prime foto fatte nella nuova casa, ne faccio la scansione e diventa uno dei primi allegati che allego ad un’email che mando a don e alicia, a L.A. Don mi risponde dicendo che l’ha caricata su una pagina web di cui mi da l’indirizzo. provo grande emozione nel vederla lì, sembra impossibile, la nuova tecnologia mi appare meravigliosa, l’idea che tutto il mondo possa vedere la mia foto mi sembra incredibile…

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adesso me ne dimentico, per abitudine, ma trovo ancora che sia una tecnologia notevole.

evvvvài!

June 13, 2007

oggi ho chiamato il 3 secco :-)

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e uso questo post insulso per segnalare che nel numero in edicola di Amica c’è un nuovo pezzo: mia mamma ha detto che le è piaciuto, ma è un giudizio di parte : )