da star male

July 31, 2007

allora ok, scopri un altro pezzo di umanità, ficchi ancora il naso in giro, senti un profumo sublime e trovi quest’altra mamma, che fa foto splendide a cibi che devono essere impietosamente buoni… (sarà qualcosa come una food stylist, i guess)

 

comunicazione di servizio: marco, cose del tuo pianeta ;-)

(dopo mezz’oretta) dalla sopracitata a qui: ne ho lette un paio, si capisce tutto! con una testata così, poi, forse ho trovato un buon appoggio :-)

meeeerda!

July 31, 2007

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cazzo se si vede! il puntino in basso, porcaputtanatroia… “un pulviscolo sul ccd, sicuro!” ha sentenziato tonino, quello che sa smontare le cose per ripararle. che sfiga, buuuhuhhhuuuuuu… lo stronzo è apparso ad asiago: vedo una bella nuvola, punto, sto per premere ma cosa cazzo è quella macchia? stoffettina per gli occhiali, soffiare, cottonfiòk, alitare, cottonfiòk. niente, fissa lì. oggi bomboletta di aria compressa, con prudenza, niente, anzi: un’altra tenue più in centro!!!

ho poche esigenze, una è che la digitalina non rompa i coglioni.

(merdacaccapipì)

ficcanaso

July 31, 2007

mi sento un po’ così, adesso. ieri sera ho finito di leggere un blog chiuso, cioè interrotto. l’autrice racconta le vicende interconnesse di lavoro e famiglia, dalla nascita della figlia alla fine della relazione col compagno, su un periodo di circa 3 anni. nel tempo si crea una piccola comunità di lettori che integrano i vari post con i loro commenti affezionati. Lo stile di scrittura è tanto piacevole che riesce impossibile rimanere impassibili, il senso di intimità è praticamente inevitabile. Powered by Instant Empathy®

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quindi l’ho letto tutto, e quando ho finito sono rimasto lì a domandarmi se, dopotutto, ne avevo avuto il diritto… adesso è lì, una specie di tempietto in mezzo alle steppe del web, a memoria di ciò che poteva essere…
di tempietti così ce ne devono essere parecchi, io stesso ne ho abbandonato uno in giro. serviva a metterci le offerte votive per ingraziarmi un demone personale; un altarino di cui solo il demone aveva l’url, un url-o silenzioso per implorarlo di salvarmi. Dopo dei mesi senza che la mia danza della pioggia producesse la benché minima goccia cominciavo a rendermi conto che il demone se n’era andato via, rimaneva solo il suo ricordo nel mio petto, ed i miei riti stavano alimentando questo ricordo, nulla più. sono stato fortunato: mi domandavo come sarei riuscito ad uscire dalla stanza delle offerte quando il sito che ospitava il blog si è rotto. BENG. impossibile accedere, aggiungere, togliere o modificare qualunque post. una provvidenziale ambra digitale mi ha rotto il giocattolo.
qualche mese di quarantena, poi la voglia di scrivere di nuovo, per il piacere di farlo, con la timida speranza di intrattenere qualche amico, ed ho iniziato qui. a volte mi dico che è questo il favore concesso dal demone, di farmi scoprire che posso comunicare anche con le parole, e non solo con l’arte. e quando mi chiedono un articolo mi gaso come una mongolfiera!
non è tutto, contestualmente al tempietto, e per lo stesso scopo, mi sono immerso nello studio delle danze propiziatorie di derivazione argentina giungendo alla stessa conclusione: i demoni se ne fregavano ma io imparavo una cosa nuova di me, che mi piace ballare, che un po’ ci riesco anche, che forse posso addirittura imparare a comunicare con abbracci, camminate e pause.
Hà, quando si dice che non tutto il male vien per nuocere, neh? già, perché è stato così, ballando, che ho conosciuto InstantEmpathy®, tanto per fare un esempio :-)

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Buona giornata ai miei 4 ficcanasi!

affido congiunto

July 24, 2007

uno degli effetti, a condizione di essersi separati da una donna lungimirante, è di trovarsi organizzata la propria settimana con i figli sotto forma di vacanza al mare: la benevolenza del datore di lavoro è l’altro fattore fondamentale (grazie silvia).

Dunque la donna va avanti con ragazzi, fidanzato, tenda e macchina e fa la sua settimana a base di cibo sano e orari regolari. dopo una settimana arrivo io a dare il cambio, fermo restando ragazzi, tenda e macchina. Per un’altra settimana.

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l’unica cosa che dovevo fare era trovarmi da dormire a nizza, e mi sono arreso alla prima telefonata: “complet? même pas un canapé?”. il treno arriva alle 7,30 di sera, parto a piedi verso il porto, ristoranti, barche esagerate, ma di alberghetti a mezza stella neanche l’ombra. vedo troppi film. mi arrampico a caso per delle scalette oltre il porto, svolto, risvolto, cartello: <— Clair Hotel **. fanno 4 mezze stelle ma ‘fanculo, è quasi buio, dormire in spiaggia, seppur sulla promenade des etats unis, meglio di no. il buon serbo mi spiega che il loro non è un vero albergo ma una casa per studenti stranieri. ho appena compiuto 44 anni ma li porto bene. e sono straniero: “et un canapé?”. fatta: doppia con bagno 50 sacchi in nero; in piena stagione, col tempo di ridiscendere al porto per niçoise, birretta e sigaretta, doccia e letto candido, sapendo dove andavo la mattina dopo alle 7emmezza… benedetto il serbo di cui non ricordo il nome!

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Sono andato con la NGV, il tgv del mare: per l’A/R, 4 autocisterne di nafta; velocità di crociera, 36 nodi (dietro, la scia, un’autostrada bianca che si perde all’orizzonte, a un centinaio di metri delfini neri e bianchi fanno le rondini sugli ondoni del mostro. in tre ore arrivi ad ajaccio (àjaksò). All’uscita del porto di nizza c’era una specie di incrociatore, come non ne avevo mai visti: neanche un oblò, zerozero, cattivissimo.

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salutiamo sabine e marco, tocca a loro fare il giro col siluro, noi torniamo a cupabia. i ragazzi sono in ottima forma. per strada mi spiegano tutto sul funzionamento della tenda, arrivo preparatissimo. e bianchissimo. da quel momento basta tutto, compreso l’istinto di conservazione. ma non mi sono mai pentito di non essermi protetto da una settimana di tempo splendido e di totale nudità. mi sono ricordato a cosa servono i peli: proteggono daddio, e dove mancano sono cazzi.

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ritrovo l’aria familiare del campeggio, i cui pregi sono l’assenza di piazzuole, con relativa anarchia di vicinato, e la vicinanza col mare, di cui il respiro è sempre udibile oltre la duna. molti camper e roulotte, con verande, gazebi e tende-armadio o tende-cucina. è il campeggio comodo, con corrente elettrica, tavolo e poltroncine, parabola per la tv… hanno sempre qualcosa da sistemare, mettere a posto, riorganizzare; e vanno meno in spiaggia. Ogni tanto, però, viene da essere invidiosi: a me è successo con una coppia di anziani tedeschi, con la loro corrieretta degli anni ‘60 trasformata in un camper bellissimo!

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Un altro punto a favore sono le stellate eccezionali dovute al fatto che oltre al campeggio stesso, nella baia di cupabia non c’è altro, nessun paesino, nessun locale, e quindi buio puro; in condizioni simili l’assenza di luna mi dà un piacere enorme. una sera, solo in spiaggia, ho contato 7 bolidi, di cui uno strepitoso: ha percorso un terzo del firmamento lasciando la scia, direzione mare aperto. ed ho imparato a riconoscere i satelliti spia. sono puntini molto piccoli di luce fissa, procedono veloci in linea retta; uno l’ho visto ripassare per un secondo giro, ne sono sicuro: mica subito, dopo un bel po’, ma il percorso era esattamente simile alla volta precedente. uno dal riflesso rosso invece, appena percettibile, percorreva una traiettoria quasi perpendicolare alla prima. e una sera, mentre li mostravo a mol, uno ha fatto un flash, giuro! come una foto, immagino fosse una trasmissione. comprimi tutto in un flash, lo spari in una notte buia in un posto buio (non era in sardegna che gli americani avevano una stazione segreta di trasmissioni?) e voglio vedere chi cazzo lo intercetta. l’ipotesi semplice mi affascina meno: breve accensione di un razzo per riconfigurarne l’orientamento. poi, ovviamente, LEI, quella ladrona di una via lattea. con tutto quel cielo negli occhi è più facile capovolgere l’immagine mentale e vedersi sospesi sopra all’infinito, trattenuti sotto ad un pianeta come i magneti alla porta del frigo. cascheremo nella via lattea? ho raccontato la storia ai ragazzi, non si sono allarmati, solo felix un lieve giramento di palle, ritiene di aver diritto a vivere almeno quanto me. non è la prima volta che ha con me l’atteggiamento di eterna e continua verifica della assoluta imparzialità nell’attribuzione di colpe e meriti, doveri e piaceri, che si concedono quotidianamente fra di loro. tra fratelli si divide tutto, anche la vita. discorsi che mettono i brividi forse, ma vedo anche che non godo di alcuno status particolare in quanto genitore, e questo mi rende felice. mi rispettano e non mi temono. e mi incalzano di domande, a poche delle quali purtroppo so rispondere, ed esigono la coccolata della buona notte - ma che non duri troppo ;-)

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il ritmo: alle 6 è la luce che ti sveglia. alle 8 è il caldo e ti arrendi. prepari la colazione e te la mangi da solo perché i 2 bastardi sono nella cabina in ombra e tirano un’altra oretta prima di muoversi. fra tutto, con ada che va ai cessi completamente rintronata alle 10emmezza (l’unica in pigiama da città sotto un sole già nervoso), mestieri di riordino vario (soprattutto sostiutuire gli elementi di ghiaccio per la borsa termica - il frigo - e riempire il sacco-doccia “a energia solare” nero), spesa minima al negozio del campeggio (prezzi folli, piuttosto ogni 2 giorni al centro abitato più vicino, mezz’oretta di curve corse, sepoffà), si arriva in spiaggia che è quasi mezzogiorno.

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spiaggia. bella. bellissima. mai stato in luglio, l’acqua mi sembra più pulita. si viene via solo a pranzo, verso l’una abbiamo già tutti fame, perché almeno c’è l’ombra della verandina.(a 3 notti dalla partenza, per 1 ora dopopranzo, spostiamo tenda e tutto per occupare una piazzola con alberello liberatasi providenzialmente - era dall’arrivo che scrutavo quella coppia di crucchi 50enni, ombra al mattino sulla tenda, pomeriggio sulla zona pranzo-relax - ne è valsa la pena). di nuovo spiaggia finché c’è il sole (ho acceso il cellulare per prendere nota: scende dietro il monte alle 8evventi. poi il cellulare l’ho lasciato più o meno spento, come la voglia di farmi la barba, di lavarmi (solo i denti, quelli sì), di proseguire il nuovo libro iniziato in treno verso nizza, di pensare a dove sarei dovuto essere normalmente. giornate a giocare con la sabbia, con il mare sempre calmo (unico reclamo: un paio di giornate di onde altissime non mi sarebbero dispiaciute), a guardare sotto tutti i pesciolini fra gli scogli, a fare conoscenza con i vicini, sguardi-sorrisi di saluto-battute-avvicinamento, complici i relativi figli, e allora italiani, francesi, tedeschi, cechi, spagnoli, olandesi, tutti ad ignorarsi i corpi nudi o seminudi, l’assenza di segnalatori come forte segnalatore di affinità circostanziale. cercare cose, sassi, spugne conchiglie vetrini bestie anche morte, e fare acquerelli (solo io) e poi freesbee, palline, merende e tanta acqua. fino al tramonto, appunto.

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L’unica sorpresa, una mattina, verso le 11, un fronte di nebbia, un’aborto di nuvola, è avanzato dal mare, basso basso, avvolgendo tutto in un chiarore afoso: ho aspettato inutilmente che dalle acque emergesse un godzilla corso, ma niente, e nel giro di un’ora era passato. moolto bizzarro.

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la digitalina ha fatto tutte le foto che le ho chiesto tornando a casa a batteria piena. la amo. sui sottositi di foto c’è qualcos’altro, non tutte, ovviamente.

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solo per gli 11 anni di ada, il 16, invece che in spiaggia siamo andati alle terme bulgare di baraci, poi a mangiare crostacei al porto di propriano, infine a fare la spesa al casinò per una cenetta più ricca. alla faccia di quelli del panfilo che la spesa la facevano con l’elicottero.

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poi si deve tornare. levataccia alle 5, smontare il possibile riuscendo a farli dormire mezz’ora in più, fare colazione con calma, finire lo smontaggio e arrivare in tempo alla nave delle 8 con una sola vomitata, facilmente intercettata a mezzo sacchetto del kit “guiderò come un corso”. nave più lenta, tutto il tempo di fare i pirla in giro. a casa in tempo per scaricare macchina, doccia e barba prima di cenare da sabine.

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il giorno dopo li porto dai miei, ci staranno una settimana, lo scambio avviene da mio fratello: facciamo tutti conoscenza con Marta, nel suo decimo giorno di vita.

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Evviva!

altri cancretti

July 12, 2007

Lucia, l’11
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Sabry, il 13
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Bob, il 15
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Ada (tesoromio), il 16
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Alessia (caraAle), il 17
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Alice, pure il 17, ma dopo
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E con Marta oggi, 12, ho fatto la settimana!

AUGURI A TUTTI!!!

questa mattina è nata la mia nuova nipotina!!!

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(appena arriva metto la foto vera)

Congrat’ Mike & Stefania, Jack, Giacomo & Nicola too :-)

bellina

July 11, 2007

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non so chi sia, una qualche attrice americana da un numero di Novella (ancora senza 2000) del 1939. Non Louise Brooks ma altrettanto sexy.

strano, ma grazie!

July 11, 2007

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ieri sera ho legato la bici a quel palo fuori zona. e non mi hanno né sgonfiato né tantomeno tagliato le gomme (stento ancora a crederci, con certi stronzi che a volte si aggirano di notte…).

44

July 10, 2007

ieri rosanna mi ha chiesto se sono felice d’esser nato. sì.

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ecchecazzo!

lezioni

July 3, 2007

pausa estiva. le lezioni riprenderanno a settembre. fino ad allora libera uscita: i maestri ci hanno incoraggiato ad andare in milonga, la scuola migliore che ci sia. Così sia. Io integro come posso, avendo colto abbastanza in fretta che non è un ballo come tanti altri, e cerco di capirlo con la testa oltre che con i piedi.
Ho fatto amicizia con una signora gentile che balla da molto più tempo di me, e mi ha voluto prestare un libro sul tango nonostante le dicessi che leggo poco. Infatti ci ho messo mesi. il titolo italiano è “lezione di tango”, ma elsa osorio l’aveva intitolato “il paradiso del tango” o qualcosa così, che era pertinente; come cazzo fanno a cambiare i titoli lo sa solo il dio del marketing, ed a me non lo ha ancora rivelato! L’impressione che ne emergeva, dopo il primo paio di capitoli, era quella riconducibile al film boléro, quella mappazza di una ventina d’anni fa di… lelouche? una manciata di generazioni servono da vettore per spiegare come un oggetto artistico (là uno spettacolo, qui un ballo) racchiuda infinite vicende umane. La osorio va oltre, e lo pone come entità assoluta direttamente in un paradiso tutto suo cui accedono di diritto tutti coloro che hanno contribuito alla sua crescita: ballerini, musicisti, cantanti e poeti. Da lassù osservano e tifano per una coppia di discendenti che, oltre a ballare, decidono di fare ….un film! Ancora! Che palle! è una mania! quanti cazzo di autori si districano dalla merda dell’argomento di cui si sono innamorati con lo stratagemma di inventarsi degli altri sè stessi e descrivere esattamente quello che hanno fatto loro? ricerche, interviste, e le solite lezioni, nascita della passione, particolare capacità a penetrare lo spirrito invisibile ai più.. Ahi! nel libro il meccanismo è simile: ho tenuto duro solo perché mi è diventato un bignamino sulla storia e l’evoluzione del tango, ma che fatica! Dunque, per esempio, il jazz ha avuto la sua parte? allora uno dei personaggi va in crisi sentimentale e scappa a New York. naturalmente quando torna la sua musica ha preso una strada nuova. Influenze galiziane? è la sua tipa che era fuggita in spagna a causa della repressione dei sindacalisti e, diventata cantante, ha messo del suo nelle canzoni. tutto così. Non mi è piaciuto intuire tanto bene la ricerca che si è fatta l’autrice né immaginarla di fronte ad un tavolo di appunti sparsi a scervellarsi per mettere tutto insieme. col trucco del film da realizzare.
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trucco che c’è anche in “tango” di carlos saura (credo); non è un film, è uno spettacolo teatrale, ma la sbobba non cambia: quello era assurdamente didascalico, una tristezza. ma torno alle lezioni, quelle dell’altro film, visto ieri, “lezioni (al plurale, questa volta) di tango, di sally potter (oh, il suo nome lo ricordano tutti, dici il film e quelli pronti “di sally potter?”. Sì, la sorella sfigata di harry :-). mesi che ne sento parlare, me lo presta mio papà in dvd: sono sorpreso dal bianco e nero e in generale la fotografia mi piace. mi disturba la sfasamento temporale, che si vede nella moda anni ‘90 (per me il tango esiste solo dalla primavera 2006) e dalla scena in cui il protagonista fa il figo perché ha un cellulare. Sono deluso dall’estetica della protagonista/regista, una donna assolutamente priva di fascino che si cimenta in passi molto avanzati con ballerini molto bravi… cioè: è il suo film, descrive grossomodo la sua vita reale, ma cazzo: passa il tempo a ciondolare come una tossica, si crede figa, nei titoli di coda canta addirittura! niente brio, la passione che scopre è velata di inglesità totale e triste.. quindi ci racconta di lei stessa che scopre il ballo, si innamora di un ballerino, pianta i progetti in corso per fare… un cazzo di film sul tango! Naaahhhhhh……. basta… ma almeno ha filmato onestamente B.A., e ci sono un paio di coreografie notevoli. Anche un paio di frottole notevoli: non ci credo che si possa imparare a ballare in fretta come lascia intendere lei, spiacente.
è un film privato che ha fatto una donna sulla sua scoperta della passione attraverso il corpo di un immigrato. fosse stato brasiliano avrebbe fatto un film sulla capoeira…

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