affido congiunto

July 24, 2007

uno degli effetti, a condizione di essersi separati da una donna lungimirante, è di trovarsi organizzata la propria settimana con i figli sotto forma di vacanza al mare: la benevolenza del datore di lavoro è l’altro fattore fondamentale (grazie silvia).

Dunque la donna va avanti con ragazzi, fidanzato, tenda e macchina e fa la sua settimana a base di cibo sano e orari regolari. dopo una settimana arrivo io a dare il cambio, fermo restando ragazzi, tenda e macchina. Per un’altra settimana.

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l’unica cosa che dovevo fare era trovarmi da dormire a nizza, e mi sono arreso alla prima telefonata: “complet? même pas un canapé?”. il treno arriva alle 7,30 di sera, parto a piedi verso il porto, ristoranti, barche esagerate, ma di alberghetti a mezza stella neanche l’ombra. vedo troppi film. mi arrampico a caso per delle scalette oltre il porto, svolto, risvolto, cartello: <— Clair Hotel **. fanno 4 mezze stelle ma ‘fanculo, è quasi buio, dormire in spiaggia, seppur sulla promenade des etats unis, meglio di no. il buon serbo mi spiega che il loro non è un vero albergo ma una casa per studenti stranieri. ho appena compiuto 44 anni ma li porto bene. e sono straniero: “et un canapé?”. fatta: doppia con bagno 50 sacchi in nero; in piena stagione, col tempo di ridiscendere al porto per niçoise, birretta e sigaretta, doccia e letto candido, sapendo dove andavo la mattina dopo alle 7emmezza… benedetto il serbo di cui non ricordo il nome!

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Sono andato con la NGV, il tgv del mare: per l’A/R, 4 autocisterne di nafta; velocità di crociera, 36 nodi (dietro, la scia, un’autostrada bianca che si perde all’orizzonte, a un centinaio di metri delfini neri e bianchi fanno le rondini sugli ondoni del mostro. in tre ore arrivi ad ajaccio (àjaksò). All’uscita del porto di nizza c’era una specie di incrociatore, come non ne avevo mai visti: neanche un oblò, zerozero, cattivissimo.

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salutiamo sabine e marco, tocca a loro fare il giro col siluro, noi torniamo a cupabia. i ragazzi sono in ottima forma. per strada mi spiegano tutto sul funzionamento della tenda, arrivo preparatissimo. e bianchissimo. da quel momento basta tutto, compreso l’istinto di conservazione. ma non mi sono mai pentito di non essermi protetto da una settimana di tempo splendido e di totale nudità. mi sono ricordato a cosa servono i peli: proteggono daddio, e dove mancano sono cazzi.

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ritrovo l’aria familiare del campeggio, i cui pregi sono l’assenza di piazzuole, con relativa anarchia di vicinato, e la vicinanza col mare, di cui il respiro è sempre udibile oltre la duna. molti camper e roulotte, con verande, gazebi e tende-armadio o tende-cucina. è il campeggio comodo, con corrente elettrica, tavolo e poltroncine, parabola per la tv… hanno sempre qualcosa da sistemare, mettere a posto, riorganizzare; e vanno meno in spiaggia. Ogni tanto, però, viene da essere invidiosi: a me è successo con una coppia di anziani tedeschi, con la loro corrieretta degli anni ‘60 trasformata in un camper bellissimo!

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Un altro punto a favore sono le stellate eccezionali dovute al fatto che oltre al campeggio stesso, nella baia di cupabia non c’è altro, nessun paesino, nessun locale, e quindi buio puro; in condizioni simili l’assenza di luna mi dà un piacere enorme. una sera, solo in spiaggia, ho contato 7 bolidi, di cui uno strepitoso: ha percorso un terzo del firmamento lasciando la scia, direzione mare aperto. ed ho imparato a riconoscere i satelliti spia. sono puntini molto piccoli di luce fissa, procedono veloci in linea retta; uno l’ho visto ripassare per un secondo giro, ne sono sicuro: mica subito, dopo un bel po’, ma il percorso era esattamente simile alla volta precedente. uno dal riflesso rosso invece, appena percettibile, percorreva una traiettoria quasi perpendicolare alla prima. e una sera, mentre li mostravo a mol, uno ha fatto un flash, giuro! come una foto, immagino fosse una trasmissione. comprimi tutto in un flash, lo spari in una notte buia in un posto buio (non era in sardegna che gli americani avevano una stazione segreta di trasmissioni?) e voglio vedere chi cazzo lo intercetta. l’ipotesi semplice mi affascina meno: breve accensione di un razzo per riconfigurarne l’orientamento. poi, ovviamente, LEI, quella ladrona di una via lattea. con tutto quel cielo negli occhi è più facile capovolgere l’immagine mentale e vedersi sospesi sopra all’infinito, trattenuti sotto ad un pianeta come i magneti alla porta del frigo. cascheremo nella via lattea? ho raccontato la storia ai ragazzi, non si sono allarmati, solo felix un lieve giramento di palle, ritiene di aver diritto a vivere almeno quanto me. non è la prima volta che ha con me l’atteggiamento di eterna e continua verifica della assoluta imparzialità nell’attribuzione di colpe e meriti, doveri e piaceri, che si concedono quotidianamente fra di loro. tra fratelli si divide tutto, anche la vita. discorsi che mettono i brividi forse, ma vedo anche che non godo di alcuno status particolare in quanto genitore, e questo mi rende felice. mi rispettano e non mi temono. e mi incalzano di domande, a poche delle quali purtroppo so rispondere, ed esigono la coccolata della buona notte - ma che non duri troppo ;-)

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il ritmo: alle 6 è la luce che ti sveglia. alle 8 è il caldo e ti arrendi. prepari la colazione e te la mangi da solo perché i 2 bastardi sono nella cabina in ombra e tirano un’altra oretta prima di muoversi. fra tutto, con ada che va ai cessi completamente rintronata alle 10emmezza (l’unica in pigiama da città sotto un sole già nervoso), mestieri di riordino vario (soprattutto sostiutuire gli elementi di ghiaccio per la borsa termica - il frigo - e riempire il sacco-doccia “a energia solare” nero), spesa minima al negozio del campeggio (prezzi folli, piuttosto ogni 2 giorni al centro abitato più vicino, mezz’oretta di curve corse, sepoffà), si arriva in spiaggia che è quasi mezzogiorno.

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spiaggia. bella. bellissima. mai stato in luglio, l’acqua mi sembra più pulita. si viene via solo a pranzo, verso l’una abbiamo già tutti fame, perché almeno c’è l’ombra della verandina.(a 3 notti dalla partenza, per 1 ora dopopranzo, spostiamo tenda e tutto per occupare una piazzola con alberello liberatasi providenzialmente - era dall’arrivo che scrutavo quella coppia di crucchi 50enni, ombra al mattino sulla tenda, pomeriggio sulla zona pranzo-relax - ne è valsa la pena). di nuovo spiaggia finché c’è il sole (ho acceso il cellulare per prendere nota: scende dietro il monte alle 8evventi. poi il cellulare l’ho lasciato più o meno spento, come la voglia di farmi la barba, di lavarmi (solo i denti, quelli sì), di proseguire il nuovo libro iniziato in treno verso nizza, di pensare a dove sarei dovuto essere normalmente. giornate a giocare con la sabbia, con il mare sempre calmo (unico reclamo: un paio di giornate di onde altissime non mi sarebbero dispiaciute), a guardare sotto tutti i pesciolini fra gli scogli, a fare conoscenza con i vicini, sguardi-sorrisi di saluto-battute-avvicinamento, complici i relativi figli, e allora italiani, francesi, tedeschi, cechi, spagnoli, olandesi, tutti ad ignorarsi i corpi nudi o seminudi, l’assenza di segnalatori come forte segnalatore di affinità circostanziale. cercare cose, sassi, spugne conchiglie vetrini bestie anche morte, e fare acquerelli (solo io) e poi freesbee, palline, merende e tanta acqua. fino al tramonto, appunto.

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L’unica sorpresa, una mattina, verso le 11, un fronte di nebbia, un’aborto di nuvola, è avanzato dal mare, basso basso, avvolgendo tutto in un chiarore afoso: ho aspettato inutilmente che dalle acque emergesse un godzilla corso, ma niente, e nel giro di un’ora era passato. moolto bizzarro.

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la digitalina ha fatto tutte le foto che le ho chiesto tornando a casa a batteria piena. la amo. sui sottositi di foto c’è qualcos’altro, non tutte, ovviamente.

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solo per gli 11 anni di ada, il 16, invece che in spiaggia siamo andati alle terme bulgare di baraci, poi a mangiare crostacei al porto di propriano, infine a fare la spesa al casinò per una cenetta più ricca. alla faccia di quelli del panfilo che la spesa la facevano con l’elicottero.

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poi si deve tornare. levataccia alle 5, smontare il possibile riuscendo a farli dormire mezz’ora in più, fare colazione con calma, finire lo smontaggio e arrivare in tempo alla nave delle 8 con una sola vomitata, facilmente intercettata a mezzo sacchetto del kit “guiderò come un corso”. nave più lenta, tutto il tempo di fare i pirla in giro. a casa in tempo per scaricare macchina, doccia e barba prima di cenare da sabine.

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il giorno dopo li porto dai miei, ci staranno una settimana, lo scambio avviene da mio fratello: facciamo tutti conoscenza con Marta, nel suo decimo giorno di vita.

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Evviva!

2 Responses to “affido congiunto”

  1. simona Says:

    ciao anch’io sono stata al campeggio di baia di cupabia dal 24.07 al 03.08 con i miei tre bambini bellissimo il mare le spiagge e la compagnia conosciuta in campeggio.fortunatamente avevo trovato posto all’ombra sin dal primo giorno e fà una bella differenza visto che la mattina si può dormire!durante la giornata poco importa visto che si rimaneva in spiaggia fino a sera. e messi a letto i bambini mi godevo anch’io le stellate.mi ha fatto piacere condividere il tuo racconto ciao simona

  2. varasca Says:

    …e poi sarebbe anche giusto citare l’inclemente taglio dato alle fronde dei pioppi, la drammatica situazione dell’acqua razionata, la sgradevole introduzione della fascetta identificativa di plastica e la cupa prospettiva della creazione di piazzole…

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