liberatoria
September 29, 2007
quella che da un po’ di tempo non si faceva fotografare : ) l’altra sera sparisce di sopra e pone il divieto di accesso. “finché non sarò pronta!” poi scende conciata così, versione pulitrice del mondo, a base di props distribuiti alle scuole firmati dalla nota associazione ambientalista in previsione della giornata di domani. coinvolto anche il trotter, ada ha integrato berretto e pettorina e tutta divertita è venuta a mostrarci.
“se tu me lo permettessi, ti farei una foto, sei perfetta”, le butto là trovando insolita la sua esuberanza nel ruolo. fa finta di pensarci un momento, “ok” e prova delle pose. si mette dove le dico, mi lascia ripetere gli scatti per le correzioni, mi lascia cambiare posizione, non le dà fastidio il flash. “finito” dico, “aspetta” dice, e si gira. “non hai fatto il fiocco. è verde.”
è un effetto della 5 giorni, ne sono sicuro. anche se non c’ero, loro passavano i pomeriggi a casa prima di dirigersi verso il pasto caldo ed il letto accogliente che li avrebbe ospitati in mia assenza. io gli lasciavo sempre aperto il viewer sulle ultime fatte, e quando ci ricongiungevamo integravo ciò che si erano guardati con i miei racconti. o questi, o più probabilmente la quantità di giovani bionde dagli occhi chiari che hanno visto scorrere su questo monitor in questi giorni, fatto sta che mi sa che la piccola forse ha cambiato un po’ la sua opinione sul papà-fotografo-dilettante-e rompicoglioni. è vero che si è regolarmente travestita in passato, e che un paio di foto le ha sempre concesse (è il modo migliore di vedersi poi con calma), ma ieri era… boh! un po’ diversa. o ero diverso io? già il fatto d’aver usato il flash dovrebbe insospettirmi, in tal senso…
e quello che invece sta zitto? anche felix se le è viste tutte, ma non so quanti fiocchi abbia notato, e se erano ben abbinati al colore del pett- delle pettorine e dei berretti : )
domenica sera segnava 110
September 28, 2007
oggi, quando l’ho riconsegnato dopo 5 giorni di giri in giro per milano, sembrava che fossi andato fino ad asiago. e nel consuntivo ci sono i 2900 scatti, 10 giga scarsi.
è stato un battesimo del fuoco, senza i 3 mesi di addestramento minimo. non fosse stato per quelli veri, certi fondamenti dell’abbinata cinqueddì-flashintelligente avrebbero continuato a sfuggirmi, e con essi le immagini che ero lì a produrre (a cercare di.) “oh, provare proviamo” ci si è detti tutti, quindi via!
gli ultimi 3 giorni ha anche piovuto, si doveva arrivare un’ora prima e questi regolarmente iniziavano in ritardo, in media un’oretta; i fotografi aspettano fuori, che qualcuno dia l’ok. se la firma è grossa c’è da aspettarsi la ressa da un lato e un servizio d’ordine dalla stronzaggine direttamente proporzionale alla puzza sotto il naso dei titolare dall’altro. e i fotografi puzzano, sai, a correre in giro per la città, senza un driver personale, chi trascinandosi dietro un paio di trolleys carichi di tutto, pure un pugno negli occhi oltre che nelle nari di: pìerrre, boddigàrd, stailìst, meikàppartisht, herr Dresser vari.
beh, non si possono tralasciare le graziose narici di quelle che rientrerebbero a buon diritto nella categoria delle “donne più belle del mondo”. ma sono, le d-p-b-d-m, delle ragazzine che l’altroieri vomitavano birra e vodka con i compagni al paese, e dopotutto trovano, anche nella confidenza coi fotografi, con truccatori ecc., alcuni punti fissi in vite altrimenti un tantinino bislacche.
eccole, sui loro bauli. poi ce le mettono dentro e le spediscono direttamente a parigi : )
è presto, ancora
September 27, 2007
per tirare un vero e proprio bilancio. foto ne ho fatte tante che non ho ancora avuto il tempo di guardarle tutte. ma sono contento, perché ogni tanto incappo in qualcuna che mi costringe a guardarla di più. che sia mossa o fuori fuoco o inutile ai fini per cui ero lì, mi dico “meglio averla fatta…”
e domani finisco. whattaweek!
sull’abbondanza
September 26, 2007
20.000 scatti sono qualcosa, se penso che la digitalina farà 2 anni a dicembre. del resto l’ho sempre detto, il maggiore vantaggio è la possibilità di fare un numero illimitato di scatti senza la preoccupazione del costo (parlo per me, che non le stampo). di conseguenza si può riprendere lo stesso fiore 20 volte e forse una buona ci sarà. che non sarà buona perché è perfetta, sarà buona perché aiuta a capire quali sono quelle danno maggiore soddisfazione. in breve, mi insegna a fotografare, entro i limiti delle mie capacità ; )
ammiro molto i fotografi parsimoniosi, quelli che tendono l’agguato all’attimo perfetto, o studiano con calma l’inquadratura, le luci, tutto. quelli sono veri fotografi, I make chickens laugh, instead.
ma ne vale la pena (questa avventura dei backstage mi sta pesando, è una maratona di cui i primi a pagarne le spese sono felix e ada, che solo questa notte, dall’inizio della settimana, potranno dormire a casa con me. e domani di nuovo da amici…). è ovviamente un mondo particolare; certo, c’è il glamour e le fighe, ma quel che è impressionante è la quantità di lavoro che sta dietro a 15 minuti di sfilata, neanche.
questa serie illustra un po’ entrambe le cose: come arrivare in fretta a 20k scatti e come sono 2 minuti nella vita di una modella prima di una sfilata.
per par condicio
September 26, 2007
eh, ma così son capaci anche i bambini
September 24, 2007
è facile: metti una cinqueddì, col suo misteriosissimo flash, il suo fichissimo obbiettivo e un soggetto che parliamone, cosa ci vuole?
culo. che dimentichi di riaccendere il flash, che soggetto c’è e non si muove, che il lavoratore a cottimo c’è anche lui e non si muove, e soprattutto che per un quarto di secondo il vago tremore che ti accompagna fin dal mattino scompaia.
stop-cliick!
prove tecniche
September 23, 2007
come dire: quando si è nel panico…
ho un paio di giorni per imparare ad usare una digitale professionale, allora sono andato in giro.
mah. mi sa che mi porto dietro anche la f10; sì, con i suoi puntini scuri e tutto, ecchecazzo. insomma, qualcosa ancora fa :)
poi, finito tutto, magari la spiego anche, questa faccenda.
eccoci qua
September 21, 2007
non è da me, inizio questo venerdì ascoltando una raccolta di successi di tenco. in questo momento, volando su un fondo di violini, sta cantando
Lontano lontano nel tempo
qualche cosa
negli occhi di un altro
ti farà ripensare ai miei occhi
i miei occhi che t’amavano tanto
E lontano lontano nel mondo
in un sorriso
sulle labbra di un altro
troverai quella mia timidezza
per cui tu
mi prendevi un po’ in giro…
e via dicendo. il fatto è che ieri sera sono stato al teatro, andava in scena una recita interpretata da gente che conosco, con qualcuno ho lavorato, con qualcun’altro ci si vede in mensa. l’invito era per 2, ho pensato a M., che segue il festival tenco quando può.
strano vederli sul palco. bravi. non ho capito molto bene la trama, una recita nella recita che prende spunto dalla morte di tenco e da un pezzo di novella 2000 di un anno dopo, ma questo fattore ci ha fornito materiale di conversazione per la pedalata di rientro. 3 cose, però: il regista, introducendo il lavoro tutto, ha giustificato la scelta di far recitare dei giornalisti perché, come gli attori, lavorano per un pubblico invisibile al quale forniscono parole. niente da ridire, solo non mi sembra che il filo rosso sia un’esclusiva di queste 2 categorie; e i cantanti? i poeti? gli autori di romanzi? e i bloggers, li vogliamo proprio dimenticare?!? poi mi ha disturbato la scelta delle musiche d’ambiente (non quelle di tenco, che obviously avevano il loro perché): una specie di schifezza alla enya che mi riportava di botto nel seminterrato dove rino ci guida nello stiramento di giunture e tendini (”musica da acquario” la definiva la mia ex-moglie); solo che nella palestra di yoga riesco a tollerarla, me ne faccio quasi un motivo di orgoglio - figa, come sono zen: non solo sopporto questo dolore atroce dietro le ginocchia ma riesco anche ad ignorare enya - poi, beh, quando mette il cd coi bee gees, lì sono cazzi… infine mi ha disturbato l’aspetto aziendale della serata; immagino che oltre a quelli che ho riconosciuto, ci fossero diversi alti dirigenti del gruppo, fatto sta che ad un certo punto, nella recita, viene convocato dal pubblico un ex-direttore storico di un importante settimanale popolare il quale interpreta la particina del suonatore di pianoforte. e lì gli stessi attori fanno la clacque (on l’écrit comme ça?), sia all’entrata che alla sua uscita di scena, una decina di minuti dopo. boh. non era mica bello, no.
oscar, il primo a sinistra, è un grafico. lavora proprio al giornale del regista (quello col cappello), ed è stato cooptato di forza, immagino. l’ho incontrato al terrazzino fumatori il giorno dopo la prova generale, era un’altro uomo, raggiante e felice, “l’esperienza umana è stata la cosa più bella” mi ha detto. che è poi quello che trasmettevano i genitori che avevano partecipato al gruppo teatrale del trotter al termine della loro interpretazione del sogno di una notte di mezza estate (peraltro splendida: parlando di dilettanti assoluti mi ha sorpreso molto di più di quella dei giornalisti, e la trama l’ho capita da solo - lo so, era intesa per un pubblico molto più giovane, e allora?). insomma, un’altra cosa da provare in questa vita :)
al ritorno, di fronte al monumentale - per rimanere in tema di defunti - io e M. siamo stati graziati da Santa Graziella, la protettrice dei ciclisti.
macchine incolonnate, tutto un casino di clacson, in fondo luci lampeggianti, superiamo tutti per raggiungere la causa del blocco: massa critica, yeah! che gioia, possiamo pedalare tranquilli, respirare perfino, sfogarci con i campanelli ad accompagnare i tre sound systems che fanno girare le teste ai pedoni e i coglioni agli automobilisti. saremo stati un centinaio, non di più, ma critica era critica, la massa, e il suo flusso ci ha portati quasi fino a casa. un gran bel fine serata, sognavo di poter prenotare la massa, tipo radiobus: “pronto, ciao, sono varasca, codice abbonato 3214, mi serve una massa domani sera, verso le 22,30, da via clitumno a v.le monza, tangoy, e poi anche per il rientro, verso le 2 del mattino. ah, ci sarebbe ma prima di v.le monza fa il giro per i navigli? vabbè, niente, vado da solo, grazie lo stesso”.
In qualche parte del mondo
una capanna tra gli alberi
sopra una piccola spiaggia
accarezzata dal mare…
scrivere quassù
September 20, 2007
di blog in blog, di commento in commento, mi rendo conto di quanti buoni scrittori ci siano in questa rete; buoni secondo i miei criteri, che sono “se non mi stufo, va bene.” poi, per il non stufarsi, beh, è più difficile definire da cosa dipenda… direi che l’elemento principe è l’umorismo. spesso i migliori sono molto corrosivi, e come tali amano dipingersi: qualche giorno fa, per la seconda volta, ho risalito un commento, semplice e intenso, ad un bel post che avevo letto e ho trovato una persona che mi verrebbe istintivo definire “simpatica” e che detesta esser definita tale. non lo vogliono, punto.
cazzi loro, non credo che basti a renderli antipatici :-)
quindi ecco, ancora una volta sto sbirciando nell’aula dei primi della classe, che adesso parlano italiano (conosco i blog fin dagli inizi, bazzicavo i creativi del web e non d’oltreoceano, i grafici tosti delle due coste americane, e dai loro link giungevo a pagine minimali - nell’eccitazione di quel periodo navigare mi era odiosissimo: giffini animati e sonorizzati dappertutto, sfondi a pattern orrendi, architetture bizantine, bleah! - redatte da singoli, giornalisti minori e non, che raccontavano il volo di una foglia d’autunno, senza la pretesa, così lo percepivo, di fare della poesia. sensibili, questo sì, alla poesia che la foglia componeva. non so, sicuramente mi sono distratto, senz’altro non mi ci sono mai messo d’impegno, certamente ero prevenuto, fatto sta che ignoravo, fino a poco tempo fa, che ci fossero ormai tante persone che facevano altrettanto in italiano. e che vergogna! per me, per me.. ogni tanto, leggendoli, ripenso al blocco di quel che metto qui, e altrove, e non vedo che una sostanza che: schifo non fa, tipo che è perfino profumata, o ha dei colori piacevoli, ma è come assemblata da uno che non ha letto le istruzioni perché credeva che non fosse difficile, e allora dappertutto ci sono strisciate di refusi, macchie in cui i soggetti si confondono e strappi in cui il tempo cade giù e chi lo ripesca più… moooolto dilettantesco.. ah, poi c’è la questione della cultura generale: che invidia! a leggere quelli bravi ci si imparano anche un sacco di cose nuove, parole nuove, volendo si fanno garanti di letture, spettacoli e mostre, oppure stroncano senza pietà rendendo un servizio utile ai cittadini; qui? insomma. e non è che cambierà molto, temo: anche se ho imparato “genetliaco” (lo ritrovo spesso, boh?) non rinuncerò (ultime parole famose) a “compleanno”. è perché mangio surgelati, immagino.
. . .
senza rileggere, mi sa che quello sopra è uno sfogo. e so a cosa è dovuto: le visite qui (per ora) indicano un lieve e costante incremento. so che, benché si guardino bene dal lasciare qualche commento, alcuni amici passano di qui, qualcuno addirittura con regolarità. quindi leggete, bastardi! quindi, nel mio piccolo, sono entrato nella blogosfera e avverto il pericolo di cadere nella trappola dell’autocontrollo.. calma, non mi sento di dover mettere giacca e cravatta - una parte di voi è intelettual-chic, vi piglia meglio un reading in una bettola puzzolente che la conferenza patrocinata ecceteraccetera, e l’altra parte sono parenti o quasi, alla peggio si dispiacciono per la scurrilità che qualche volta mi diverto a lasciar scUrrere - però: gli strafalcioni sono strafalcioni, le opinioni discutibili sono discutibili e a me dispiace sempre dar fastidio per niente.
adesso scusate, ma è ora di herzog :-)
(ecco quel che intendevo: ho riletto il post e infatti non appare neanche una volta “cazzo”! vedete? cazzo, sarebbe veramente una stronzata rinunciare a scrivere minchiate per timore che a qualche bigotto dimmerda girassero le palle)
















