e sarà l’anno prossimo.

e via andare.

pace&amore&salute, gente.

= )

luca

ancora un quarto d’ora

December 28, 2007

e sarà domani.

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che parte importante della colonna sonora della mia vita a cavallo fra il 2007 e il 2008 sarà stata costituita (anche) da queste nuove (per me) scoperte:

Patrick Watson - Close to Paradise (2006)

Cold War Kids - Robbers And Cowards (2006)

Kings Of Leon - Because of The Times (2007)

Animal Collective - Strawberry Jam (2007)

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colore!

December 21, 2007

già la sua musica mi piaceva, poi ho trovato questo gustoso video. come da alcuni altri, si capisce che alla tipa piace un sacco ballare :-)
questo è realizzato con un unico piano sequenza (credo si dica così), un bel lavoro di regia e coreografia.

ricorda l’idea di fondo di Stop Making Sense e quel chi mi piace molto è come la tipa continui a tenere il ritmo con i piedi quando viene tenuta in alto dagli altri : )

224

December 21, 2007

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fa otto.
indovinato grazie al sole ce invadeva la reception, sembrava esplodere di luce calda, quasi afosa per me che indossavo ancora tutto quel che mi metto per la bici. 8 è un numero molto gonfio, omino misclèn, piumino monclèr.
e penso possa essere l’ultima vincita di un anno costellato di un discreto numero di queste piccole soddisfazioni da psicopatico :-)

sole-psicopatie-metereopatie-mio papà mi ha prestato qualche film, e mi sono visto The Weather Man. piaciuto.

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cage è bravo, questo si sa.
interpreta un buon papà sfigato, cui la sceneggiatura butta addosso impietose gaffe, è maldestro, poco furbo, solo, perfetto.
c’è, in tutto il film, la presenza del tempo metereologico, lui ci vive dentro come un estraneo, è stupendo. sembra non capire mai una sega - amo le scene in cui, assieme ad un assistente, fissa il monitor con le immagini dallo spazio da cui dovrebbe dedurre delle previsioni: esilaranti.
beh, fa anche tornare la voglia di tirare con l’arco : )

versione finale

December 20, 2007

(klikken-sie die bilde, bitte)

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un tantinino cinematografica, quest’anno.

il testo di accompagnamento nella mail fa così:

un po’ di cosmologia frattale su cui meditare, fra un gamberetto e una fogliolina di lattuga :-)
un abbraccio a tutti,

luca felix ada e pèa

prove di auguri

December 19, 2007

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non sapendo bene come fare il nostro annuale pdf di auguri, ieri sera prima di cena, abbiamo cazzeggiato un po’ con la digitalina.

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questo mio tango

December 19, 2007

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fatta l’ultima lezione di questo secondo ciclo. ieri sera.

dopo 20 mesi non so cosa sono, se un principiante avanzato, un intermedio medio o un avanzato precoce.
posto che ballare tango sia il potersi concedere l’opportunità di recarsi in certi luoghi durante certe serate e - parlo come cavaliere - permettersi di offrire a qualunque dama il proprio abbraccio sottointendendo la promessa ad esplorare piacevolmente insieme 3 brani di bella musica argentina d’annata - nell’ambito di alcune lecite regole del luogo, allora sì, so ballare.

conosco pochi passi fighi, e me ne dolgo per le ballerine cui nego così preziose opportunità di vivere il coté più glamour della sala da ballo. e ce ne sono, ce ne sono che apprezzano.
ma nel tango non serve, tantomeno se la milonga è piena. l’unica è starsene buoni in ronda e tenere il tempo. ascoltare ’sti cazzo di argentini per l’ennesima volta.
e lì, la cosa più strana, e più bella, forse: fa niente.

fa niente se li conosci a memoria, anzi, ogni volta è come rifare una partitina a pingpong con un amico abituale, “vediamo se mi inculi, ’sta volta” - con le neniette, il cullare, i solleciti a camminare, spicciarsi sù, ‘top! fferrrmiiiii ferrrrmii, via! gira, cazzo, girachecisonoiviolinichegirano, whoooah… cammina piano, occhio alle mine, scavalca, giragiravaigiravaigiragiraSTO-p. e si suda, qualcuno gronda e puzza, qualcuno zoppica, qualcuno sonnecchia negli angoli più appartati.

insomma, questa musica.
è il motivo per cui ’stoppost m’ha chiamato.
da poco prima dell’estate scorsa - imparavo il ballo da un annetto e da tanto andavo mettendo insieme una rispettosa collezione di musiche (grazie fritz!) - mi sono accorto, rientrando da qualunque impegno mi avesse portato fuori casa la sera nonostante la presenza dei giovani, che i medesimi mettevano, come colonna sonora del loro affondar nel sonno, la mia playlist “abTango”. siccome dura più di 5 ore e il computer va imperterrito fino alla fine, son bastate 3 volte per dedurre che non era casuale. abTango è dove trascino i brani che mi fanno qualcosa o che perlomeno mi sono familiari perché li sento in milonga. in genere sto facendo tutt’altro, un tal autore sta suonando e - tac - vado un attimo a trascinare solo quel brano in abTango. ieri sera, rientrando dalla lezione, stessa scena. li ho lasciati svegli con dick tracy, li ho ritrovati addormentati mentre un vals stupendo accoglieva me e la bici.
“ma com’è che andate a letto con la mia cartella di tanghi fighi?”
“abTango?”
“sì”, e mi vien come da ridere, “abTango. allora? cos’è, dopo che rompete i coglioni perché secondo voi metto troppi tanghi, adesso scopro che vi rilassa e vi fa dormire bene?”
“dormire fa dormire, ma è che non sapppiamo mai cosa mettere per addormentarci, a la prima volta che abbiamo visto abTango ci è venuto inmente Aigòr che riporta il cervello di a.b. Normal, allora abbiamo messo quella. e si dorme bene.”
e lo mettono anche ad un volume di tutto rispetto.
mi chiedo spesso se sia effetto del “muro sonoro”, come usavo chiamarlo. da quando erano piccoli ho usato la musica come barriera fra la loro stanza e i rumori che potevano provenire dai grandi e dai loro ospiti. c’era anche il vantaggio di non dover rinunciare al sottofondo musicale,
quindi di musica le povere creature ne hanno ascoltata TANTA.
di tutti i tipi.
se poi è vero che durante il sonno il cervello continua ad immagazzinare informazioni provenienti dall’ambiente, allora i ragazzi sono sonicamente testati.
e per dormire mettono questi (random, di solito):

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poi capita che in viaggio, magari metto un cd di tanghi, e ogni tanto, con sicurezza, uno dei due mi informa che dev’essere anche su abTango. li conoscono. la musica si assorbe, come i movimenti corporei, se ripetuti divengono naturali, se riascoltata provoca una sorta di palpitazione, di partecipazione.
probabilmente è lo stesso fenomeno che avviene nei ballerini di tango: i corpi sanno dove va la musica, e c’è lo spazio per un po’ di contemplazione. come addormentarsi. in tanti paragonano, fatte le dovute distinzioni, la passione per il tango alle tossicodipendenze.

fatto sta che mi dicono che ballo niente male. me lo dicono donne che a mia volta abbraccio volentieri, e, pare sia perché seguo bene la musica (mi vanto di un “è da 8″ e di un “accipicchiopicchiolina!”).
a me vien da pensare “grazie al cazzo, almeno quello!”
invece no, e lo vedo anch’io. c’è davvero da domandarsi come può la natura generare individui della stessa specie animale con caratteristiche comportamentali da pista tanto differenti!
uno spettacolo :-)
detto questo, non conosco i testi né mi sono mai veramente messo lì a cercar traduzioni, di musica mi intendo nel senso che comanda l’orecchio ignorante, non riconosco che 4 autori in croce, non sono una cima nelle loro collocazioni storiche, non me ne frega un cazzo di andare a buenos aires quando c’è il resto dell’argentina tutto attorno, non faccio niente per memorizzare i nomi dei passi e, non ultimo, io lo sento che non ballo mica tanto bene. e capita spesso.

devo camminare ancora tanto.

Buon -

December 18, 2007

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- con un turno molto ridotto - un liberatorio “me ne fotto” - e dopo il gran botto - naufragar nel chinotto - un panzerotto qual canotto - poi un impudente pizzicotto - un tenero morsicotto - un nostalgico succhiotto - e tanto sesso ghiotto - e culo al lotto - a far da cerotto - se il cuor s’è rotto - o per l’infame cagotto.

finzioni

December 17, 2007

recentemente ho visto blood diamond.

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era da un po’ che lo volevo vedere perché parla del traffico di diamanti legato alle guerre intestine in africa occidentale. Sierra Leone. indirettamente, descrive quel che è successo in Liberia, lì di fianco.

da piccoli, il nostro gioco preferito era la guerra. non io e i miei fratelli, solo io e i miei coetanei. avevo una colt in plastica con cinturone, un paio di spade in legno incastonate di pezzi di orecchini di mia mamma e la mia preferita: una pistola-laser ricavata da un vecchio fucile subacqueo. si facevano delle squadre, ma poi degenerava in un tutti contro tutti. il terreno di gioco era ovunque, io preferivo la collina dietro casa, libera da costruzioni, ricca di cespugli e fossi in cui nascondersi e tendere agguati. avvistato il nemico gli si sparava, facendo ben attenzione a pronunciare correttamente il suono dello sparo, perché c’era solo un modo di sparare, imparato al cinema: PèN-CIùùùùù, che corrisponde allo sparo vero e proprio (PèN!) e al rimbalzo della pallottola sulle rocce adiacenti (Cìùùùùù….). chi veniva colpito poteva allora dimostrare a tutti come muore un buon soldato, una caduta spettacolare, realismo drammatico, agonia straziante. io morivo bene, al mio arrivo in italia era cosa di cui mi potevo vantare con i nuovi amici bianchi. ma a loro piaceva di più giocare a pallone.

sono venuto via a 9 anni, nel 1972. quando ne avevo 17, nel 1980, un sergente Doe ha preso il potere uccidendo un Tolbert e molti altri. per i miei 26 anni, nel 1989, è iniziata la guerra civile, ovviamente con l’uccisione di Doe. Sarebbe durata fino alle elezioni del 2005, fino ai miei 42 anni. Una guerra ignorata dai media, per anni della liberia non si sapeva più nulla, se non che godeva del titolo di uno dei posti più pericolosi del pianeta. che c’entravano i diamanti. che i soldati erano bambini.

questo film, assieme a Lord of War, ne parla. non che senza non ci pensassi, lo spettro dell’orrore che è calato su quel paradiso non mi ha mai abbandonato, né l’idea che i bambini con cui ci si uccideva nel dopopranzo siano forse stati uccisi, adulti, da altri bambini, e non per gioco. o forse sì.

il film è onesto, fatta la solita eccezione di attori troppo belli per essere veri.
però.
però di caprio in questo ruolo funziona anche; in lingua originale recita in un inglese con l’accento boero, e lo fa bene, ce l’ha la faccia.
la Connelly, beh, lei è proprio troppo bella, ma non fa troppo la figa e cerca di metterci cuore.
Hounsou è bravissimo, e non importa che sia anche bello.

se un giorno tornerò in liberia, so che sarà dura. Ma vorrei tanto.