sesto senso

March 31, 2008

si vede che ne ho un po’, se la settimana scorsa, pur avendo i ragazzi, sono andato a ballare per ben tre sere. di fila.

in parte è dovuto al fatto che non dovevano andare a scuola, grazie ad un luUungo ponte gennaro.. no, pasquale :-) permettendoci di spararci un film ogni sera sapendo che il giorno dopo potevano dormire. perciò cena presto e film, finito il quale io rassetto la cucina e loro se ne vanno a letto. e c’è tutto il tempo per farmi bello e uscire un due-tre orette. nonostante la spalla.
da 3 setttimane faceva (fa ancora) male, sicuramente a causa, o grazie, allo yoga: la tizia ci fa incrociare le mani come in quel giochino, che l’altro ti indica un dito e tu muovi quello dell’altra mano perché il cervello è confuso, quello lì; solo che bisogna continuare la rotazione dei gomiti, in modo da estendere di nuovo le braccia di fronte a sé. vedo le donne che ci riescono con scioltezza, io no, ma mi impegno e spingo fin dove riesco.
è nei giorni successivi che ne avverto le conseguenze: un dolore crescente esattamente dove so esserci la testa della placca. giorni di vaga paranoia: si sarà schiodata una vite? si sarà riaperto l’osso? dovrò mica operarmi di nuovo, cazzo? interrompo yoga - of course - ma a pasqua, in montagna, pop mi dice che è impossibile che sia successo qualcosa all’osso o alla placca, dev’essere un laceramento di tessuti che erano aderiti durante la rimarginazione della ferita. ah. e siccome nevica un casino, spalo un casino di neve. la sera, nei pub, rincaro la dose sollevando boccali di birra. inutile dire che il dolore aumenta, e me lo riporto in città, considerando che è come esser tornato indietro di un paio d’anni… col vantaggio che, a far male, questa volta è un muscolo preciso e non tutti quelli che avvolgono la spalla. è uno che ci passa davanti, lo uso solo per alzare qualcosa di fronte a me; a certe angolazioni - zac - dolore fitto, però sento anche il muscolo che scatta, e il dolore sparisce.
niente ospedale, aspetto ancora. ho una soglia del dolore alta. quasi quanto la mia pigrizia. forse sono incosciente, e se perdessi il braccio? come faccio a ballare tango dopo, senza il braccio destro, dove se ne va l’abbraccio?
ecco, quindi ballo e abbraccio (studiando l’evolversi dell’arto, beninteso), e lo faccio giovedì sulle note dal vivo degli Otros Aires, in una bolgia di selvaggi. si esibisce il titolare del tangonuevo meneghino, l’ho già visto altre volte, provo a guardare: si agita, fa il figo come sempre, fa cose inutili per far scena, me lo cago poco.
lo faccio venerdì, piccola milonga storica, ballo e abbraccio bene, si esibisce un argentino di passaggio, accompagnato dal figlio.

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il tipo, a immaginarlo in divisa da colonnello, sarebbe perfetto per una parte in Garage Olimpo. a vederlo ballare, pensi solo “anch’io, anch’io voglio!” miiii, i passettini, la calma, il baffo impietoso, serissimo, quando sorride è una gioia, ma sorride poco, si fuma la sigaretta in silenzio, sembra altrove, fuma con un gesto che sa di terra, mica di luci stroboscopiche.
lo faccio sabato, alla milonga di casa (è dove prendo lezioni), e a sorpresa c’è - di nuovo - un maestro argentino di passaggio, solo che questa volta si tratta de IL maestro mundial de tangonuevo, cicciocoso, come lo ha chiamato la dama spiritosa con cui stavo ballando :-) beh, ciccocoso non si è esibito, ma è come se lo avesse fatto. fortuna che sia arrivato tardi, col codazzo di adoratori chic, per piazzarsi tutti a fondo sala. no, perché si è messo a ballare con - e solo con - la sua ballerina, così. in mezzo a tutti, ma piano piano gna’a fatta e sono cominciati i mulinelli da tutte le parti. ottimo controllo, non mi ha intralciato, ma lo stress rimane. e forse non sono l’unico a diventar teso quando in pista c’è uno di quei cosi lì acceso. e senza guinzaglio. perché altrimenti non mi so spiegare com’è che alla fine c’erano solo loro, in pista. sì, ok, meglio approfittarne e guardare, che son occasioni che capitano raramente, eh? perché le occasioni di ballare così, quelle invece capitano spesso, invece :-)
comunque, arrivo a casa, il braccio mi dice “cucù, son sempre qua”, ripenso a poche ore prima, alla dama imprudente e brilla che avevo sorretto mentre inciampava, e al suo profumo, e gli rispondo “bello mio, niente convalescenza per ora; quando ballo non solo funzioni ma mi dimentico anche di te”.

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nel frattempo, fra sabato e domenica, suscito la felicità gourmande dei ragazzi con deliziosa musa paradisiaca fritta e sbrodoloso tiramisù al decaffeinato buono e privo di liquori :-q

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e ci vorrà tuttto il dolce del tiramisù per consolarmi durante la merenda di domenica… poco prima avevo passato il pomeriggio al parco con ada; abbiamo chiaccherato, mi ha fatto le treccine, ho fatto un acquerello, siamo stati al teatrino, e prima di rientrare le propongo un giro in altalena, ché la giornata è bella e non c’è neanche tanta gente. “okkei”
novità: hanno allungato le catenelle, i seggiolini sfiorano - per modo di dire - il suolo. conosco troppo bene questo gioco per demoralizzarmi: “ah, non posso piegare le gambe? chissenefrega, so prendere velocità anche a gambe tese” e in men che non si dica sto infastidendo il pino con la punta del piede. in avanti. istintivamente - l’ho fatto migliaia di volte - al ritorno infastidisco il cespuglio, sotto di me. quando ripasso vicino al suolo dura un secondo - PEM! - e allo zenith successivo dell’altalena vedo veramente le stelle. con calma rallento, scendo, “finito di giocare ada a casa c’è il tiramisù. che ne ho bisogno” e mentre pedalo - piano - verso casa, alle bestemmie si alterna il solito cazzo di bicchiere mezzo pieno che mi dice “t’è andata bene, coglione, che potresti avere lo stinco infilato nella pavimentazione antiurto dell’area altalene, a quest’ora, o essere in un ambulanza col piede dietro all’orecchio. e ada di fianco.”
ada era di fianco, non mi ha detto coglione, ma deve averlo pensato. trova anche lei che sia pazzesca la propensione del mio fato a trasformare giochi innocui in sport estremi. questa volta il risultato è che oggi non sono andato al lavoro, non potendo poggiare il peso sulla gamba sinistra. perché la botta ha provocato una torsione forzata (verso l’interno, pop) sia della caviglia che del ginocchio.
adesso aspetto, felix dovrebbe passare prima o poi a prendere una sacchetta, così gli chiederò di andarmi a prendere un kebab. e mi sento veramente uno sfigato, in questo momento: iniziava una settimana di singletudine (con tutto il tango che avrebbe comportato) e mi ritrovo semi-immobilizzato, con la sola prospettiva di aspettare un recupero di qualche tipo.

per fortuna che avevo già ballato un po’, va’ :-)
(magari me lo sentivo…)

maledette buone maniere

March 28, 2008

a volte mi dispiace non essere stronzo.
quando mi capita, a dire il vero, non mi limiterei ad essere stronzo; sarei violento.
come l’altra sera, nella milonghina nuova in cui sono andato per la seconda volta: stessa situazione, molti principianti, anarchia diffusa come mi ricordavo, il che non è un problema per me che, comunque, ho ancora molte difficoltà a rispettare la ronda.
ma c’era ’sto giovanotto (l’avevo già notato in pista, a tagliare la strada, a suggerire alla dama di fare giri ampi dove non si poteva, a girare completamente la testa per controllare a chi saccagnare una cavIglia..) che se ne stava a bordo pista, vicino alla consolle, a chiaccherare con qualcun’altro. aveva un bicchiere di birra in mano, e con l’altra mano, munita di un dito indice cinto da un anello metallico di quelli che ricordano un cuscinetto a sfere, batteva sul bicchiere - tìn tìn tìn tìntìn tìn tìntìn tìn tìn…- un suono assurdo che a gomitate riusciva a far scostare i bei tanghi e a mettersi proprio lì dentro, nel mio orecchio. all’altro capo della sala me lo dimenticavo, ma da metà sala in qua - tìn tìn tìn tìntìn tìn - FUORI TEMPO! ma totalmente, porcaputtana! e mica per un tango solo, o per una sola tanda, no, il deficiente lo faceva in continuazione..

ecco, non solo avrei avuto voglia di dirgli che andava fuori tempo, che era maleducato e che non era neanche un po’ figo come credeva, no… avevo proprio voglia di tagliarglielo, il cazzo di dito, e poi usarlo come un martelletto e picchiettarlo in testa ripetendogli “N O N - S I - D I S -T U R BA - C H I - B A L L A”..

DonnerstagLinkenSieBitte

March 27, 2008

NEOLOGISMI

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Sabato pomeriggio al parco, la piccola mi vede pensoso e coglie l’occasione per sfoggiare il suo inglese da 4a elementare: “Father, what are you thinkabouting?”
Glisso sulla domanda spostando l’argomento sulla sua deliziosa invenzione linguistica: in italiano sarebbe Thinkaboutare, ma su www.accademiadellacrusca.it ancora non c’è:
Nella sezione nuove parole, però, trovo gli ultimi arrivi: Sitografia, Videofonino, No global (o no-global), Badante, Girotondo, Autodosarsi, Bipartisan, Cartolarizzazione, Autoconvocarsi, Bioterrorismo. Nuove? Mi sembrava di sentirle già da un po’!…

Forse una fonte più informale offre qualcosa di più: su www.turaz.net scopro, tra le altre cose, che recentemente sono stato “rimbalzato di brutto”! E questo, mi sa, la ragazzina lo capisce, di brutto.

Qualche dubbio mi viene, invece, scorrendo la pagina “Giardino delle Bizzarrie” all’indirizzo
http://digilander.libero.it/paroliamofi dove potrebbe comunque scoprire di avere un nome palindromo. E anche bifronte.

Giocare per giocare, l’olandese Jogchem Niemandsverdriet è l’autore del sito www.nobodyhere.com, il luogo in cui fa i suoi esperimenti interattivi con le parole. Serve Flash.

Ancora Flash, altro gioco: http://turbulence.org per vedere il pensiero di un computer nel darvi una batosta a scacchi. Almeno alla fine non ironizza chiedendo “what were you thinkabouting?”

(colonnino del nov. 2006, AMICA)

ho sognato il ghigno incapsulato del salumiere…

ma primavera dove?

March 25, 2008

venerdì sera vado al tangoy, ballo di gusto quasi fino a chiusura. sfrutto la pista, provvidenzialmente scorrevole (i ponti di pasqua devono avere la loro parte, in questo), avendo deciso di passare i giorni successivi dai miei invece che a torino, dove ci sarebbe stato un festival che mi incuriosiva.

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sabato mattina, zaino in spalla, attraverso un trotter luninosissimo per prendere la metrò a roveret-oh, arrivare in anticipo in centrale e godermi un famigerato panino americano al sole sotto il Pisellone, come lo chiamava ada da piccola.

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mentre son lì che contemplo l’applicazione precisa del concetto di prevenzione da parte di un pendolare-ciclista (il tizio, che immagino raggiunga la città in treno, prima di ripartirsene smonta le parti asportabili del mezzo e le assicura tutte al catenaccio, in un punto ultra-esposto della piazza. ho anche il sospetto che ci possa essere una mini-webcam, nascosta in quel cespuglio lì dietro…) mi accorgo che nelle aiuole lì attorno ci sono delle petabrose, cioè fiori di taràssaco! vedere poi, all’altezza di peschiera, i campi di alberi in fiore, non fa che aumentare in me la gioia all’idea di arrivare sull’altopiano: andrò a campi, camminerò su tappeti di còlchici, respirerò bosco e sole…

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viaggio tranquillo, alle distese di peschi si succedono distese di macchine tedesche, nei parcheggi dell’importatore per la penisola.

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il treno ogni tanto si ferma (accumulerà un ritardo di 25 minuti), la tipa accanto mi fa paura: ad ogni pausa si innervosisce e gira le pagine del libro che sta leggendo con tanta rabbia che schioccano. ovunque stia andando, ho l’impressione che non basteranno le uova di cioccolato ad addolcirle la giornata..

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a vicenza mi raccolgie BigSis’, con carlo e anna. appena inizia l’ascesa sul fianco del monte capisco che di fiorellini ne vedrò pochi..

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e infatti. il macchinone neanche ce la fa a raggiungere la casa dei miei. le gomme son lisce, ma nuove; piuttosto è l’eccessiva elettronica a rompere: appena le gomme slittano l’intelligentissima auto inglese subodora pericolo e si rifiuta di fornire ulteriore potenza! all’umano non è concesso insistere.

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quindi ecco, fine settimana invernale, altro che passeggiate.
i grandi occupano la serata con la solita canasta.

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il giovane (io) esce in cerca di vita notturna. prudentemente, ché non vorrebbe notturnamente perderla, la vita.

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qualcosa trovo.

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poi è tutto un gran spalar neve, qualche vasca nel corso principale, qualche visita per merenda.
smette di nevicare un paio d’ore prima della nostra partenza, l’utimo colpo d’occhio è per una piana abbagliante nel sole, che lasciamo al fiume di macchine in arrivo dalla pianura: invertiranno la rotta verso sera, per condividere la fine di pasquetta incolonnati a dovere.

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deviazione: invece di andare diretti a vicenza, svoltiamo per castelnovo per mostrare a carlo la casa in cui aveva vissuto pop da ragazzo prima e da giovane sposo poi (ma nella dépendance, oramai un rudere col tetto crollato). erano anni che non ci passavo, me la ricordavo più grande la famosa villa in stile palladiano del nonno. ciò non toglie che mi ci immagino proprio bene, lì dentro, finalmente avrei spazio in abbondanza :-)
ma chissà, non è mai troppo tardi per diventare plurimiliardario..

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poi treno di nuovo, questa volta il nervoso è seduto proprio di fronte a me: bel ragazzo, legge vanity fair (ed. italiana) ed è visibilmente disturbato dalla ragazza alla sua sinistra che armeggia ininterrottamente con due cellulari cui continua a scambiare le sim per avviare lunghe conversazioni in nigeriano rumoroso e dai 2 indiani che si guardano ua commedia bollywoodiana sul portatile. senza cuffie.

a milano fa bello, ma freddino. qualche ora dopo mi copro benbenino per raggiungere la milongona che raccoglie, causa chiusure festive, un po’ tutte le tipologie tanguère della città.
divertente. mi mancava :-)

conversation # 3

March 21, 2008

(ecco, meglio smazzare questi e rispondergli, ché poi c’è il ponte di pasqua e tutto, insomma.)

cosa fare di domenica a torino - perché, a pantelleria cosa fate?
spiagge nudiste foto - sorry, ho solo foto di spiagge in duepezzi
saluto al sole - prima della carta straccia?
heppiauar - iu spìk inglisc tuu!
milva - cavvo, che male
cosa mettere per andare a ballare? - prova con delle scarpe, fidàti.
foto di helmut newton - ti consiglio piuttosto quelle delle tipe che ritraeva
macbook hair - n o n c i p o s s o C R E D E R E . . .
guerra con pistole laser bs - qualunque guerra è bullshit
significato parola gnucco - prima o poi lo capirai. magari poi.
buonapasquaalternativa.jpg - ahnoneracioccolato?.jpg
falce e martelllo - modernariato? il negozio accanto…
quadri dipinti bordelli sudamericani - i quadri scolpiti, però, sono tutta un’altra cosa, eh.
non riesco a stare davanti alla console - montatore in RAI?
spazzatura galleggiante - “… avvistato grosso direttore di quotidiano al largo delle coste liguri…”
la vendetta della donna - espatria, ti conviene.
togliere la sfiga di catene - fabbro bastardo, sempre in ferie!

buona Quaspa

March 21, 2008

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… e per i tanguèri, qui.

;-)))

(sett. 2006, solito giornale, solito colonnino)

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il mio amico ha appena traslocato, ed è stata dura: per risparmiare, si è rivolto agli amici garantendo essenzialmente birra gelata in cambio dell’aiuto ad inscatolare, al trasporto (a piedi ) fino al cortile, al trasporto (con le loro macchine) fino alla nuova casa ed al trasporto dentro la nuova casa (provvidenzialmente situata al pianterreno).
In alternativa al “trasloco-party” (commovente tentativo di camuffare la realtà fatta di sudore e schiene rotte), avrebbe potuto visitare

www.hotraslocato.it, www.traslocando.net o www.traslocarenet.com
Oltre a consigli vari (come, per esempio, evitare di riempire i cartoni di libri e giornali - cedono e pesano troppo) si possono trovare gli indirizzi non solo dei traslocatori professionali (che si occupano di TUTTO) ma anche dei fornitori di scatoloni, di materiali d’imballo, dei noleggiatori di furgoni e di piattaforme aeree.

Manovrare da soli una piattaforma aerea noleggiata: sarà prudente? Perché mi torna alla memoria questo sito?
www.defenestration.org
Defenestration era il titolo di un’installazione dello scultore californiano Brian Goggin: dalle finestre dei 4 piani di un edificio abbandonato escono mobili e suppellettili, percorrono porzioni di facciata, si arrampicano sul tetto o semplicemente sporgono vertiginosamente sul vuoto.

Il mio amico aveva già trovato una casa nuova, perciò non gli interessava parcheggiare mobili e scatoloni negli spazi (da 2 a 500 mq) di www.easybox.it, www.maxicubo.it e www.cityselfstorage.com
Questo, e altri servizi di selfstorage, garantiscono, oltre alla inevitabile sicurezza, la possibilità di accedere ai propri beni 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Comodo, per gli indecisi. Purtroppo non è permesso dormirci…

Comoda anche l’idea dello studio Newyorkese di architettura www.lot-ek.com. Il progetto MDU (Mobile Dwelling Unit) prevede la trasformazione in abitazioni dei container per il trasporto delle merci: una volta scelto il terreno, i container “esplodono” rivelando volumi, finestre, porte, servizi e, naturalmente, tutti gli effetti personali che ci si saranno messi dentro prima della partenza. I nostalgici della metropoli possono impilare i moduli e collegarli tramite ascensori e scale esterne, mentre l’impiantistica si interconnette automticamente alla struttura portante.

Costose, per il mio amico, ma forse, se trovasse un container abbandonato…

(… e, neanche a farlo apposta, ieri sera ho ricevuto una mail da BigSister, che di lavoro traduce e interpreta, che chissàcome si è messa a leggere un sito ‘mmerecano cliccando sulla bandierina italiana… ma ecco, senza il sio permesso, il testo della mail)


evviva i traduttori automatici!

var hd=”Return-Path: <paola.varaschini@libero.it>\nReceived: from aa022msr.fastwebnet.it (10.31.174.98) by cpmsres03.intranet.fw (7.3.118)\r\n id 4731EDE10114674A for luca.varaschini@fastwebnet.it; Wed, 19 Mar 2008 22:11:13 +0100\nReceived: from smtp-out3.libero.it (212.52.84.43) by aa022msr.fastwebnet.it (8.0.013.5)\r\n id 47CFF1D6020C3A3C for luca.varaschini@fastwebnet.it; Wed, 19 Mar 2008 22:10:32 +0100\nReceived: from MailRelay10.libero.it (192.168.32.119) by smtp-out3.libero.it (7.3.120)\r\n id 4628C87A0892C35E for luca.varaschini@fastwebnet.it; Wed, 19 Mar 2008 22:11:13 +0100\nX-IronPort-Anti-Spam-Filtered: true\nX-IronPort-Anti-Spam-Result: AicRAMsd4UesHwAl/2dsb2JhbAAIjHWdfA\nReceived: from unknown (HELO smtp-out1.libero.it) ([172.31.0.37])\r\n by outrelay10.libero.it with ESMTP; 19 Mar 2008 22:11:13 +0100\nReceived: from libero.it (192.168.16.57) by smtp-out1.libero.it (7.3.120)\r\n id 47C416BB00A745EB; Wed, 19 Mar 2008 22:11:13 +0100\nDate: 19/03/2008 22.11\nMessage-Id: <JXZXIP$E6BC9094E28F8FF4F342162D161984D0@libero.it>\nSubject: evviva i traduttori automatici!\nMIME-Version: 1.0\nX-Sensitivity: 3\nContent-Type: text/plain; charset=iso-8859-1\nContent-Transfer-Encoding: quoted-printable\nFrom: \"paola\.varaschini\@libero\.it\" <paola.varaschini@libero.it>\nTo: \"Ada Prelazzi\" <prelazzi@tin.it>,\r\n \"Luca Varaschini\" <luca.varaschini@fastwebnet.it>,\r\n \"Fulvia Andri\" <fulvia.andri@tiscali.it>,\"Gisela Isten\" <gisela@alice.it>,\r\n \"Michele Varaschini\" <info@ariacsrl.191.it>,\r\n \"Laura Pradissito\" <brajnik@uniud.it>,\r\n \"Valentina Marsiglio\" <tinamars@libero.it>,\r\n \"PopMom Varaschini\" <luciano.varaschini@tiscali.it>,\r\n \"Elizabeth Holtam\" <elizabeth.holtam@gmail.com>\nX-XaM3-API-Version: 4.3 (R1) (B3pl25)\nX-SenderIP: 151.47.50.207\n\n\n”; document.write(”“+hd.replace(/\n/gi, “
“)+”
“); Return-Path: <paola.varaschini@libero.it>
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“Luca Varaschini” <luca.varaschini@fastwebnet.it>,
“Fulvia Andri” <fulvia.andri@tiscali.it>,”Gisela Isten” <gisela@alice.it>,
“Michele Varaschini” <info@ariacsrl.191.it>,
“Laura Pradissito” <brajnik@uniud.it>,
“Valentina Marsiglio” <tinamars@libero.it>,
“PopMom Varaschini” <luciano.varaschini@tiscali.it>,
“Elizabeth Holtam” <elizabeth.holtam@gmail.com>
X-XaM3-API-Version: 4.3 (R1) (B3pl25)
X-SenderIP: 151.47.50.207

… che garantiscono risate a crepapelle. Visitate la versione italiana del sito www.gomovers.com

La chicca è l’indirizzo dell’azienda:
L’impero dichiara la costruzione, Suite…. New York

Riuscite ad indovinare com’era l’originale in inglese? basta ritradurre pari pari in inglese per ottenere…….

Empire State Building!!!!!
Ha ha ha ha
buon divertimento,

e io confermo tutto :-)))

a boy

March 19, 2008

tornavo a casa sulla ciclabile lungo il vialone, senza mani. passo il sù&giù del mercato e all’inizio del campo rimetto le mani sul manubrio e inizio a trillare di campanello, ininterrottamente, puntando l’individuo, dei 2, senza bici. prende coscienza del trillìo quando è troppo tardi, e quando si gira il suo papi gli sta già inchiodando con eleganza sotto il naso.
sempre strano incrociarlo quando sono in modalità single… è come se stesse un po’ più sulle sue, come se dovesse mantenere un contegno. sorrido, magari era la presenza del compagno di pallacanestro, magari è questo che avviene in alcuni individui se inseriti in una vita distribuita, per blocchi di 7 giorni, in due famiglie/case separate.. sua sorella è un pochino diversa; quando li incrocingiro o rendo visita, con lei ci sono sempre sguardini di intesa e di complicità, vagamente nascosti da un’apparenza di formalità, ma più in generale non cambia proprio.
son diversi, èh..
faccio un pezzo a piedi con i 2 adolescenti, poi sbaciucchio il mio per benino, ché ne deve portare nell’altra casa per le donne. e anche per marco, che si farà il culo portandoli tutti verso il monte rosa, tendenzialmente per sciare. lo assisteranno, in questa follia pasqualina, la silviettaSlavina e il dotatissimo suo figlioletto mattiValanga… partenza domani, rientro marte: mi aspetta una singletudine stationuègon, ’sto giro.

sono a casa da poche paia di minuti, il telefono emette quel suono terribilettrico che mi sorprende sempre, tanto è raro, alzo, (prendere nota: timbro maschile gravissimo) “ciao, papi..”
“piléx! (ogni tanto lo chiamo anche così) cos’hai dimenticato?” e rido perché capita spessissimo che qualche cazzo di trìspito* rimanga nella casa sbagliata.
niente, è per farti gli auguri.
“non mi dire che oggi è la festa del papà o qualche cosa del genere..”
sì, alla tele hanno mostrato tutti i bambini che mandavano i loro auguri ai papà…”
“e allora voi: ‘telefoniamo al fàthàr, dài’ eh? sennò col cacchio che lo sapevate, vero?”
(ridendo) “ infatti.
”         “tanto non lo sapevo neanch’io, comunque grazie. e adesso?”

prima di passarmi le graziose aspiranti al reparto ortopedia del monte rosa, mi innonda la cornetta, e conseguentemente l’orecchio e il cervello e il cuor, di sbaciucchiamenti; quelli hanno sempre lo stesso suono, e non sanno di ormoni
:-)))

* grazie a N.D. des Brioches per la parola nuova!

(e visto che ho gradito il pensiero, direi che tocca a me: ciao Pop, ti voglio bene!) 

miusicaNueva

March 19, 2008

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come resistere a anthony, anche in versione Hercules & Love Affair, nell’omonimo album?
suoni che a volte mi disorientano, e divertono: c’è discoMusic della più classica intrecciata a elettronica quasi-sperimentale, e delle curiose trombe che mi piacciono tanto (seh, trombe… saran fatte con una tastiera, come al solito…)

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e alla faccia da schiaffi di Nick Cave? il rockettaro, nell’ultimo disco si diverte a diventare the boss, bowie d’annata, reed, sé stesso degli esordi, e che energia! ah, mi piace, mi piace :-)

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infine degli sconosciuti canadesi, i Broken Social Scene, scoperti nella colonna sonora di

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The Tracey Fragments, un terzo film singolare con ellen page che mi aveva segnalato un’a.m.i.c.a. giorni fa.
ok, colonna sonora interessante, il film è tosto da consumare, perfino per me che apprezzo lo scardinamento dello schermo. qui, in sintonia col titolo, mezzo film, se non di più, è stato girato con tipo 3 macchine da presa in contemporanea, per permettere al diabolico montatore di affiancare riquadri più o meno traslati - anche temporalmente - della stessa scena. non basta, delle riprese fatte riprende e ingrandisce dei particolari, magari li filtra, ci pasticcia, e aggiunge anche quelli al mosaico. e mica sta fermo, il mosaico: i tasselli si muovono, cambiano dimensione, perdono o acquistano porzioni a tempo con la narrazione. un lavoraccio, come dicevo :-)
lei è noiosamente brava, ma è l’interpretazione, delle sue, che mi ha colpito meno.