appiedato
April 30, 2008

ieri sera a lezione non c’era A., la dama che di solito mi fa da compagna. così ho fatto qualche foto agli altri, in attesa che qualcuno mi prestasse la sua. è stata comunque una lezione molto tecnica, in cui si è lavorato anche da soli. soprattutto le dame, cui è stato corretto l’ocho adelante. si è riso molto con gli esercizi collettivi e devo riconoscere che gli insegnanti sono proprio divertenti: lui è bravissimo nell’esasperare gli errori che facciamo grazie ad un talento mimico che dev’essere innato (me lo vedo bene, da ragazzino, a fare il pagliaccio). lei gli dà corda, lo provoca e lo prende per il culo. bella coppia :-)
(bigiato)
April 28, 2008
decido solo all’ultimo momento: niente manifestazione, si va dai nonni.
mi dispiace, ma preferisco cogliere questi tre giorni per portare i ragazzi fuori città, tanto più che è passato un sacco di tempo dall’ultima visita.
come temevo, l’autostrada è lentissima.

il pomeriggio andiamo a far vasche. ada mi chiede la digitalina un momento, ché ha visto un bel cagnetto e lo vuol fotografare.

(io mi ero distratto: amici, ciacole, spritz…)

a cena giocano col cibo: i miei sono tolleranti, così come lo sono col leccare la lama del coltello e con i gomiti sulla tavola. però informo i miei figli: quando avevo la loro età questi erano quasi dei tabù, “sapevàtelo!”.
dopo cena propongo loro Master and Commander, che rivedo anch’io volentieri. spaparazzati sul lettone in camera, dvd nel portatile, ci immergiamo nel mondo delle battaglie navali pregando ada di contenere i movimenti sotto al piumone rumoroso, che copre l’audio prodotto dai miseri altoparlantini incorporati. perché in mezzo alle cannonate ci sono dei dialoghi, ed è bizzarro immaginare bambini cui si dà del Lei impegnati in guerra, e nell’esplorazione di un mondo nuovo.
Il mattino seguente ci dedichiamo al giardino: c’è da pulire e sistemare la legna di due alberetti abbattuti, da tagliare l’edera, da raddrizzare il rosaio e pure il nonsocosa di fronte all’entrata.
con la roncola felix è efficace, e lo è anche nell’aiutarmi a spostare le grosse fascine di rametti: mi stupisco quando mi chiede ancora di aprirgli le bottigliette di acqua minerale, “mi fa male la mano, mi scivola”. ciccino :-)

pomeriggio insolito. il tempo è cosìcosì, non ho molta voglia di prendere pioggia, allora propongo loro di fare un salto al cimitero: vorrei portare un fiorellino a sonia, che se ne è andata a febbraio. non la troviamo la mia compagna di liceo, ma non importa. i ragazzi sono curiosi: i cognomi ricorrenti, si ricordano ancora della visita fatta l’anno prima al cimitero di un piccolo paese della zona dove i cognomi erano praticamente 2, e spesso erano abbinati. io, che non sono un esperto, noto i lavori di ampliamento, noto la zona di parcheggio (le sepolture recenti in attesa di loculo), le tombe dei nati morti (una sola data, sistemazioni economiche, glielo dovrò spegare il perché..), le tombe più vecchie (decisamente più belle di quelle moderne di marmo lucido che sembrano dei caminetti) in mezzo all’erba invece che alla ghiaia, hanno maggiore solennità, sono storte e rotte, su qualcuna non c’è il coperchione, ma piante vive, sono dei giardini. su una non ci sono le date, c’è solo il nome della signora, e “di 75 anni”, il quando non importa.
dev’esserci stata una tempesta, un sacco di vasi coi fiori di plastica si sono rovesciati. siccome è la zona vecchia, immaginiamo che non ricevano visite frequenti. raddrizziamo i vasi e ci risistemiamo i fiori. ada raccoglie fiori di plastica dispersi, ne fa dei bouquet, li mette sulle tombe che ne sono prive.
penso che magari, alla sonia, glielo diranno questi bisnonni che eravamo passati a salutare.

dopo cena raggiungo gli amici a casa di giorgione, che ha organizzato un merendino: al mattino ha messo sullo spiedo due maialini, all’una di notte, dopo il passaggio di un centinaio di persone, anche del secondo era rimasto poco; ambiente altamente ostile per vegetariani di tutte le specie.
siamo rimasti all’aperto tutta la sera, grazie ad un bidone che ha divorato l’equivalente di un piccolo boschetto per emanare fiamme, luce e calore al cui confronto i funghi dei bar di città sembrano giocattoli. c’erano anche crauti, ananas alla griglia, e da bere assai. per dire, sul tardi cantavamo a squarciagola.

domenica mattina risaliamo il torrente fino ai vecchi mulini che servivano ai tizi che conciavano le pelli. il bosco si sta svegliando, gli alberi ancora nudi mettono le gemme, dai fianchi della valle scendono rivoli di neve sciolta, ci sono molti punti franati, con alberi e tutto. ci si potrebbero passare delle ore, ma preferisco partire prestino, questione di contenere i disagi di un rientro in massa.

baci e abbracci, scorta di marmellata di ribes, arriveremo a casa per l’ora di cena.
la macchinina presa questa volta, oltre a NON essere grigiametallizzata, è sorprendente: diesel, fila come una scheggia e ha un ottimo stereo. perfino troppa grazia per noi ciclisti ;-)

buon 25 aprile
April 25, 2008
per i morti, per i vivi.
glamGlurp
April 24, 2008
ieri mattina arrivo alla reception per ritirare il badge magnetico e mi metto in fila.
dietro a me una fotomodella con un buffo cappellino di pile arancione e rosso, con delle specie di protuberanze fantasiose. è bellissima, e sono catturato dal suo sguardo. lei lo vede, abbassa un poco lo sguardo, gira un poco la testa ma continua a guardarmi, e mi sorride. allora io le sorrido di nuovo, pensando che è veramente bellissima, nessuna meraviglia che sia stata selezionata per qualche servizio fotografico. a quel punto interviene il giovanotto che l’accompagna, mi sorride anche lui e, alzandole un po’ la gonna, mi dice: “si è appena cagata addosso, adesso dovrò trovare dei gabinetti per cambiarle il pannolino, accidenti”, e sempre reggendo sua figlia in braccio si annusa velocemente la mano.
ada disegna
April 24, 2008
su qualunque foglio, un angelo con lo scafandro,

i Natale, intesi come la famiglia Natale al completo. “figlio-folletto” mi piace un sacco, e anche la mamma non scherza (ma non per il nome..)

e una specie di pagina da un catalogo pubblicitario d’un negozio di calzature:
(l’Istituto Impara i Tacchi mi pare una bella cosa che potrebbe interessare diverse neofite del tango, tra l’altro)
quota 150!
April 24, 2008

grazie agli ultimi reperti :-)
ordine ristabilito
April 24, 2008
(nel senso che dei “link del giovedì”, questa volta, mi sono ricordato) (questo colonnino era su Amica di gennaio dell’anno scorso)

MEMI
Aspettavo un’amica in centro, domenica a mezzogiorno. Una donna con un poncho coloratissimo mi si para davanti con un cartello scritto a mano: “Abbracci Gratis”. Ne approfitto. Siccome erano in tanti, tutti felici, avrebbero abbracciato anche i piccioni, controllo in rete e scopro che è tutto iniziato con un video per questo movimento: www.freehugscampaign.org. Apparso su YouTube lo scorso settembre, il video vanta 6.111.221 di visite (comprese due mie); la conseguente copertura mediadtica ha fatto il resto. Insomma, ho abbracciato uno dei memi più vigorosi prodotti dal web 2.0, la forma più evoluta della rete, quella della partecipazione online in forma di comunità sociale.
Sono oggetti simili, memi, anche le vignette che ci mandano gli amici allegate alla posta elettronica, e lo sono le barzellette: il serissimo www.laughlab.co.uk pubblica i risultati dell’esperimento che doveva individuare le barzellette più divertenti del mondo grazie alla partecipazione degli internauti.
Molto meno simpatico il ricorso a questi meccanismi quando lo scopo è quello di attivare epidemie di marketing virale. Sul sito www.virusdellamente.com l’esperto italiano Francesco Ianneo spiega come funziona.
Ne sa qualcosa anche lo studente inglese Alex Tew, titolare di www.milliondollarhomepage.com, uno spazio di un milione di pixel che ha pensato di vendere ad un dollaro l’uno a chiunque ne fosse interessato: e ci è riuscito! La pagina appare come un mosaico di marchi e logotipi, alcuni minuscoli, ognuno dei quali è un link attivo al sito delle aziende inserzioniste. Ma il vantaggio commerciale maggiore deriva semplicemente dall’esserci, far parte del fenomeno.
C’è chi la chiama micropubblicità, come lo sono, in fin dei conti, gli autoadesivi: logotipi appiccicati ovunque per inoculare efficacemente un virus. Un esempio tutto nostrano (benché l’idea originale fosse dei giapponesi) è qui: www.astyle.it
C’è chi lo chiama anche Guerilla Marketing: alla sezione news del sito in italiano www.guerrigliamarketing.it ci son diversi esempi che vanno ben oltre il semplice autoadesivo; anzi, forse è il settore sella pubblicità che sta dimostrando il più alto tasso di creatività, ultimamente.
buona la prima
April 23, 2008
G., uno dei genitori più attivi del trotter, mi chiede se posso buttar giù una locandina per lo spettacolo che figlia e amici metteranno in scena al parco.
“oltre ai testi cosa mi mandi?”
“niente.”
“come niente? neanche una foto, vogliono?
“no, niente foto, ma neanche disegni, un cazzo.”
“che bello”, penso.
rispondo sempre volentieri
April 22, 2008
(a chi giunge qui in cerca di risposte)
dolore atroce ai coglioni - caro mio, in compenso la chiarezza è sempre una gran dote
milonga ballo istruzioni - nella scatola non c’erano?
come si fa la colata - non so se voglio sapere di che cosa, la colata..
modi di sveltina - tipo al rallentatore?
musiche stregate - la colonna sonora di Stargate, fa lo stesso?
muscolo che scatta - beh, che dire.. complimenti, alla sua età, poi.
film di sballoni - Sballoni.. Sballoni.. regista o attore?
corsi di tartantella - tarte en t’est là? ma chi t’ha insegnato le fransè?
www non mi piaci piu’ - www sarai bella te!
metadone cloridrato per cosa serve - mi dica di nuovo cosa le ha detto suo figlio, invece..
la marca nel tango - voleo Alfa Romeo, caminada Lada, gancho Lancia…
petabrose - xe el fiore zalo del pissacàn, teo digo mi
tatuaggio polpastrello - suggerisco un’impronta digitale
si scopa nei villaggi turistici? - te, che possa esserci maltempo, te ne frega ‘na sega, eh?
restituisco le chiavi e grazie - tirato lo sciacquone?
disegni simpatici di porcellini - spiacente, non trattiamo questo genere di articoli.
da quadri astratti ricette in cucina - oh, mi spiace, ho .. la riunione condominiale! proprio quella sera…
cos’è il tango per me - cioè: e lo cerchi sui blog degli altri?!?
asino - ehi, moderiamo le parole, oca.
abitudini porcellini d india - per cominciare, yoga tre volte al dì.
come riconquistare la ex - ahi, t’hanno dato una dritta sbagliata, amico.
passi per ballare la pizzica - verso le 16:00, a casa nostra. porti pure qualche amico!
barzelletta per stendere la biancheria - tu di mestiere dovresti raccontar mollette nei cabaret :-)
dolori al bacino mentre pedalo - e compra ’sta cazzo di sella, santocielo!
separazione e vendetta - Rambo alle prese con gli alimenti
sabato vado in disco ancora c’é freddino - come ti capisco, ancora un grappino?
non lo volevo fare, ma poi
April 18, 2008
questa settimana iniziava il carrozzone del salone del mobile: quando ho avuto in mano l’allegato col calendario dei vernissage ci ho pensato, a farci un giro. poi mi sono anche detto che forse forse non ne ho poi tanta voglia.
le prime volte era quando alimentarsi di stuzzichini facendo il giro degli show-room aveva la sua importanza. alcuni amici vivevano letteralmente a sbafo per tutta la durata dell’evento, e negli anni raffinavano le strategie di sacchegggio, guida alla mano, prediligendo certi mobilieri ad altri non per il design dei loro mobili ma per la ricchezza del buffet. cioé: quelli della forma di grana da scavare e il prosecchino neanche si cagavano ;-)
beh, mica eravamo ciechi. gli oggetti c’erano, e ce ne sono sempre di più. e i materiali, le soluzioni espositive, opere d’arte esse stesse, suggestive, stimolanti. ripeto, non erano sempre gli oggetti i protagonisti. e in generale l’ambiente era allegro, cosmopolita, giovane e a suo modo coesivo. milano sembrava un po’ meno milano, e ci piaceva molto. avere la morosa francese, e designer curiosa, era un incentivo.
per fortuna ho una digitale solo da pochi anni, perché le occasioni di immagini stimolanti sono infinite e infiniti scatti avrei fatto.
però, in tutta questa novità, di anno in anno e da non addetto ai lavori, alla fine non rimane molto. ogni anno cancella in gran parte quelli precedenti, e le volte che non ci son potuto andare non mi hanno mai lasciato ’sto gran senso dell’essermi perso chissà che.
e questa settimana non sono nel mood.
ma le donne del giornale mi chiedono di andare in un posto in particolare, questione di far 2 foto, che non si sa mai possano servire. in scioltezza, basta la digitalina diffettosa, nessuna indicazione particolare.
arrivo nel posto che ci sono ancora gli operai a finir di montare le cose, “questi sono degli sfigati” sentenzio in un nanosecondo, e così era. (chiaro che lo sfigato con l’accento delle mie terre molto probabilmente gira in una fuoriserie che io neanche uno specchietto mi potrei pigliare, ma non c’entra: lo spazio è clautrofobico, chiaramente recuperato in un cortile grazie a pareti di cartongesso, l’allestimento generale pacchiano, ci giro in mezzo e nessuno mi chiede niente, non è normale, manca la classe. non faccio lo snob, è solo che ne ho viste di queste cose, questi non fanno design, fanno solo giocattoli per ricchi.
ecco, anche per questo non ne avevo voglia: si gira per uno di questi quartieri dedicati, di fronte ai portoni, ai negozi, al cazzo di posto che hanno deciso di usare ci sono gli accalappia-visitatore, in genere dei totem griffati, e non sai cosa nascondono, ti ci fiondi, vedi grana e prosecco, du’cose, e schizzi fuori. a fine giornata sei stravolto, hai provato sedute tutto il giorno, quando ti appoggi a degli scalini in un cortile istintivamente li osservi bene, e quando ci appoggi le chiappe le muovi un po’, come per provare la pietra. se l’hanno pensata bene.
infatti esco dal tristo sito e spaziando con la vista lungo la via che dovrò percorrere per tornare alla metrò, la vedo disseminata di totemini. di tornare in ufficio non se ne parla, tempo ne ho, “cià, non fare il coglione, butta l’occhio, và”.
bingo! una ex-fabbrichetta, svuotata e lasciata così, ospita gli allievi ed ex-allievi di una famosa scuola di design in olanda, in mostra ci sono i loro prototipi. promette bene :-)
sono solo, fermarmi a chiaccherare con le menti che stanno prima di queste forme è piacevole, e oggi è il primo giorno, sono freschissimi e non sanno ancora come saranno ridottti alla fine della settimana. appena vedono che guardi la loro creazione si propongono di illustrartela, ed è molto meglio che leggere il folderino, li puoi prendere un po’ per il culo e assicurarti che siano umani (moOlto importante nel design. almeno per me)(e visto che le nuove tecnologie permettono l’invenzione di strutture praticamente aliene, a volte).
tipo:
uno che per fare la panchina pubblica da esterni più bella e forse più scomoda del mondo si è fatto una forma del profilo classico di una sedia, assolutamente lineare e ortogonale (insomma schematica, quasi), alta un cazzo, 2 cm forse, - importante: di cartone, tipo - ci cola cemento colorato, aspetta che sia duro ma ancora umido, alza la forma, cola un nuovo strato di un altro colore e via così, per un paio di metri. peccato che a ogni pasaggio la forma si sminchia, e lui se ne fotte e è contento così. ci fa anche le librerie :-)
al centro dello spazio gli oggetti meno voluminosi transitano all’infinito su un quadrato di nastri trasportatori, piano piano.
in fondo c’è una bionda altissima, mi piace molto. ma questo lo vedo dopo, quando mi accorgo che non sa se avvicinarsi a me tanto entusiasmo manifesto per il suo tavolo da pranzo in legno
poco prima del bordo dei lati corti trovasi scanalatura atta a contenere biglia d’acciaio di cm 1 di diam., la quale cadendovi può rotolare o a sin. o a dx attraversando magari delle rotatorie e comunque sia giungere, lungo percorsi visibili, alle gambe, scendere a spirale le medesime e alla loro base prendere casualmente una delle tre strade possibili, verso i 2 piedi di quel lato del tavolo o verso un punto di raccolta centrale, secco sotto al centro del tavolo, quasi rasoterra. strada facendo la bionda ha seminato un fottìo di rotatorie. l’ho amata al primo istante.
inutile dirlo, pezzo unico, fatto a mano con l’aiuto di mobilieri olandesi, ma tutto cartavetrato da lei. gioia ;-)
e mi sembra impossibile, ma devo esultare anche per il pezzo succesivo: il calciobalilla perfetto per la plancia di comando della Morte Nera! un gioiello di sfacciato modernismo stile aipòd, guscio esterno nero lucidissimo, interno bianco illuminato, ometti tutti uguali tipo banana arrotondata cromata, solo una lineetta colorata attorno alla base, tutt’uno cone le barre, lisce, scorrevoli, pesanti, fredde. quando la pallina arancione entra in una porta, la porta pulsa di luce un pò più intensa e sotto al piano di gioco appare un pallino in più sul lati di chi ha segnato. (bisognerebbe tornarci l’ultimo giorno, sono sicuro che lasceranno giocare un po’, il primo giorno erano piuttosto col panno soffice a potata di mano)
poi la tipa delle barbabietole. in cima ad un alto trespolo un grosso frullatore per barbabietole, un tubo che va a toccare il centro di un gran foglio, e lì il succo inizia a scendere solo dove lai ha steso un disegno invisibile fatto di chissàcosa, e pianopianopiano la sua macchina completa il poster a occhio e croce ci mette una giornata precisa. volutamente. altrettanto volutamente la tipa si fa recapitare (al suo baracchino all’entrata di questo posto) vasche di gelato da un gelataio della zona che le produce su ricetta-progetto di lei. adesso so cos’è un food designer. per tutto il fuori salone offirà a tutti, in segno di amore e con l’auspicio che rimanga un buon ricordo, i suoi gelati: uno, quello che ho assagggiato io, alla barbabietola rossa, decorato con un biscotto e crema di caviale al pomodoro; l’alternativa era gelato all’olio di oliva buono decorato col solito buon biscotto e crema di caviale alla liquirizia. “ho voluto unire italia e olanda su diversi livelli, da quello gustativo a quello del design”, e i coni erano di carta.
io non mangio mai le rape a tavola, mi fanno impressione. però quel gelato era buono!
viva l’olanda :-)
e viva il giappone. quando continuo la passeggiata sento suoni da un interno, vado a vedere, ci sono 3 tipi che armeggiano su una postazione da concertino, e devono prendere confidenza con gli strumenti ultramoderni che i jap gli hanno chiesto di suonare. immagino tutti i giorni, fino all’ultimo. violino e chitarra sembrano scheletri vagamente alieni, labatteria sembra un giocattolo e la tromba di più, proprio di plastica e carenata, nero lucido. eppure il suonatore sta dicendo agli altri che risponde come una vera, deve solo capire come usare i bottoncini per selezionare qualcosa che non capisco. quasi quasi me ne vado, ma dallo spazio al chiuso arriva musica di pianoforte, e sembra proprio vero. ovviamente non c’era l’ombra di uno strumento acustico in giro, ma ho visto cose che voi umani ecc. ecc.
a parte questo gioiellino qui sopra, il giovane giappo che adesso sta a londra ha disegnato anche un paio di altre tastiere.. ma che belle! un po’ retrò, una via di mezzo fra i motoscafi riva, i classici della B&O e non so cos’altro, degli strumenti da desiderare. il grand piano, la coda si sviluppa, stilizzata, di traverso, e un’altro che chiuso sembra un altare. mi piacerebbe sapere già chi sarà il furbastro che per primo metterà uno di questi nel set del suo prossimo film :-)
in giro a cortili, a totemini, a sorprendermi con le lampadone fuse.
in giro a navigli a salutar amici e evitare con cura il sontuoso rinfresco offerto dai cretini che hanno portato un trasporto eccezionale lì solo per posare uno yacht di merda nel canale. molto geimsbònd, ma trashissimi.
qualche foto, per chi non ci può andare e per chi non pensa di andarci, come me l’altro giorno.
(di fatto, poi, ho fatto il bis ieri sera, in giro con gli amici del sol levante, altri totemini, stuzzichini, prosecchini, ma tutto sommato molto meno entusiasmante degli studenti - no, interessante anche dai coreani, studenti, zona brera)







