el dia

October 30, 2009

muerte

dopo vado in montagna dai miei, approfittando dei 2 giorni di ponte grazie ai quali i ragazzi non hanno lezioni.
una vera festa. il motivo è la ricorrenza del dia de los muertos, occasione che spinge molti credenti ad onorare i propri estinti recandosi ai relativi luoghi di sepoltura.
una tradizione che non ho mai osservato, come molte altre di quelle che, per tradizione, implicano il coinvolgimento di una chiesa.

quand’ero in liberia, ho vissuto una giornata del genere, che lì chiamano Decoration Day; per l’occasione, c’era gente che rientrava dall’estero, addirittura. In quel giorno ci si reca al cimitero armati di secchi di calce e pennellesse, barattolini di vernice e pennellini, e molti fiori e fronde di palma. si decorano le tombe, ridipingendole totalmente e ricomponendo le scritte. i decoratori, incaricati anche delle tombe adiacenti se prive di congiunti, sudano in canottiera sotto il sole, la mani scure maculate di bianco, fino al gomito. Il resto della gente è vestito a festa, qualcuno porta un ghettoblaster e qualcun’altro stappa qualche Club Beer. Il giudice si aggira, il seno stretto in una t-shirt contro la violenza sessuale, a riprendere le comitive un po’ troppo allegre.
altrove, in un altro cimitero, dei giovani Krahn mandano giù un po’ troppo palm wine, e molesteranno tanto la gente da esser denunciati: li hanno visti tutti attraversare il paese cantando e ballando, strisciando il machete sull’asfalto in grandi cerchi di gelido clangore.
il culto dei morti cela il timore della morte. almeno così mi sembra. ma la morte è un concetto che esiste solo per i vivi. dubito che i morti si sentano tali.

la morte è il passaggio ad uno stato differente di coscienza da cui non credo si possano provare rimpianti; caso mai gioia, che delle sensazioni è la più divina.
l’io si fonde in un flusso di consapevolezza, per descrivere il quale non vi sono parole adatte, se non quelle di alcuni mistici. ed è senz’altro inutile preoccuparsene. stanno tutti bene :-)

quindi buon ponte ai vivi!

5 Responses to “el dia”


  1. Hai ragione, Varasca: il culto dei morti cela una paura grande, sia che lo accompagni un corteo di balli o un mazzo di fiori, che poi sarà dimenticato.
    La gestione di questa paura riguarda solo i vivi, ed è un conto sempre aperto. Temo.
    Un saluto,eh.

  2. varasca Says:

    Nebbiolina,
    ti pensavo proprio ieri, di passaggio al caseificio pennar per sai-tu-cosa :-)))
    Un abbraccio!


  3. Ah, l’Asiago di montagna super invecchiato…
    E quello pressato che sa di latte.
    Ma anche l’allevo mezzano
    E il Pennarone:))))
    Per non parlare della ricotta fresca…

    gelosia&invidia
    :)

  4. varasca Says:

    (e la sublime tosella, non la vogliamo evocare?!?)


  5. evochiamola, evochiamola, che magari si materializza:))))

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