scarso tempismo
November 12, 2009
dopo aver lavato piatti e pentola dell’ottimo riso al pollo e curry (ricetta pervenuta per mail e fedelmente replicata – con successo e spazzolatura del fondo della pentola) son lì che controllo delle cose sul computer, i ragazzi sono appena andati a letto, -TOC-TOC-TOC- da chissà dove, “i vicini” penso. “hanno bussato” mi risponde a voce ada dal soppalco.
e chi cazzo è?
apro e una biondina vestita da humphrey bogart mi punta contro un microfono carico (è senz’altro con quel coso nero che l’impavida mi ha ammaccato la porta, penso. e non sa ancora che con me ha già chiuso. per l’impermeabile da reporter, se non altro..)
“buonasera sappiamo che lei è il solo italiano del palazzo ci vuole dire qualcosa per un servizio?” irrompe, infilando l’arma fra le due porte, mentre alle sue spalle e sparsi nel cortile vedo vari figuri scuri: polizia o bodyguard, mi dico.
“non è vero, ci sono altri italiani” dico, tenendo lei fuori e me dentro; avverto la presenza minacciosa di un cameraman nascosto dietro l’uscio (non lo vedo, ma le biondine con un grosso microfono nero sono sempre una protuberanza di giovanotti con grosse telecamere nere, ed il trucco argenteo della tizia non fa che confermarmelo.
“ma ce ne sono pochissimi, è vero?”
“sì, ma il servizio per chi è, mi scusi? perché non so se sono disposto a rilasciare..”
“oh non si preoccupi se preferisce le mettiamo i quadratini sul volto è per mediaset vorremmo solo farle qualche domanda su questo condominio che – sa – è stato al centro..”
“no.”
“non..?”
“no. assolutamente. è ben chiaro?
“allora..”
“mi dispiace, buonasera.”
il fatto è che l’avventurosa giornalista (ma perché venire alle undici di sera? per aggiungere un pizzico di mistero o erano al seguito di una pattuglia?..) – la sciagurata – non poteva immaginare che giusto giusto una mezz’oretta prima avevamo finito di vedere Videocracy, documentario che parla proprio della crescita dell’impero mediatico che le paga gli impermeabili :-)

perfino ada, che raramente regge fino alla fine i film che le propino, se lo è visto tutto di filato, superando l’eterna diffidenza che la caratterizza quando propongo il cinemenu della serata.
In effetti si assiste ad una carellata di personaggi inquietanti e a volte tragici, mentre viene illustrato uno dei modi in cui un individuo ha potuto salire ai vertici del potere nazionale, ed è tutto talmente posticcio che sbalordisce. in alcuni momenti viene da sentirsi fortunati – e orgogliosi – di non avere in casa un apparecchio televisivo..
alcuni personaggi mi hanno turbato più di altri: uno è quel famoso fotografo – gran bel giovanotto – che ha avuto rogne perché sguinzaglava paparazzi con l’intento di rivendere le immagini alle celebrità stesse: nonostante tutto, nelle interviste ne traspare una dimensione umana, quasi interessante..
l’altro è parimenti un bel giovanotto, cui vengono fatte un paio di domande, che lavora negli studi televisivi come regista di certi programmi di successo, di quelli tutto ospiti-balletti-pubblico delirante. nei pochi frammenti dell’uomo al lavoro, si coglie appieno l’atmosfera della sala di regia e non se ne può rimanere indifferenti: vengono alla mente le scene di tanti film, ove i professionisti hanno il totale controllo della situazione, nonostante questa tenda a variare in continuazione. le pareti high-tech di monitor allineati, i tizi con auricolari da cape canaveral, le urla e la frenesia, l’improvvisazione ed il trasporto – autentico – dell’atto creativo, le parolacce e la concentrazione, tutto suscita una sacra ammirazione. e il paradosso è che quella è la parte invisibile, la parte che genera un visibile di cui, personalmente, ho deciso di fare a meno.
conosco gente che lavora in questa industria (che, beninteso, non è poi tanto diversa da quella per cui lavoro io), persone adorabili che producono spazzatura (perché quello chiede il mercato), l’ottima qualità della quale è generalmente ben retribuita. e confesso che, dopo aver sbattuto la porta in faccia alla bionda, mi sono domandato se non avrei potuto, invece, guadagnarci qualcosa anch’io, a rilasciare la mia preziosa testimonianza :-)
beh, avevo appena dovuto rispondere a ada che, impressionata dai diecimila euri a serata che si becca il paparazzo per un’ora di presenza in discoteca, mi domandava quanto prendessi io al mese.. “ma se vuoi chiedo, e vado al grande fratello! vuoi?”
November 13, 2009 at 2:16 pm
videocracy è sconcertante anche se molte cose, avendole vissute “dall’interno” non stupiscono più di tanto. sconcertante è rivedere una certa faccia dell’orrore.
a me ha fatto effetto anche il giovanotto – patetico quanto da prendere a cazzottoni – in cerca di fortuna/successo/donne.
(una persona adorabile -?!? – che ogni tanto ha prodotto un po’ di spazzatura)
pollo? yeah! :)
November 13, 2009 at 2:43 pm
sì e.l.e.,
quel giovanotto è messo male, eh.. con quella mamma, poi! coi ragazzi, comunque, eravamo d’accordo che come attore non sarebbe male. nella parte di sè stesso, s’intende :-D
(il pollo seguiva il chili con carne e fagiuoli e precedeva uno strepitoso tiramisù che smaterializzeremo questa sera!)