small town

November 12, 2009

sono stato al consiglio di classe di felix, il primo nella nuova scuola.
Come sul fronte studenti, pure il corpo insegnanti conta molte donne: tutte, meno il prof di chimica e fisica chino su un registro a registrare i convenuti. la fila di genitori avanza e tocca a me, “sono il papà di felix” dico. lui alza lo sguardo e spalanca prima gli occhi, poi la bocca in un sorriso che riflette il mio.
ma guarda un po’ dove ritrovo un compagno di milonga :-)
è fantastico sorprendere (piacevolmente) le persone: riconoscono il tuo volto come quello di una persona molto familiare, ma la decontestualizzazione li coglie impreparati, e mentre i neuroni scattano in nuove posizioni l’espressione rimane sospesa..
lui è quello simpatico che ballava sempre con quell’altra alta alta, che faceva la preside di una scuola media. i conti tornano.
la coordinatrice fa un riassunto sull’andamento della classe e, a differenza dell’anno scorso, so che quando parla del gruppetto che ha problemi non mi devo intristire, ché quest’anno il ragazzo va benone; non so se perché era fresco di ripetizioni estive o perché è più a suo agio, ma fin dall’inizio ha ottenuto risultati splendidi.
dicono tutte la stessa cosa, la classe è reattiva e vivace; solo quella di religione sembra depressa, “sapete che ho solo otto alunni?”
signora mia, ne parlavo ancora poche sere fa, con i giovani non-credenti, ribadendo che mi dispiace veramente molto che non possano disporre di lezioni di storia delle religioni, ma solo di religione.. del resto, non c’è anche una crisi delle vocazioni?
è un incontro rapido, disturbato solo da dei lavori in strada che mi auguro durino poco: io non riuscirei a seguire una lezione col sottofondo costante del martello pneumatico.
Gli insegnanti, alla fine, devono iniziarne un’altra, così ho solo il tempo di dire all’amico tanguero che non verrò mai ad un colloquio individuale con lui; il nostro colloquio individuale potrà avvenire solo ed esclusivamente in milonga! e lui è d’accordo :-)
percorrendo il corridoio verso l’uscita affianco una ragazzina che era presente, la rappresentante di classe: “ciao, come ti chiami?” le chiedo con un sorriso.
“F.” risponde con un sorriso timido.
“sono il papà di felix.” chiarisco.
“lo so. si vede tantissimo.”
“ah.” e vado a liberare la bicicletta incapace di capire come un adolescente alto e bello possa assomigliare a un forty-something basso e barbuto.. forse il colore degli occhi, o forse il sorriso..

e pedalo contento al pensiero che mio figlio sorrida a scuola.

2 Responses to “small town”

  1. e.l.e.n.a. Says:

    e mi vengono in mente le sliding doors.
    che se felix ce l’avesse fatta per il rotto della cuffia e fosse stato promosso non avrebbe cambiato scuola e comunque si sarebbe sempre sentito a disagio e non avrebbe mai conosciuto la ragazzina che ti ha riconosciuto immediatamente come suo padre e in questi suoi giorni di scuola avrebbe sorriso di meno.
    e sicuramente anche tu.
    :)

    (e non mi fare il calimero!!!)

  2. varasca Says:

    sliding doors! ecco come si chiamava, ché ci pensavo proprio poche sere fa.. ci penso spesso alle strade che si sono aperte (e chiuse) a causa della bocciatura. e a quante volte succede, tutti i giorni in mille ambiti, a condizione di permetterlo :-)
    il destino è fatto di una strana plastilina, dopotutto.

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