i primi dieci giorni

January 10, 2012

txt stufa txt fiamme tct

eccoci qua. nella torre, again.

apparentemente non ci sono novità, salvo qualche problemino col tesserino magnetico che non mi voleva far entrare. ma a mezzogiorno mi ha dato da mangiare, il che è un buon segno.
ci siamo tutti, e qualcuno parla già di ferie: berlino, messico, NY.. che fare, se non controllare il prezzo del biglietto per monrovia? non è aumentato, quindi bene.

qualche giorno fa esco di casa e, nel cortile deserto, qualcosa richiama la mia attenzione: una gallina razzola liberamente! quando traffico per tirare fuori la macchinetta il pennuto mi vede, e corre verso di me! mentre mi gira fra i piedi (e io riapro la porta di casa per prenderle un po’ di pane) vedo che è una giovane pollastrella. La prospettiva che il 2012 porti i pollli in cortile mi diverte moltissimo e, in fin dei conti, perché no? probabilmente, quando questo condominio era ancora una casa popolare di una volta, qualcuno le galline le aveva. e poi, che c’è di male? uova gratis, un bollito ogni tanto e la cacca non è peggio di quella di piccione.
al supermercato incontro S., il travestito brasiliano, che mi  fa salutare quello, dei suoi 2 barboncini, che ora viaggia solo in borsetta; allora le dico “oh! hai visto che adesso i cortile ci sono le galline?”
“ah sì luca, è la galinela dela señora maria”.
“la señora maria? e chi è la señora maria?”
“è quela che abita a derecha. è la galina de su filia!”
ho capito: la coppia dove lui mi pare arabo e lei sudamericana, quelli con la bimba piccola.. mi sa che qualcuno ha regalato un bellissimo pulcino alla bimbetta, e ora sta crescendo.
imprudente, comunque, lasciarla girare da sola nel mio cortile. aspettiva di vita breve, eh.

e, a proposito di pennuti, durante un giro al lambro sento il grido dei pappagalli. ormai non mi eccito nemmeno più: sono i soliti tre che ho imparato a distinguere dagli altri rumori, e allora li cerco fra le fronde.
cazzo, saranno almeno una quindicina, forse più. sembrano stare tutti insieme, benché su alberi diversi. sono tutti verdi uguali con le stesse lunghe piume blu in mezzo alla coda. dev’esserci dell’interbreeding nell’aria. Tre pennuti esotici sono sui rami bassi dell’albero vicino al vialetto, e non sono certo l’unico a birdwacciarli: tra gli altri, un cocker corre e abbaia ai piedi delle piante, mentre i pennuti sembra che lo provochino con le loro grida. dei tre vicini, uno è proprio grosso e flemmmatico, quindi decido che è lui il capostormo.
ma cosa succederà? voglio dire, evidentemente non ci sono predatori, né il clima temperato sembra opporsi alla loro villeggiatura, quindi? che fanno, si moltiplicano come piccioni e a breve verranno a scagazzare nel mio cortile assieme ai polli? Potrebbero, dei bellissimi pappagalli, diventare addirittura un fastidio?

una volta mi sono incontrato con A., la mia architetta di fiducia. mi ha regalato lo specchietto n. 181: e si vede che fa l’architetto, lo specchietto è rotto con eleganza, in maniera pulita. potrebbe appartenere (non è il solo di questa tipologia) a una categoria ben definita: quella degli specchietti che hanno subito un solo colpo e si sono subito nascosti ai margini della carreggiata, evitando di essere poi travolti e ritravolti.

mentre di libri ne ho regalato qualcuno (in redazione si usa, a fine anno, disporre tutti i libri ricevuti per una recensione in sala riunioni e, per alcuni giorni, si possono acquistare a prezzo ultraconveniente e il ricavato va in beneficienza) e qualcuno l’ho ricevuto. e due me li sono regalati io. beh, non esageriamo, non sono veri e propri libri, ma due fumetti, dello stesso autore. con poco testo, poco colore e poco segno, ma che segno!

bastien ha usato china, col pennino e col pennello, per la traccia e pc per il colore (immagino). il suo disegno è quasi uno schizzo, tralascia – a volte – mezza faccia, o tutta; non si stressa a disegnare nel dettaglio quelle stronze di mani e piedi, lo fa ogni tanto, quasi a ricordare che ne è capace, eccome. ma è uno di quelli che colgono la naturalezza in pochissimi segni, come uno che le cose le ha osservate per ore, o giorni. entrambe le storie hanno, non a caso, la qualità dell’insider, di quello che sa cosa disegna perché ha capito come si vive quella particolare esperienza. fosse un film, il suo disegno potrebbe corrispondere a quelle riprese fatte con la cinepresa a mano, quando l’inquadratura segue da vicino l’attore o si sostituisce a lui. la stessa naturalezza la trovo nei soggetti e nella scelta narrativa: niente di eroico qui, no supereroi né fighi ma persone che vivono ogni giorno, come me. come me si soffermano su certi dettagli, tanto insignificanti quanto cruciali :)
polina è la storia di una ballerina classica, da bambina ad adulta. il sapore del cloro sembra invece una storia più autobiografica e descrive la nascita di un’amicizia fra due che frequentano la stessa piscina.. quell’uomo sa disegnare!

mica finita: felix mi ha portato un manga completo che gli ha regalato sua mamma (sono 8 volumi) che ho divorato in 2 giorni; come nel cinema, gli autori hanno reinventato – col linguaggio dei manga di adesso – una vicenda che ruota attorno ad astroboy, storico eroe disegnato del padre dei manga, O. tezuka.

è interessante come il protagonista non sia il ragazzino-robot ma uno dei personaggi minori, un poliziotto-robot tedesco.

ho ricambiato proponendogli un filmone che gli è piaciuto; anche a me, benché fossi disturbato dall’evidente intento di produrre un blockbuster: si percepisce troppo bene una certa furbizia nella confezione della storia, delle musiche, dei personaggi, di tutto, come se dovesse per forza essere irresistibile. per fortuna promuove pensieri ultrapositivi, perciò va bene, dopotutto. ma immagina, per fartene un’idea, un cocktail che comprenda un terzo di rain man, un terzo di forrest gump e un terzo di the millionaire, aggiungi il più famoso attore di bollywood, mescola con cura et voilà:

altra parte di questo inizio d’anno è stata spesa nella visione di un serial, su dritta di f. che per queste ha naso: è una serie anomala perché ogni puntata potrebbe benissimo esistere da sola: non c’è il solito grande tema che lega assieme i singoli episodi perché il protagonista (che ne è anche il regista e l’autore) è un cabarettista: parte di ogni episodio lo vede al lavoro, quindi monologhi divertenti, e parte lo vede nella vita di tutti i giorni, con tutti i problemi di un padre separato e particolarmente sfigato con le donne. già, come potrebbe non piacere a un altro padre separato e particolarmente sfigato con le donne?
ma attenzione: il suo umorismo è tanto volgare e dissacrante. anche tanto lucido, s’intende.

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2 Responses to “i primi dieci giorni”

  1. e.l.e.n.a. Says:

    buon giorno!
    buon anno!

    in queste vacanze io invece mi sono “drogata” di un’altra serie: homeland.
    se ti capiterà di guardarla, ti consiglio di non leggere niente a riguardo. il rischio spoiler, anche minimo, è altissimo.
    è particolarmente “collosiva”. nel senso che quanto ti siedi a guardarla le chiappe si incollano stranamente al divano… :)

    ti segnalo poi un film che a mio parere merita assai
    http://www.uncuentochino.com.ar/
    (l’inizio, per me, è assolutamente geniale!)

  2. varasca Says:

    “txt stufa txt fiamme tct”.. hahaha, e ditemelo, no?
    era per dire che l’ultima stufetta 2fagiolini1illy è quella che, in gergo da intenditori, si definisce “jena”, con la jjjj :)
    le nuove fiamme escono da quelle lamiere bucherellate.

    ciao t.u.!
    ok, mi sto già applicando nel seguire per bene i tuoi consigli. i’ll let you know :)
    io comunque mi preoccupo, sai? nonostante l’età indurisca magari i miei gusti, oh, c’è gente che scrive e realizza – e mi sembra che lo facciano sempre di più – cose belle proprio!..
    e io ho un divano scomodo..

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