disgrazie cosmiche

January 11, 2012

ahi.
la propensione a non gettare nulla sta subendo un’accelerazione un po’ preoccupante..
fra le tipologie certe, la prima fu forse quella dei rotoli di cartone all’interno della carta igienica. devo dire che, nonostante non mi riesca di gettarli subito, il fatto di non inciderli porta inesorabilmente a un tale accumulo che, finalmente, prevale l’istinto di sopravvivenza. e li butto nel cassonetto della carta.
poi ci furono gli specchietti retrovisori abbandonati, ma quelli sono talmente preziosi che continuo..
i barattoli di vetro, per raccoglierci – separatamente – cose piccole: tocchi di calcare che si staccano dall’interno del bollitore (e metti che un giorno mi servisse un pugno di calcare puro!), gusci di pistacchio integri benché aperti e privi di pistacchio, monete da 2 euri, scaglie di tartaruga e via dicendo.
negli ultimi tempi ci sono state le lattine: riempita la casa (mia e di amici vari) di fornellini per la pirolisi domestica, mi sono messo a tagliare le lattine per il puro gusto di farlo, e finendo coll’appendere in giro eliche ondeggianti e taglienti.
poi sono state le barchette fatte coi cartoni del latte, che ancora conservo.
poi tutti gli altri imballi in cartoncino (pasta, sale, merendine, cereali), per sbrodolarci tutta la china che voglio senza il timore di rovinare un bel foglio bianco.

l’ultima sono le bottiglie in PET dell’acqua minerale..
oh, prova a tagliare via il fondo. poi cominci fare un taglio, con le forbici, che dal fondo risale al collo, girando sempre in tondo a una distanzi di, diciamo, mezzo centimetro: viene una striscia lunghissima! come la storia della tipa di cartagine :)
bon. prova la stessa cosa indovinando l’incremento di distanza fra ogni spira successiva in modo che le superiori abbiano abbastanza forza da reggere le inferiori pur mantenendo l’andamento elicoideo e viene fuori un’altra cosa assolutamente inutile per ingombrare la casa appendendola in giro. però come ondeggia bene, e che curiosa cosa intravvedere soltanto un accenno dell’oggetto per cogliere invece i mobilissimi e nettissimi riflessi che la luce ci butta sopra.
(sono questi i momenti in cui penso alle centinaia di bottiglie che devo aver gettato nel cassonetto della plastica, e che sarebbero potute invece diventare.. che so, il trasparente soffitto vibrante di luce d’una pergola in collina, roba così)

ma la più improbabile è una cosa che pende dal soppalco, un serpente di coperchi di lattina (asportati, i primi, per fare fornellini e MAI buttati perché non si sa mai, e infatti) incastrati l’uno all’altro infilandoli linguetta/buco-linguetta/buco e così via; regge perché l’alluminio è robusto, perché il peso stesso tiene ogni linguetta ben incastrata nel proprio buco tirandola verso il basso. ma non scendono dritte e basta: tendono a pendere da un lato, avvitandosi nell’ennesima elica.

fotorgafando ‘ste cose da sotto, la prospettiva produce spirali. guardi che spirali sono, nah, non sono logaritmiche, sono archimedee. logaritmiche sono le chiocciole, gli ananas, i tifoni e certe galassie.

o altro, non so ancora

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