la mia compagna

June 27, 2008

in questi giorni di singletudine, a volte, Pèa si mette così, in posa plastica :-)

(ho l’impressione che la poveretta stia patendo il caldo: sta molto tempo fuori dall’acqua, l’appetito è calato, è più lenta… il che potrebbe non essere per forza un male; dopotutto, la lentezza e l’esser tartarughe dicono di un certo legame logico. forse sta crescendo, diventando più tartaruga…)

ma la foto da pin-up di Pèa è solo una scusa, un modo di distrarti dalla carriola di orgoglio che mi ha procurato la notizia: felix è ammesso alle superiori col timbro DISTINTO!!! (cioe: distinto, eh? com’è già che direbbero a roma, in questo frangente?…)

(grazie, Sere!)

:-)))))))))))))))))))))

l’ultimo pasto

June 6, 2008

oggi. pranzeranno al sacco, il tempo è decente e lo faranno all’aperto. carino finire la scuola con un pique-nique sur l’herbe :-)
è tutta la settimana che si mangia senza uno schema preciso. in particolare due giorni fa, abbiamo iniziato a chiudere la giornata con un aperitivo della classe di ada e abbiamo terminato con la pizzata della classe di felix!
all’aperitivo si era invitati a portare qualcosa da mangiare e, senza illuderci di esserne in grado, siamo arrivati invece con pepsi, fonzies, pistacchi e prosecco; non erano superflui, ma leila aveva portato il suo famoso couscous, da divorare assieme a fettine di carne fredda con una salsa verde, torte salate, olivame e focacciame vario, insalate vere e di riso, pasta e insomma: quando ho visto la tavolata ho detto alla bionda “dacci dentro, chissenefrega di dopo.. al limite ci dividiamo una margherita in due”.

peccato piovigginasse, fortuna che ci fosse il porticato disponibile. per i grandi. ada e compagni sempre fuori, umidicci. io ho umidificato la gola: rosato, rosso und prozekko, ché nessuno pensasse fossi divenuto improvvisamente serio. del resto vivo ancora il corpo insegnanti con una certa soggezione, e per allentare la tensione..

quando arriviamo alla pizzeria sono bellobrillo, ed effettivamente sazio.
ok, è una 3a media, molti di loro si perderanno di vista, è il saluto ai prof e tutto ma non capisco perché abbiano scelto la pizzeria più fighetta del quartiere, un postaccio da èppiàuar comunicante con un negozio di piante di lusso. questi, al momento del conto, bastonano.. ma sono brillo, chisséne, e mi concentro sulla compagnia.

ora, devo salvaguardare la praivassì dei ragazzi e tutelare ancora il futuro scolastico di ada (che condivide diversi insegnanti col fratellone), quindi eviterò di descrivere i miei tentativi di fare il cascamorto con le giovani prof. di lingue, ma si sappia che al momento del “allora, genitori e insegnanti, su queste due tavolate”, mi è scappato uno sfacciatissimo “verochemipossosederequinmezzavoi,vero?” ;-)

alla fine adina ha voluto una pizza intera e una l’ho mangiata anch’io, più per compagnia che per autentico appetito, e posso confermare che la bontà della loro margherita (le altre non so) è inversamente proporzionale alla fighetteria circostante; nel quartiere, cinesi e egiziani se la cavano decisamente meglio.

chi, in realtà, viene veramente messo alla prova in questi casi sono proprio gli insegnanti; mi raccontavano, le mie graziose commensali, di trovarsi ad alternare scrutini e pizzerie, un giorno dopo l’altro per quasi tutta la settimana!
(qui ci sono alcune foto)

e ieri, per una volta, abbiamo cenato a casa; alla pasta al tonno hanno preferito la Carrozza di Monsieur Crocque, ovverossia toast al formaggio/prosciuttocotto

cucinati come la mozzarella in carrozzella. quanto sani non so, ma buoni son buoni :-) e questo mantiene alto l’umore - che già lo è, comunque: ada è eccitatissima dalla “finedellascuola”, felix un pochino meno per gli esami che incombono - fino al dolce: il ragazzo armeggia maldestramente col vasetto di cremina vaniglia-cacao che gli scivola di mano e piomba capovolto sul tavolo. dopo le risate alza il vasetto e mi chiede di fare una foto alla particolare formazione, di cui è fierissimo…

per la cronaca, ha deciso di iscriversi allo scientifico :-/

parapluie

June 4, 2008

come dire: questa pioggia mi sta mandando in paranoia. extranoia. praticamente stranoia. strana salamoia.
comunque: mattino in clitündèz, i raga fanno colazione, apro la porta e scopro che “piove, porcazza!”, cui fa coro il loro “noooo, uffa, ieri era così bello…” e tutt’eddue a ri-cambiarsi vestiti e scarpe.
felix è il più veloce, si piglia l’ombrello buono. ada prende quello svedese colorato col manico che viene via (basta saperlo). io ho la scelta fra un ombrellino-parasol arcobaleno e un ombrellino blu da bambini, avendo dimenticato il mio - per l’ennesima volta - in qualche oscuro luogo di perdizione della città. riconsidero un’ultima opzione, un ombrello senza manico che avevo recuperato in chissà quale cestino della spazza, colto impreparato chissàquando&chissàdove. ricordo che mi si era gelata la mano, a tenerlo per l’asta di metalllo, e che era scomodissima una presa tanto ridotta… ci infilo un cacciavite, inforco la bici e vado al lavoro.

tUtte le volte che piove, i portinai che mi danno u’bèddege fanno qualche battuta sulla mia perseveranza, e oggi non è diverso. allora sto al gioco e in un minuto si allineano delle idee per permettere ai ciclisti di pedalare riparati dalla pioggia avendo entrambe le mani libere :-)

(sopra, tentativi di rendere l’idea)

sesto senso

March 31, 2008

si vede che ne ho un po’, se la settimana scorsa, pur avendo i ragazzi, sono andato a ballare per ben tre sere. di fila.

in parte è dovuto al fatto che non dovevano andare a scuola, grazie ad un luUungo ponte gennaro.. no, pasquale :-) permettendoci di spararci un film ogni sera sapendo che il giorno dopo potevano dormire. perciò cena presto e film, finito il quale io rassetto la cucina e loro se ne vanno a letto. e c’è tutto il tempo per farmi bello e uscire un due-tre orette. nonostante la spalla.
da 3 setttimane faceva (fa ancora) male, sicuramente a causa, o grazie, allo yoga: la tizia ci fa incrociare le mani come in quel giochino, che l’altro ti indica un dito e tu muovi quello dell’altra mano perché il cervello è confuso, quello lì; solo che bisogna continuare la rotazione dei gomiti, in modo da estendere di nuovo le braccia di fronte a sé. vedo le donne che ci riescono con scioltezza, io no, ma mi impegno e spingo fin dove riesco.
è nei giorni successivi che ne avverto le conseguenze: un dolore crescente esattamente dove so esserci la testa della placca. giorni di vaga paranoia: si sarà schiodata una vite? si sarà riaperto l’osso? dovrò mica operarmi di nuovo, cazzo? interrompo yoga - of course - ma a pasqua, in montagna, pop mi dice che è impossibile che sia successo qualcosa all’osso o alla placca, dev’essere un laceramento di tessuti che erano aderiti durante la rimarginazione della ferita. ah. e siccome nevica un casino, spalo un casino di neve. la sera, nei pub, rincaro la dose sollevando boccali di birra. inutile dire che il dolore aumenta, e me lo riporto in città, considerando che è come esser tornato indietro di un paio d’anni… col vantaggio che, a far male, questa volta è un muscolo preciso e non tutti quelli che avvolgono la spalla. è uno che ci passa davanti, lo uso solo per alzare qualcosa di fronte a me; a certe angolazioni - zac - dolore fitto, però sento anche il muscolo che scatta, e il dolore sparisce.
niente ospedale, aspetto ancora. ho una soglia del dolore alta. quasi quanto la mia pigrizia. forse sono incosciente, e se perdessi il braccio? come faccio a ballare tango dopo, senza il braccio destro, dove se ne va l’abbraccio?
ecco, quindi ballo e abbraccio (studiando l’evolversi dell’arto, beninteso), e lo faccio giovedì sulle note dal vivo degli Otros Aires, in una bolgia di selvaggi. si esibisce il titolare del tangonuevo meneghino, l’ho già visto altre volte, provo a guardare: si agita, fa il figo come sempre, fa cose inutili per far scena, me lo cago poco.
lo faccio venerdì, piccola milonga storica, ballo e abbraccio bene, si esibisce un argentino di passaggio, accompagnato dal figlio.

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il tipo, a immaginarlo in divisa da colonnello, sarebbe perfetto per una parte in Garage Olimpo. a vederlo ballare, pensi solo “anch’io, anch’io voglio!” miiii, i passettini, la calma, il baffo impietoso, serissimo, quando sorride è una gioia, ma sorride poco, si fuma la sigaretta in silenzio, sembra altrove, fuma con un gesto che sa di terra, mica di luci stroboscopiche.
lo faccio sabato, alla milonga di casa (è dove prendo lezioni), e a sorpresa c’è - di nuovo - un maestro argentino di passaggio, solo che questa volta si tratta de IL maestro mundial de tangonuevo, cicciocoso, come lo ha chiamato la dama spiritosa con cui stavo ballando :-) beh, ciccocoso non si è esibito, ma è come se lo avesse fatto. fortuna che sia arrivato tardi, col codazzo di adoratori chic, per piazzarsi tutti a fondo sala. no, perché si è messo a ballare con - e solo con - la sua ballerina, così. in mezzo a tutti, ma piano piano gna’a fatta e sono cominciati i mulinelli da tutte le parti. ottimo controllo, non mi ha intralciato, ma lo stress rimane. e forse non sono l’unico a diventar teso quando in pista c’è uno di quei cosi lì acceso. e senza guinzaglio. perché altrimenti non mi so spiegare com’è che alla fine c’erano solo loro, in pista. sì, ok, meglio approfittarne e guardare, che son occasioni che capitano raramente, eh? perché le occasioni di ballare così, quelle invece capitano spesso, invece :-)
comunque, arrivo a casa, il braccio mi dice “cucù, son sempre qua”, ripenso a poche ore prima, alla dama imprudente e brilla che avevo sorretto mentre inciampava, e al suo profumo, e gli rispondo “bello mio, niente convalescenza per ora; quando ballo non solo funzioni ma mi dimentico anche di te”.

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nel frattempo, fra sabato e domenica, suscito la felicità gourmande dei ragazzi con deliziosa musa paradisiaca fritta e sbrodoloso tiramisù al decaffeinato buono e privo di liquori :-q

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e ci vorrà tuttto il dolce del tiramisù per consolarmi durante la merenda di domenica… poco prima avevo passato il pomeriggio al parco con ada; abbiamo chiaccherato, mi ha fatto le treccine, ho fatto un acquerello, siamo stati al teatrino, e prima di rientrare le propongo un giro in altalena, ché la giornata è bella e non c’è neanche tanta gente. “okkei”
novità: hanno allungato le catenelle, i seggiolini sfiorano - per modo di dire - il suolo. conosco troppo bene questo gioco per demoralizzarmi: “ah, non posso piegare le gambe? chissenefrega, so prendere velocità anche a gambe tese” e in men che non si dica sto infastidendo il pino con la punta del piede. in avanti. istintivamente - l’ho fatto migliaia di volte - al ritorno infastidisco il cespuglio, sotto di me. quando ripasso vicino al suolo dura un secondo - PEM! - e allo zenith successivo dell’altalena vedo veramente le stelle. con calma rallento, scendo, “finito di giocare ada a casa c’è il tiramisù. che ne ho bisogno” e mentre pedalo - piano - verso casa, alle bestemmie si alterna il solito cazzo di bicchiere mezzo pieno che mi dice “t’è andata bene, coglione, che potresti avere lo stinco infilato nella pavimentazione antiurto dell’area altalene, a quest’ora, o essere in un ambulanza col piede dietro all’orecchio. e ada di fianco.”
ada era di fianco, non mi ha detto coglione, ma deve averlo pensato. trova anche lei che sia pazzesca la propensione del mio fato a trasformare giochi innocui in sport estremi. questa volta il risultato è che oggi non sono andato al lavoro, non potendo poggiare il peso sulla gamba sinistra. perché la botta ha provocato una torsione forzata (verso l’interno, pop) sia della caviglia che del ginocchio.
adesso aspetto, felix dovrebbe passare prima o poi a prendere una sacchetta, così gli chiederò di andarmi a prendere un kebab. e mi sento veramente uno sfigato, in questo momento: iniziava una settimana di singletudine (con tutto il tango che avrebbe comportato) e mi ritrovo semi-immobilizzato, con la sola prospettiva di aspettare un recupero di qualche tipo.

per fortuna che avevo già ballato un po’, va’ :-)
(magari me lo sentivo…)

lun. 10/03/08

March 10, 2008

esco prima, ché inizia una settimana da papà, e mentre felix va a basket, ada aspetta che io rientri. rientro a fatica, la bici ha qualche problema con la catena, che sembra scivolare sugli ingranaggi, una contraddizione fondamentale.
casa chiusa? entro, non c’è anima viva. stamattina avevo dimanticato il telefonino qua, quindi nessuno poteva avvisarmi se c’erano stati cambiamenti di programma all’ultimo minuto. telefono comunque a sabine: a casa non risponde, sul cellulare non è raggiungibile. però gli zaini ci sono tutti e due. decido di non preoccuparmi e finalmente lo vedo:

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brava ragazzina :-)

poi arriva, ma devo usccire io per portare la bici dal biciclettaro più vicino; non mi piace, è un furbo cui sono dovuto ricorrrere un paio di volte in passato, e infatti.
“’sera, ho questo e questo problema”
“bisogna cambiare la catena e il gruppo di pignoni posteriore”
“catena ok, ma dietro mi asporti tutto il cambio e mi metta un solo pignone”
“non si può”
“come non si può? l’ho già fatto fare su una bici da corsa anni fa”
“ma le bici da strada hanno una maggiore escursione della ruota posteriore per permettere la tensione giusta…”
guardo la mia.
“guardi che c’è anche lì l’escursione…”
“non si può, poi funziona male…”
“non importa, la pagherò lo stesso e non reclamerò, ma non voglio riparare un cambio che non utilizzo”
“allora deve comperare una bici nuova”

non lo mando a cagare perché sono beneducato.
vado dall’altro, quello più lontano.

“’sera, cosa posso fare per lei?”
“ho dei problemi col cambio, che non uso. si può togliere tutto e mettere un solo rapporto?”
“si può fare tutto”

allora gli ho detto anche di cambiare tutti i freni e il sellino. ah, e visto che adesso non ci sarà più tutta quella rompitura di cazzo del cambio, voglio anche il karter, ché almeno smetto di triturarmi le braghe buone nella corona.

detesto i furbi.

a casa, l’episodio mi riporta ad un altro problema: ogni altra settimana vivo da solo in compagnia di 4 (quattro!) biciclette, in 42 mq. quando non sono solo siamo comunque solo in 3, quindi me ne avanza una:

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era la bici di felix a 8 anni, poi è passata a ada, adesso è troppo piccola per lei; molto robusta, funziona bene, ha il cambio davanti e dietro, per il colore è ideale per giovani fanciulle. astenersi perditempo e ciclisti della domenica. no, seriamente, se ti serve, o ti potrà servire e intanto hai dove metterla, e soprattutto se te la vieni a prendere tu (a meno che non siamo vicini), la regaliamo volentieri.
“ma prima di fare la foto non la pulisci neanche?” mi critica ada.
la pulisco se qualcuna la vuole, ecchecazzo!

poi ricevo una mail da franco che ha messo online i suoi ultimi deliziosi deliri :-)

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e da un altro amico, di cui non farò il nome, l’ennesima catena newagespiritualkosmikyeah, con immancabile ingiunzione a farla girare, altrimenti. e io vi inculo. la sbatto qui, così la sfiga divina non avrà pretesti per abbattersi su di me, qualcuno ne avrà per sorridere, qualcun’altro per pensare letture alternative circa l’aspetto di quel nuovo grumo di stelle.

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(… già immaginarsi che dio sia dotato di occhi la dice lunga… una costellazione che ricordi, non so, delle branchie! ci sarà?)

l’entomologa

January 28, 2008

pèa, la tartaruga d’acqua, ha una passione, non particolarmente condivisa né tantomeno approvata dal resto della famiglia, per l’entomologia. nel suo acquario alleva infatti una colonia di bestiole da compagnia della specie Drosophila Melanogaster: peggio di una muta di beagle!
non sappiamo bene se le tenga per pura e semplice compagnia (che consiste nel volteggiarle freneticamente sopra alla testa, cioè sotto alla lampada merendina), se le tenga per spiarne l’interessante ciclo riproduttivo o se sia un suo modo per arrecarci fastidio e forse comunicarci un suo malcontento..
fatto sta che i suoi amichetti non danno poi ’sto gran fastidio; ecco, magari costringono a pensare alle filosofie orientali, alla reincarnazione, alla fugacità della vita, alla tenacia della vita. in particolare quando uno di noi decide di appaudire vigorosamente nel loro spazio aereo, o durante la cena, tra una forchettata e l’altra, appoggia il polpastrello su un puntino che si muove sul tavolo, e poi è tatuato sul polpastrello. e non si muove più.
per un po’ magari lascia perdere, ma poi regolarmente, passato un certo periodo, pèa ricomincia: non so come, ma torni a casa e sono là, lei e la sua pattuglia acrobatica da appartamento, a ridisegnare nell’aria - di nuovo - lo schema della vita.

ma prima quelle più importanti: oggi ho vinto con il 4, senza esitazioni :-)

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bon. allora ieri, primo giorno di scuola, orario ridotto, quando arrivo a casa alle 5 inizia anche per me il nuovo anno come papà di 2 studenti delle medie. usciamo subito per andare in triennale, per l’inaugurazione della mostra dei pannelli. prendiamo la metrò a roveret_oh!, scendiamo a cadorna. dato che stiamo andando nel tempio del design italiano, ne aprofitto per far notare ai giovani come il vecchio pavimento nero sia stato sostituito da uno bianco, e di come ciò faccia risaltare ogni macchia.

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cattivo design, eccetto per chi ha fornito la nuova pavimentazione e per chi ne gestisce la pulitura. poi li lascerò in pace per tutta la serata. alla triennale lascio sbordare (si dice?) un po’ di orgoglio: non mi capiterà mai più di avere uno stendardo su quella facciata!

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i pannelli sono lungo una passerella, nel giardino del retro di fianco al bar fighetto che verrà popolato dall’insolita fauna del trotter alle prese con coppette di couscous freddo e cruditées.

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stranamente, non provo alcuna particolare emozione: i pannelli mi sono usciti dagli occhi e permane la mia perplessità circa l’intera operazione-triennale; in parte non considero il mio lavoro particolarmente valido, dall’altro mitizzo troppo il luogo. quindi mi defilo, scompaio, per dedicarmi invece a quei 2 o 3 amici che mi sono venuti a salutare. gli altri, per lo più insegnanti e i soliti genitori in qualche modo coinvolti con il trotter, sembrano contenti: penso spesso a munari. povero futurista!

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finita la festa, discorsi compresi, penso di risolvere la cena con un fast food del centro, ma in piazza del cannone c’è la festa di liberazione: perfetto. “sembra la festa della patata” dicono i giovani, “ma c’è più roba da scegliere… MAGARI alla mensa della scuola si potessero mangiare queste cose qua” (Ndr: ada ha preso la pepata di cozze).

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poi a casa. il mucchio di cose di fronte alle serrande dei cinesi è ancora lì, come nei 3 giorni scorsi: sembra l’intero contenuto di un appartamento, dai vestiti ai mobili, una vita interrotta improvvisamente, uno sfratto, un’espulsione, un’incarcerazione? hanno lasciato anche i cd.. ho raccolto solo una cartolina: due oche di plastica inghirlandate fotoscioppate su rose rosse e sfondo automatico tendente al trip; dietro cose in arabo, scritto piccolo piccolo.

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spero che il tipo possa raggiungere la sua bella.


Cleantündèz II

September 6, 2007

sento la scopa che spinge via l’acqua, che si porta via la polvere che hanno tolto dal tavolo, dallo zerbino e da diosacos’altro. ormai sarà un’ora che vanno avanti. ero verso la seconda parte della prima metà di Dark Resurrection, il sequel ligure di guerre stellari, quando sento qui fuori le voci dei soliti mocciosi extra, quelli che urlano, rompono, mi buttano giù le plastichette delle merendine, le bucce dei semi di zucca e a volte scendono proprio, e lo capisco dai piccoli danni che lasciano nella cianfrusaglia che accumulo abusivamente in questo angolo di cortile. sento tutto un tramestìo, questa volta, stanno trafficando con i pezzi di legno, chissenefrega ma qui i liguri l’hanno buttata tutta sul metafisico e mi riesce un po’ difficile seguire il film. infine sento cascare oggetti vari, legno, ferro, VETRO! i teppistelli esagerano, potrebbero ferirsi scherzando con i quadretti incorniciati che raccolgo per la città..

pauso pesto stellare, apro la porta ed effettivamente ci sono 4-5 ragazzini indaffarati a spazzolare il tavolo dopo averne rimosso il contenuto che era lì da 5 anni circa. non capisco e non mi interessa tanto, vedo il tavolo pulito e mi sembra che siano cazzi loro se si smerdano tutti per farmi un favore, quindi raccomando loro di stare attenti ai vetri rotti. “sì sì, sì sì” ripete il più grandino, un undicenne bielorusso o giù di lì, e va avanti a scoppettare energicamente il tavolo come fosse suo, sfacciato.

torno al film, mi faccio sordo a quel che succede dietro il muro immaginando che debbano prepararsi un angolino pulito per scambiarsi figurine, o per giocare a qualcos’altro, boh. dopo un altro po’ dei colpi forti, un legno che si spezza, voci agitate… il grandino ha affidato la scopettina alla sorellina di otto anni per infierire sullo zerbino, con il manico di quella che prima era una graziosa scopa da cantine vecchie. gli altri due, dei fratelli maghrebini di 10 e 7, avanzano dal fondo ramazzando merda, cioè: puliscono anche per terra! “visto? puliamo.”. ..e cazzo se ho visto! “bravi, ma state attenti ai vetri”, lo dico pensando tutt’altro. cosa gli ha preso? un quinto, l’unico che ricordo da sempre, un peruviano di 14 anni, si avvicina per chiedermi dove sono felix e ada, così gli chiedo se sa cosa succede, lui scrolla le spalle e dice “puliscono”. … … … “bravi, grazie” e torno su Eron, all’altro capo della galassia, vicino a Imperia. La Forza non mi aiuta a capire l’andamento degli eventi, troppe domande mi si accavallano nella mente, le mie sicurezze vacillano… cosa succede a Clitündèz?!?

torno sulla terra sapendo oramai che dovrò aspettare un’altra occasione per assistere allo scontro fra la giovane recluta jedi Hope e LordSaIlCazzo perché ci sarà un sequel (è una saga frattale, questa), e vado a dare un’occhiata fuori dalla mia navicella. una sciccherìa :-) la banda è ancora occupata quando la ragazzetta dell’est intravvede pèa e lancia urletti slavi al grande, si avvicinano tutti all’uscio. li faccio entrare tutti. “chebela” continua a dire la biondina “chebelo tuto” guardandosi attorno. anche gli altri hanno la faccia di chi entra in una navicella spaziale. sono a disagio, ma felice di spiegare quello che so sulle tartarughe d’acqua, che no, i cani nelle foto in cucina non sono tutti miei, che no, nel computer non ci sono giochi… poi sono tornati fuori, per finire, ed è a quel punto che ho sentito il bisogno urgente di scriverlo qui. mi hanno chiamato, mi hanno chiesto se andava bene; “molto bene! grazie!” e gli ho mollato una merendina a testa, le stesse di cui di solito buttano giù le plastichette.

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da sinistra, karim, alì, magda e gabriel. e qui un’altra immagine dei clitokidz.jpg,
la cosa più sorprendente di questo bel giovedì cominciato bene : )

Cleantündèz

August 6, 2007

ieri ho ballato fino alla chiusura, questa mattina mi sono svegliato (e sono uscito) tardi. mi ha preso un colpo! il pezzetto di cortile di fronte alla mia porta, che OGNI mattina, come una spiaggia oceanica, mi offre una visione composta da mollette della biancheria, biancheria, mozziconi, giocattoli, batuffoli di capelli, bucce di semi di zucca, cacche di cane, lattine vuote e, a seconda, ossa di pollo, pomodori, carte di merendine, bucce di arance, beh, questa mattina era PULITO! Lo pulisco ogni giorno o quasi, non ricordavo d’averlo fatto ieri e, comunque, non c’è verso che durante la nottata non cada giù nulla, perciò grandissima era la mia sorpresa: federica ha pulito!??! (quando sono arrivato mi ha fatto un discorso semplicissimo: tu qui fuori tieni cose tue, quindi è tuo, quindi lo pulisci tu. punto. non ho mai protestato, sensibile all’enormità del pulire il resto, scale e ballatoi compresi; anzi, ne ho sempre prese le difese nelle surreali riunioni di condominio in cui viene regolarmente espresso un certo malcontento riguardo al suo operato…). quindi spalanco la porta, porto fuori la bici, chiudo e faccio per partire e rimango stupefatto: TUTTO il cortile (a parte la zona in cui federica accatasta gli scheletri degli scooter rubati cui i miei vicini asportano tutto l’asportabile) è PULITO! è come essere abituati alle macchie di calcare sui rubinetti, che quando finalmente passi col cif diventano proprio un’altra cosa; stesso effetto. bellissimo. poi lo vedo, un giovane extra, forse indiano, sta raccogliendo l’ultimo mucchietto di merdavaria, con scopa e paletta. spiegato il miracolo: federica, la portinaia amica che in realtà di nome fa ferdinando (o massimiliano, ricordo solo un nome lungo), un trans sardo che se la tira sempre, è in vacanza e l’indiano la sostituisce temporaneamente. e fa quello che gli hanno detto: tiene pulito. m’bai, il mio vicino senegalese nonché mio collega nella funzione di consigliere condominiale, esce in quel momento per stendere la biancheria e coglie la mia espressione incredula. è sempre stato il più feroce oppositore di federica, ma l’ampiezza del mio stupido cuore non ha mai voluto dar peso alle sue parole; ho sempre pensato che tenere pulito un condominio così equivalesse ad una punizione, ai lavori forzati, ad un sacrificio senza senso, così come sospettavo che l’intolleranza di un mussulmano nascondesse soprattutto una posizione critica rispetto all’ambiguità di federica, alla sua amicizia con gli altri trans, alle sue scelte di vita privata, insomma. Oggi mi sono ricreduto: federica non fa un cazzo. sì, si occupa dei sacchi della monnezza, dello smistamento della posta, di passare la scopa sulle ringhiere e sulle scale, ma in quanto a pulire il cortile… temo non l’abbia mai fatto. me ne sarei accorto. il mio collega, ovviamente, ha colto l’occasione per ricordarmi che con un numero sufficiente di firme a favore la si può licenziare a favore di uno “che lavora”.

Non mi piace l’idea, ma ha ragione lui; inoltre sono sicuro che qualcuno, questa volta, si tratterrà dal buttare giù schifezze… o perlomeno si renderà conto che, facendolo, fa una cosa brutta. Nel frattempo auguro a federica una vacanza lunghissimissima.

può iniziare a pomeriggio avanzato, fornendo il tavolo da pranzo di una luce (finalmente) dopo 4 anni di candele, che sono anche romantiche quando ce n’è il motivo, ma poco luminose nel mondo reale. ecco un dettaglio di LampadinaMerendina#2:

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all’interno una lampadozza ad incandescenza, i vassoi vi poggiano direttamente, senza molletta da biancheria. La variante nuova è il sistema di appensione (si dice?): penzola da un cavo teso fra finestra e soppalco ottenuto da 3 cavi da freno di bici rotti uniti con quei piroli in plastica che usano gli elettricisti per collegare i fili, quelli in cui infili il filo e lo fissi stringendo la vitina. lasciandoli attaccati a 2 a 2, un filo entra da una parte, l’altro esce dall’altra. Con uno in più messo ad un’estremità si può tendere il cavo a piacimento prima di fissarlo.

verso sera, si può procedere con uno di questi:

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l’oggetto sulla destra si chiama spritz-macchiato-apérol. per me c’è un solo modo di prepararlo, cioè come mi hanno insegnato quando lavoravo al neurobar di roana: bicchiere da prosecco, mezzo acqua frizzante, mezzo bianco, il goccio di apérol e la scorzina di limone. ingredienti tutti freddi da frigo (il limone non serve che sia freddo). Adesso invece lo servono in certi bicchieroni da heppiàuar pieni di ghiaccio e un’enorme fettona di arancia. boh, io preferivo bermene 7 unodriol’altro (lucio del pub aveva fatto costruire delle specie di cassette di legno che permettevano di ordinarli a metri, direttamente) decorando i tavolini di trofei…

Si può proseguire con esperimenti culinari da single:

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non so cos’ho fatto, ma era buono! mischiato un uovo con sale pepe e latte, fuso del gorgonzola nel padellino, unito l’uovo e mescolato sulla fiamma che si formino tutti i grumetti, unita la pasta per un’ultima girata a fiamma accesa. scaglia di burro per l’occhio. Yum :-)

Infine si può andare al concerto ballabile di questi ragazzi sudamericani:

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figata! prima volta che sento eseguire del tango elettronico dal vivo, divertente. neanche il fantasma formaggino (c’era, col lenzuolo bianco e tutto) riusciva a farmi pentire d’essermi avventurato fuori zona! Gli Otros Aires ed un pavimento scivolosissimo mi hanno spinto a rompere un piccolo tabù, e per la prima volta ho ballato con le Emerica Templeton invece che con le Borgioli fiorentine, ed è stato bellissimo. cazzo, rimbalzavo come una palla da basket e come in una partita ho lasciato un bel po’ di sudore per terra

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oa2.jpg(le mie foto “live” mi fanno cagare; nahuel ha la manina molto più felice!)