è fatta. e ha fatto male.

October 21, 2009

sono reduce da un giro mattutino in bici, sotto a una pioggerella talmente fine che dopo un po’ ho riposto l’ombrello sul portapacchi dietro. ho comperato, a caro prezzo, 3 fogli di carta che dicono che le opere abusive in clitündèz sono note, e che va bene così.
minchia, ci credo che va bene così! con quei denari ce ne potevo costruire altri due, di soppalchi.. o una casa, a un’altra latitudine.
che non fosse un’ideona acquistare quella casa lo intuivo, ma l’urgenza non gioca sempre a favore; con me raramente. dunque ho pagato per non aver capito bene certe carte, pena il trasferimento altrove; un altrove comunque inimmaginabile, in una città dai prezzi inavvicinabili.
ma i tre fogli mi servono. quando sono uscito per andare all’ufficio condoni, il cortile era invaso, come ieri mattina, da agenti della polizia; una doppia incursione in compagnia dei tecnici del gas, che verificano ogni contatore. contestualmente, gli agenti, con l’appoggio di un furgone in cortile e altri due in strada (oltre a svariate volanti), verificano identità e regolarità degli ospiti stranieri. immagino che invitino gli irregolari a seguirli, mentre seguono i regolari non residenti alla vicina piazza. un po’ come si fa con gli animali da compagnia, quando non servono più: li accompagni in una radura e gli dici “auguri”. hanno svegliato anche me, ieri; aprendo la porta, “scusatemi, mi cogliete sempre in pigiama..” ho capito che non si sono dimenticati di noi, al contrario di quel che temevamo. ai raid estivi è succeduto, sì, un periodo di ritorno al chaos – riallacciamenti abusivi, trafico e prostituzione, birra-parties risse – ma questi nuovi controlli mi dicono che il “caso” non è stato archiviato. e che non era una pura operazione d’immagine.
il problema grosso rimane l’identificazione dei proprietari reali delle case lasciate agli abusivi, la loro rintracciabilità e infine la loro disposizione a prendersi carico della loro quota delle spese del cazzo di edificio. solo con dei soldi si potrà rimettere un portone, aggiustare le parti che crollano, pagare i debiti, eccetera eccetera.. siamo ancora in attesa della convocazione di una riunione straordinaria, che probabilmente tarda ad arrivare a causa del primo punto in scaletta: la sostituzione dell’amministratore. nulla in contrario, per quanto riguarda i mio millesimale parere. e, a scanso di equivoci, non ho nulla contro gli abusivi, né ritengo di essere una principessina :-) ma qui esagerano un po’, e costa caro.
e adesso, quando servirà, i miei tre fogli diranno all’ufficiale di turno che la bicocca, di cui sono realmente il proprietario, è realmente regolare. e mi sa che lo è più della villa isolana del tycoon delle televisioni, delle gnocche e del potere di questo paese (promotore, tra l’altro, proprio del condono di cui sopra! no comment.)

mantenendo lo stesso filo di ragionamento, after all, siamo diversi anche sul fronte potere; il 2010 mi vedrà fluttuare, molto molto probabilmente, come le foglie de Il Senso della Vita, e perderò la presa da questo ramo editoriale cui ho fornito le mie capacità di fotosintesi creativiana per gli ultimi.. 6, quasi sette anni. crisi del settore, gli inserzionisti calano o migrano verso altri canali meno ingombranti e più gentili con le foreste. qui non servo più.
(ecco subito come uno torna ad apprezzare le cose semplici della vita, come avere una bicocca in una kasbah)
poteva succedere, e – come tutte le sfighe – succede. non è una novità nella mia carriera professionale, se non per un paio di differenze: questa è stata l’esperienza più duratura, perciò potrei avvertire qualche schricchiolìo alle giunture mentali nel nuovo regime di mobilità e – onestamente – non sono più giovane giovane, eh.

ho un piano B, che mi trattengo dal divulgare per pura scaramanzia. anche se voi quattro perditempo lo conoscete già quasi tutti :-)
su quel fronte non va meglio: il visionario si sta facendo demoralizzare dal padre incerto, dall’imprenditore imbelle e dall’uomo bianco pauroso e catastrofista. Se fare il grafico a milano è stato possibile navigando a vista, per quest’altra cosa sembra esser neccessario tutto un altro atteggiamento, decisamente più aggressivo. e io, l’aggressività, pare che la esprima passivamente.

a dire il vero – e qui entra in ballo la terza differenza col tycoon pelato – questa cosa dell’aggressività passiva l’ho capita solo di recente: mi sta costando una buona amicizia, benché pare che le circostanze avrebbero comunque portato alla fine delle danze. il piano C – il meraviglioso piano C – non sembra, semplicemente, essere un’opzione, se non per la mia immaginazione. e anche lì, il visionario è scoraggiato, questa volta dall’ex-marito, dal fidanzato traditore e da una compagine di adolescenti brufolosi e impacciati.

è un cielo di un grigio uniforme, poco stimolante per avere visioni.

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..non fosse che pullula di vita :-)

e mo’ si riparte

August 31, 2009

oggi i raga tornano da sabine.
domani il ragazzo affronterà la prova scritta di matematica, dopodomani quella di latino, dopodopodomani gli orali:le due già dette (se agli scritti andrà cosìcosì o proprio male) e diritto.
studiare ha studiato, perlomeno rispetto a quel che (non) ha fatto durante l’anno.
“come ti senti?”
“ho paura.”
spero che se la ricordi, che gli serva e che se la dimentichi.
per lasciarlo tranquillo, ieri sono andato a spasso con sua sorella, che per tutta la settimana si è rotta le scatole. aveva capito che la priorità era lasciar tranquillo il pluririmandato, ed ha passato il tempo a fare la spola fra le due case. in realtà ha influito molto un cambiamento nella sua disposizione nei confronti di casa mia: ci sta stretta. le mancano le sue cose, uno spazio suo (ultimamente ha iniziato a chiederci di non girare per casa chiappe al vento, e per noi maschi – soprattutto d’estate – è una richiesta che significa impegno: soprattutto il ricordarsela), e la trova, molto semplicemente, brutta. le vicende dell’estate, gli inconvenienti vari e l’immutabile degrado hanno generato in lei un’insofferenza che mi pesa, per le implicazioni che comporta: vendere l’invendibile e trasferirsi, magari in affitto. con i miei capitali, la sola soluzione sembra essere nell’hinterland, con i casini che l’affido congiunto – o anche solo il semplice recarsi a scuola – comporterebbe.
durante la passeggiata ho sondato il terreno: abbiamo fatto un ampio giro del quartiere, parlando del più e del meno, facendo foto (io. lei a rimproverarmi perché ne faccio tropppe, rallento la passeggiata, fotografo cose brutte e quindi perdo tempo), e, passandoci in mezzo, le segnalavo le diverse tipologie di condomini invitandola ad immaginarci sistemati là in mezzo, ad un piano intermedio. gliene sarebbe andato bene uno qualsiasi. e questo la dice lunga, mannaggia. (qualche lettore ha qualche dritta?)
il finepomeriggio è trascorso in modo insolito: li avevo già invitati, più volte, a fare ordine e repulisti di manufatti obsoleti, come sto facendo anch’io da qualche tempo. ci si sono messi. e dopo un paio d’ore il risultato era sorprendente. loro sù, io giù, li sentivo commentare quasi ogni articolo, in un gioco che li divertiva e – per una volta – li vedeva in una rara sintonia collaborativa. ho preferito non assistere, non fidandomi di me stesso e del mio cronico attaccamento ai ricordi; solo qualche direttiva generale (“i libri li voglio prima vedere io, giochi ecc. che funzionano da una parte, idem carte, pennarelli, matite. e i ricordi particolari, anche di scuola, pensateci 2 volte prima di eliminarli, ok?”)
alla fine si riusciva perfino a passare la spugnetta umida sulle superfici impolverate :-)
io ho eliminato: un saccone di rotoli di cartone di vari spessoridiametrolunghezza, idem di plastica, una quantità di coppette di yoghurtcremebudini, due cartoni di barattoli di vetro, due sacconi di sacchettigrandimedipiccini, un grosso cartone di pezzidipolistirolo, imballaggidicartone, cd-romrovinati, scatolediuova, gommepiume, vassoiettidipolistirolo, dicendomi che, in fin dei conti, è da tanto tempo che non adopero nulla. né prevedo di assemblare fuffa nell’immediato. siamo perfino riusciti a selezionare qualche statuetta di creta da sciogliere!
ma tutto questo lo sappiamo solo noi: chiunque entrasse in casa avrebbe la solita sensazione di essere oppresso dal fottìo di cose.
all’esterno ho dovuto accumulare un bel po’ di fuffa di fronte alla porta – rotta – del cesso in cortile: qualche deficiente incontinente ci ha scaricato la sua merda nonostante si sappia che lo scarico della turca è intasato dal secolo scorso. dovrebbero murarla, quella porta; o riparare il cesso, ma questo è improbabile, e spero almeno che la mia piccola barricata regga. dopo le grandi operazioni estive, il condominio sta lentamente ritornando ad essere il bordello di sempre: giovani appollaiati su scale pieghevoli si auto-riallacciano la corrente all’impianto comune, ricominciano i lanci di spazzatura e bottiglie dai piani alti, gli invisibili tornano a fare la loro apparizione sulle scale o in cortile, sui volti dei trans ricompaiono dei lividi. il fatto che sia ramadan non migliora molto le cose, anzi: la maggior parte degli arabi sono single, e la sera si scatenano con musiche, grida e qualche liquorino proibito.
all’esterno, in strada, ci sono ancora le transenne del Nucleo di Intevento Rapido per la Manutenzione del Comune (N.U.I.R.), alternate ai soliti rifiuti ingombranti appoggiati alla facciata, vicino alla grondaia magica rotta (è l’unica grondaia da cui sgorga copioso del liquido anche se non piove da giorni: quelli delle soffitte scaricano le loro acque sul tetto, che scivolano nella grondaia e da questa piovono dritto sul marciapiede).
Questa sera mi avventurerò nelle maledette cantine per capire quanto allagate siano ancora, e temo che domani – appena apre l’ufficio – sarò di nuovo dall’amministratora, a ringhiare (mi è arrivata un’altra bolletta del telefono, solo che sono tre mesi tre che l’incapace ha fatto tagliare il cavo e che non ne permette il ripristino, cazzo!), ma so che non otterrò molto. posso sperare che con tutti i controlli che ci sono stati, l’A.S.L. le imponga di fare un risanamento là sotto. in alternativa, sarei tentato di tapparmi il naso, scendere laggiù, raccogliere un bidone di liquame e andarglielo a versare oltre il bancone della reception. così, per renderla partecipe.
per quanto riguarda il sopra, non va certo meglio: fortuna che ho pensato di appendere un vecchio ombrello sotto alla macchia sul soffitto, perché nel giro di pochi giorni si sono staccati dei bei pezzi di intonaco.

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la perdita dalla vasca del vicino non sarà stata priva di conseguenze: ora, per farmi risistemare il soffitto, dovrò ricorrere a dei sicari corsi, come minimo.
diciamo che attendo con impazienza la prevista riunione condominiale, ecco. magari, per l’occasione, sarebbe simpatico portare una cinepresina :-)

perché un giorno abiterò altrove, e certi ricordi potrebbero tornar utili nei momenti di maggior sconforto.

(contains spoilers)

August 25, 2009

dunque sono in treno, senza telefonino.
“tanto, andrà tutto bene” penso, assieme al fatto che c’è stato un tempo in cui gli uomini riuscivano a muoversi sulla terra senza bisogno di cellulari.

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ma nella mia è guasto. molto guasto. decido che sarà impossibile rimanerci, sto già sudando come in una sauna, e questi vagoni nuovi non hanno finestrini da abbassare. mi assegnano un posto nuovo nel vagone precedente, e mi rilasso.

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ma forse non dovevo, così, a verona, una matta si butta sotto al treno che si sta fermando in stazione. non è morta, né si è ferita: sento dire che l’ha già fatto altre volte, scegliendo sempre locomotive quasi ferme, ma controllori e capistazione dicono a tutti di scendere e proseguire con altri treni, ché questo, per un paio d’ore, non si muove. prima del treno successivo, prendo una scheda telefonica e avviso a casa che arriverò dopo, e che non sono raggiungibile.
invece, con una corsetta, riesco lo stesso a saltare sulla corriera che avevo previsto di prendere, e la sera sono a mangiare la bruschetta con i miei genitori e i miei figli.

il mattino dopo accompagno felix a ripetizione, ascolto il resoconto della ragazza (memore delle mie esperienze, l’ho mandato da 2 giovani universitarie.. una sembrava più giovane di lui, e un po’ troppo carina. ho spesso sperato che questo non lo distraesse troppo :-) e saldato il conto.
nel pomeriggio il tempo cambia (avevo fatto una passeggiata, stupito dal calore insolito), e cambia di brutto; propongo ai raga di farci un giro lo stesso, con la macchina di pop.

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piove sempre di più, e quando dico loro che i temporali liberiani sono così, il tempo si offende e aggiunge una nota old europe: secchiate e secchiate di grandine bella grossa, tanto da spingermi a cercare riparo sotto agli abeti, sul ciglio della strada (non che ci sia chissà che da proteggere, ma mi dispiace infierire sulla vecchia kangù). alla fine rimarranno i campi imbiancati, i davanzali ricoperti le foglie di ogni tipo crivellate di colpi.

domenica torna il bello, senza il caldo. la rosa ha dato libera uscita a tutti, e la gallina coi pulciotti curiosa sotto ai ribes. le tre pecore e i sei agnellini, invece, passano da un prato all’altro brucando, ignare del loro alto tasso bucolico. sono animali che ho avvicinato più facilmente quand’erano nel mio piatto, perciò sono sorpreso quando i più piccoli si avvicinano per vedere  se ho qualcosa di buono; ada e felix lo saranno ancora di più qando lo stesso tenerissimo coso scambierà le loro dita per delle tettarelle, e se le succhierà a lungo con vigore.

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nel pomeriggio andiamo a far vasche nel centro, che è piuttosto gremito di gente. nell’isola pedonale si avanza piano, fra cani al guinzaglio e passeggini futuristici, donne che credono di essere a cortina e uomini con i pantaloni alla zuava, calzettone e scarponcino. in centro.
oltre ai villeggianti, la domenica si aggiungono quelli che arrivano dal sottomonte, in fuga dal caldo, e tutti camminano dappertutto per vedere i partecipanti al tradizionale concorso di scultura in legno all’opera.

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funziona così: invitano un tot di star (di solito dal meranese, e giovani) e, assieme agli autodidatti locali, gli assegnano un gazebo in città e il loro pezzo di legno (tronco o pannello, ma della stessa cubatura). tema libero, in 5 giorni devono finire, e una giuria sceglie un vincitore, trattenendosene l’opera. quindi ognuno partecipa con la speranza di arrivare secondo, e trascorre un soggiorno spesato di tutto e guardato da tutti. vien voglia di provarci, a vederli aggredire il legno con motoseghe elettriche (primo giorno) e cartavetrata fine (l’ultimo). e fa sorridere il giovanotto che hanno piazzato proprio di fronte al comune: dopo 3 giorni aveva solo fatto una vaga traccia di matita su un pannello piatto; qualcosa mi dice che è lui il fuoriclasse, anche se avevo visto un paio di altre cose niente male..

durante una vasca incrocio un vecchio compagno di liceo, ci si saluta, gli dico che sono a recuperare il figlio rimandato, “quante materie?” chiede lui. “tre, cazzo” rispondo.
“perché, tu quante ne hai prese in prima?”
“tre, lo sai”
“anch’io”
“lo so, poi in seconda due..”
“in terza di nuovo tre..”
“e in quarta lo sappiamo bene, eh?”
“eh sì!” e scoppia a ridere.
in quarta liceo ci bocciarono in sette, fu un’ecatombe che mi portò a padova, dove avrei poi deciso di lasciar perdere i numeri e tentare la strada della creatività. lui ripeté l’anno lì, imparò a studiare, divenne dottore commercialista e adesso è il sindaco.

il mattino dopo (ieri) ci prepariamo per il rientro e facciamo dei lavoretti per i miei, potature, tagliar legna, mettere un vecchio frigo in strada.
viaggio di ritorno in corriera e treno, senza intoppi, e finisco – in tempi record – il libro che stavo leggendo. evidentemente mi aveva catturato: una storia scritta da uno del settore, che descrive il narcotraffico, e lo fa molto bene. ci sono dentro tutti, e ci sono fatti, luoghi e persone realmente esistiti, con neccessarie modifiche volte, immagino, a colmare vuoti inaccessibili e, magari, ad evitare allo scrittore delle brutte sorprese
noi, comunque, a casa senza sorprese. fino a stamattina.

(segue spoiler: chi mi conosce dovrebbe saltare il prossimo paragrafo fino a che non ci saremo incontrati: è una cosa bella, niente paura)
ah, no. ieri sera una sorpresa c’è stata, ma ero io a provocarla :-) in treno, sabine ha chiamato felix (io ero ancora a scheda telefonica) e ci ha invitati a cena. ovviamente accettiamo, a casa non c’è niente, da lei c’è marco che cucina (l’ho già detto che è soprannominato “pianeta cibo”?) e c’è lei, che durante il trekking in bicicletta in austria si è scheggiata la testa dell’omero, e sfoggia paramenti simili a quelli che, quando me l’ero spappolato, portavo io. saliamo, entriamo nella mia ex-casa, e la mia ex-moglie scoppia a ridere. in effetti, anche felix e ada mi avevano regalato delle risate stupende, quand’erano venuti ad aspettarmi alla fermata dell’autobus per poi andare alla bruschetteria :-)
è che adesso ho i baffi, e aggiungerò solo che ada mi ripete in continuazione “mi fai la linguaccia come einstein?”
e io godo come un deficiente. non ho MAI avuto i baffi – solo i baffi – in vita mia, ma la settimana scorsa, nell’impeto di darmi una ripulita – questione di pruriti, di code di cavallo che “uffa, ho già dato”, e anche, forse, di piccole catarsi private – ho trattenuto le lame dal colpire fra naso e bocca, dirottandole piuttosto sui capelli (bagnati, tirati giù dritti, un taglio secco tutto attorno. e fa’nculo tutta una categoria di onesti lavoratori del pelo), col risultato che chi mi conosce da molto scoppia a ridere.
evidentemente succede anche a me, se alla fine ho lasciato che il giochino (fatto forse tutte le volte che ho eliminato una barba) diventasse la mia faccia del mattino dopo..
mi piace, questa volta. è buffo, perché mi cambia tanto, e capisco lo stupore degli amici più intimi: devono cercarmi dietro a quei buffi baffi, ma sanno già che sono lì, e ridono perché non riescono a scostare un attimo la faccia di quell’altro. quello che non conoscono.
non vedo l’ora che riapra qualche milonga. (fine dello spoiler, anche se so che avete letto lo stesso)

stamattina. mentre faccio colazione comincia il casino in cortile. sbircio, ancora i vigili e ancora il camion; l’avevo detto, io: uno non basta di sicuro.
questa volta mi vesto prima di uscire (non volevo che, alla lunga, le vigilesse mi sbattessero al fresco per oltraggio alla decenza. quoi que..) e vado a cercare il capo per capire che succede. è lì, con l’aria di chi non vede l’ora di andarsene in vacanza, e mi dice “comunque, bello il blog. continui.”
gulp.
“…g-grazie… ma mi mette in imbarazzo…”
e l’altro vigile, che sembrava seguire tutt’altro, si avvicina e fa: “sì sì, continui, scrive bene!”
rigulp!

la pedalata fino al lavoro era dominata, com’è ovvio, da pensieri riguardanti questo: scrivere quassù. offrirne la lettura al mondo, o perlomeno a quella parte che capisce l’italiano.
cazzo, ho passato le ultime 2 settimane fra intrighi e intercettazioni, arrivo a casa e mi dicono che mi leggono il blog! non che la cosa mi sorprenda, visto che vivo in clitündèz, ma sentirselo dire, benché come complimento, dall’F.B.I. (ah no, non è l’efbìai, uff!..) fa sempre un certo effetto!
poi a chiedermi “ma leggono solo i post taggati clitündèz o anche, che ne so, quelli taggati tango?”
“leggono anche i commenti? visitano i link?”

son cose.
di cui non sapevo se scrivere. c’è chi si impressiona, magari scappa..
spero di no. non siamo in messico, non sono un narcotrafficante tagliagole, i miei amici nemmeno.
quando sono tornato a preparare il pranzo ai raga, i miei lettori erano stipati in macchina, all’interno del cortile.
“ma non mangiate?”
“abbiamo già mangiato.” e dentro un’altro che mormora “… e poi dobbiamo star qui a tenere d’occhio i bidoni della spazzatura..”
“un caffè?”
“appena preso, grazie” fa la vigilessa sorridente, “sennò molto volentieri.”

“saranno i baffi”, penso :-)

Clitündèz Sauvage

August 19, 2009

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il mio condominio è in balìa delle forze dell’ordine.
questa mattina, appena sveglio, sento casino in cortile, sbircio e vedo ancora vigili e operai vari: stanno forzando le persiane dell’apparamento accanto al mio, quello del vecchio aviatore. esco subito, pantofole, braghette di cotone (pigiama) e faccia sicuramente assonnata. “ma il proprietario, qui, io lo so chi è, ho anche il numero!” e fanno subito posare il piede di porco al tizio. riconosco il vigile dal quale ero stato convocato; da come è vestito dev’essere il capo delle operazioni. mi chiede di chiamare il vecchio per poi sentirsi dire quello che gli avevo già anticipato: “è molto anziano, non può venire qua senza organizzare un trasporto con accompagnatore”.
Oltre alla volante dei vigili, in cortile c’è pure un camion, allo scopo di rimuovere dal cortile e dalle cantine tutto il materiale giudicato “insalubre” da parte dell’ASL: un viaggio non gli basterà di sicuro.
mi dice che hanno trovato altri abusivi, nonostante il repulisti di pochi giorni fa, mentre i tecnici della luce procedono a sostituire tutti i contatori e quelli del gas rifanno certe tubazioni. Il censimento degli abitanti procede e tentano di risalire ai proprietari. l’ASL ha fatto tirare i nastri biancorossi lungo tutte le ringhiere, nessuna esclusa: nessuno ci si dovrebbe più appoggiare (seh. non credo che la gente rinuncerà a stendere il bucato, e per farlo si dovranno appoggiare per forza…). i pompieri hanno staccato grosse porzioni di intonaco pericolante, e intendono transennare i muri decrepiti, in modo che non ci si possa avvicinare, come hanno già fatto lungo la facciata in strada: non ci si può più parcheggiare, punto.
l’operazione è iniziata mentre ero via per ferragosto; l’ho saputo da un amico che lo aveva letto sul corriere, “ma tu non abiti in via clitumno 11?”
“sì, perché?”
“ah, c’è scritto sul giornale che è stata fatta una grossa retata, beccano gli irregolari e gli abusivi, dicono che è un casino…”
Alle retate mi sono abituato, ma questa sembra essere grossa, penso. chissà che sorprese trovo..

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in effetti, al mio rientro, pareva che fosse successo il finimondo, in particolare di fronte alla mia porta: pezzi di inonaco ovunque, alcuni infilati di taglio nei miei vasi, calcinacci in abbondanza e un foglio appiccicato alla mia porta: la polizia mi invita a farmi vivo. Provo un certo sollievo, una volta entrato in casa, nello scoprire che gas e luce ancora ci sono. per ora.
in commissariato l’agente controlla la mia documentazione e si segna che l’appartamento n. 6 è sotto controllo. “sì ma.. che succede adesso? voglio dire, avete transennato, tirato il nastro biancorosso, sgomberato e sigillato. e poi?”
“eh, e poi bisognerà sistemare.”
penso all’amministratrice: l’ultima volta che l’ho vista, poco prima che partisse per le vacanze, l’ho aggredita per l’inefficienza dimostrata nel risolvere l’ormai vecchio problema del ripristino della mia connessione. quando tornerà in ufficio, temo che i miei reclami non saranno in cima alla lista dei cazzi con cui si dovrà confrontare..
Mi faccio un caffè, mi vesto (cristo, ero in ciabatte e boxer a dare i dati del vecchio alle due vigilesse… stavo proprio dormendo), giro una sigaretta e torno in cortile a seguire le operazioni di carico sul camion: oltre alle carcasse dei motorini rubati e ciarpame dalle cantine, i tizi caricano tutte le biciclette incomplete, cioè senza una ruota.. soffro in silenzio. c’è tanto di quel materiale da tirarne fuori non una, ma tre buone bici.. sto zitto, ché già mi dovranno portare via la montagna di cose che tengo fuori casa, e lo faranno gratis.
capisco che uno in abiti civili, munito di cartellina e documenti, rappresenta ll’azienda sanitaria, e gli segnalo (non è mai troppo) le cantine allagate, la cazzo di centralina della rete, solito tormentone. questo mi guarda, “lei dove abita?” glielo iindico, “ah, ma da lei non sono ancora passato! non c’era il giorno della retata. dovrò verificare l’interno del suo appartamento”. gulp.
rigulp.
“..per?..”
“soppalchi fuori norma, impianti, sicurezza in generale”
entra, con un vigile grosso. casa mia è più incasinata del solito, come al solito. controlla i documenti, fa un paio di stime spannnometriche, controlla gli impianti, “lei non ha la cucina, vero?”
la domanda mi sembra così assurda che forse non capisco, e rispondo “sì! certo che c’è! è lì! guardi!”
e il tipo mi spiega che se entro sera non ho sostituito la cucina a gas con una elettrica, lui mi fa tagliare il gas. per sicurezza.
“poco tempo fa uno si è preso una denuncia per omicidio colposo: il suo ospite è morto nel sonno, a causa del monossido, e la colpa ricade su di lui”
mentre mi passano davanti scenari tetri, aggiunge: “oppure fa fare un foro di aerazione a 20 cm. dal suolo, su una parete libera. entro oggi.”
il foro, il foro, mi sembrava che ce ne fosse uno, ma dall’esterno l’unica cosa che si vede è un buco irregolare nel muro, troppo piccolo per i gusti del terrorista in fresca camicia chiara. mi fiondo dentro  – sarà una giornata del cazzo, un fottuto mercoledì d’agosto fatto di sbattimenti appiccicosi – sposto una piccola montagna di roba, allontano il comodino dal muro ed eccolo! eccolo lì. il buco! torno fuori, invito il tipo ad entrare, il tipo entra, il vigile grosso pure, il tipo guarda, “sì, il buco c’è. vedo la luce.”
ffffiiiiiiiiiuuuuuuuuu………
“lo allarghi, però. all’esterno, e ci metta la griglietta”.
prendo un martello e lo allargo subito, finché mi dice che va bene.
il cassone del primo camion è quasi pieno.
io mi faccio una doccia e vado in questura. i passaporti dei ragazzi sono pronti.

. . .

qual’è il mio problema? perché ho comprato casa in un edificio da telegiornale? perché riesco a viverci abbastanza bene? perché, come alternativa, vorrei trasferirmi nel condominio liberia, in pratica una via clitumno 11 dell’africa? e perché penso che potrò viverci abbastanza bene?

butta male

June 26, 2009

oggi la seconda squadra di pronto intervento è arrivata con un ritardo di 6 ore, ha guardato giù nelle cantine, ha chiamato la centrale “se mandate un gommone, forse”, e mi hanno gentilmente salutato senza ristabilire la verticale dallo slave. l’amministratrice sta facendo cavolate, sprecando soldi ed evitando di intervenire in maniera definitiva.. morale: il mio isolamento telematico sta per compiere un mese :-(
beh, un po’ di dieta digitale mi farà bene, spero; che poi, arrivando in ufficio sbrigo un po’ tutto comunque. certo, pagare per niente non è bello!

Tan3

inkora ballerini, ché non mi è passato il trip per la china :-)

buon uikènd à tous.

poiché un elettricista un po’ troppo zelante mi ha privato della connessione alla rete, poiché i tecnici incaricati si rifiutano di intervenire finché le cantine rimarranno allagate, poiché l’amministratore non si fa trovare, è +cheprobabile che per un po’ io non possa non solo accedere a lu web ma nemmeno essere reperible sul telefono fisso.

a presto.

volevo raccontare di asiago, dove sono andato coi ragazzi per il ponte scorso.

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di come è bello, ogni tanto, lasciare il nostro quartiere semimilitarizzato per raggiungere casa dei nonni.

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di dove si può andare a finire, fregando la macchina di pop e imboccando una stradina di montagna. vietata (ma piove, che ci vanno a fare i forestali in giro con la pioggia?)

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di come sono piccoli certi pony, e docili :-)

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di come la primavera, lassù, sia in piena esplosione: prati crivellati di macchiette colorate, a perdita d’occhio, e erba alta, pronta da segare

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di passeggiate con un figlio silenzioso. amore

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del ritorno della luce, gagliarda nell’aria tersa

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abbracciare tutti, anche i cugini di villalfranca.

tornare, metter quassù le immancabili, prevedibili – e affettuosamente apprezzate - foto e cose così.
invece no, perché senti questa:

ieri sera sto per dormire (attorno all’una) quando scoppia la solita rissa in cortile. son contento che proprio oggi i ragazzi abbiano fatto il cambio di casa perché il tono della discussione aumenta. sembra arabo.
passano alle urla, c’è agitazione.. mi decido a dare un’occhiata in cortile, giusto per vedere chi è che sta per ammazzarsi a colli di bottiglia.

ohporcatroia!

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di nuovo!?! è il secondo incendio che mi becco in clitündèz, ma questo sembra più serio. l’appartamento è l’ultimo del corpo cui appartiene anche il mio, ed è, come il mio, al pianterreno, angolo oppposto. le fiamme scorrono impetuose dalla porta e avvolgono il ballatoio del primo piano, dove c’è il passaggio delle scale. qualcuno scende nel fumo, attorno alle fiamme. è il caos.
torno dentro, mi vesto e preparo uno zaino, solite cose: documenti, soldi, portatile, hd esterno, cavi, digitalina… scarpe rosse, e fuori.

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seh, mica facile: essendo, appunto, dalla parte più lontana rispetto alle fiamme, un tot di gente presa dal panico l’ha scelta come punto da cui calarsi in cortile; in mezzo a urla tremende hanno gettato tutti i sacchi della raccolta differenziata della plastica davanti alla mia porta, per attutire l’atterraggio dei fuggiaschi. inoltre ci hanno trascinato i bidoni della raccolta differenziata della carta per salirci sopra e ricevere in braccio i bambini. le mamme piangono e urlano tutto attorno, mentre armeggio per chiudere bene la mia porta.
faccio un paio di foto e mi trasferisco in strada con tutti quelli che non sono rimasti bloccati dalle fiamme, che ormai ostruiscono le scale. noto subito che gli unici, quasi, ad avere con sé una piccola valigia o un trolley sono i senegalesi. sarà un gene che si sviluppa solo in chi nasce nella giungla?… stiamo tutti lì parcheggiati a guardare l’autocisterna ed il furgone dei pompieri, le due volanti dei carabinieri e le tre ambulanze che portano il natale nella via. quasi tutti erano a letto, così c’è un sacco di gente in pigiama, a torso nudo, in ciabatte e scalzi. perplessi. poco sorpresi.

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gabriel, che va a scuola con ada, è avvolto in una coperta; eccitato mi dice che è la seconda volta che rischia di morire così, e che, scendendo di fianco alle fiamme, si è bruciato l’anca e intossicato per benino. “cazzo fai qui?? vai subito alle ambulanze e fagli vedere!” dico a lui guardando i genitori. ci vanno. nelle altre due c’è attività, un paio di tizi si sono rotti qualche gamba saltando dalla ringhiera.. meno agili di quello che si è calato per tutti e quattro i piani. sonia, il mio vicina, è agitatissima (era lei, mi dice, che urlava a squarciagola), ma in braccio tiene stretti i due barboncini puzzolenti, rosalia e topazio. c’è solo un appartamento – vuoto – fra lei e quello incendiato.
com’è successo? pare che due marocchini, là dentro, stessero litigando; una contesa riguardante proprio il diritto di dormirci. è sempre stato occupato da giovani maghrebini dai soggiorni brevi e problematici. ladri di biciclette e spacciatori, sapendo di essere solo di passaggio, fanno quel cazzo che gli pare, fottendosene della convivenza civile. ho avuto anch’io da ridire con loro – chiunque fossero all’epoca – ricevendone in cambio delle minacce, neanche tanto velate. ieri devono aver rovesciato una candela o, peggio, appiccato il fuoco di proposito, una ritorsione, non si sa. i tipi spariti.
spento l’incendio si può rientrare. mentre i pompieri svuotano la casa e spengono tutto per benino, quelli dell’elettricità staccano tutto per mettere dei cavi temporanei: a qualche appartamento non arriva più luce. quelli del gas controllano i loro tubi, i caramba cominciano a fare rapporto. io giro in mezzo a tutti, origlio discretamente, “il resto dell’edificio è agibile” è quanto mi basta sapere.
in quel paio di ore i commenti fra condomini sono stati molti, ma l’ultimo non lo dimenticherò mai: è di estéban, un giovane ecuadoregno arrivato 5 giorni prima. dopo avermi informato che loro, in casa, sono in dieci a dormire, mi racconta che è la seconda volta che scampa alla morte. anche lui! l’altra volta aveva convinto, a fatica, una puttana a seguirlo fino a casa, questa non voleva ma alla fine ha ceduto. qualche minuto dopo esser entrati ci fu il terremoto, 74 morti solo in quella zona. dice. “e stasera, trovo una puttana, le dico di venire qui, lei dice no non mi piace, la convinco, entriamo in casa, 5 minuti scoppia l’incendio!” lo guardo, “tu sei un puttaniere pericolosissimo, lo sai? dovresti preoccuparti..” ma mi interrompe “nooo, non mi preoccupo, tanto anche questa volta, come l’altra, sono arrivato completamente ubriaco..”
gli auguro una buona notte, deve alzarsi alle 6 per andare al lavoro e sono già le 2e mezza. “tanto la puttana ormai se ne sarà andata” gli dico. “noooo, è qua fuori che aspetta, mica vuole perdere la notte!”.
in casa riapro l’acqua e il gas, riallaccio il computer e – surprise – la rete si vede ancora! ne dubitavo fortemente, dato che il cavetto arriva proprio dall’angolo d’inferno, ma evidetemente la fibra ottica ha resistito. interessante, come direbbe spock (visto la sere prima, quello nuovo).

stamattina tutto tranquillo. puzza di bruciato in cortile, la montagna di roba incenerita, di fronte alla mia porta il finimondo. vado al discount, prendo un sacco di terriccio e preparo dei vasi: in uno la regina della notte che stava in ufficio, e che reclamava maggiore spazio. in un’altro la piantina della liberia, che cresce felice. nel terzo un’ortica che avevo strappato dal vaso della regina; non ho avuto il coraggio di ucciderla (aveva già due fiori, la piccolina) e le ho dato una chance. se va bene avrò un vasone di ortiche di montagna, e questo cazzo di cortile disgraziato sarà perfetto :-)

clitündèz queer

May 26, 2009

rientro dal lavoro, poco dopo felix. poso lo zainetto, lo bacio e mi preparo ad andare al discount di fronte. suona il cellulare, rispondo e esco, appena oltre la soglia, per allontanarmi dalla musica e dalle orecchie del ragazzo; son lì che apprendo brutte notizie quando cade di fronte a me una cartaccia di cornetto. ecchecazzo! continuando a parlare al telefono esco da sotto la ringhiera e vedo i 2 seduti di sopra che chiaccherano serenamente, sbucciando cornetti.  Mi limito a fissarli, il primo mi vede quando il secondo lancia il dischetto che fa da coperchio, che plana giù e a momenti mi colpisce. mi parte un urlo e il primo scoppia a ridere. poi scoppia il secondo. porcatroia. interrompo la telefonata per iniziare una discussione con i due coglioni che non riescono a smettere di ridere e di “scusarsi”, negando tassativammente di essere i lanciatori di precedenti cartacce della stessa natura. ‘fanculo.
vado al discount. mentre sono in coda mi chiama felix, “non so se te ne sei accorto, ma dalla macchia sopra il divano cade acqua”. ohcazzo. gli dico di fare qualcosa e di avvisare i deficienti di sopra. non è proprio giornata..
torno, felix mette via la spesa, io valuto la situazione: divano e cuscini sono fradici, dalla macchia gocciola giù acqua. è la vasca dei mangiatori di cornetti…
segue un’oretta di sù e giù, dammi il tuo numero, anche quello del proprietario, ecco il mio, guarda che va fatto qualcosa immediatamente – fra cui smettere di usare la vasca – perché altrimenti.
il tipo dev’essere egiziano, perché fa il muratore (e lo sanno anche i datteri che è il mestiere loro; in fin dei conti, le piramidi, chi le ha fatte?.. rimane il mistero delle pizze, ma va be’), ascolta malvolentieri i miei allarmi (il proprietario non chiamerà mai, né caccerà un soldo per le riparazioni, si sa), finché si gira, prende un grosso martellone e inizia a demolire la base della vasca, sotto i miei occhi. apprezzo.
in effetti là sotto è tutto bagnato, e il sifone in metallo è rotto, si dovrà cambiare. mi promette che entro la fine della settimana sarà a posto. mi accontento, riservandomi di controllare, eventualmente (e penso già quanti profeti dovrò disturbare per convincerlo a reimbiancarmi il soffitto).

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felix ha dimenticato qualcosa nell’altra casa; quando torna mi porta la vecchia digitalina (che ho lasciato a loro) perché veda delle foto di cui tutti gli interessati mi hanno parlato. non le guardo e metto la macchinetta nello zainetto, da cui l’ho tolta prima, arrivando in ufficio. pare che un pomeriggio in cui si annoiavano, ada e un’amica abbiano deciso di truccare da donna m., che evidentemente ha trovato buona l’idea. poi lo ha fotografato.
ne ho pubblicata qualcuna di là, con una certa titubanza. ci sono animali che potrebbero trovarle interessanti per motivi non artistici, ma voglio credere che chi passa di qua non appartenga a quella categoria. io le ho trovate interessanti perché conosco il modello, la truccatrice e soprattutto la fotografa, e trovo che le loro esplorazioni, per quanto siano mosse da uno spirito ludico e biricchino, dicano molto su loro stessi. a 12-13 anni io manco sapevo fare una polaroid e questi hanno, in qualche modo, già acquisito l’occhio e le abilità per realizzare un servizio in 4e4′8! ammetto di esser intervenuto con tagli, contrasti, correzioni e conversioni come faccio con le mie, e come fa qualunque mio collega ogni giorno, però il materiale di partenza era già notevole… ovviamente mi ha ricordato quando, solo in casa, andavo anch’io a curiosare negli armadi dei miei genitori, scegliendo gli abbinamenti più strampalati per poi guardarli una sola, lunga volta in quella grande e temporanea foto riflettente fissata dietro la porta del bagno.

questa mattina il soffitto non gocciolava, ma intanto tutto il salotto è dislocato, e baccinelle occupano il pavimento. felix è andato a scuola (ada ha dormito da un’amica la cui mamma faceva un turno di notte), io ho sistemato alla benemmejo the house e sono andato a prendere il caffè in torrefazione. al rientro, federica, che sta portando fuori i sacchi della monnezza, mi dice ridendo “luca, lo vuoi un bel paio di scarpe rosse?” e indica qualcosa di rosso ordinatamente posato sul coperchio di un bidone di spazzatura. rido anch’io, vedendone i tacchi notevoli, e mi avvicino intuendo una possibile foto figa. “sono praticamente nuove, non so chi le abbia lasciate qua” dice fede, mentre sonia, l’altro trans del cortile, aggiunge col suo alllungato accento brasileiro “lllucca, sono belisssime! sono 37, tropo picole per me, se no le prendevo subito..”. in effetti, qualcosa hanno: il colore – BANG! – il tacco che non perdona, e il grosso bottone tondo. sembrano un po’ scarpe da minnie, ed è vero: sono quasi nuove, a giudicare dall’usura delle suole.

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morale: le ho prese :-) adesso devo solo metterle via in attesa che ada abbia il 37 (manca poco, credo), poi sperare che le interessino. oppure trovare qualche altra pazza dal piede piccolo (anche un travestito, ma no enorme e brasiliano) capace di avventurarsi in quei cosi (magari prima che le veda il ragazzino appassionato di cross-dressing, hahahaa..)

conservazione

May 25, 2009

il vecchio ha deciso di mettere in vendita i 2 appartamenti di fianco al mio, stufo delle continue irruzioni da parte degli amici dei miei condomini. ha mandato ovidio, che si è messo a svuotare del tutto i locali, prima di far dare una mano di tintura da parte del suo operaio. Il vecchio non ci ha mai vissuto, ho scoperto, ma li usava solo come magazzino e laboratorio fotografico e la discreta montagna di fuffa è rimasta in cortile per l’intero fine settimana. Come prevedibile, c’erano un sacco di cose per lo sviluppo e la stampa delle foto (altrove ho raccontato dell’affascinante ricostruzione della sua vita a partire da qualche scatola di vecchie stampe che aveva buttato e che io avevo prontamente recuperato), assieme a tavoli da lavoro, vecchi sci e un paio di secchi di metallame vario e minuto.
come ai mercatini delle pulci, mi sono regalato qualche minuto per rivoltare molle e bulloni in cerca di oggetti speciali, e ne ho estratti 4: tutte scatole di metallo, che contenevano i soliti rivetti, o chiodini o boh. la più piccola è di borocillina, quella appena più grande è di pasticche del re sole, quella media di sigarette players “medium” e quella grande di tritolo. il vecchio è fatto così.
inutile dire che la grande è la mia preferita, considerando che l’avevo presa per una scatola di biscotti. ho già una cassa per munizioni, una seggiola pieghevole e uno scaldavivande da viaggio, tutti reperti del suo passato nell’aviazione, ma la scatola di tritolo li batte tutti. ora sono indeciso sul come usarla, perché di cose esplosive non ne ho molte, giusto qualche segreto, come tutti :-)
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venerdì sera sono andato a ballare, per scoprire che era il compleanno di Andrea, il figo con la cravatta al centro della foto.

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74 primavere, un tot a ballare liscio e gli ultimi il tango, è una delle prime figure che ho identificato in milonga. all’inizio andavo quasi solo a vedere, e il vecchio mi ha sempre messo allegria. lombardissimo (el parli quasi semper ‘n dialett’) e agilissimo, è sempre stato ben disposto ad elargire consigli a noi pivellini e a guidare pazientemente le principianti attraverso i primi giri. prezioso :-)

sabato è tornata ada dalla settimana a zambla alta con tutta la classe; un po’ delusa, si è consolata con un barattolo di viscidume che si è regalata e un sacchettino di curiose palline idrovore che entrambi hanno ricevuto in regalo da M. nel sacchetto sono grandi un millimetro, dopo 4 ore in acqua sono gonfie come dei ribes e rimbalzano tantissimo: ada le seppellisce nel viscidume per poi spingerle fuori come schifosi punti neri venusiani… bleah.

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prima che arrivasse, durante la mattinata solo a casa, ho finito il secondo di 2 romanzi per leggere i quali ho impiegato non più di 3 settimane, en evento rarissimo da queste parti :-)
è che alcune cose si fanno leggere, altre no.
in questo caso erano le scalcagnate indagini (delitti orrendi in città australiane) di uno spacciatore di eroina dalla singolare personalità. i racconti sono in prima persona e l’autore è molto divertente, a maggior ragione – per me – perché prende per il culo la chiesa. è un altro di quei casi in cui mi dispiace non avere una cultura mistica più seria, ma per fortuna quel che ricordavo è stato sufficiente (“Andrew Lloyd Webber!” è una delle tante battute – che non spiego – che m’han fatto posare il libro per ridere un po’ :-)))

pomeriggio tutti al trotter (ada insoddisfatta) a provare una cosa: si va alle vecchie vasche per l’itticoltura, uno da una parte, uno dall’altra. si fissano alle rispettive ringhiere gli elastici annodati (ne bastano 6 di quelli normali). ognuno ha 4 proiettili di carta come quelli che si lanciavano in classe quando si usavano i diti come Y dellla fionda, solo che qui ogni proiettile è costituito da un intero A4. al via ci si inizia a sparare, un punto per ogni colpo a segno, finché tutti i proiettili finiscono nelle vasche. a quel punto cambio campo.

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posso assicurare che (esclusa la faccia, come ben sa ada che se ne è beccato uno) i colpi non fanno troppo male, mentre è fortemente adrenalinico vederseli sfrecciare attorno; dover correre da tutte le parti a raccogliere i colpi per essere di nuovo armati prima dell’avversario aggiunge infine quel tocco di atletismo che ne fa – parlo da fumatore – un’attività intensa e stancante :-)

ieri idem (cioè giro al parco, ma al lambro, per cambiare) dove il prete della cascina per il recupero dei tossici va vanti con i suoi eventi del mese (grosso palco per concerti, passerella per i vip, servizio d’ordine robusto e bionde mozzafiato. sempre mozzafiato le bionde del clero, eh?), dove i tossici ancora acerbi maturano al suono di sound system autonomi, dove i babbi giocano a lanciarsi il frisbie con i figli magri e alti.

ieri sera, dopo il controllo della 4a declinazione (il singolare piace molto a felix: u, us, u, u, u, u) pizza a casa. scarabocchio un volto sul cartone della mia. stamattina, prima di buttarlo nel bidone della carta, ne ho fatto una foto, così. poco fa l’ho pasticciata con l’aiuto del programma, e se clicchi sul pezzetto qui sotto la vedi.

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la foglia-segnalibro ci sta provando! in liberia, visitando una casa diroccata che non mi dispiacerebbe restaurare, il mio sguardo cadde su una delle tante piante strane che invadevano quella che doveva esser stata l’entrata principale e sobbalzai, letteralmente. le sue foglie grasse avevano qualcosa di familiare, che a momenti mi torna in mente ma che – da quando ero lì – era rimasta nascosta: c’era l’uso, da parte di molti bambini, di staccarne una foglia per metterla all’interno del quaderno di scuola perché, nel giro di una settimana, cominciava a produrre sottili radici piliformi dai bordi e in poco tempo diventava proprio cappelluta!
nel dubbio, of course, ne ho presa una e l’ho messa nel libro che non stavo più leggendo (firmino, per la cronaca. troppo poco blasfemo o troppo ignorante io, per non esserne stato catturato?).
è arrivata in italia, sempre nel suo libro, ma di peli appena un accenno: abbastanza per confermare chi fosse. penso che la minore umidità c’entri molto, tant’è che aveva iniziato a raggrinzirsi, e alla fine, dopo un mese abbondante, l’ho infilata in un po’ di terra, per pietà… e la piccoletta ne sembra tanto felice da aver iniziato a buttare una propaggine! speriamo che cresca…

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e poi?
ah, e poi un po’ di pubblicità: un’amica di un’amica di Quassù si propone come fornitrice di spiedini ispirati a ricette da tutto il mondo e sta cercando di aumentare il numero di ingaggi (cene, feste, eventi e tutte quelle robe là), perciò – se non sei un vegano incazzato – sappilo :-)