cammina, cammina

October 5, 2009

finita la settimana coi ragazzi. era la prima da quando è ricominciata la scuola, e finalmente mi sono reinserito anche in quel ritmo.

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il ragazzo si trova abbastanza bene nel nuovo indirizzo, e pare che la classe sia piacevole. la ragazza ha ritrovato la solita classe e i soliti insegnanti, sui quali non risparmia commenti crudeli che ci fanno molto ridere.
io ho fatto il bravo e ho aspettato venerdì sera per uscire in milonga, dove ho comunque fatto più tardi del previsto. a parte preparare la colazione al giovane addormentato, volevo andare alla presentazione dell’iniziativa sui giardini sociali al parco.

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(le locandine che faccio precedono di talmente poco gli eventi stessi che mi sorprendo a vederle affisse in giro… una settimana prima uguale, per la mostra munariana dei cento libri di astronomia appesi in teatrino.)

hanno aderito una 50ina di persone, con una certa soddisfazione degli organizzatori; io ero tentato, perché non mi dispiacerebbe saper trasformare dei semi in cibo (cosa che potrebbe sempre servire, un giorno). ma mi conosco, e non credo che tutti i sabato potrei avere voglia di zappare (per quanto mi paccia). ero lì con ada, che non ne aveva alcuna voglia ma che aveva (fortunatamente) rinunciato all’idea di tornare al mercatino delle pulci. per la pasta e fagioli, poi, ci ha raggiunti anche felix.

“e oggi pomeriggio, cosa facciamo?”
questa domanda, ultimamente, mi coglie sempre un po’ impreparato; ultimamente si arrangiavano, nel senso che avevano ognuno i propri puntelli con gli amici, e io mi dedicavo alle mie passioni: fare lavatrici, fare spesa, fare pulizie. Da un pezzo non riesco a portarmeli a una mostra, e rimpiango i tempi in cui – addirittura – ci si avventurava in un’altra città.
si decide per un giro, che significa “facciamo fare alla città. vediamo cosa ci offre”. sulla modalità del giro, la spunta ada, che detesta quella faticosissima bicicletta: andiamo a piedi, con calma.
in corso buenos aires considero – a voce alta – i benefici del camminare, la completezza dei movimenti, la loro giustezza in relazione alla forza del cuore, al sistema di pompaggio e di circolo del sangue ecc. quando la ragazza mi informa che “ecco. è inutile continuare a rompermi le scatole con la storia che devo fare sport; io mi faccio c.so buenos aires tutti i giorni, mi mantengo in forma e vedo le vetrine che mi piacciono!”
maledetta la mia linguaccia.
arrivati in fondo, attraversiamo i giardini di p.ta venezia.
arrivati in fondo, andiamo al padiglione d’arte contemporanea, che è chiuso.
ma villa reale è aperta, ed è gratis. li trascino dentro, con la promessa di una visita “light”. una volta dentro, vanno da soli :-)
attraversiamo i saloni immaginando di viverci. riarredando. questo gioco funziona sempre.
ammiriamo il lavoro dei pazzi che, a suon di martellate e abrasivi, trovavano pelle morbida e stoffe inamidate nei blocchi di marmo bianco.
io ritrovo pelizza da volpedo e segantini, giovanili passioni.
un paio di tele serie, tutte santi e devoti, riportano a galla l’intramontabile gioco di cambiare i dialoghi ai personaggi: e allora alcune sante fatte di anfetamine rifiutano di rivelare l’identità dello spacciatore, in un interno ci si scandalizza e si litiga per una bolletta esorbitante, fino al tizio scolpito in facciata, che non sa proprio dove aveva parcheggiato.
sarà dissacrante, ma funziona: i giovani studiano attentamente le espressioni, le pose, e si rendono conto dell’acuratezza dell’opera. se, in mezzo alle ghignate, gli faccio notare un dettaglio, una tecnica o il contesto, ascoltano e, spero, elaborano.

al ritorno il ragazzo preferisce prendere il metrò ed aspettarci a casa; io mi rifaccio tutto il corso con la mia non-più-tanto-piccola window-shopper (ogni tanto, camminandole accanto, controllo lo sguardo degli uomini che incrociamo; da come squadrano ada capisco tutto quello che l’abitudine ed il ruolo generalmente mi precludono, e cioè che è quasi una donna…

arrivo a casa abbastanza cotto, e son quasi felice che felix sia invitato ad una festa; per non lasciare ada sola soletta non avrò nemmeno la tentazione di andare a ballare.
guardo con lei un film per ragazzine demenziale, e decido di non aspettare il rientro di felix: non voglio che creda che lo abbia aspettato in ansia o cosa, e vado a letto prima del solito.
mi sto addormentando quando il telefonetto bippa un messagino: mi alzo pensando che possa essere felix, leggo, non è lui, rispondo che no, stasera non ballo, e torno a letto.
mi sto addormentando quando il telefonetto suona: è felix. rispondo ma non è la sua voce:
“è il papà di felix?”
“sì..”
“può venire a prendere felix?”
“…perché?..”
“sta male.. è in bagno che vomita..”

oh cazzo.

“avrà bevuto.”
“… n-non saprei.. comunque sta male. lo può venire a prendere?”
(scocciato) “no, non posso! non ho la macchina!”
“allora chiamiamo sua madre?”

porca puttana.

“no, vengo io” e mi faccio spiegare dov’è la casa. ci mancherebbe questa: che chiamino sabine per dirle di recuperare il figlio sbronzo quando tocca a me..
mi vesto rapidissimo e pedalo nella notte che mi sveglia pensando al fatto che, se fossi stato in milonga, non avrei mai sentito suonare il telefono…
arrivo, chiamo il cellulare di felix – come convenuto – e una voce femminile mi dice che “adesso scende”.
dopo un quarto d’ora (nel frattime è arrivato un altro papà) telefono di nuovo. risponde felix:
“allora? sono qui che aspetto!”
“…alowa… dewo… scendewe?…”

oh minchia.

“sì che devi scendere! andiamo a casa!..”
“…awwiwo…”
altri 5 minuti buoni. intanto anche l’altro papà sta telefonando.
poi arriva. anzi, fluttua. non trova il pulsante per aprire il cancelletto, mi fa ricitofonare su e gli aprono.
è ubriaco fradicio!
verifico che abbia tutto, telefono, portafoglio e chiavi di casa, e decido che una bella camminata possa fargli del bene (né mi va l’alternativa di mollare la bici e rientrare in taxi: doppio rischio di farsi fregare la bici e di gestire una vomitata in macchina. no.)
per un po’ sono serio, gli faccio una ramanzina e tutto, ma mi rendo conto che non capisce una sega. allora mi godo un po’ lo spettacolo di questo giovanotto – più alto di me – che tenta di procedere su due gambe difficili, molto difficili da controllare :-)
mi vergogno un po’, ma penso anche che doveva succedere, prima o poi; avevo più o meno la sua età quando è successo a me.. solo che io tornavo a casa col motorino!
strada facendo mi faccio waccontawe com’è andata, e spunta il solito colpevole: vodka. chissà come mai le prime ciucche sono sempre a base di vodka? per me erano quelle schifezze al limone o alla menta, dolcissime mentre le ingurgiti e orrende quando le rigurgiti. lui ha pure aperto con un paio di birre, per poi addormentarsi su un divano prima di precipitarsi in bagno, dove ha chiesto a qualcuno di telefonawe a papà. tenero.
a metà strada (ormai fa veramente fatica a procedere, sopraffatto dalla stanchezza), gli ricordo i test della polizia di una volta…
“li conosco! non sewwono a niente!”
gli chiedo di camminare su una linea di mattoni nel marciapiede: “ewabbè” dice, partendo per la tangente.
gli chiedo di fare quelll’altro, in piedi su una gamba sola, naso-pollice-mignolo-pollice-mignolo-ginocchio sollevato: perde l’equilibrio, “no, non vale, lo wifaccio”, perde di nuovo l’equilibrio e sbatte la testa contro un portone, “ohio.”, e continuiamo.
quando incrociamo gente sul marciapiede gli dico di tenersi a me. ma lo vedono tutti lo stesso che non si regge in piedi.
mentre percorriamo l’ultimo tratto di strada, nella nostra via, gli viene un rigurgito (per tutto il percorso ero stato a dirottarlo sulle aiuole, sui cestini della spazzatura, sopra le griglie dei montacarichi, benché non avesse più nulla in corpo da espellere) e si appoggia a una macchina, rivolto verso la strada. sul marciapiede opposto passa un tipo robusto, si ferma, lo vede, e inizia a urlargli “cuosa fai? cuome ti sei riduotto, ragazo?” e attraversa la strada.
è un russo, o qualcosa di simile. un armadio d’uomo, sui 35 al massimo, capelli da militare, col singhiozzo. lo lascio fare.
cuomincia a sgridare il ragazo, con dolcezza, dicendogli che così non va bene, che non c’è motivo di ridursi così e via dicendo; credo che ci prenda per una coppia mal assortita di esuli, perché quando gli dico che il ragazo è mio figlio rimane veramente sorpreso.
“ma questo è papà d’uoro, ragazo! tu sei fuortunato che tuo papà viene  cercarti, ti puorta a casa, ti vuole bene.. mio papà? mio papà picchia! lui ti picchia se così!” e mentre gli dice tutto ciò, lo tiene stretto tra le mani e lo scuote, un po’ come fa obelix con i romani quando vuole che durino di più. e giù pacche sulla schiena, contropacca sul petto, il povero felix è in balìa di uobelix, incapace di imporre qualsiasi cosa ai suoi muscoli, riesce solo a dire “..ohio pewò, mi fa male..”
ringrazio il miliziano brillo e, un po’ a fatica, gli strappo felix dall’abbraccio per portarlo finalmente in casa. gli ricordo che è facile fare incontri del genere di notte. che non è bello esser completamente impotenti.
worrebbe che lo aiutassi a salire il soppalco, “te lo scordi. se devi correre in bagno t’ammazzi sulle scalette. no, dormi sul divano.”
si addormenta, vestito, in pochi secondi.

il mattino dopo io e ada andiamo al parco, dove c’è un concerto di chitarra classica. lui dorme.

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questa volta heidi ha invitato una giovane chitarrista che esegue alcuni brani che mi lasciano incantato: senza amplificazione, con quella che mi sembra una chitarretta graffiata, interpreta a memoria diversi pezzi che includono la percussione della cassa, delle corde, delle grattugiatine, delle scivolate… ada si annoia. dice che non le piace il suono della chitarra e che la ragazza non era abbastanza bella.. mah.

a casa il reduce è sveglio, è salito fino al suo letto, e non intende pranzare.
né intende uscire nel pomeriggio, ma dormire ancora un po’.
“e noi, cosa facciamo?”
“andiamo in c.so como!”
in c.so como c’è un famoso negozio mOlto alla moda; le cose che hanno sono talmente eccentriche che mi diverto anch’io, senza contare la galleria fotografica e la libreria. ada ne è entusuasta: le piace tutto, dai vestiti agli accessori, dall’ambiente ai decori. “oh, è bellissimo!” è la frase che ripete più spesso, assieme a “che finezza” e “posso toccare?” visti i prezzi, è solo un po’ delusa da un vestitino tempestato di perle, perché le perle sono finte.
poi camminiamo fino al duomo e poi s. babila, dove saliamo sul metrò per tornare a casa. Decisamente, il window-shopping le va a genio, e la mette talmente di buon umore che riesco a vedere una mostra fotografica lungo il tragitto: bell’allestimento (magnifici locali, quelli del palazzo della ragione) per immagini perturbanti. il tizio ha preso un mucchio di modelle tendenti all’anoressico, le ha truccate da cadavere e le ha fotografate.. ma noi eravamo entrambi molto più interessati ai raggi laser che attraversavano vibranti la lunga sala oscura :-)

cena (anche lui, cui è tornato l’appetito)
film.
nanna.

foto qui.

dove siamo.

June 11, 2009

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ieri sera, con un’ auto in prestito, sono andato a ballare appena fuori milano; in un palazzetto a meringa suonavano 3 argentini della nuova leva, e ho ballato divertendomi.

questa mattina, uscendo di casa, ho lasciato un coperchietto di plastica con un po’ di pane a pezzetti in un po’ d’acqua a kondor, il piccione più brutto e sfigato della città, che ha deciso di accamparsi dalle parti della nostra porta. povera bestia.

al lavoro mi hanno detto di controllare una stanza destinata ad essere demolita: contiene parte dell’archivio di periodici dell’ufficio, e la tendenza sarebbe di conservare, in contrasto con la moderna linea aziendale. è surreale, laggiù: grandi spazi semifiniti, infiniti oggetti semiabbandonati e luce naturale. come non fare 2 foto?

per dovere di cronaca: ieri ada, oggi felix: i ragazzi hanno finito la scuola. vedendo le mie foto di venezia, hanno molto invidiato i loro coetanei che festeggiavano saltando ripetutamente nel canale della giudecca completamente vestiti, e soprattutto dal grido che ho riportato loro: “viva la fine dea scuola de meřdaaaa” e pluf! (è impořtante ařřicciaře bene la eřře, come fanno lořo, peřché řenda)

uffff!

June 19, 2008

è entrato in casa con un supersorriso, ha rassicurato me e sua sorella sul buon andamento della prova orale e poi è partito in quarta a ripetere TUTTO quello che ha esposto… eccitato. e sollevato!
e così sarà ammesso alle superiori, al famigerato liceo scientifico.
l’ha sfangata, letteralmente. un angelo è calato in casa e gli ha dato una mano ad organizzare la sua esposizione, un altro è calato in studio da me e mi ha dato il software per potergli stampare le varie relazioni scritte. talis pater… ma conoscendomi, per l’appunto, ho tratto ottimi spunti di riflessione circa l’attitudine allo studio e alle sue scadenze, che prevedo potranno tornarmi utili quando sarà il momento di cazziarlo un po’.

quindi è stata una settimana di ritorno al passato, anche se ho dei ricordi molto sbiaditi dei miei esami di terza media. strano. in generale, devo dire; ricordo solo le lezioni di musica, col tizio che ci faceva imparare i canti degli alpini (in dialetto), la strega di francese (eppure, quei tre annetti si sarebbero rivelati utilissimi al momento di sedurre, sposare, mettere 2 volte incinta e separarmi da una francese vera), quella di italiano che mi adorava (ma non vale, era amica dei miei), quello di applicazioni tecniche perché era tonto… beh, no, se ci penso un momento tornano tutti, quello di mat. che mi ha chiesto un quadro per l’appartamento al mare (voleva una copia del pesce che feci a inchiostro per l’esame; probabilmente la mia prima commissione), quella carina di arte… e i compagni, li ricordo, i tic, i difetti di pronuncia, quelle carine, quelle no, quello che è morto, quello rosso, quello che non aveva mai visto il mare… ecco, felix ha finito tutto questo. devo pensarci per rendermene conto, del bagaglio grosso di vita tutta sua che si porta già dentro alla testa.. ma è anche difficile non esser distratto dalla mia di vita, dalle mie crisi di crescita (sì, ancora devo crescere). (anche se, qualche settimana fa, ero dal medico che leggeva i risultati di certi esami che m’aveva prescritto, e mi fa “ah, lei non crescerà più di così. ma non è un problema, no?” e io sono scoppiato in una fragorosa risata).

ma c’è stato dell’altro.
l’ultimo appuntamento della rassegna primaverile al trotter: il concerto in teatrino de L’Orchestra di Via Padova, un gruppo moltomultietnico che suona roba che sembra acid jazz fortemente worldizzato e ritmato. con voce femminile russa, o giù di lì :-)

abbbiamo fatto la pulizia annuale dell’acquario di pèa: un lavoro immane, ci si dedica la giornata, chi a risciacquare i sassolini del fondo, chi il ramo trovato nei fondali dell’elba, e chi l’oggetto vero e proprio, con i suoi vetri incrostati di calcare e una quantità bestiale di palta nera, misto di merda e chissàcché, bleah!
alla fine si riallestisce tutto, se ne approfitta per cambiare la posizione del mobilio, ada ha aggiunto pezzoni di vetri di murano – quelli che si trovano per terra nelle discariche della zona delle fonderie, veri gioielli da dissoterrare – io ho modificato l’isola, guadagnandole spazio natatorio.
se sei impavido, l’immagine seguente, che ada chiama “la chela di merda”, io la “coda biforcuta” illustra come cagano questi rettilini. no, è solo per dire che nel frattempo pèa è rimasta nella sua pentola, sopra alla quale abbiamo messo il vassoio di latta tunisino -’nsissàmmài – con sopra un sasso, e lei tutto il tempo a fare sollevamento pesi con l’ambaradàn, il coperchio che saliva e scendeva inesorabile, teng! teng! teng!..
quando stavamo per rimetterla in acqua abbiamo visto quanto sotto. e ci sembrava interessante :-)

un giorno, la scuola era già finita, li ho chiamati dall’ufficio, “pigliate le bici, fate la ciclabile che abbiamo fatto insieme l’altra volta, attenti solo all’incrocione di palmanova, e andiamo a mangiaci un panino al baracchino di parco lambro”, e così hanno fatto. ero molto orgoglioso. poi mi hanno riaccompagnato in uffficio, gli ho offerto il caffè, hanno fatto qualche rivoluzione sulle poltroncine girevoli, qualche video in rete e via, da soli verso casa con giro largo per il trotter.

per la prima volta ho partecipato ad uno stage di tango. rodrigo e florencia, una coppia di giovani argentini, hanno tenuto 3 lezioni ravvicinate – un a volta al tangoy, le altre in un fitness-center deserto – dei tre generi. un pochino inquieto per il fatto che fosse un “avanzati”, alla fine ci stavo dietro abbastanza. a differenza dei miei insegnanti, ho notato questa cosa dell’abbracciare e farsi abbracciare da ogni partecipante, per ogni passo o pezzo di passo in studio. “giudame, luca – dice lui – yo soy la mujer”, io guido, lui sa e sente, riapre gli occhi e mi fa vedere esattamente dove sbaglio. riprovo, e funziona. bello. bravi.

sabato sera alla marippa, terza sera di baldoria danzereccia per i gestori sposi novelli, lui deve averle promesso “se mi sposi ti faccio ballare desde l’alma suonato dal vivo dai colortango”, lei deve aver detto “vediamo”, e sabato erano lì :-) e gli hanno suonato ’sto vals stupendo solo per loro due.. chic.

ho messo qualche foto mista di là, as usual.

per il resto: oggi c’era il sole. mi faceva sorridere pensare che l’ultima cosa che ho disegnato ieri sera è stato un sole zeppo di raggi cicciotti. ancora 2 giorni e i ragazzi iniziano le migrazioni estive, con noi, senza di noi, un paio di mesi abbondante di cui devo riempire 28/7-12/8 con un’idea.. è questo che intendo, quando dico che lo posso capire benino, il mio ragazzo…

:-)

e buona estate a chi parte!

open house

April 8, 2008

al trotter, col FAI, per la giornata di primavera. il glicine si è vestito a festa.

un pacco di gente. i volontari si sono sgolati.

proiezioni nella ex chiesetta ristrutturata. i divi si sono visti.

concerto. Sorbi ed alleati orientali erano in forma :-)

andamento

February 8, 2008

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martedì, dopo la lezione, mi sono aggregato a 3 compagni e sono andato al Frida, all’Isola.
è stata una bella sorpresa: avevo capito che era dentro un bar, e mi aspettavo uno spazio minuscolo e 4 gatti, invece è tipo loft, separato dal bar, semplicesemplice, niente fronzoli. musica ok, la fauna era costituita soprattutto dagli allievi dei corsi che si tengono lì (credo); non mi sentivo il più scarso, ecco.
mi sono anche portato a casa una spalla impregnata del mio profumo preferito, e ci ho dormito molto bene.
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mercoledì sera sono stato invitato a teatro (grazie anna!), a vedere Maria de Buenos Aires, quell’opera che Piazzolla aveva fatto per Milva di cui non so altro. “dura 3 ore” era la minaccia, dopo la prima ora stavo seriamente considerando se spostarmi indietro di qualche fila (eravamo in balconata) e schiacciare un pisolino. il tango mi culla, l’idea di avere una 20ina di argentini che si sbattono dal vivo per me mi stuzzicava :-)
in realtà durava normalmente, e mi son goduto quel che rientrava nelle mie possibilità, cioè l’esecuzione dal vivo della musica; non parlando lo spagnolo, ahimé, tutto il senso della vicenda è andato altrove, non certo nella mia testa.
flauto, pianoforte, bandonéon, 3 violini, violoncello, contrabasso, 2 tizi alle percussioni, narratore, cantante e cantantessa, 6 coristi misti! precisi. un po’ svizzeri. quasi algidi.

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mi sono riscaldato subito dopo, andando a farmi divertire da un picherna particolarmente brillo :-)))

ieri ho visto il nostro futuro ufficio… racconterò :-)

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la sera ho raggiunto f. per cena, e mi sono divertito con Dàida.

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a ritroso

November 12, 2007

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sono arrivate le macchine nuove.
così adesso, in una stanza con 4 persone, ci sono 10 computer fra quelli vecchi, quelli nuovi e quelli che servono a fare il trasbordo dei dati. in tutto ne hanno cambiati circa 400. e gli altri a rottamare. no comment.

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ieri dopo pranzo ci abbiamo provato: un paio di settimane fa Pop mi chiama e dice che devo assolutamente portare i giovani a vedere Bracchetti. Ogni tanto lo fa, vede che in città c’è qualche spettacolo che se potesse ci andrebbe al volo, allora mi chiama e mi suggerisce di farlo io. la prima volta è stato tanti anni fa, loro erano in africa da qualche parte, forse in nigeria, e mi chiede di andare alla fenice a vedere il kabuki. per lui è un ricordo d’infanzia, lo aveva portato il nonno in giappone. io e un amico ci siamo messi i frac, montati nell’audi 80 (allora era ancora una macchina normale) e corsi a venezia. a piazzale roma ci aspettava catilina a farci da garante (un residente garantisce un posto macchina anche all’ultimo secondo) e carlo, con i biglietti, per condurci fino al teatro. poi 2 ore a cercare di capire cosa cazzo stava succedendo in scena.
un paio d’anni fa mi hanno chiesto di portare i giovani a vedere gianburrasca. la cosa migliore era la scenografia, chiara, fumettosa, prospettive sgangherate, cambi di scena minimali, semplici ed efficaci. non ricordo altro.
e ieri bracchetti. non avevo preso i biglietti prima perché le rivendite non avevano i ridotti (strano, ma così) allora dopopranzo abbiamo inforcato le bici e siamo andati là, con un po’ di anticipo. abbiamo trovato posto, per fortuna, perché era l’ultimo spettacolo della tappa. non ero mai stato all’arcimboldi, solo visto da fuori. i posti erano in galleria bassa, ma il nome è truffaldino; a star lassù mi venivano le vertigini, tutta quella enorme sala in cui tutto pende verso il palco, impressionante. e lo spettacolo pure. impossibile annoiarsi. il tipo è bravissimo, io godevo per la sorpresa continua fatta di costumi splendidi, musiche travolgenti. luci robotizzate e molta poesia. Il messaggio era: meglio rimanere bambini il più possibile, e conservare lo stupore e la fantasia. io appoggio, of course. I giovani, dapprima diffidenti, ne sono rimasti entusiasti. bravo pop, grazie =)

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la città era stata investita da un forte vento nei giorni precedenti, il cielo era pulito e l’aria limpida. sabato con ada, mentre felix e la sua squadra perdevano la partita per tipo 150 a17, ci si è fatti una vasca. ma l’isola pedonale era bloccata.

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ignazio e un manipolo di persone pulite sensibilizzavano i domenicanti circa l’oppportunità di lasciare che fossero loro e la polizia a occuparsi del nuovo spauracchio, lo straniero violento. vorrei sentirlo oggi, dopo che il poliziotto ha steso un tifoso (n.b. di destra) centrandolo “per sbaglio”. ma lui, almeno, è coerente: i rimpatri e le demolizioni a loro sono sempre piaciuti.

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il trotter ha indossato l’autunno, e sabato sfoggiava colori che sarebbero piaciuti molto a bracchetti.

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al nostro rientro felix, che era uscito senza le chiavi di casa, cercava di dimenticare le delusioni del basket partecipando ad un match di futebòl coi clitokidz. per una volta gli avocado ne sono usciti indenni (benché mio figlio, nell’esaminare i danni passati e le miracolose crescite collaterali, abbia esclamato “ma sono talee! perché non mozziamo la cima anche alle altre?”. a me dispiace smorzargli la verve botanica, ma col cazzo che glielo lascio fare, borcabottana!).

Il resto della setttimana e scivolato via liscio. da segnalare che: i giovani dicono che quando non faccio surgelati sono anche bravo a cucinare, e mangiano di gusto. non capisco, ma mi fa molto piacere.
è stata una settimana di cineforum, grazie alla clemenza dei prof che non li hanno riempiti di compiti; così gli ho proposto, nell’ordine, Balle Spaziali, la trilogia di Indiana Jones, Silent Movie e La Pantera Rosa Colpisce Ancora (è quello del ‘76). “CATOOOOOOOOOOOO!!!!!”

poi loro andavano a letto, e io disegnavo o plasmavo. che è meglio continuare a giocare, finché si è giovani ; )

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oggi si riparte in solitaria. saremo alle prese con le macchine nuove, i programmi nuovi, e i vecchi problemi di una casa editrice col fiatone. mentre scrivo antonio ha aperto il cartone del suo ultimo acquisto ebay: una sessantina di caratteri in legno di una tipografia che ha chiuso i battenti. adesso pensa di cercare anche un piccolo torchio…altro che macchine nuove!

- Amy W. -

October 26, 2007

sorpresa

September 16, 2007

ieri, sabato, sapevo che c’era questa cosa, l’mtvday, in centro. fra i partecipanti, C. Consoli, abbastanza per decidere di trascinarci i giovani. buona alternativa al buon trotter. ada trova la sua bici troppo piccola, ormai, credo se ne vergogni, così siamo andati in centro con la metrò. saliti a r-oh!-vereto e scesi in s. babila per fare una vasca fino al castello, la passeggiata è terminata in duomo (il concerto era lì, non al castello come credevo). la piazza è piena di gente, non come per il concerto di manu di qualche anno fa… beh, l’anno lo ricordo, tenne il concerto pochi giorni prima del g8 a genova… dio, che folla che c’era! il che fa piacere, manu muove più persone di mtv, a milano almeno. quel pomeriggio la piazza era tanto piena che la gente era arrampicata su ogni pilone di palazzo, ogni palina del metrò, ogni lampione, e riempiva per un tratto tutte le vie di accesso; per intenderci, via torino era piena a perdita d’occhio. ah, e poi si ballava! non come ieri, che a ballare erano quei quattro sottopalco e basta… comunque, l’effetto di una piazza turistica occupata da umani è che i frequentatori abituali, non umani, si ritrovano costretti a stringersi nei pochi punti liberi, come la statua del tizio a cavallo che chissà perché sembra avercela con l’inquilino del duomo.

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ero contento: cerco sempre di trattenermi dall’imporre i miei gusti ai 2 giovani, tipo che se a me piacciono i concerti live evito di insistere perché ci vengano. sono affari loro, avranno i loro tempi e le loro passioni, che per ora, su questo aspetto, non coincidono con le mie. la ricompensa è semplice: non mi rompono i coglioni con le mie, di passioni :-) per esempio, qualche ora prima felix mi ha accompagnato a comprare 2 biglietti per il concerto di amy winehouse (il 26/10 al rolling, non perdetevelo!) e non ha detto NIENTE. come se fossi andato a comprar cipolle (anzi, in quel caso mi avrebbe domandato “cosasimangia?”). oppure, e poi concludo questa parentesi di autocompiacenza pura, come l’altra sera, che riapriva il tangoy; di solito non ballo quando è la settimana in trio, ma il tangoy è il tangoy, ed è vicino, non sembra neanche di esser usciti (quasi). finito il film (the robinsons, mi è piaciuto) loro sono andati a letto ed io sono uscito. non gliene frega proprio nulla, è fantastico.

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così, senza l’impegno dei concerti serali e lo spaesamento che credo possano creare il buio, le luci pissichedeliche, l’anonimo stadio o palazzetto e l’esser schiacciati in mezzo a degli adulti agitati, ero lì con loro a sentire (speravo!) qualcosa di decente. al nostro arrivo c’era grignani, poi meg, poi i lacuna coil, tutti un brano e via. pausa tecnica, intanto penso che se è tutto così, anche se per caso mi perdo la consoli chissenefrega. i cinesi ci vendono le granite, i tecnici stanno ancora trafficando sul palco, i conduttori riempiono il tempo di interviste da decennale. e poi la sorpresa più bella che mi poteva capitare in quanto babbochevorrebbeavereifiglirokkettari:

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i ragazzi erano deliziati, io di più. elio è salito sul palco vestito da boy scout, completo di pedula e zainotto pienotto. e cappello, fazzolettone e calzettone tirato su fin sotto il ginocchio (poi si sarebbe gradualmente alleggerito di alcuni accessori). hanno suonato una buona mezz’ora, brani nuovi e vecchi successi che sono fra le pochissime canzoni di cui felix e ada conoscono a memoria testi e musica! i balletti surreali di tal mangoni erano alternati ai primi piani di elio e della band proiettati su un megaschermo a lato del palco, così anche ada poteva goderselo.

ce ne siamo andati a fare un giro mentre jovanotti continuava la storia e siamo ripassati per la piazza quando ferro faceva andare in visibilio torme di ragazzine. avevo l’impressione che con l’avanzare del buio sarebbe aumentata la gente. peccato andarsene, ma pazienza. inutile stancarli :) un giorno potrei esser loro grato se mi accompagneranno a casa ad un orario decente.

può iniziare a pomeriggio avanzato, fornendo il tavolo da pranzo di una luce (finalmente) dopo 4 anni di candele, che sono anche romantiche quando ce n’è il motivo, ma poco luminose nel mondo reale. ecco un dettaglio di LampadinaMerendina#2:

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all’interno una lampadozza ad incandescenza, i vassoi vi poggiano direttamente, senza molletta da biancheria. La variante nuova è il sistema di appensione (si dice?): penzola da un cavo teso fra finestra e soppalco ottenuto da 3 cavi da freno di bici rotti uniti con quei piroli in plastica che usano gli elettricisti per collegare i fili, quelli in cui infili il filo e lo fissi stringendo la vitina. lasciandoli attaccati a 2 a 2, un filo entra da una parte, l’altro esce dall’altra. Con uno in più messo ad un’estremità si può tendere il cavo a piacimento prima di fissarlo.

verso sera, si può procedere con uno di questi:

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l’oggetto sulla destra si chiama spritz-macchiato-apérol. per me c’è un solo modo di prepararlo, cioè come mi hanno insegnato quando lavoravo al neurobar di roana: bicchiere da prosecco, mezzo acqua frizzante, mezzo bianco, il goccio di apérol e la scorzina di limone. ingredienti tutti freddi da frigo (il limone non serve che sia freddo). Adesso invece lo servono in certi bicchieroni da heppiàuar pieni di ghiaccio e un’enorme fettona di arancia. boh, io preferivo bermene 7 unodriol’altro (lucio del pub aveva fatto costruire delle specie di cassette di legno che permettevano di ordinarli a metri, direttamente) decorando i tavolini di trofei…

Si può proseguire con esperimenti culinari da single:

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non so cos’ho fatto, ma era buono! mischiato un uovo con sale pepe e latte, fuso del gorgonzola nel padellino, unito l’uovo e mescolato sulla fiamma che si formino tutti i grumetti, unita la pasta per un’ultima girata a fiamma accesa. scaglia di burro per l’occhio. Yum :-)

Infine si può andare al concerto ballabile di questi ragazzi sudamericani:

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figata! prima volta che sento eseguire del tango elettronico dal vivo, divertente. neanche il fantasma formaggino (c’era, col lenzuolo bianco e tutto) riusciva a farmi pentire d’essermi avventurato fuori zona! Gli Otros Aires ed un pavimento scivolosissimo mi hanno spinto a rompere un piccolo tabù, e per la prima volta ho ballato con le Emerica Templeton invece che con le Borgioli fiorentine, ed è stato bellissimo. cazzo, rimbalzavo come una palla da basket e come in una partita ho lasciato un bel po’ di sudore per terra

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oa2.jpg(le mie foto “live” mi fanno cagare; nahuel ha la manina molto più felice!)

concerto

April 28, 2007

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soldi ben spesi. il vecchio ha suonato 2 ore precise precise, bis previsti e inclusi. pochi fronzoli, una band di rockers travestiti, anche musicalmente, da eleganti mariachi moderni. easyeasy, i bei brani dell’ultimo disco, morbido come solo i grandi vecchi sanno diventare, come Fabrizio nostrano, per intenderci. Una goduria. Spero che ci foste anche voi, dato che il forum era pieno.