l’uno per mille
May 13, 2008

grosso modo è stata la percentuale utile delle ripetute pressioni dell’indice effettuate un paio di mesi fa.
alcune delle rimanenti pressioni dell’indice sono riesumate qui.
cheeeese!
May 9, 2008
è da lunedì che percorro un tragitto alternativo per venire in ufficio. che strano, che non ci abbia mai pensato prima.. tanto più che, mi sa, diventerà il tragitto definitivo: mi permette di star lontano dalla strada per quasi tutto il percorso :-
dall’inizio del vialone, grazie a una successione di vialetti, marciapiedi e parcheggi, si può pedalare fino alla torre lungo la linea verde della metropolitana, che proprio lì emerge dalle budella della città. al posto delle macchine, sia posteggiate che in moto, ci sono vecchietti col cagnetto, ragazzi che bigiano per limonare sulle panchine, e sull’altro lato la gente che occupa le banchine delle due fermate all’aperto in attesa del treno. mi piace anche questa cosa, di partire parallelo al treno, vedermelo accelerare di fianco per godere di più dell’esserne fuori, e libero di fermarmi a far una foto, raccogliere qualcosa.
in un tratto del vialetto che attraversa dei giardinetti-imbottitura tra casermoni e vialone, l’asfalto è tanto dissestato da costringermi a rallentare a passo d’uomo, pena i ripetuti balzi che di solito mi fanno cascare la catena. sono le radici di un paio d’alberoni: come altrove in natura, le radici ribelli sono, credo, una delle mie manifestazioni di potenza preferite :-)
mentre lego la bici al nuovo palo, passa L. col bimbetto in braccio, magra come un chiodo, sorridente tutta la sua napolitanità, lo porta al nido aziendale (un’invenzione stupenda). “io vado all’asilo” mi grida il nanerottolo, “e tu dove vai?”
“eh, anch’io vado in una specie di asilo”, rispondo e “anch’io!” aggiunge sua mamma, grafica per un mensile.
…
infatti è stato un po’ giocando che sono finito davanti alla hasselblad di chris (chi non mi conosce sappia che, ahimé, non sono quella a dx)

e dietro alla cinqueddì ;-) nel numero di Amica che dovrebbe uscire domani è pubblicato il servizio con le foto fatte a febbraio. VeraVaraVanità!
. . .
update: mi sono nascosto qui, se proprio ci si vuol fare del male :-)
segnalaziò
April 12, 2008
alcune delle foto fatte un paio di mesi fa sono pubblicate a p. 294 di Amica di Maggio (già in edicola). certo che non entrerò mai nelle grazie delle top finché al giornale continuano a decapitarmele :-) in questo caso per mettere in risalto i vestitini fatti da una coppia di giovanotti italiani di una certa fama. quindi ecco le teste, mi sembra il minimo!
(a p. 88 il colonnino-link sul “giallo”)
sveltinaConfederata
April 10, 2008
settimana scorsa, quella a destra mi chiede se quella a sinistra me l’ha detto.
“cosa?”
“che devi andare a ginevra entro metà settimana prossima a fare una foto.”
“UNA foto?”
“sì, e una te la devi far fare tu.”
il gioco è che i fotografi del giornale si ritraggono a vicenda. sono un po’ preoccupato: a ginevra c’è un vero fotografo, io faccio solo rire les poulets :-)
lunedì arriva la cinqueddì, porto ada a fare un giro in quartiere, solita questione del provare la macchina. il trotter collabora, nonostante le gaffes che mi aveva visto fare (ancora) un paio di giorni prima.
Il problema dell’albergo è risolto, nel senso che è christian stesso a propormi il suo letto, potendo a sua volta rifugiarsi in quello della morosa. il problema ragazzi è risolto, vanno a dormire da sabine. parto martedì in treno, bagaglio essenziale, giusto una boccia di cannonau per ricambiare l’ospitalità. fa bello, giacchetta e via. Dopo losanna nevica, rido del mio ottimismo, e per smorzare un nuovo panico tutto fisico.
rendez-vous in stazione, mi vede in giacchetta, mi porta in un bistrot e va a cercarmi giacca e berretto in bici. vraiment gentil. intanto mi godo la possibilità di fumare nel locale, cosa che non facevo, mi sembra, da una vita. poi si va. ha la bici carica di materiale, sa dove andare, sa cosa vuol fare. io no.
e siamo sotto a un ponte, monta 2 lampade “sono americane, luce dolcissima”, usa l’esposimetro solo per avere conferme a dati che sa indovinare comunque, e tira fuori la sua, di macchina.
mi sento onoratissimo, il mio primo vero ritratto passerà per l’obbiettivo di una hasselblad!
finito tutto passiamo per lo studio, in un ex-spazio industriale occupato e prossimo allo sgombero; mi spiega di essere uno dei portavoce dei 300, fra creativi e artigiani vari che costituiscono ArtAmis, che conducono il braccio di ferro con le autorità cittadine nel tentativo di ottenere l’assegnazione di uno spazio alternativo.
a casa smonta il gioiello perché si asciughi dalla pioggia e dalla neve che ha preso. quando mi viene gli faccio qualche scatto, poco convinto. gli ho spiegato 2 cose sulla mia presenza lì; è tranquillo, mi spiega altre cose che non so della digitalona.
Passeggiamo ancora, guardo questa città che non conosco, mi attrae il lago in cui chris cerca di immargersi almeno 3 volte alla settimana, tutto l’anno! “così non mi prendo niente, neanche un raffreddore”, mi dice mentre osservo il jet d’eau che sparisce nel cielo grigio vicino al molo. (curiosamente, noto che ci sono un sacco di imbarcazioni immatricolate GEnova :-) mah?
a cena ci raggiunge la morosa, io faccio lo splendido invitandoli a spese del giornale, e si sta bene insieme, a parlar di tutto e neanche tanto di foto :-)
poi torno a piedi, vedo ancora cose, e trovo anche la casa.
dormo come uno svizzero, mi culla ben harper.
ci incontriamo allo stesso bistrot vicino alla stazione, gli restituisco le chiavi, torno a milano che non avrà mai smesso di piovicchiare in 2 giorni. come all’andata, ammazzo il tempo disegnando: 11 andare, 16 tornare. e a sfogliare riviste, sonnecchiare mentre passan via laghi, cime innevate, valli, frontiere, laghi, aree industriali, tutto bagnato, grigio, uniformato.
e ritrovo mes enfants hebdomadaires :-) che tutto questo se lo sono sorbiti a voce, pazienti :-)
sfiluca
February 22, 2008
ovvero sfilate, sfinimento e sfiga: a girare in motoretta tutto il giorno per 5 giorni nel traffico di milano mi son beccato qualcosa di muy aggressivo, in 3 giorni le 3 tappe, gola naso polmoni. merda.

a parte questo, è andata bene. penso. non ho ancora visto le foto, ma qualcosa di utile ci sarà. lo dicono i numeri: 20 sfilate diviso 3.500 scatti, insomma, in quei 13 giga di pixel ci dovrebbero essere le pagine che servono per il servizio. come prevedevo, ne ho fatte molte di meno: per prim/est, 12 sfilate, avevo fatto intorno ai 9.000 scatti, settimana scorsa vedevo invece di arrivare poco prima dello show, saltando l’oretta di parrucchieri e truccatori.
seconda volta che entro in ambienti a me alieni, ho comunque rivisto le stesse facce, dai buttadentro alle modelle, dai tecnici ai truccatori, dalle pr(ot) ai cveatovi in pevsona.
è un circo. e i vestiti sono il meno, parlo di tutto il carosello delle auto nere, dei supercontrolli, quello che alla fine appare a chi passa per sfiga in una strada dove c’è una di queste sfilate. disagi per tutti, ma la città coccola la sua creatura, “la città del design e della moda”, e non si tocchino i divi.

imparo cose, e va bene, anche se non me ne frega molto.
la cosa migliore è stata la compagnia dei fotografi da backstage, una dozzina di tizi (e qualche tizia) che segue la carovana per conto delle grosse testate. e io in mezzo a rompergli i coglioni, a sbattergli il flash in testa, farli inciampare, spingere un po’, rovesciargli maldestramente le cose. m’hanno salvato le lingue, letteralmente. a parte potermi scusare, in più di un’occasione toccavo per sbaglio rotelle e bottoni della 5d e la macchina faceva quello che voleva lei, spesso nulla, allora la tecnica è: guardare attorno, individuare un fotografo che riprende fiato (anche gli assistenti vanno benissimo) e chiedergli sfacciatamente di salvarti la vita (se non l’ha già sentita, gli si propina la pietosa verità nella versione compatta “io non sono un fotografo”).
per gli spintoni, ne ricevevo di più io, quindi scusarsi sì, ma fino a un certo punto, ché fanno parte del gioco. è giocoso lo spirito di ’sti tipi, che passano un po’ per i discoli del dietro le quinte, sordi ai richiami, anarchici e sgattaiolanti. l’essere recuperati in giro e spinti in certi angoli, o corridoi, marciapiedi, pianerottoli e salcazzo, aspettare ore insieme genera una buona predisposizione alla battuta collettiva, che è sempre tonificante. il tenore è del tipo scherzi scemi fra amici della compagnia, per dire.

(qui sono philip e anna , che segue la carovana per un paio di stagioni ritraendo personaggi vari con un banco ottico, per un progetto di libro, di quelli belli)
domani consegno: foto al giornale, 5d al service, motoretta bombardella (miiiii, non ce la facevo a resistere, ho sorpassato trilioni di vetture) a jep, e me stesso alle coperte, immagino. se proprio proprio mi annoio, posso sempre guardare qualche foto ;-)

unico rammarico: contavo di sfruttare il motorino per raggiungere le milonghe in cui non vado mai perché troppo lontane, ma alla fine è successo solo la prima sera, domenica al principe: nei giorni successivi il mix corridiquaedilà, scattascattascatta, mangiasolostuzzichini mi ha tolto ogni energia residua, ed ho preferito vedermi i film che mi ha prestato f. uno dei quali mi ha turbato: il protagonista mi ricorda me stesso in modo inquietante… saranno coincidenze, solo coincidenze del sentire…
oussssaaaahhhh….
February 17, 2008
alle 10 sono pronto: ho fatto colazione e doccia, posso svegliare i giovani prima di andare da J. per il motorino.
senza accendere la luce, salgo sul soppalco, appoggio una mano sulla schiena di ada, mi chino a sbaciucchiarla un po’ e quando reagisce le ricordo la miriade di cose che deve fare, considerando che per i compiti si è già giocata il venerdì sera, l’intero pomeriggio di ieri e questo lo passerà di nuovo con le amiche ad un compleanno: deve ancora fare colazione, doccia, preparare il trolley e lo zainetto per il trasbordo (eccezionalmente anticipato a oggi) e le 2 cazzo di equazioni.
(sì, non è un bel modo di svegliare le persone, ma è il mio lavoro).
esco incerto (di fatto non è uscita dal letto, cazzi suoi)
J. è sempre uguale, non fosse per l’amica bellissimissima che non conoscevo. e la casa, a uno sputo dal tangoy, una mansarda che pare di essere ad asiago, con tanto di caminetto molto vissuto, gli invidio anche la vista sul verde.
non ci si vede da un tot, come al solito devo essere nella cacca per farmi vivo con persone con cui, in certi periodi, ho condiviso esperienze importanti: la sua creatura lo è stata. forse sono sempre uguale anch’io, perché basta un caffè per dimenticare il tempo trascorso, e gli imbarazzi che a volte questo genera.
il motorino è perfetto: giappo, farcito di elettronica, dimensioni ridottissime, zero fronzoli e, soprattutto, nero.
anche cinqueddì, con cui armeggerò fra poche ore, è giappafarcitaenera, ma di dimensioni non ridottissime.
finirò giovedì. prevedo di fare meno scatti, di rompermi di più, di prendere più freddo, di rivedere qualche volto familiare e di vedere, in sostanza, una quantità disumana di figa in gran tiro. quindi non mi lamento, dài ;-)
(è strana questa cosa, comunque: ho imparato a vendere quello che le mie mani facevano, senz’altro guidate dall’occhio e dal corazòn. adesso vendo quello che i miei occhi vedono guidati da richieste esterne che, per quanto assai sciolte, non impongono più molto lavoro a mani abituate a disegnare. si tratta di guardare le cose, e registrarle. punto. strano)
torno a casa, ada ha fatto solo colazione, le verso rapidamente addosso il secchiello pronto di rimproveri comprensivo di to-do list, li risaluto, vado da silvia, aperitivo con taglio, anche lei voleva ritoccare il lavoro fatto a dicembre, sono ganzissimo.
torno dai 2, ada ha aggiunto la doccia e ora LEGGE FUMETTI!!! secchiello di @#*%%?*§§§### e mi metto a preparare i toast. (me ne rendo conto solo ora: cazzo, la tipetta mi ha anche aiutato a fare i toast invece delle sue mille cose! mi frega di continuo, merda…)
ormai però l’ho stressata abbastanza, e non si concede il tempo di finire il budino intingendoci i pavesini, lo divora a badilate. finalmente assembla trolley e zaino, si esce. si saluta mater, si mollano i bagagli e frater e la porto in canna alla festicciola in vialemonza, ritardo solo 5 min. cazzo di equazioni dopo cena.
libero.
rientrando, riattraverso il trotter, sono le treemezza di domenica pomeriggio, la gente comincia ad affluire, ci saranno iniziative per i piccoli, mamme ne aprofittano per fumare e telefonare al freddo, io il freddo lo sento di più, ché mi devo abituare ai capelli più corti. corro a casa, ho qualche ora per fare una lavatrice di lenzuola e pigiami, e rassegnarmi alla tensione che sento crescere. ma poi so che passa. basta cominciare a fare invece di pensare di fare. l’altra volta era stato così, ed è andata benissimo :-)
uuufffff!……
(Ooooohhhhhhhmmmmmmmmm…………………)
e adesso magari mi faccio una cioccolata!
il futuro della tradizione
February 8, 2008

è il titolo del pezzo della diretüra che accompagna le foto della sveltina parigina. nel numero di AMICA di marzo, in edicola dalla prossima settimana. ocio, sono poco più di 700 pagine, pesa come un elenco telefonico serio :-)
(segnalo anche la solita rubrica di link a p. 110. questo mese sugli agrumi)
i ragazzi crescono
January 19, 2008
sveltina
January 18, 2008

quando, stamattina al ritorno, ho capito che quello là in fondo, quello più alto di tutti di una spanna, e anche più massiccio, era il Monte Bianco, e che l’altro irreale affare a punta era il Cervino, mi sono detto “ecco. anche solo per vedere questo, ne valeva la pena!”.

non era la stessa, ma era identica all’altra cinqueddì, obbiettivo e flash, memorie, ricaricatori. tempo per provarla un cazzo, solo ieri sera, addosso agli impotenti e protestanti giovani.
arriviamo verso le undiciemmezza, tempo grigio a gocce sporadiche, ma non c’è il gelo che si temeva. è la prima volta che torno a parigi in almeno 5 anni, da quando sono separato. ci si passava più volte all’anno, per anni, andando da nonniziicugini. ce ne sarebbero di cose da fare o rifare, ma ci starò solo 24 ore. puttanaeva. questi hanno la sfilata settimana prossima, D. prende accordi, si può andare su qualche giorno prima, ci danno un pomeriggio nell’atelier de couture, doveva essere giove o venere, che poi ci schiacciavo dentro le ouikènd (col beneplacito della ex che mi teneva i raga fuori turno. merci!), già mi ero preparato il calendario delle milonghe, per dire)…
invece mercredi. ‘azz…

il mio assistente è D. stessa, nel senso che mi spiana le PR come spalanca porte dietro alle quali mi lasciano far foto ai sarti del noto marchio che preparano i capi per le sfilate dell’alta moda della settimana prossima, tutto per un servizio di attualità dal forte sapore-moda. “varasca, lo potresti fare tu, che ti piacciono i dettagli, poi parli francese, lo fai, vero? ti danno una top tutta per te.”
“putain, tu rigoles?”

la stanza in cui scatto è da sogno. al primo piano, 3 finestroni dietro un balcone griffato che percorre la parete, dentro bianco crema, specchi, stucchi, parquet, un podio bianco e angolo relax. dobbiamo aspettare un tot perché arrivi il tizio che disegna tutto, io ammazzo il tempo trasformando l’intero piano in un appartamento. per me, ça va sans dire :-), ma quella sala, hé, rimane praticamente uguale, cioà vuota. ci ripenso mentre inquadro i piedi della secca americana infilati in sandali dai tacchi altissimi, “oh! adesso è una milonga pronta! e tutto bellissimo… peccato che questa particolare dama subisca il mio ronzarle attorno con tanta malcelata delusione che i miei sogni hanno portata limitata. minchia, queste sono abituate a set affollatissimi e star della fotografia che le guidano di scatto in scatto, e io: muto. turn please. stop. turn. stop. stay there. thank you. byebye. no, non sarà così che emulerò hank moody, no way.

i giovani diranno, avendo avuto un’anteprima esclusiva delle creazioni di questo giovane e simpatico italiano, che “è comodo quando mangi: la roba ti cade lì dentro e non per terra”, e poi tutto un immaginare portapenne e matite e via dissacrando :-)
gli spiego quello che ho capito, capiscono che razza di roba è quella lì. praticamente architettura tessile.
sono altrettanto stupiti dal prezzo di un uovo sodo nel bistrot di sartre (euri 2,40) e di un kyr (8,50!)

avendo preventivamente attivato un habitué per ottenere 2 posti, D. mi porta a cena in un argentino che nel pomeriggio, in mezzo ai modaioli, era chiaro che tutti lo conoscevano e lo reputavano ottimo.
il trucco, che ha tutta la mia ammirazione, è: prendi una vecchia macelleria, non fai ALCUNA miglioria, non fai altro che mettere tavoli e sedie e qualcosa alle pareti, tipo bottiglie. la titolare e un’altra servono ai tavoli dove si fermano volentieri a bere con la clientela. manca solo il fumo delle sigarette, perché il casino generale c’è, i clienti di varie nazionalità sembrano tutti fighetti come noi, e sarà che l’eleganza gli esce dalle orecchie e si rifugiano nei “posticini” sporchi.

paga tutto D., hereusement. poi nanna, niente milonga del mercoledì (c’era un certo ViceVersa, a pigalle, piccolo ma promettente: dal tango classico all’alternativo, passando per l’elettronico. non so quanto avrei ballato, ma la curiosità era tanta..), che è tardi, e il taxi sarebbe stato lì presto. infatti stamattina - hop - in ufficio senza bicicletta, una volta tanto, a più di 700 km/h.

(naturalmente, avevo dietro anche la digitalina)
è finito il minimalismo
December 10, 2007
Daniela l’ha titolato così il suo pezzo sulle anticipazioni della moda di primavera, mentre Silvia ha usato le foto di cui scrivevo a fine settembre a tutta pagina, così sembra più un servizio di moda che un reportage sul backstage.
quindi è andata bene.
tutto era iniziato quando mi avevano chiesto di fare al volo delle foto ad una ragazza del giornale in alcune posizioni di yoga, per una rubrica in coda. le foto le ho fatte, ma ne ho fatte anche mentre la sua amica le sistemava i capelli e la tutina.
“e se ti facesssimo fare i backstage?”
“io???”
“non ti va?”
“FFIGA se mi va!”
parte del mio improbabile viaggio dietro le quinte delle sfilate milanesi è sul numero di gennaio di AMICA, in vendita da domani, penso.
parte è qui. (ma zitti, che mi cazziano!)
a pagina 70 dello stessso numero segnalo un servizio fotografico di un mio amico: davide ha fatto dei ritratti in bianco e nero (pellicola vera, no digitale) di tangueri nelle milonghe milanesi. Belle le foto, belli gli uomini, bellissimo l’impaginato.
transennate le edicole!










