boom!
October 14, 2009

a un certo punto mi è tornato in mente Vite Vendute, quando il primo camion salta per aria e i tizi nel secondo (col cassone scoperto carico di nitroglicerina) aspettano che i sassi smettano di cadere tutto attorno. in The Hurt Locker la paura dello scoppio è la materia del film, quindi.
strano. istruttivo, dato che spero di non aver mai a che fare con le bombe per davvero. descrive un mesetto nella vita di una squadra di artificieri americani in iraq, in maniera abastanza cruda. viene da porsi qualche domandone esistenziale – se lo pongono – col rispostone zen: “non ci penso”.
che vento!
October 12, 2009
infatti il cielo è pulito. vorrei vedere, le cartacce sfrecciano orizzontali all’altezza della mia finestra, in direzione della tangenziale. lo stesso fanno i piccioni, che giocano a fare le rondini.
ma le nuvole hanno fatto comunque un po’ di pioggia prima di andarsene. io, con loro, avevo finito, quindi tranquille. legando la bici ho visto che il cielo dietro ai cantieri era interessante, così – parcheggiate le mie cose in ufficio, sono salito per la prima volta in cima alla torre, digitalina in tasca.

per qualche motivo misterioso, il progettista l’ha fatta di 17 piani.
voglio dire, non siamo il paese le cui linee aree hanno abolito la fila 17 dei posti a sedere? beh, qui l’ultimo piano abitabile è il diciasettesimo, che è disabitato. niente ufficio del capo dei capi, niente supersala riunioni, niente bar! uffici vuoti, e una vista notevole.
ieri, invece, ero ancora più in alto; ero a millle metri, a godermi il sole caldo dell’altopiano dove ero salito sabato per andare ad abbracciare mom. treno solo fino a verona, e il resto in auto con bigbrother, stefi e marta. paola, carlo e anna erano già lì dalla sera prima.

così, per il suo pranzo di compleanno, mia mamma aveva attorno tutta la sua famiglia :-) e in centro la torta al limone di mia sorella. quando glielo chiedo, mi dice che loro, da bambine, non festeggiavano il compleanno..
poi abbiamo sistemato la legnaia, “no mom, non mi servono i guanti” senza effettivamente infilzarmi alcuna scheggia, quattro chiacchiere con bigB (e imparo che, nonostante un lavoro precario e pochi mezzi, conduco uno stile di vita quasi lussuoso in confronto a lui: 3 figli, alimenti, affitto, rate della macchina = al posto suo non potrei nemmeno andare in milonga) “dovresti pensare alla liberia…”
alla liberia ci si pensa tutti. mom mi ha preparato pile di possibili regali per le amiche; pop si deve trattenere dal sommergermi di consigli, io dall’insistere perché venga con me; paola ha ripreso contatto con mezza classe delle superiori. e siccome non c’entra un cazzo, coinvolgo carlo con la ristrutturazione di un guscio di muri di cemento appoggiato nella vegetazione prepotente. è il nucleo del mio gruppo di supporto, che non smetto di allargare data l’ampiezza dell’orizzonte che ho di fronte :-)

ieri sera ho visto The September Issue, un documentario sulla celebre direttrice del celebre mensile di moda, edizione americana, girato nei mesi precedenti l’uscita del numero di settembre (il più importante dell’anno).
forse per aggiustare l’immagine che ne esce da quel libretto in cui è paragonata al diavolo, la signora ha permesso ad una troupe di seguirla da vicino, ricevendone un ritratto sicuramente più onesto. è sorprendente, comunque: l’autore non smussa molto, non cancella ma sceglie sequenze che rivelano l’umanità nascosta. come quella della tipa a sinistra, qui sopra: è il braccio destro, la mente creativa che sta dietro ai servizi fotografici, che mi ricorda tanto la mia capa. interessante per me, che per un po’ ho respirato quell’atmosfera di impalpabili ispirazioni e palpabilissime aspirazioni.
buona settimana. e occhio alle raffiche.
gamberoni
October 6, 2009

non ho dovuto aspettare la fine del film per decidere se mi era piaciuto o meno; district 9 è perfetto. se ti piace la fantascienza, i fumetti di fantascienza, i videogames sparatutto di fantascienza, e poi i thriller, la fantapolitica e infine l’impegno contro le discriminazioni sociali. con un pizzico analisi psicologica.
non so chi siano regista, sceneggiatore, attore e art director, ma il risultato è una storia tosta, che mi ha catturato l’attenzione molto oltre qualunque aspettativa. sicuramente il soggetto è insolito, e un certo mistero regna per tutto il film, che inizia con uno stato di cose che si trascina da 20 anni e si conclude senza un nulla di fatto. perciò la fantascienza è trascinata a terra, brutalmente (magistralmente) imprigionata in un mondo così poco diverso dal nostro che quando poi spuntano i raggi della morte uno non si mette affatto a ridere. i tizi degli effetti speciali hanno reso alla perfezione le fantasie dei giapponesi più visionari, mentre l’attore protagonista regge il suo ruolo – con quel che comporta – in maniera molto onesta.
(e mi sa che me lo riguarderò)
bèk tuscùùl
September 14, 2009
pochi cazzi. se l’anno scorso è iniziato con una presentazione in aula magna a beneficio – mi sembrava – soprattutto dei genitori, quest’anno accompagnare felix al primo giorno di scuola è stato perfettamente inutile, se non per fargli sapere che gli voglio bene. in bici ci si mette un quarto d’ora, così abbiamo trascorso quello rimanente a guardarci attorno, parlando poco. tante ragazze, in effetti, ma anche diversi maschietti. varie etnie, maggioranza italiani, pochi cinesi, ho capito poco di più e attendo di sentire le sue prime impressioni. Questo accadeva sul marciapiede. poi hanno aperto le porte e si è capito che i genitori potevano tornarsene da dove erano venuti. beh, nonostante la minaccia, non sta ancora piovendo.

in ufficio mi faccio un caffè istantaneo. quello buono è finito da un paio di settimane, e le priorità sono altre. poco male, durante l’estate ne ho bevuto parecchio e il suo sapore mi rifornisce di ricordi abbronzati. e mi sveglia un po’, ché anche ieri sono andato a ballare, sfidando le intemperie. schivandole, a voler esser più precisi. all’uscita della milonga pioveva, il tempo di una sigaretta chiaccherata con un’altra ciclista, e aveva smesso :-)
La stessa tipa l’avevo vista anche la sera prima, alla marippa. lei ed uno dei più sorprendenti tangueri che io abbia mai visto dal vivo, hanno fatto un’esibizione: la classica tripletta tango-vals-milonga, poi altro vals e altro tango, per finire con rock around the clock. scatenati.
è che sabine ha pensato di regalare ai ragazzi qualche giorno ancora di vacanza prima della ripresa, e se li è portati in liguria pur essendo la mia settimana. reazione: vado a ballare. stanno riaprendo tutte le mie solite milonghe, ed è bello ritrovare abbracci conosciuti. mi ha intenerito quella nel circolo familiare: avevano messo dei fiocchi vistosi lungo tutto il corrimano delle scale che portano al primo piano, e pure lungo le pareti all’interno. ritrovo volti del mio tango meneghino, e qualcuno di nuovo. bello :-)
ho consumato in fretta la seconda serie ambientata a madison avenue, e m’è piaciuta più della prima. difficile resistere: ci hanno messo tanti riferimenti alla realtà di quegli anni che ogni episodio è anche la riaccensione di parti di coscienza sopita. non che possa ricordare la mia infanzia, ma mi interessa sapere dove era la società in quel momento. avendola poi trascorsa più a contatto con gli americani che con gli italiani, la mia infanzia era avvolta dalla coda di quegli anni di boom. e so che sono vecchio, provengo da un passato già lontano e diverso di aerei a elica.
infine, i tizi nella serie mi spiegano le cose che ho studiato, come è nata l’arte della persuasione a fini commerciali. da mostrare nelle classi di pubblicità!
ho letto il primo di 3 libri che, mi hanno detto, mi piaceranno. mi hanno anche detto che non va mica tanto bene non averli ancora letti, io che sono ancora a elica.
l’ho letto in un giorno, quindi credo che i rimanenti abbiano buone prospettive di non mancare lo scopo della loro manifattura industriale ;-)
ho visto il terzo film glaciale, e mi è piaciuto meno dei 2 precedenti, nonostante gli occhialetti treddì. machissenefrega, l’autunno promette evasione digitale a iosa, e ce ne sono un paio che attendo con impazienza.
ho attaccato la terza serie dell’ematologo turbato, che mi terrà sulle spine finché non torneranno i ragazzi dalla settimana matriarcale; queste cose – ancora – non le guardo con loro, anche se ho la certezza di essere molto più impressionabile di loro.
anche il trotter è ripartito, a tutta birra.
riapre la bibliotechiina, riatterrano gli astronomi e rispuntano le verdure. (quest’ultima locandina è ancora provvisoria, ma l’entusiasmo per l’iniziativa mi spinge a metter lo stesso il bozzetto, e per il gusto della soffiata)
che barba
July 28, 2009

è ancora lì attaccata; quella della vacanza in campeggio, dove non mi ero portato il rasoio per alleggerire i bagagli.
al rientro l’ho solo disegnata un po’, deforestando le aree di transizione: guance, collo, e regolato i baffi, che non mi si infilino in bocca. adesso è corta, poi inizierà a prudere e, come sempre, temo che la taglierò.
dico ‘temo’ perché non mi sta male; la scorsa settimana, ben 3 donne mi hanno fatto dei complimenti. “ciao, bell’uomo” aveva detto una per la quale ho un certo debole :-)
così assomiglio ancora di più a pop, se infilo gli occhiali potrei interpretarlo in un lungometraggio biografico… dopo aver tagliato i capelli, s’intende.
sabato scorso l’ho testata in pista, ed ho constatato che non comporta particolari handicap, neppure sulle lunghe distanze; quel che dovrei cambiare sono le gambe, piuttosto: ballare da mezzanotte alle otto del mattino mi ha procurato, al risveglio nel primo pomeriggio, un gran dolore ai polpacci.
poco grave. sulla spiaggetta ligure dove mi sono ripreso dalla maratona c’era poco da camminare. giusto qualche metro fino all’acqua per dissipare un calore feroce, per il resto a contorcermi sul telo (i sassi sono i sassi, e – che io sappia – nessun popolo li usa come materasso) nella lettura del primo di tre libri che mi sono stati consigliati: si parla di marsiglia, dove farò un salto la semaine prochaine, e in testa mi si è già formata una piccola lista di posti che non mi dispiacerebbe vedere.
ancora malavita nella bella serie italiana (la prima, per ora) che ho terminato di guardare: un po’ di disagio a pensare, riconoscendo bene l’ambientazione anni ‘70, che c’ero anch’io, che anche a me – inevitabilmente – giungevano le notizie riguardanti quei fatti senza che producessero alcuna reazione memorabile… ero un pischello di montagna, tutto motorini-ragazzine-dischi. per anni non ho capito un cazzo del mondo, e ancora adesso ci capisco poco.
ma almeno ho dei dubbi.
beh, veramente ne ho un tot su molti fronti. di dubbi. e non ho certo l’eternità a disposizione.
location&emotion
June 17, 2009
ieri sera mi sono visto XXY, un film argentino di cui avevo sentito parlar bene (cioè un “è bello” da parte di qualcuno di fiducia), e ora tocca a me (per chi si fida, s’intende).

è bello.
la storia non la racconto, ché più che una storia è una situazione. per quanto rara.
quel che dirò è che la regista, Lucìa Puenzo, è argentina, che il film è ambientato ai giorni nostri in un paesino sull’atlantico uruguagio; un posto che si raggiunge in poche ore (immagino) di ferry da buenos aires, dove la regista è solita andare per scrivere in santa pace. e ci andrei anch’io, pensavo, a liberarmi dei miei dubbi sulle vacanze :-)
dirò anche che è un film sulle famiglia, sull’essere genitori, sull’essere figli adolescenti. il genere è quello, a scanso di equivoci.
penso che lo proporrò ai raga.
una sera
December 18, 2008

prima di uscire dall’ufficio devo far 2 foto all’operazione di disimballaggio in corso negli spazi adiacenti ai nostri: montagne di scrivanie, armadi, poltrone giacciono impilate, in attesa dei loro nuovi occupanti (“quelli della tivù”, si mormora).

ceno e vedo “the number 23″, un thriller con jim carrey in un ruolo drammatico. non eguaglia la prestazione di “the man on the moon”, ma è decisamente capace di non far ridere. se vuole.
mi metto elegante e vado in milonga. passando davanti alla centrale vedo un posteggio di bici pubbliche; a prima vista sembrano uguali a quelle parigine. speriamo che la gente le tratti bene, e che le usi…
ad uno stop si sente un boato di motore sportivo, vedo arrivare una moto ma, nonostante la grossa cilindrata, non mi pare di quelle esagerate; poi una macchina in coda si sposta e libera la vista su una lamborghini gattopardo, o qualcosa così. il coglione ci tiene a fare gran accelerate, nonostante sia in coda. crisi? quale crisi?
curioso il fatto che più tardi, fumando fuori dalla milonga, vedessi passare una miniminor accompagnata da un rombo improbabile, che lo trovassi strano, che spuntasse poi una harley da dietro delle delle auto.. DoppiaErrataAttribuzioneSonica: ce ne vuole ;-)
trovo lo specchietto # 163. bell’esemplare, giusto per natale :-) (by the way, nel film il tizio avrebbe detto: 1+6+3=10= il doppio di 5, che è formato da… 2+3! hahahahaaaaa, che cagata!… e comunque, adesso non me lo dimentico più che la terra è inclinata di 23,5°!)
la milonga è semideserta. il nuovo musicalizador d’importazione non sta riscuotendo un gran successo, mi pare.(“a febbraio se ne torna in argentina” si mormora).
me ne vado presto, all’una.
a casa finisco L.M.V.D.M., del mio coetaneo gipi.
uauuu.
però che fregatura… adesso che l’ha disegnata lui, che non a caso disegna benissimo, come cazzo faccio io a disegnare la mia?!? ho sempre pensato che un giorno avrei disegnato un fumetto, e spesso immaginato che dovesse essere autobiografico. e liberatorio. e come tecnica, la sola che potevo concepire era un tratto fine, aereo, senza vincoli forti nel foglio. come fa lui…
ma io non sono un fumettaro, quindi chissenefrega, se mi deciderò non mi farò certo scoraggiare da uno dei più bravi e sensibili della piazza, no? hm…
comunque, oggi l’indovino mi dice “In the Broadway play “Passing Strange,” the narrator Stew says, “You know how one morning you wake up as an adult and you realize your entire life is based on a decision you made as a teenager?” If that description applies to you, Cancerian, 2009 will be the best year ever to do something about it. In the coming months, you will have the power to correct errors or misjudgments you made way back when. You’ll be able to figure out how to start over in an area of your life that you’ve always assumed you were doomed to accept just the way it is. You may even find that you can, in a sense, change the past and reconfigure your memories.”
magari parla di fumetti. auspicabilmente parla di tutt’altro, e l’idea che così sia – ah, l’irrazionale – mi riempie di gioia.
esserci
December 15, 2008

per cambiare, ieri ho proposto ai ragazzi un film “vecchio” che avevo molto amato: oltre il giardino, con peter sellers (non me lo ricordavo, ma il titolo originale è “being there”).
abituati al cinema di oggi, sono sempre scettici, e li capisco. per esempio, una volta la colonna sonora non era onnipresente, e a loro questo non piace… colpa mia, con la mia passione per i film d’azione :-(
ada ha accettato il rischio, felix ha tentato di opporsi e dopo una mezz’oretta è andato a letto comunque. intanto chance, col suo sorrisetto, cominciava a farci ridere sempre di più, fino al punto in cui il ragazzo è tornato con noi, in pigiama :-)
non so se, oltre all’umorismo surreale, abbiano colto anche la poesia surreale o la critica feroce al potere o la filosofia di vita che contiene.. e non mi importa. se se lo ricorderanno, sarà già una gran cosa.
io l’ho amato di nuovo, e ho ritrovato una scena dimenticata: quando, per la terza volta, prende l’ascensore con un maggiordomo, e questo ride sotto i baffi aspettandosi una nuova battuta sull’ascensore che lui non fa, e, una volta usciti, lui dice solo: “ascensore?”
beh, poi i bloopers durante i titoli di coda: una sola scena, selllers è sdraiato, ripreso di profilo, l’audio non c’è e lui tenta di dire la battuta, per poi scoppiare a ridere, non so quante volte :-)))
anche ieri sera pensavo che fosse bellissimo che il suo ultimo film fosse stato proprio questo.
la vita è uno stato mentale.
incanto
December 12, 2008

ieri sera ho acceso il camino per fare la montagnetta di brace neccessaria alla cottura di tre trote. mi piace talmente lo scioglilingua che mi diverto a incespicarci su quando le ordino al tizio del bancone-pesce, “tre trotre-trettoròte-tro-tro..”. a casa trovo quattro trote nel sacchetto.
buone, buono il bruciacchiato che sa di fumo, ma ada preferisce il pesce al cartoccio. e preferisce pesce di mare.
dopo cena c’è tempo per vedersi un film (hanno finito tutti i compiti per casa) e gli propongo Ordinary Decent Criminal.

gli è piaciuto. spacey è gradevole come sempre e la storia è piuttosto divertente.
dopo aver passato non so quanto tempo a guardar bruciare l’ultimo ciocco di legna (bello bello) ho disegnato un po’ sempre con le penne a china. mi piace poi farne la scansione e colorare col compiutèr.


(sopra, ancora io, ancora bardato per la pioggia. sotto, la teiera, ancora col coperchio rotto)
vippy (oppure: effetti speciali)
September 8, 2008

è il nome dato al volo alla vipera che siamo rimasti a guardare per una ventina di minuti.
io ho paura dei serpenti; l’unica altra volta che ho incontrato una vipera viva e libera sarà stato almeno 30 anni fa, e ricordo bene che in una frazione di secondo mi trovavo a 20 m. di distanza.
sabato, a casa dei miei dove ero andato a recuperare i giovani, mi sono messo a liberare l’orto dei ribes dall’erba alta, che aveva invaso tutto; erba alta e ortiche pestifere. neanche il decespugliatore ce la fa, allora ho mostrato a felix come afferrarla a grosse ciocche e col falcetto radere alla base. siamo andati avanti velocemente, e per l’ora di pranzo era quasi tutto fatto. dopopranzo son tornato a finire, ché rimaneva qualcosa attorno ai massi sotto agli alberi di brombi. riprendo da dove mi ero fermato, taglio un po’ e cambio idea, attacco dall’altro lato. vedo – e riconosco – vippy prima di infilare le mani lì in mezzo, e solo perché ha la gentilezza di muoversi piano contro il tronco dell’albero.
biscia? nah, ha il corpo grosso 4 volte una biscia, dev’essere per forza una vipera (il mattino, passando sulla strada lì sopra, il vicino ci aveva detto di far attenzione, di vipere ne erano state ammazzate 4 o 5 attorno alle case). con un bastone ho mosso l’erba alta, con la speranza di spaventerla e farla fuggire, ma non c’era più alcun movimento. mi son fatto coraggio e ho spostato una vecchia scaletta di legno, e vippy era lì, ferma. proprio una vipera, adesso ne vedevo bene la testa dalla forma inconfondibile (piccola però, rispetto al corpo…). col bastone le muovo ancora l’erba attorno sperando che se na vada prima che la veda qualcuno dei vicini, ma niente, dev’essere terrorizzata. me la immagino che passa la mattinata spostandosi man mano che noi facciamo piazza pulita del suo territorio, per ripararsi nell’ultimo posto rimasto… immagino che sia una madre, con delle uova da accudire sotto a uno dei massi. mi fa tenerezza. dico a mom di chiamare i ragazzi, e che portino la digitalina, presto! prima che se na vada. ma non si muove, neanche quando siamo lì in 4 a guardarla e a commentare il fatto che io non ce la faccio, né intendo, ammazzarla. sarebbe semplice, lancio un masso e non se ne parla più, o la prendo a bastonate; per proteggere la mia famiglia… ma quella non attacca, aspetta solo che ce ne andiamo fuori dalle balle, e ha quel modo di fissarci che ci ricorda troppo pèa :-) quando le avvicino la punta del (lungo) bastone al muso, tira fuori la linguetta biforcuta, che fa esplodere ada in una catena di “checcarina, è troppo tenera” eccetera, esattamente come fosse un cucciolo di cocker. nonnò, non sarò io a ridurre quella testolina in poltiglia, sorry. sono ancora lì a parlarle, “dài, vai via! cazzo, guarda che se ti beccano fai una brutta fine, piccolina… dài, scappa!” che tutti gli altri si sono già stufati e se ne sono andati ognuno a fare le sue cose.
la situazione ha un ché di assurdo: c’è una cazzo di vipera velenosa nell’orto e sembra che sia la cosa più normale di questo mondo! boh. alla fine mi stufo anch’io, le smuovo il terreno attorno (col bastone), lei fa il giro dell’albero e sparisce di nuovo in mezzo all’erba alta. giro attorno alla zona ancora un paio di volte, non la vedo più e me ne vado. speriamo bene, che se ne ricordi e che non morda mai nessuno di noi. e speriamo che il micio non provi a giocarci, anche!
l’incontro non poteva non farmi pensare all’ultimo film stewpido che ho visto da poco, il coreano D-Wars, in cui un serpente catttivo e grande come un eurostar crea il finimondo in città nel tentativo di diventare un drago dai superpoteri mitologici. computergrafica favolosa, quando si lancia all’inseguimento dei buoni in mezzo alla city avanza con le movenze di un vero serpente, sbattendo da tutte le parti le macchine parcheggiate, che esplodono al suo passaggio, e quando struscia contro i palazzi lascia cicatrici profonde in mezzo a una pioggia di detriti. uau! (non la mia padronanza dell’italiano, gli effetti speciali!) :-)

e come non spendere 2 parole per quello che abbiamo visto ieri sera, rientrati dai monti, che sarebbe stato l’ultimo in regime di vacanze estive, per ada, perlomeno. pop mi aveva detto che gli era piaciuto molto, e io avevo capito che mi sarebbe piaciuto fidandomi della presenza, nel cast, dei 2 spacciatori di clerks, il biondo arrapato e logorroico e il barbuto muto. “film sottile e da ridere”, mi dicevo.
minchia, Dogma!
non so cos’abbiano capito i giovani, ma non mi è parso che si annoiassero :-) mi è dispiaciuto, in questo caso molto particolare, che non avessero mai fatto l’ora di religione per volontà comune: cristo, se avrebbero riso di più! hahahaaaaa… beh, io lo rivedrò, ché mica ho capito tutto neanch’io, anche se da piccolo ho fatto il cherichetto :-)

(della serie: quando gli americani mi sono proprio simpatici)