planando un po’
May 5, 2008
sarà la primavera? questo fine settimana avevo bisogno di prendere un po’ di sole, spogliarmi, far respirare la pelle, sentirla viva. la sera andavo a ballare, e per il resto è stata una settimana di lavatrici, un giro completo dei tre letti, e in mezzo a lenzuola e federe sono finiti pure i guanti di pile. è la premessa al cambio di stagione… ancora una settimana o due… quindi sì, bisogno di uscire, tempo favorevole, poca voglia di confusione. nello zainetto: stoffa da stendere sull’erba, robette da sgranocchiare, qualcosa da bere, un libro (!), di che disegnare. nel caso. e sempre digitalina.

(ormai è kaputt anche questa, porcapuzzola.. qui le ho evidenziate, ma quelle sono e lì rimangono, le macchie sul sensore. nessuna isea di come si formino, fatto sta che aumentano, e su inquadrature chiare e uniformi, non ci son proprio cazzi. la sola cosa bella è immaginare quanto migliore sarà la prossima.) (tra l’altro, proprio all’incrocio delle scie chimiche, mi pare di scorgere uno smile. pure per il culo, mi piglia)
a parco lambro è la stagione dei batuffoletti di pioppo (credo), la cui caduta incessante modifica il paesaggio in modo bizzarro: dove c’è erba si fermano, e sembra che ci sia stata spruzzata della schiuma, mentre dove c’è asfalto il vento li sospinge e si ammucchiamo lungo i bordi dei vialetti in minuscole perturbazioni, sembra di vedere il mondo dallo spazio, cumuli-nembi lillipuziani si incatenano l’un l’altro sulla terra delle formiche. mi piace l’immagine, abbronzo le palpebre e mi immagino la solita scena, in cui riapro gli occhi e son tutto legato a terra da centinaia di fili, e intorno un esercito di spietati guerrieri in miniatura che iniziano a pormi domande. poi sento FTOK! e qualcosa sulla spalla buona. mi alzo, guardo, una cacca di volatile sulla maglia che mi fa da cuscino! di striscio, ma mi ha preso =)
fossi stato Iron Man sarei decollato al volo, avrei inseguito e raggiunto il merlo traditore e stordito per benino con un colpetto di raggio pettorale, avrei. sabato sera, prima della milonga, sono andato a vederlo, un po’ di nascosto dai ragazzi, ma non resistevo :-) dei fumetti della marvel, era uno di quelli che mi convinceva meno, forse proprio perché il protagonista non era un normale mutante come tutti gli altri, ma un umano stranamente normale, solo ben munito di aggeggi tecnologici. R. Downey Jr. ha sempre una bella faccia, ma mi aspettavo molte più scene d’azione. subodoro un sequel (tanto, l’esoscheletro è un file 3D pronto, oramai; si tratta solo di inventarci su una trama senza spendere troppo, e la gallina molla lì un altro paio di uova d’oro, no?). comunque, nonostante alcune scene siano esilaranti, ne confermo la generale minchiaggine.
miusicaNueva
March 19, 2008

come resistere a anthony, anche in versione Hercules & Love Affair, nell’omonimo album?
suoni che a volte mi disorientano, e divertono: c’è discoMusic della più classica intrecciata a elettronica quasi-sperimentale, e delle curiose trombe che mi piacciono tanto (seh, trombe… saran fatte con una tastiera, come al solito…)

e alla faccia da schiaffi di Nick Cave? il rockettaro, nell’ultimo disco si diverte a diventare the boss, bowie d’annata, reed, sé stesso degli esordi, e che energia! ah, mi piace, mi piace :-)

infine degli sconosciuti canadesi, i Broken Social Scene, scoperti nella colonna sonora di

The Tracey Fragments, un terzo film singolare con ellen page che mi aveva segnalato un’a.m.i.c.a. giorni fa.
ok, colonna sonora interessante, il film è tosto da consumare, perfino per me che apprezzo lo scardinamento dello schermo. qui, in sintonia col titolo, mezzo film, se non di più, è stato girato con tipo 3 macchine da presa in contemporanea, per permettere al diabolico montatore di affiancare riquadri più o meno traslati - anche temporalmente - della stessa scena. non basta, delle riprese fatte riprende e ingrandisce dei particolari, magari li filtra, ci pasticcia, e aggiunge anche quelli al mosaico. e mica sta fermo, il mosaico: i tasselli si muovono, cambiano dimensione, perdono o acquistano porzioni a tempo con la narrazione. un lavoraccio, come dicevo :-)
lei è noiosamente brava, ma è l’interpretazione, delle sue, che mi ha colpito meno.
uikèndLogorrea
March 18, 2008
inizia venerdì pomeriggio e sera, ma non ho voglia di parlarne ora.
solo, in viaggio per lecco, qualcuno in macchina dice che ha letto che qualcuno ha detto che intorno al 2011 la rete avrà un collasso; lo diceva relativamente alla crescita inarrestabile di utenti e di dati trasferiti.
il mio pensiero è stato che di sicuro, pagando, qualcuno potrà continuare a usare una qualche rete, ma di sicuro non sarà la stessa cosa.
continua sabato, i giovani smaltiscono in fretta i compiti, risolvo il pranzo con un pollo arrosto del mercato e li voglio trascinare fuori a tutti i costi. in bici.
la giornata è cosìcosì, fra centro e noncentro, ada preferisce le due, ché almeno non c’è il traffico (che la stressa). fra parco lambro e canale della martesana, tutti preferiscono la due, ché il parco lo conosciamo a memoria.
la martesana è uno dei pochi canali rimasto in umido, parte dalla città (ai tempi in cui milano era, almeno secondo stendahl, “la città più bella del mondo”, anche questo canale, assieme a molti altri, arrivava fin quasi in centro) e va in campagna, volendo fino all’adda (ottimo pretesto, entro un paio di annetti, per far pedalare la mia ada fin laggiù - quando dietro l’omonimia si nasconde l’inculata); una bella pista ciclabile la costeggia tutta, passando per vari paeselli.
partiamo.

me lo chiedono loro, cos’è tutta quella roba là.
gli dico che sono case; il fronte dei mattoni è talmente esteso che abbiamo il tempo di considerare: che ci sono 2 modelli, quelli della prima fila sembrano più fighi - che fatto uno, gli altri sono solo cloni - che fanno cagare - che, nonostante facciano cagare, sono potenzialmente il solo tipo di casa che ci potremmo permettere nell’ipotesi di lasciare clitündèz: alveare fuori città. non stanno zitti a lungo: “no, no, stiamo a casa nostra, chissenefrega se fa schifo? questi sono peggio!” lo so, non sanno (bene) quello che dicono: non si sono immaginati in un appartamento moderno e funzionale, per dirne una… ma pedalo in silenzio, e assaporo la mia commozione.
non succede molto altro, a parte continue fermate per vedere galline d’acqua, papere varie e di varie età, qualche casa caruccia, qualche fosso pieno di interessante rumenta tipo macchine bruciate e copertoni bruciati, e arriviamo a cernusco s.n.
un pacco di gente a passeggio nelle viette pedonali ripassate nella solita MacchinaCheFaTuttiIPaesiniUgualiECarucci, dribbliamo fra i gazebi di opposte fazioni - sembra un matrimonio - e mentre bevo la birra a un tavolino gli dico “oh, ma non ho visto neanche UN extracomunitario!” per essere subito corretto da ada: “non è vero, io uno l’ho visto”. gli spiego che di sicuro ce ne sono, ma che, di fatto, a un sacco di questa gente piacciono certe posizioni della lega in fatto di immigrazione. poi smetto subito, e me sto zitto anche quando, attratti da un boato informe, raggiungiamo una piazza da cui sta ripartendo una grossa carovana di motociclisti. è un raduno. quindi - immagino - sono autorizzati a mandare i grossi motori pompati a tremiliardi di giri, VVVRRRRRAAAAAMMMMM - RRRRAAAAMMMM, tutti insieme. no comment.

alcune moto non partono, sono delle harley esagerate i cui ingiubbottati centauri si soffermano a definire per benino i dettagli dell’imminente concerto a cui si preparano. e intanto birra a iosa, noi curiosiamo fra cromature, frangette di pelle, elmetti nazi-metal, lettering gotico e croci strane.
per tutto il ritorno ada lamenta dolori al fondoschiena. e alle gambe, alle ginocchia, insomma ne ha le palle piene di pedalare. quindi meno fermate, salvo una, interessante. dove martesana e lambro si separano emettendo una fetida nebbiolina, si è su un terrapieno da cui è possibile guardare oltre un vecchio muro. lì vedo un pavone! “oh, venitevenitevenite che c’è un pavone, uno vero” e loro corrono. “ma quello laggiù, cos’è?” guardo, “uau, è la pavonessa!” “allora anche quelle due sul muro in fondo sono pavonesse?” “ehm, s-sì, sembrano uguali…” “laggiù dall’altra parte, un altro maschio, ha la coda un pochino allargata!”… poi ci accorgiamo che stiamo guardando l’aia dell’accampamento dei nomadi di cui avevamo visto l’entrata all’andata; ripassandoci davanti sentiamo di nuovo la musica a palla, ragazzini che corrono in giro, altri su un sedile posteriore d’auto in un terreno osservano un piccolo falò. bestie e libertà, sia ada che felix sono divertiti. “ma vanno a scuola?” domandano, mentre sto pensando a bradpit’ che fa lo zingaro picchiatore in Snatch (piaciuto abbastanza)… gli confesso che non lo so, tantomeno se a loro non risulta ci siano mai stati rom in qualche classe.
merenda a casa, proviamo a guardare il primo episodio di un serial “alternativo” italiano (le virgolette sono mie) che mi presta la cara ale, Boris. sono perfin impaziente, dopo averne sentite le lodi, e alimentato dalle recenti frequentazioni americane, apro il mio cuore.
non so quanto ci mette a richiudersi, un nanosecondo no, sarebbe troppo poco.
è che recitano come nelle commedie italiane, sono caricature, e io mi sono viziato ormai. la situazione è troppo simile a studio 60 per non esser portati a far paragoni, e lì è la sceneggiatura (!|) che è tremenda. come risultato del primo assaggio sono molto incerto se incitare i ragazzi a proseguire. qualunque sia lo sviluppo della trama, ormai sono prevenuto, non mi aspetto che cattiveria. perché SOLO quella ho recepito.
mah.
la sera si cena da sabine e marco, la mia ex-femme molto bellina con i capelli a casco da elicotterista, lui il solito mago in cucina :-)
più tardi arriva il pretesto della riunione eccezionale: il mio primo nipotino, un 20enne enorme e bello, arriva da sharm’elcazz dove ha trascorso la sua prima vera vacanza da solo - con un amico della stessa marca - e si fermeranno a dormire dalla ex-zia, avend’ella letti in sovrappiù e avend’io - chez moi - i legittimi proprietari dei suddetti letti.
quando finisce la serata e rientriamo è un po’ troppo tardi per andare in milonga, e pioviggina. rinuncio.
non lo posso sapere, ma avrò scampato un infartino. minimo :-)
domenica mattina chissà, era domenica mattina…
pomeriggio, “andiamo a vedere una bella mostra gratis all’umanitaria. andiamo in bici.” vabbè, morale: la convinco e si va a vedere questa cosa su arte e cucina: un sacco di taglieri, ché è stato il tema proposto ad artisti e studenti di design.
questo mi .. diverte?

bon, ‘ndiam’avant, altre cose strane, ma la scoperta sono i famosi chiostri: oh, non c’ero mai stato! è inaudito! no? comunque, moOOolto belli (per milano, s’intende).
poi si va verso un milkshèik del centro, passando dietro al tribunale:

metterne uno grosso sul tetto, no eh?
in centro ci lasciamo incantare dal clown sugli schettini che improvvisa sui passanti, cani e piccioni compresi. uno spasso :-) non so se sempre, ma la domenica pomeriggio davanti alla loggia dei mercanti lo si potrebbe beccare.

prima di cena ho la fregola di muover le mani, e sciolgo dell’inchiostro di china dalla tavoletta col drago, un pennello di bambù a testa e io e ada sporchiamo un bel po’ di fogli. io soprattutto. ada mi dice cosa fare, “vulcano!” e io provo a farlo veloceveloce, senza troppo pensare.
inchiostro, acquarello, sono come l’amore: se ci penso troppo mi viene male, viene a mancare la fluidità naturale. nel caso dei disegni, è sufficiente sapere di avere un sacco di fogli su cui sbagliare, fare prove, e giungere magari ad un segno decente. nell’altro caso non so, forse anche, a vedere i giorni come carta bianca… “pronto?, me ne consegni subito una risma, grazie! per far pratica..”
dopocena vediamo “Soyez Sympas, Rembobinez“, in francese (cosa che, pur essendo il regista francese, non è un gran affare poiché il film originale è in inglese. e i doppiatori francesi, poverini, si sa …). altra storia fuori di testa, i giovani ci hanno messo un po’ a ingranare, soprattutto per la mancanza di riferimenti cinematografici; io ho pensato ancora una volta che il regista dev’essere uno che si diverte, anche se qualcosa qui mi è sembrato troppo facile.. jack black, forse.
poi vado in milonga, ma non ho voglia di parlarne ora.
a casa scopro quel che forse è il vero motivo di tanta, troppa loquacità da parte mia: scopro la fuga di un blogger (che brutta parola!) particolare, una fuga alla houdini :-)
sono senza parole, e soprattutto, sarò senza le sue parole, e la cosa mi getta nello sconforto da un lato e suscita una grande ammirazione dall’altro. lo vedo come un gesto d’artista, o così mi piace vederlo.
che strano, mi dico, lo avevo appena scoperto e mi si era aperto il mondo della scrittura in rete e puf! decide di smettere. ma cazzo, il suo blog e la guerra in iraq sono iniziati lo stesso giorno, e lui - che produceva bellezza - smette, mentre gli altri - che producono orrore - continuano. non è mica tanto giusto, però..
leggo l’ultimo post un paio di volte, un paio di volte torno ai commenti, solo uno, finora, ha scritto “poffarbacco!”, guardo il campo vuoto, lo riempio una mezza dozzina di volte, ci rinuncio.
non trovo le parole giuste. e forse è giusto non aver fretta.
e anche questo post potrebbe finire qui.
a puntate
March 14, 2008
ho sempre avuto un problema con la narrazione spezzata. e con le narrazioni sovrapposte.
guardavo goldrake, quando hanno cominciato con mazinga mi sembrava troppo, così non lo guardavo.
guardavo dallas senza troppa costanza, ché già mi affaticava ricordare quale bastardata aveva commesso jr la volta precedente. inoltre mi stressava il fatto che perdere una puntata compromettesse la comprensione globale della sega -pardon - della saga (capirai!). non erano come i soliti telefilm, dove il problema si risolveva entro la mezz’ora, e la volta dopo era un problema diverso. per cui, quando è iniziato dinasty, col cazzo che me lo sono cagato.
ed è sempre stato così, niente sceneggiati in 2 serate, niente serials, solo film completi. forse ho rinunciato facilmente alla tv anche per questo, le sempre più invasive pubblicità ad interrompere continuamente anche i film…
quando la gente iniziava a parlare di twin peaks (gente che erano amici di cui stimavo la capacità critica) la tv già non l’avevo più. sapevo che vi erano sempre più serials fatti bene, ma non mi mancavano per nulla.
negli ultimi anni la cosa è cresciuta ancora, le serie americane fanno furore, sento parlare di sceneggiature intelligenti, registi seri e attori di talento. ma non mi basta, non me ne interesso.
fino a natale scorso.

ero rimasto qualche giorno in città da solo, mentre l’ufficio era chiuso e i ragazzi erano in francia. un’amica mi aveva parlato in maniera convincente di quella serie che è appena iniziata sul famoso canale satellitare, allora ho provato a vederla. una dozzina di episodi, a volte ne ho divorati 2 o 3 di seguito, e di gusto. non è difficile capirne il perché: il tema è stimolante, il linguaggio è incensurato, sceneggiaturaregiarecitazione brillanti, umorismo adulto a palate.

così, quando l’amica mi dice di un’altra serie altrettanto ben fatta, provo a vedere anche quella.
22 puntate, finito questa notte sparandomi gli ultimi due uno in fila all’altro.
tutto come sopra (tema meno biricchino), con un paio di cose che mi hanno sorpreso, che non sapevo…
è tutto tipo sit-com (credo si dica così): in ambienti che non cambiano mai molto, i personaggi vivono le loro varie storie. ma arriva una puntata in cui tutto avviene in un ufficio di sceriffo di un paesino sperduto! è gradevole (”sono pazzi”, penso) e apprezzo la svolta narrativa. poi, in una puntata, non si vedono MAI i 2 protagonisti, che “sono fuori a discutere coi rappresentanti sindacali”. geniale. poi l’ultima: nelle prime puntate, dove conosci i personaggi, ti abitui ad un clima frizzante e spensierato. piano piano le bollicine evaporano, fino alle ultime 3 o 4 puntate attraverso cui si dipanano vicende altre che spostano il tono dalla commedia al dramma. che sia successo a me non è un indice particolarmente significativo, ma in più occasioni mi sono commosso.
ho solo un problema con il coté patriottico che più volte emerge, ma forse mi è sfuggito qualcosa, e potrebbe essere per quello che non l’ho capito molto.
personaggio preferito: jack, dopotutto. trovo l’attore bravissimo :-)

e due!
March 7, 2008
ieri carmelana, oggi antonio, i miei amici di dorgali mi inviano mail per segnalare che il loro amico salvatore ha fatto un altro film, e che è bello, e che non se lo caga quasi nessuno a causa dell’epidemia di caos calmo.

mi ricordo, al matrimonio di antonio, salvatore faceva il video. loro due costituivano una specie di micro-agenzia, lui fotografo e salvatore i filmati, nei quali metteva un impegno che non capivo: montaggio, effetti, musiche belle scelte con attenzione… per un matrimonio???
snob di merda sono, come al solito. lui intanto metteva assieme idee e soldi. e tecnica, ché quella poco importa su cosa si esercita, siano poeti o assicuratori.
film ***
March 4, 2008
prima ho visto Juno, dello stesso giovane regista canadese di Thank You For Smoking, che m’era tanto piaciuto.
impiù l’attrice protagonista è la stessa di fronte alla quale mi ero inchinato in Hard Candy, una tipa ancora giovanissima.

boh, non so … io mi inchinerei di nuovo.. ma anche il regista, mica male.. e la musica? e i titoli di testa? e i dialoghi (in originale)? e gli altri attori?
e la storia?… :-))
(pubblicità, fatta.)
sabato,
February 4, 2008

fare tutti i compiti possibili, ché la settimana entrante vanno a Scuola-Natura, collina lei, montagna lui. prevista neve.
preparare i bagagli. mancano cose, s’impone un blitz nell’altra casa. uscendone, sulle scale, c’è sabine che rientra da 6 giorni di marocco, ci racconterà.
cena e The Illusionist, con quel gran figo di Norton. l’avevo già visto, ma l’ho rivisto volentieri con loro.
mi sono cambiato per andare a ballare. ada non è convinta che il gilet pettinato stia bene con la maglietta rovinata. li ho baciati (esigono il bacino della buonanotte) e di corsa verso l’abbraccio…
(continua…)
224
December 21, 2007

fa otto.
indovinato grazie al sole ce invadeva la reception, sembrava esplodere di luce calda, quasi afosa per me che indossavo ancora tutto quel che mi metto per la bici. 8 è un numero molto gonfio, omino misclèn, piumino monclèr.
e penso possa essere l’ultima vincita di un anno costellato di un discreto numero di queste piccole soddisfazioni da psicopatico :-)
sole-psicopatie-metereopatie-mio papà mi ha prestato qualche film, e mi sono visto The Weather Man. piaciuto.

cage è bravo, questo si sa.
interpreta un buon papà sfigato, cui la sceneggiatura butta addosso impietose gaffe, è maldestro, poco furbo, solo, perfetto.
c’è, in tutto il film, la presenza del tempo metereologico, lui ci vive dentro come un estraneo, è stupendo. sembra non capire mai una sega - amo le scene in cui, assieme ad un assistente, fissa il monitor con le immagini dallo spazio da cui dovrebbe dedurre delle previsioni: esilaranti.
beh, fa anche tornare la voglia di tirare con l’arco : )
finzioni
December 17, 2007
recentemente ho visto blood diamond.

era da un po’ che lo volevo vedere perché parla del traffico di diamanti legato alle guerre intestine in africa occidentale. Sierra Leone. indirettamente, descrive quel che è successo in Liberia, lì di fianco.
da piccoli, il nostro gioco preferito era la guerra. non io e i miei fratelli, solo io e i miei coetanei. avevo una colt in plastica con cinturone, un paio di spade in legno incastonate di pezzi di orecchini di mia mamma e la mia preferita: una pistola-laser ricavata da un vecchio fucile subacqueo. si facevano delle squadre, ma poi degenerava in un tutti contro tutti. il terreno di gioco era ovunque, io preferivo la collina dietro casa, libera da costruzioni, ricca di cespugli e fossi in cui nascondersi e tendere agguati. avvistato il nemico gli si sparava, facendo ben attenzione a pronunciare correttamente il suono dello sparo, perché c’era solo un modo di sparare, imparato al cinema: PèN-CIùùùùù, che corrisponde allo sparo vero e proprio (PèN!) e al rimbalzo della pallottola sulle rocce adiacenti (Cìùùùùù….). chi veniva colpito poteva allora dimostrare a tutti come muore un buon soldato, una caduta spettacolare, realismo drammatico, agonia straziante. io morivo bene, al mio arrivo in italia era cosa di cui mi potevo vantare con i nuovi amici bianchi. ma a loro piaceva di più giocare a pallone.
sono venuto via a 9 anni, nel 1972. quando ne avevo 17, nel 1980, un sergente Doe ha preso il potere uccidendo un Tolbert e molti altri. per i miei 26 anni, nel 1989, è iniziata la guerra civile, ovviamente con l’uccisione di Doe. Sarebbe durata fino alle elezioni del 2005, fino ai miei 42 anni. Una guerra ignorata dai media, per anni della liberia non si sapeva più nulla, se non che godeva del titolo di uno dei posti più pericolosi del pianeta. che c’entravano i diamanti. che i soldati erano bambini.
questo film, assieme a Lord of War, ne parla. non che senza non ci pensassi, lo spettro dell’orrore che è calato su quel paradiso non mi ha mai abbandonato, né l’idea che i bambini con cui ci si uccideva nel dopopranzo siano forse stati uccisi, adulti, da altri bambini, e non per gioco. o forse sì.
il film è onesto, fatta la solita eccezione di attori troppo belli per essere veri.
però.
però di caprio in questo ruolo funziona anche; in lingua originale recita in un inglese con l’accento boero, e lo fa bene, ce l’ha la faccia.
la Connelly, beh, lei è proprio troppo bella, ma non fa troppo la figa e cerca di metterci cuore.
Hounsou è bravissimo, e non importa che sia anche bello.
se un giorno tornerò in liberia, so che sarà dura. Ma vorrei tanto.
totobadge
November 27, 2007
è la mia prima vincita da quando sono arrivate le macchine nuove, si capisce dalla candida tastiera.
2+3+6=11=2, che è il numero su cui ho puntato questa mattina, perché oggi è il secondogiornodisoiocosa :-)
(questo non significa che domani giocherò il tre… a meno che tre pappagalli verdi non solchino il cielo mentre pedalo fin qui (cosa che peraltro è già successa, ponendomi nella condizione di domandarmi se l’evento bizzarro non celasse significati reconditi)
ieri ho visto Black Book, di verhovenqualcosa. la storia è vera, dunque disgustosa. il linguaggio (?) non mi è piaciuto, solito mio problema con la ricostruzione troppo pulita del recente passato. la scena finale mi ha sorpreso-turbato più di tutto il film, credo. mi ha ricordato la storia dei 3 adolf, di tezuka. ‘azzo, anche quella sarebbe una sceneggiatura tosta, benché totalmente inventata.

