gita a ovest

November 9, 2009

beh, metà di questo post, che dice degli ultimi 2 giorni e mezzo, non serve a nulla, dato che ero in compagnia della metà dei miei lettori (“i miei 4 lettori” vi chiamo, no?). 4:2=2, che erano malvina e elena a scarrozzarmi per la loro città.

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a torino c’era artissima, una grossa manifestazione artistica, e paratissima, la controparte più informale ospitata in gallerie improvvisate nei negozi e locali del centro. poi, alzando il naso, ci sono le luminarie artistiche che la città commissiona ogni anno ad artisti diversi; finalmente delle luminarie che approvo :-)
a torino ci sarebbero un sacco di cose da fare e vedere, tanto più che non la conosco per niente. beh, le ragazze mi hanno portato a mercatini, a fare shopping, a prendere aperitivi, a pranzare cenare brunchare e dovevo già partire.. e avevano (va detto) la mia piena collaborazione; mummie, sciarpe e crocefissi li vedrò un’altra volta.

in treno, tornando, vedevo questa manciata di ore e di vita come un regalo dello scrivere quassù. cos’altro, altrimenti?
è un punto a favore della vita in rete, frequentemente indicata come causa del disfacimento dei rapporti umani e sociali. sarà, ma non è solo. ed è anche.

ho visto tanti libri, nelle loro case (alcuni li avevo perfino letti!) e da beppe, il loro pusher di pagine preferito che ha una bella libreria con gatto bianco.
ho finito La Fata Carabina, il secondo pennac della mia arida vita letteraria, e ancora mi è rimasto un po’ di amaro: come il montale di izzo, anche malaussène è un buon uomo strattonato dalla vita e da qualche donna, un uomo che ama entrambe più di sè stesso, si direbbbe..
in treno, al ritorno, sono rimontato sull’astronave a propulsione d’improbabilità, e prima di addormentarmi nel mio letto ero già arrivato al ristorante al termine dell’universo; curiosando lungo gli scaffali di miss pettie ho scoperto che adams, dopo la guida galattica, ne ha scritti altri tre di quegli assurdi racconti di fantascienza britannica :-)

come a torino, anche a milano pioveva, ma ha smesso in tempo perché potessi arrivare asciutto dalla metrò alla pèa.
questa mattina stivaloni, impermeabile e ombrello, ma sembra che quell’accenno di cedimento che i miei anticorpi hanno dato la settimana scorsa – in sintonia con quelli di tanti altri milanesi e non – sia stato sbaragliato dalle 4 aspro che gli ho mandato incontro come come comitato di benvenuto. o dalle arance che ho ripreso a sacrificare sull’altare rotante a sei velocità :-)

bèk tuscùùl

September 14, 2009

pochi cazzi. se l’anno scorso è iniziato con una presentazione in aula magna a beneficio – mi sembrava – soprattutto dei genitori, quest’anno accompagnare felix al primo giorno di scuola è stato perfettamente inutile, se non per fargli sapere che gli voglio bene. in bici ci si mette un quarto d’ora, così abbiamo trascorso quello rimanente a guardarci attorno, parlando poco. tante ragazze, in effetti, ma anche diversi maschietti. varie etnie, maggioranza italiani, pochi cinesi, ho capito poco di più e attendo di sentire le sue prime impressioni. Questo accadeva sul marciapiede. poi hanno aperto le porte e si è capito che i genitori potevano tornarsene da dove erano venuti. beh, nonostante la minaccia, non sta ancora piovendo.

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in ufficio mi faccio un caffè istantaneo. quello buono è finito da un paio di settimane, e le priorità sono altre. poco male, durante l’estate ne ho bevuto parecchio e il suo sapore mi rifornisce di ricordi abbronzati. e mi sveglia un po’, ché anche ieri sono andato a ballare, sfidando le intemperie. schivandole, a voler esser più precisi. all’uscita della milonga pioveva, il tempo di una sigaretta chiaccherata con un’altra ciclista, e aveva smesso :-)
La stessa tipa l’avevo vista anche la sera prima, alla marippa. lei ed uno dei più sorprendenti tangueri che io abbia mai visto dal vivo, hanno fatto un’esibizione: la classica tripletta tango-vals-milonga, poi altro vals e altro tango, per finire con rock around the clock. scatenati.
è che sabine ha pensato di regalare ai ragazzi qualche giorno ancora di vacanza prima della ripresa, e se li è portati in liguria pur essendo la mia settimana. reazione: vado a ballare. stanno riaprendo tutte le mie solite milonghe, ed è bello ritrovare abbracci conosciuti. mi ha intenerito quella nel circolo familiare: avevano messo dei fiocchi vistosi lungo tutto il corrimano delle scale che portano al primo piano, e pure lungo le pareti all’interno. ritrovo volti del mio tango meneghino, e qualcuno di nuovo. bello :-)

ho consumato in fretta la seconda serie ambientata a madison avenue, e m’è piaciuta più della prima. difficile resistere: ci hanno messo tanti riferimenti alla realtà di quegli anni che ogni episodio è anche la riaccensione di parti di coscienza sopita. non che possa ricordare la mia infanzia, ma mi interessa sapere dove era la società in quel momento. avendola poi trascorsa più a contatto con gli americani che con gli italiani, la mia infanzia era avvolta dalla coda di quegli anni di boom. e so che sono vecchio, provengo da un passato già lontano e diverso di aerei a elica.
infine, i tizi nella serie mi spiegano le cose che ho studiato, come è nata l’arte della persuasione a fini commerciali. da mostrare nelle classi di pubblicità!

ho letto il primo di 3 libri che, mi hanno detto, mi piaceranno. mi hanno anche detto che non va mica tanto bene non averli ancora letti, io che sono ancora a elica.
l’ho letto in un giorno, quindi credo che i rimanenti abbiano buone prospettive di non mancare lo scopo della loro manifattura industriale ;-)

ho visto il terzo film glaciale, e mi è piaciuto meno dei 2 precedenti, nonostante gli occhialetti treddì. machissenefrega, l’autunno promette evasione digitale a iosa, e ce ne sono un paio che attendo con impazienza.

ho attaccato la terza serie dell’ematologo turbato, che mi terrà sulle spine finché non torneranno i ragazzi dalla settimana matriarcale; queste cose – ancora – non le guardo con loro, anche se ho la certezza di essere molto più impressionabile di loro.

anche il trotter è ripartito, a tutta birra.
riapre la bibliotechiina, riatterrano gli astronomi e rispuntano le verdure. (quest’ultima locandina è ancora provvisoria, ma l’entusiasmo per l’iniziativa mi spinge a metter lo stesso il bozzetto, e per il gusto della soffiata)

buona settimana.

(contains spoilers)

August 25, 2009

dunque sono in treno, senza telefonino.
“tanto, andrà tutto bene” penso, assieme al fatto che c’è stato un tempo in cui gli uomini riuscivano a muoversi sulla terra senza bisogno di cellulari.

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ma nella mia è guasto. molto guasto. decido che sarà impossibile rimanerci, sto già sudando come in una sauna, e questi vagoni nuovi non hanno finestrini da abbassare. mi assegnano un posto nuovo nel vagone precedente, e mi rilasso.

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ma forse non dovevo, così, a verona, una matta si butta sotto al treno che si sta fermando in stazione. non è morta, né si è ferita: sento dire che l’ha già fatto altre volte, scegliendo sempre locomotive quasi ferme, ma controllori e capistazione dicono a tutti di scendere e proseguire con altri treni, ché questo, per un paio d’ore, non si muove. prima del treno successivo, prendo una scheda telefonica e avviso a casa che arriverò dopo, e che non sono raggiungibile.
invece, con una corsetta, riesco lo stesso a saltare sulla corriera che avevo previsto di prendere, e la sera sono a mangiare la bruschetta con i miei genitori e i miei figli.

il mattino dopo accompagno felix a ripetizione, ascolto il resoconto della ragazza (memore delle mie esperienze, l’ho mandato da 2 giovani universitarie.. una sembrava più giovane di lui, e un po’ troppo carina. ho spesso sperato che questo non lo distraesse troppo :-) e saldato il conto.
nel pomeriggio il tempo cambia (avevo fatto una passeggiata, stupito dal calore insolito), e cambia di brutto; propongo ai raga di farci un giro lo stesso, con la macchina di pop.

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piove sempre di più, e quando dico loro che i temporali liberiani sono così, il tempo si offende e aggiunge una nota old europe: secchiate e secchiate di grandine bella grossa, tanto da spingermi a cercare riparo sotto agli abeti, sul ciglio della strada (non che ci sia chissà che da proteggere, ma mi dispiace infierire sulla vecchia kangù). alla fine rimarranno i campi imbiancati, i davanzali ricoperti le foglie di ogni tipo crivellate di colpi.

domenica torna il bello, senza il caldo. la rosa ha dato libera uscita a tutti, e la gallina coi pulciotti curiosa sotto ai ribes. le tre pecore e i sei agnellini, invece, passano da un prato all’altro brucando, ignare del loro alto tasso bucolico. sono animali che ho avvicinato più facilmente quand’erano nel mio piatto, perciò sono sorpreso quando i più piccoli si avvicinano per vedere  se ho qualcosa di buono; ada e felix lo saranno ancora di più qando lo stesso tenerissimo coso scambierà le loro dita per delle tettarelle, e se le succhierà a lungo con vigore.

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nel pomeriggio andiamo a far vasche nel centro, che è piuttosto gremito di gente. nell’isola pedonale si avanza piano, fra cani al guinzaglio e passeggini futuristici, donne che credono di essere a cortina e uomini con i pantaloni alla zuava, calzettone e scarponcino. in centro.
oltre ai villeggianti, la domenica si aggiungono quelli che arrivano dal sottomonte, in fuga dal caldo, e tutti camminano dappertutto per vedere i partecipanti al tradizionale concorso di scultura in legno all’opera.

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funziona così: invitano un tot di star (di solito dal meranese, e giovani) e, assieme agli autodidatti locali, gli assegnano un gazebo in città e il loro pezzo di legno (tronco o pannello, ma della stessa cubatura). tema libero, in 5 giorni devono finire, e una giuria sceglie un vincitore, trattenendosene l’opera. quindi ognuno partecipa con la speranza di arrivare secondo, e trascorre un soggiorno spesato di tutto e guardato da tutti. vien voglia di provarci, a vederli aggredire il legno con motoseghe elettriche (primo giorno) e cartavetrata fine (l’ultimo). e fa sorridere il giovanotto che hanno piazzato proprio di fronte al comune: dopo 3 giorni aveva solo fatto una vaga traccia di matita su un pannello piatto; qualcosa mi dice che è lui il fuoriclasse, anche se avevo visto un paio di altre cose niente male..

durante una vasca incrocio un vecchio compagno di liceo, ci si saluta, gli dico che sono a recuperare il figlio rimandato, “quante materie?” chiede lui. “tre, cazzo” rispondo.
“perché, tu quante ne hai prese in prima?”
“tre, lo sai”
“anch’io”
“lo so, poi in seconda due..”
“in terza di nuovo tre..”
“e in quarta lo sappiamo bene, eh?”
“eh sì!” e scoppia a ridere.
in quarta liceo ci bocciarono in sette, fu un’ecatombe che mi portò a padova, dove avrei poi deciso di lasciar perdere i numeri e tentare la strada della creatività. lui ripeté l’anno lì, imparò a studiare, divenne dottore commercialista e adesso è il sindaco.

il mattino dopo (ieri) ci prepariamo per il rientro e facciamo dei lavoretti per i miei, potature, tagliar legna, mettere un vecchio frigo in strada.
viaggio di ritorno in corriera e treno, senza intoppi, e finisco – in tempi record – il libro che stavo leggendo. evidentemente mi aveva catturato: una storia scritta da uno del settore, che descrive il narcotraffico, e lo fa molto bene. ci sono dentro tutti, e ci sono fatti, luoghi e persone realmente esistiti, con neccessarie modifiche volte, immagino, a colmare vuoti inaccessibili e, magari, ad evitare allo scrittore delle brutte sorprese
noi, comunque, a casa senza sorprese. fino a stamattina.

(segue spoiler: chi mi conosce dovrebbe saltare il prossimo paragrafo fino a che non ci saremo incontrati: è una cosa bella, niente paura)
ah, no. ieri sera una sorpresa c’è stata, ma ero io a provocarla :-) in treno, sabine ha chiamato felix (io ero ancora a scheda telefonica) e ci ha invitati a cena. ovviamente accettiamo, a casa non c’è niente, da lei c’è marco che cucina (l’ho già detto che è soprannominato “pianeta cibo”?) e c’è lei, che durante il trekking in bicicletta in austria si è scheggiata la testa dell’omero, e sfoggia paramenti simili a quelli che, quando me l’ero spappolato, portavo io. saliamo, entriamo nella mia ex-casa, e la mia ex-moglie scoppia a ridere. in effetti, anche felix e ada mi avevano regalato delle risate stupende, quand’erano venuti ad aspettarmi alla fermata dell’autobus per poi andare alla bruschetteria :-)
è che adesso ho i baffi, e aggiungerò solo che ada mi ripete in continuazione “mi fai la linguaccia come einstein?”
e io godo come un deficiente. non ho MAI avuto i baffi – solo i baffi – in vita mia, ma la settimana scorsa, nell’impeto di darmi una ripulita – questione di pruriti, di code di cavallo che “uffa, ho già dato”, e anche, forse, di piccole catarsi private – ho trattenuto le lame dal colpire fra naso e bocca, dirottandole piuttosto sui capelli (bagnati, tirati giù dritti, un taglio secco tutto attorno. e fa’nculo tutta una categoria di onesti lavoratori del pelo), col risultato che chi mi conosce da molto scoppia a ridere.
evidentemente succede anche a me, se alla fine ho lasciato che il giochino (fatto forse tutte le volte che ho eliminato una barba) diventasse la mia faccia del mattino dopo..
mi piace, questa volta. è buffo, perché mi cambia tanto, e capisco lo stupore degli amici più intimi: devono cercarmi dietro a quei buffi baffi, ma sanno già che sono lì, e ridono perché non riescono a scostare un attimo la faccia di quell’altro. quello che non conoscono.
non vedo l’ora che riapra qualche milonga. (fine dello spoiler, anche se so che avete letto lo stesso)

stamattina. mentre faccio colazione comincia il casino in cortile. sbircio, ancora i vigili e ancora il camion; l’avevo detto, io: uno non basta di sicuro.
questa volta mi vesto prima di uscire (non volevo che, alla lunga, le vigilesse mi sbattessero al fresco per oltraggio alla decenza. quoi que..) e vado a cercare il capo per capire che succede. è lì, con l’aria di chi non vede l’ora di andarsene in vacanza, e mi dice “comunque, bello il blog. continui.”
gulp.
“…g-grazie… ma mi mette in imbarazzo…”
e l’altro vigile, che sembrava seguire tutt’altro, si avvicina e fa: “sì sì, continui, scrive bene!”
rigulp!

la pedalata fino al lavoro era dominata, com’è ovvio, da pensieri riguardanti questo: scrivere quassù. offrirne la lettura al mondo, o perlomeno a quella parte che capisce l’italiano.
cazzo, ho passato le ultime 2 settimane fra intrighi e intercettazioni, arrivo a casa e mi dicono che mi leggono il blog! non che la cosa mi sorprenda, visto che vivo in clitündèz, ma sentirselo dire, benché come complimento, dall’F.B.I. (ah no, non è l’efbìai, uff!..) fa sempre un certo effetto!
poi a chiedermi “ma leggono solo i post taggati clitündèz o anche, che ne so, quelli taggati tango?”
“leggono anche i commenti? visitano i link?”

son cose.
di cui non sapevo se scrivere. c’è chi si impressiona, magari scappa..
spero di no. non siamo in messico, non sono un narcotrafficante tagliagole, i miei amici nemmeno.
quando sono tornato a preparare il pranzo ai raga, i miei lettori erano stipati in macchina, all’interno del cortile.
“ma non mangiate?”
“abbiamo già mangiato.” e dentro un’altro che mormora “… e poi dobbiamo star qui a tenere d’occhio i bidoni della spazzatura..”
“un caffè?”
“appena preso, grazie” fa la vigilessa sorridente, “sennò molto volentieri.”

“saranno i baffi”, penso :-)

che barba

July 28, 2009

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è ancora lì attaccata; quella della vacanza in campeggio, dove non mi ero portato il rasoio per alleggerire i bagagli.
al rientro l’ho solo disegnata un po’, deforestando le aree di transizione: guance, collo, e regolato i baffi, che non mi si infilino in bocca. adesso è corta, poi inizierà a prudere e, come sempre, temo che la taglierò.
dico ‘temo’ perché non mi sta male; la scorsa settimana, ben 3 donne mi hanno fatto dei complimenti. “ciao, bell’uomo” aveva detto una per la quale ho un certo debole :-)
così assomiglio ancora di più a pop, se infilo gli occhiali potrei interpretarlo in un lungometraggio biografico… dopo aver tagliato i capelli, s’intende.
sabato scorso l’ho testata in pista, ed ho constatato che non comporta particolari handicap, neppure sulle lunghe distanze; quel che dovrei cambiare sono le gambe, piuttosto: ballare da mezzanotte alle otto del mattino mi ha procurato, al risveglio nel primo pomeriggio, un gran dolore ai polpacci.
poco grave. sulla spiaggetta ligure dove mi sono ripreso dalla maratona c’era poco da camminare. giusto qualche metro fino all’acqua per dissipare un calore feroce, per il resto a contorcermi sul telo (i sassi sono i sassi, e – che io sappia – nessun popolo li usa come materasso) nella lettura del primo di tre libri che mi sono stati consigliati: si parla di marsiglia, dove farò un salto la semaine prochaine, e in testa mi si è già formata una piccola lista di posti che non mi dispiacerebbe vedere.
ancora malavita nella bella serie italiana (la prima, per ora) che ho terminato di guardare: un po’ di disagio a pensare, riconoscendo bene l’ambientazione anni ‘70, che c’ero anch’io, che anche a me – inevitabilmente – giungevano le notizie riguardanti quei fatti senza che producessero alcuna reazione memorabile… ero un pischello di montagna, tutto motorini-ragazzine-dischi. per anni non ho capito un cazzo del mondo, e ancora adesso ci capisco poco.
ma almeno ho dei dubbi.
beh, veramente ne ho un tot su molti fronti. di dubbi. e non ho certo l’eternità a disposizione.

venerdì sera sono andato a ballare, per scoprire che era il compleanno di Andrea, il figo con la cravatta al centro della foto.

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74 primavere, un tot a ballare liscio e gli ultimi il tango, è una delle prime figure che ho identificato in milonga. all’inizio andavo quasi solo a vedere, e il vecchio mi ha sempre messo allegria. lombardissimo (el parli quasi semper ‘n dialett’) e agilissimo, è sempre stato ben disposto ad elargire consigli a noi pivellini e a guidare pazientemente le principianti attraverso i primi giri. prezioso :-)

sabato è tornata ada dalla settimana a zambla alta con tutta la classe; un po’ delusa, si è consolata con un barattolo di viscidume che si è regalata e un sacchettino di curiose palline idrovore che entrambi hanno ricevuto in regalo da M. nel sacchetto sono grandi un millimetro, dopo 4 ore in acqua sono gonfie come dei ribes e rimbalzano tantissimo: ada le seppellisce nel viscidume per poi spingerle fuori come schifosi punti neri venusiani… bleah.

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prima che arrivasse, durante la mattinata solo a casa, ho finito il secondo di 2 romanzi per leggere i quali ho impiegato non più di 3 settimane, en evento rarissimo da queste parti :-)
è che alcune cose si fanno leggere, altre no.
in questo caso erano le scalcagnate indagini (delitti orrendi in città australiane) di uno spacciatore di eroina dalla singolare personalità. i racconti sono in prima persona e l’autore è molto divertente, a maggior ragione – per me – perché prende per il culo la chiesa. è un altro di quei casi in cui mi dispiace non avere una cultura mistica più seria, ma per fortuna quel che ricordavo è stato sufficiente (“Andrew Lloyd Webber!” è una delle tante battute – che non spiego – che m’han fatto posare il libro per ridere un po’ :-)))

pomeriggio tutti al trotter (ada insoddisfatta) a provare una cosa: si va alle vecchie vasche per l’itticoltura, uno da una parte, uno dall’altra. si fissano alle rispettive ringhiere gli elastici annodati (ne bastano 6 di quelli normali). ognuno ha 4 proiettili di carta come quelli che si lanciavano in classe quando si usavano i diti come Y dellla fionda, solo che qui ogni proiettile è costituito da un intero A4. al via ci si inizia a sparare, un punto per ogni colpo a segno, finché tutti i proiettili finiscono nelle vasche. a quel punto cambio campo.

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posso assicurare che (esclusa la faccia, come ben sa ada che se ne è beccato uno) i colpi non fanno troppo male, mentre è fortemente adrenalinico vederseli sfrecciare attorno; dover correre da tutte le parti a raccogliere i colpi per essere di nuovo armati prima dell’avversario aggiunge infine quel tocco di atletismo che ne fa – parlo da fumatore – un’attività intensa e stancante :-)

ieri idem (cioè giro al parco, ma al lambro, per cambiare) dove il prete della cascina per il recupero dei tossici va vanti con i suoi eventi del mese (grosso palco per concerti, passerella per i vip, servizio d’ordine robusto e bionde mozzafiato. sempre mozzafiato le bionde del clero, eh?), dove i tossici ancora acerbi maturano al suono di sound system autonomi, dove i babbi giocano a lanciarsi il frisbie con i figli magri e alti.

ieri sera, dopo il controllo della 4a declinazione (il singolare piace molto a felix: u, us, u, u, u, u) pizza a casa. scarabocchio un volto sul cartone della mia. stamattina, prima di buttarlo nel bidone della carta, ne ho fatto una foto, così. poco fa l’ho pasticciata con l’aiuto del programma, e se clicchi sul pezzetto qui sotto la vedi.

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la foglia-segnalibro ci sta provando! in liberia, visitando una casa diroccata che non mi dispiacerebbe restaurare, il mio sguardo cadde su una delle tante piante strane che invadevano quella che doveva esser stata l’entrata principale e sobbalzai, letteralmente. le sue foglie grasse avevano qualcosa di familiare, che a momenti mi torna in mente ma che – da quando ero lì – era rimasta nascosta: c’era l’uso, da parte di molti bambini, di staccarne una foglia per metterla all’interno del quaderno di scuola perché, nel giro di una settimana, cominciava a produrre sottili radici piliformi dai bordi e in poco tempo diventava proprio cappelluta!
nel dubbio, of course, ne ho presa una e l’ho messa nel libro che non stavo più leggendo (firmino, per la cronaca. troppo poco blasfemo o troppo ignorante io, per non esserne stato catturato?).
è arrivata in italia, sempre nel suo libro, ma di peli appena un accenno: abbastanza per confermare chi fosse. penso che la minore umidità c’entri molto, tant’è che aveva iniziato a raggrinzirsi, e alla fine, dopo un mese abbondante, l’ho infilata in un po’ di terra, per pietà… e la piccoletta ne sembra tanto felice da aver iniziato a buttare una propaggine! speriamo che cresca…

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e poi?
ah, e poi un po’ di pubblicità: un’amica di un’amica di Quassù si propone come fornitrice di spiedini ispirati a ricette da tutto il mondo e sta cercando di aumentare il numero di ingaggi (cene, feste, eventi e tutte quelle robe là), perciò – se non sei un vegano incazzato – sappilo :-)

una sera

December 18, 2008

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prima di uscire dall’ufficio devo far 2 foto all’operazione di disimballaggio in corso negli spazi adiacenti ai nostri: montagne di scrivanie, armadi, poltrone giacciono impilate, in attesa dei loro nuovi occupanti (“quelli della tivù”, si mormora).

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ceno e vedo “the number 23″, un thriller con jim carrey in un ruolo drammatico. non eguaglia la prestazione di “the man on the moon”, ma è decisamente capace di non far ridere. se vuole.
mi metto elegante e vado in milonga. passando davanti alla centrale vedo un posteggio di bici pubbliche; a prima vista sembrano uguali a quelle parigine. speriamo che la gente le tratti bene, e che le usi…
ad uno stop si sente un boato di motore sportivo, vedo arrivare una moto ma, nonostante la grossa cilindrata, non mi pare di quelle esagerate; poi una macchina in coda si sposta e libera la vista su una lamborghini gattopardo, o qualcosa così. il coglione ci tiene a fare gran accelerate, nonostante sia in coda. crisi? quale crisi?
curioso il fatto che più tardi, fumando fuori dalla milonga, vedessi passare una miniminor accompagnata da un rombo improbabile, che lo trovassi strano, che spuntasse poi una harley da dietro delle delle auto.. DoppiaErrataAttribuzioneSonica: ce ne vuole ;-)
trovo lo specchietto # 163. bell’esemplare, giusto per natale :-) (by the way, nel film il tizio avrebbe detto: 1+6+3=10= il doppio di 5, che è formato da… 2+3! hahahahaaaaa, che cagata!… e comunque, adesso non me lo dimentico più che la terra è inclinata di 23,5°!)
la milonga è semideserta. il nuovo musicalizador d’importazione non sta riscuotendo un gran successo, mi pare.(“a febbraio se ne torna in argentina” si mormora).
me ne vado presto, all’una.
a casa finisco L.M.V.D.M., del mio coetaneo gipi.
uauuu.
però che fregatura… adesso che l’ha disegnata lui, che non a caso disegna benissimo, come cazzo faccio io a disegnare la mia?!? ho sempre pensato che un giorno avrei disegnato un fumetto, e spesso immaginato che dovesse essere autobiografico. e liberatorio. e come tecnica, la sola che potevo concepire era un tratto fine, aereo, senza vincoli forti nel foglio. come fa lui…
ma io non sono un fumettaro, quindi chissenefrega, se mi deciderò non mi farò certo scoraggiare da uno dei più bravi e sensibili della piazza, no? hm…
comunque, oggi l’indovino mi dice “In the Broadway play “Passing Strange,” the narrator Stew says, “You know how one morning you wake up as an adult and you realize your entire life is based on a decision you made as a teenager?” If that description applies to you, Cancerian, 2009 will be the best year ever to do something about it. In the coming months, you will have the power to correct errors or misjudgments you made way back when. You’ll be able to figure out how to start over in an area of your life that you’ve always assumed you were doomed to accept just the way it is. You may even find that you can, in a sense, change the past and reconfigure your memories.”
magari parla di fumetti. auspicabilmente parla di tutt’altro, e l’idea che così sia – ah, l’irrazionale – mi riempie di gioia.

lezioni

July 3, 2007

pausa estiva. le lezioni riprenderanno a settembre. fino ad allora libera uscita: i maestri ci hanno incoraggiato ad andare in milonga, la scuola migliore che ci sia. Così sia. Io integro come posso, avendo colto abbastanza in fretta che non è un ballo come tanti altri, e cerco di capirlo con la testa oltre che con i piedi.
Ho fatto amicizia con una signora gentile che balla da molto più tempo di me, e mi ha voluto prestare un libro sul tango nonostante le dicessi che leggo poco. Infatti ci ho messo mesi. il titolo italiano è “lezione di tango”, ma elsa osorio l’aveva intitolato “il paradiso del tango” o qualcosa così, che era pertinente; come cazzo fanno a cambiare i titoli lo sa solo il dio del marketing, ed a me non lo ha ancora rivelato! L’impressione che ne emergeva, dopo il primo paio di capitoli, era quella riconducibile al film boléro, quella mappazza di una ventina d’anni fa di… lelouche? una manciata di generazioni servono da vettore per spiegare come un oggetto artistico (là uno spettacolo, qui un ballo) racchiuda infinite vicende umane. La osorio va oltre, e lo pone come entità assoluta direttamente in un paradiso tutto suo cui accedono di diritto tutti coloro che hanno contribuito alla sua crescita: ballerini, musicisti, cantanti e poeti. Da lassù osservano e tifano per una coppia di discendenti che, oltre a ballare, decidono di fare ….un film! Ancora! Che palle! è una mania! quanti cazzo di autori si districano dalla merda dell’argomento di cui si sono innamorati con lo stratagemma di inventarsi degli altri sè stessi e descrivere esattamente quello che hanno fatto loro? ricerche, interviste, e le solite lezioni, nascita della passione, particolare capacità a penetrare lo spirrito invisibile ai più.. Ahi! nel libro il meccanismo è simile: ho tenuto duro solo perché mi è diventato un bignamino sulla storia e l’evoluzione del tango, ma che fatica! Dunque, per esempio, il jazz ha avuto la sua parte? allora uno dei personaggi va in crisi sentimentale e scappa a New York. naturalmente quando torna la sua musica ha preso una strada nuova. Influenze galiziane? è la sua tipa che era fuggita in spagna a causa della repressione dei sindacalisti e, diventata cantante, ha messo del suo nelle canzoni. tutto così. Non mi è piaciuto intuire tanto bene la ricerca che si è fatta l’autrice né immaginarla di fronte ad un tavolo di appunti sparsi a scervellarsi per mettere tutto insieme. col trucco del film da realizzare.
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trucco che c’è anche in “tango” di carlos saura (credo); non è un film, è uno spettacolo teatrale, ma la sbobba non cambia: quello era assurdamente didascalico, una tristezza. ma torno alle lezioni, quelle dell’altro film, visto ieri, “lezioni (al plurale, questa volta) di tango, di sally potter (oh, il suo nome lo ricordano tutti, dici il film e quelli pronti “di sally potter?”. Sì, la sorella sfigata di harry :-). mesi che ne sento parlare, me lo presta mio papà in dvd: sono sorpreso dal bianco e nero e in generale la fotografia mi piace. mi disturba la sfasamento temporale, che si vede nella moda anni ‘90 (per me il tango esiste solo dalla primavera 2006) e dalla scena in cui il protagonista fa il figo perché ha un cellulare. Sono deluso dall’estetica della protagonista/regista, una donna assolutamente priva di fascino che si cimenta in passi molto avanzati con ballerini molto bravi… cioè: è il suo film, descrive grossomodo la sua vita reale, ma cazzo: passa il tempo a ciondolare come una tossica, si crede figa, nei titoli di coda canta addirittura! niente brio, la passione che scopre è velata di inglesità totale e triste.. quindi ci racconta di lei stessa che scopre il ballo, si innamora di un ballerino, pianta i progetti in corso per fare… un cazzo di film sul tango! Naaahhhhhh……. basta… ma almeno ha filmato onestamente B.A., e ci sono un paio di coreografie notevoli. Anche un paio di frottole notevoli: non ci credo che si possa imparare a ballare in fretta come lascia intendere lei, spiacente.
è un film privato che ha fatto una donna sulla sua scoperta della passione attraverso il corpo di un immigrato. fosse stato brasiliano avrebbe fatto un film sulla capoeira…

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libro

March 22, 2007

una delle ultime volte che sono stato dai miei ho visto, appoggiato in giro, questo libro.

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il titolo mi era familiare, mi ricordavo d’aver sentito che non so quale cantautore vi avesse trovato ispirazione, e che era unico nel suo genere. è bastato prenderlo in mano per decidere di provarci. a leggerlo, intendo. è la terza edizione, del ‘46, introduzione della Pivano. tutto ingiallito, il dorso si sfalda, le pagine sono da girare delicatamente altrimenti si staccano. inoltre, la copertina è montata al contrario: bisogna capovolgerlo ed aprirlo dalla 4a di copertina.
L’ho letto in fretta, si prestava.
è geniale. da leggere.
in una pagina ho creduto di riconoscere il personaggio del giudice nano di de andré, forse era lui il cantautore che citavo. In altre pagine ho riconosciuto me stesso, tanti me stessi, nella gioia e nell’angoscia. e ancora non so se la mia volontà sia più saggia della mia anima.

il succedaneo

December 15, 2006

un blog, questo blog, è un succedaneo della vita reale. Me ne convinco sempre più, tutte le volte che penso di scrivere qualcosa qui. Racconto cosa ho fatto durante la giornata, come farei al bar con gli amici se frequentassi amici al bar. Quindi pareri su film, libri, mostre, spettacoli e momenti della vita di tutti i giorni.

film: Children of men: fantapolitica, futuro prossimo sconvolto da nuova pandemia, disordine e caos, regime dal polso d’acciao, grigio, umido, autunno, disilluso, crudo realismo, regia abile (i pazzi sono riusciti a mettere qualcosa come la famosa scena iniziale di “salvate il soldato ryan” alla fine del film), attori credibili. Mi è piaciuto ma non lo rivedrò tanto presto. ci metto un po’ a digerire certe cose.

Libro: La vedova scalza, di Niffoi. Sono rimasto deluso, non penso di approfondirne la conoscenza leggendone qualcos’altro. Forse è stato l’effetto-Marquez, ma il tuffo nei nomi sardi e nella magia barbacina mi sapeva un po’ di Macondo… e poi, viziato dai meccanismi narrativi di cinema e fumetti mi aspettavo di essere sorpreso da questo romanzo giudicato tanto buono (ha vinto il Campiello); invece no. Ok, leggo poco per criticare, però mentre leggevo mi tornavano alla memoria quei romanzi che ci facevano leggere al liceo, silone, stern, e così via. Immagino siano importanti per la funzione di conservazione della memoria locale, ma vorrei un bollino in copertina che mi dicesse “roba da liceo”.

film: cindarella man: la vicenda è vera, quindi interessante. Speravo di capire qualcosa di matematica ma merda, non è quella la linea del film. Che è stata invece di offrire a Crowe un bel ruolo, diverso dai gladiatori, i picchiatori ecc. Lo fa bene il picchiatello, lo fa con tutto il corpo. L’ambientazione è tanto leccata, gli attori tutti troppo belli, poco credibile. Una visione basta ed avanza.

fumetto, anzi, graphic novel: appunti per una storia di guerra, di Gipi, mio classe. Mannaggia che classe! che invidia! Chiuso il libro, sono tornato in camera dove il palermitano dormiva ancora e, senza far rumore, ho preso carta e acquerelli. un bicchiere dalla sala della colazione e poi di nuovo nell’aia, di fronte alla pianura padana. la prima l’ho data alla signora fernanda, il “ritratto della sua casa”, come l’ha chiamato lei. il secondo la pianura, il terzo uno dei gatti neri del cortile, il quarto degli alberelli. Come altre cose che amo molto, gli acquerelli sono dei bastardi.. sembra semplice, lo è, ma ci si fa una fatica boia a capire come.

città: mantova. ci devo esser passato una volta alle medie, ricordo vagamente una spedizione assurda che copriva verona, mantova e forse cremona, in un giorno solo in giro in corriera! Certo, sono un cazzone: vivo qui, ci sono meraviglie a portata di treno e non le conosco neanche. Mantova, a parte la folla delle bancarelle natalizie, è bella come ci si può aspettare. parlano un miscuglio di lombardo, veneto ed emiliano, gli spritz li fanno alla perfezione, così come il vin brulè. il centro è ricco di edifici importanti, fa pensare a venezia. da visitare di nuovo, anche perché non sono stato a palazzo te, causa epidemia di mantegna.

ecco, così se ci vediamo possiamo parlare di tutto il resto :-)

‘a panza der muratore

November 28, 2006

da quant’è che ce l’avevo lì? Mboh! ‘nzacco, comunque. tenevo lì, non si sa mai, verrà una sera che non ho niente da fare, magari malato e costretto a letto… era questa sera. sto bene, peccarità, ma, visto che non l’avevo ancora visto, l’ho visto.

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parto pronto alla pippa, ma almeno, mi dico, anche se mi perderò chissà quali metaforedoppietripleletturesalcazzofralerighe, almeno l’occhio avrà la sua parte. e si parte da roma. figo- mi dico – così me la rivedo un po’ con l’occhio di Greenaway… maporcatroia, che due marroni! Uuuuuhhhhhhhhhh!!!!!!!………… 1) atttori cani 2) doppiatori, se possibile, ancora più cani 3) una presunta presenza teatrale sulla scena… …. ma come? è un film, è solo un brutto film, questa volta la morbosa ossessione è il ventre dell’uomo, centro del suo equilibrioblablabla newton, la gravità, la simmetria, l’impotenza della medesimaaaaaaahhhhhhhhhh l’ho visto fino alla fine, tanto, ce la facevo.

a pranzo ero in mensa con due di yoga, una recensisce libri, forse anche l’altra, parlano di questo, la prima dice ha letto il tale (massì, il papà del rampollo aspiratutto) ma che brutto, però lo conosce e allora meglio essere preparati. Allora le chiedo, da inesperto, ma se invece non DEVI leggerlo, e dopo un paio di capitoli capisci che non ti piace, lo molli? Certo! Ci mancherebbe, c’è altro da leggere! E mi spiega che quando va in libreria legge qualche paragrafo dell’inizio di un libro ignoto (ma quanti autori saranno veramente ignoti a una che, di lavoro, recensisce libri?) e si fida di quello per prenderlo oppure no (ma quante volte compra veramente i libri una che recensisce libri per lavoro??). Io potrei prendere un disco così, ma i libri.. nahh, quando leggo, leggo qualcosa di cui ho sentito parlar bene da qualcuno di cui mi fido (tipo quelli che recensiscono libri) e poi lo devo finire, anche se è una palla. fanno uno scaffalino, sono tutti lì, chi a un capitolo, chi a due, chi a metà; tutti i libri che aspettano di essere ripresi, e mi dico che lo farò, perché…. già: ha fatto meno fatica il musicista di cui mi basta un ascolto per mettergli una croce sopra? (forse sì) perché ho tutto questo rispetto per i libri? perché li conosco meno, ho meno confidenza, gli dò del Lei. mi fanno paura. Nahhh. mi seducono meno. o fanno troppo i capricciosi, esigono che li si tenga in mano e che li sfogli, una pagina alla volta, in un certo ordine… sì, il mio rapporto con loro è molto ceriminioso, e mi scoraggia il lavoro. quella puttanella della musica, invece, non tappa mai la bocca, non c’è niente da fare, e alla fine sono abituato. Audiolibri in mp3 da ascoleggere mentre si fa footing? Mi fa scoleggiale solo l’idea. anche del footing.

per tornare al ventre dell’architetto: ogni tanto c’è bella fotografia, certo, ma prima di rivedere questo film passerà un bel po’ di tempo… ed il problema è che ce ne sono anche altri suoi che mi riprometttevo di vedere, solo che adesso… ho come il timore che succeda come prima, di riconoscere lo stile di un’epoca, quegli anni lì, gli ‘80, quando arrivava photoshop… ugh! faccio come per i libri, e i dischi? mi fido del pacco e vedo di non prenderlo di nuovo? quasi quasi….

ultima nota: tutta la storia ruota attorno alla figura di Boulée, eppure ho imparato molto di più su di lui vedendone, con calma, i disegni che non ascoltando le pippe di Greenaway.

Se vi capita, vedete My Architect