lezioni
July 3, 2007
pausa estiva. le lezioni riprenderanno a settembre. fino ad allora libera uscita: i maestri ci hanno incoraggiato ad andare in milonga, la scuola migliore che ci sia. Così sia. Io integro come posso, avendo colto abbastanza in fretta che non è un ballo come tanti altri, e cerco di capirlo con la testa oltre che con i piedi.
Ho fatto amicizia con una signora gentile che balla da molto più tempo di me, e mi ha voluto prestare un libro sul tango nonostante le dicessi che leggo poco. Infatti ci ho messo mesi. il titolo italiano è “lezione di tango”, ma elsa osorio l’aveva intitolato “il paradiso del tango” o qualcosa così, che era pertinente; come cazzo fanno a cambiare i titoli lo sa solo il dio del marketing, ed a me non lo ha ancora rivelato! L’impressione che ne emergeva, dopo il primo paio di capitoli, era quella riconducibile al film boléro, quella mappazza di una ventina d’anni fa di… lelouche? una manciata di generazioni servono da vettore per spiegare come un oggetto artistico (là uno spettacolo, qui un ballo) racchiuda infinite vicende umane. La osorio va oltre, e lo pone come entità assoluta direttamente in un paradiso tutto suo cui accedono di diritto tutti coloro che hanno contribuito alla sua crescita: ballerini, musicisti, cantanti e poeti. Da lassù osservano e tifano per una coppia di discendenti che, oltre a ballare, decidono di fare ….un film! Ancora! Che palle! è una mania! quanti cazzo di autori si districano dalla merda dell’argomento di cui si sono innamorati con lo stratagemma di inventarsi degli altri sè stessi e descrivere esattamente quello che hanno fatto loro? ricerche, interviste, e le solite lezioni, nascita della passione, particolare capacità a penetrare lo spirrito invisibile ai più.. Ahi! nel libro il meccanismo è simile: ho tenuto duro solo perché mi è diventato un bignamino sulla storia e l’evoluzione del tango, ma che fatica! Dunque, per esempio, il jazz ha avuto la sua parte? allora uno dei personaggi va in crisi sentimentale e scappa a New York. naturalmente quando torna la sua musica ha preso una strada nuova. Influenze galiziane? è la sua tipa che era fuggita in spagna a causa della repressione dei sindacalisti e, diventata cantante, ha messo del suo nelle canzoni. tutto così. Non mi è piaciuto intuire tanto bene la ricerca che si è fatta l’autrice né immaginarla di fronte ad un tavolo di appunti sparsi a scervellarsi per mettere tutto insieme. col trucco del film da realizzare.

trucco che c’è anche in “tango” di carlos saura (credo); non è un film, è uno spettacolo teatrale, ma la sbobba non cambia: quello era assurdamente didascalico, una tristezza. ma torno alle lezioni, quelle dell’altro film, visto ieri, “lezioni (al plurale, questa volta) di tango, di sally potter (oh, il suo nome lo ricordano tutti, dici il film e quelli pronti “di sally potter?”. Sì, la sorella sfigata di harry :-). mesi che ne sento parlare, me lo presta mio papà in dvd: sono sorpreso dal bianco e nero e in generale la fotografia mi piace. mi disturba la sfasamento temporale, che si vede nella moda anni ‘90 (per me il tango esiste solo dalla primavera 2006) e dalla scena in cui il protagonista fa il figo perché ha un cellulare. Sono deluso dall’estetica della protagonista/regista, una donna assolutamente priva di fascino che si cimenta in passi molto avanzati con ballerini molto bravi… cioè: è il suo film, descrive grossomodo la sua vita reale, ma cazzo: passa il tempo a ciondolare come una tossica, si crede figa, nei titoli di coda canta addirittura! niente brio, la passione che scopre è velata di inglesità totale e triste.. quindi ci racconta di lei stessa che scopre il ballo, si innamora di un ballerino, pianta i progetti in corso per fare… un cazzo di film sul tango! Naaahhhhhh……. basta… ma almeno ha filmato onestamente B.A., e ci sono un paio di coreografie notevoli. Anche un paio di frottole notevoli: non ci credo che si possa imparare a ballare in fretta come lascia intendere lei, spiacente.
è un film privato che ha fatto una donna sulla sua scoperta della passione attraverso il corpo di un immigrato. fosse stato brasiliano avrebbe fatto un film sulla capoeira…
libro
March 22, 2007
una delle ultime volte che sono stato dai miei ho visto, appoggiato in giro, questo libro.
il titolo mi era familiare, mi ricordavo d’aver sentito che non so quale cantautore vi avesse trovato ispirazione, e che era unico nel suo genere. è bastato prenderlo in mano per decidere di provarci. a leggerlo, intendo. è la terza edizione, del ‘46, introduzione della Pivano. tutto ingiallito, il dorso si sfalda, le pagine sono da girare delicatamente altrimenti si staccano. inoltre, la copertina è montata al contrario: bisogna capovolgerlo ed aprirlo dalla 4a di copertina.
L’ho letto in fretta, si prestava.
è geniale. da leggere.
in una pagina ho creduto di riconoscere il personaggio del giudice nano di de andré, forse era lui il cantautore che citavo. In altre pagine ho riconosciuto me stesso, tanti me stessi, nella gioia e nell’angoscia. e ancora non so se la mia volontà sia più saggia della mia anima.
il succedaneo
December 15, 2006
un blog, questo blog, è un succedaneo della vita reale. Me ne convinco sempre più, tutte le volte che penso di scrivere qualcosa qui. Racconto cosa ho fatto durante la giornata, come farei al bar con gli amici se frequentassi amici al bar. Quindi pareri su film, libri, mostre, spettacoli e momenti della vita di tutti i giorni.
film: Children of men: fantapolitica, futuro prossimo sconvolto da nuova pandemia, disordine e caos, regime dal polso d’acciao, grigio, umido, autunno, disilluso, crudo realismo, regia abile (i pazzi sono riusciti a mettere qualcosa come la famosa scena iniziale di “salvate il soldato ryan” alla fine del film), attori credibili. Mi è piaciuto ma non lo rivedrò tanto presto. ci metto un po’ a digerire certe cose.
Libro: La vedova scalza, di Niffoi. Sono rimasto deluso, non penso di approfondirne la conoscenza leggendone qualcos’altro. Forse è stato l’effetto-Marquez, ma il tuffo nei nomi sardi e nella magia barbacina mi sapeva un po’ di Macondo… e poi, viziato dai meccanismi narrativi di cinema e fumetti mi aspettavo di essere sorpreso da questo romanzo giudicato tanto buono (ha vinto il Campiello); invece no. Ok, leggo poco per criticare, però mentre leggevo mi tornavano alla memoria quei romanzi che ci facevano leggere al liceo, silone, stern, e così via. Immagino siano importanti per la funzione di conservazione della memoria locale, ma vorrei un bollino in copertina che mi dicesse “roba da liceo”.
film: cindarella man: la vicenda è vera, quindi interessante. Speravo di capire qualcosa di matematica ma merda, non è quella la linea del film. Che è stata invece di offrire a Crowe un bel ruolo, diverso dai gladiatori, i picchiatori ecc. Lo fa bene il picchiatello, lo fa con tutto il corpo. L’ambientazione è tanto leccata, gli attori tutti troppo belli, poco credibile. Una visione basta ed avanza.
fumetto, anzi, graphic novel: appunti per una storia di guerra, di Gipi, mio classe. Mannaggia che classe! che invidia! Chiuso il libro, sono tornato in camera dove il palermitano dormiva ancora e, senza far rumore, ho preso carta e acquerelli. un bicchiere dalla sala della colazione e poi di nuovo nell’aia, di fronte alla pianura padana. la prima l’ho data alla signora fernanda, il “ritratto della sua casa”, come l’ha chiamato lei. il secondo la pianura, il terzo uno dei gatti neri del cortile, il quarto degli alberelli. Come altre cose che amo molto, gli acquerelli sono dei bastardi.. sembra semplice, lo è, ma ci si fa una fatica boia a capire come.
città: mantova. ci devo esser passato una volta alle medie, ricordo vagamente una spedizione assurda che copriva verona, mantova e forse cremona, in un giorno solo in giro in corriera! Certo, sono un cazzone: vivo qui, ci sono meraviglie a portata di treno e non le conosco neanche. Mantova, a parte la folla delle bancarelle natalizie, è bella come ci si può aspettare. parlano un miscuglio di lombardo, veneto ed emiliano, gli spritz li fanno alla perfezione, così come il vin brulè. il centro è ricco di edifici importanti, fa pensare a venezia. da visitare di nuovo, anche perché non sono stato a palazzo te, causa epidemia di mantegna.
ecco, così se ci vediamo possiamo parlare di tutto il resto :-)
‘a panza der muratore
November 28, 2006
da quant’è che ce l’avevo lì? Mboh! ‘nzacco, comunque. tenevo lì, non si sa mai, verrà una sera che non ho niente da fare, magari malato e costretto a letto… era questa sera. sto bene, peccarità, ma, visto che non l’avevo ancora visto, l’ho visto.
parto pronto alla pippa, ma almeno, mi dico, anche se mi perderò chissà quali metaforedoppietripleletturesalcazzofralerighe, almeno l’occhio avrà la sua parte. e si parte da roma. figo- mi dico - così me la rivedo un po’ con l’occhio di Greenaway… maporcatroia, che due marroni! Uuuuuhhhhhhhhhh!!!!!!!………… 1) atttori cani 2) doppiatori, se possibile, ancora più cani 3) una presunta presenza teatrale sulla scena… …. ma come? è un film, è solo un brutto film, questa volta la morbosa ossessione è il ventre dell’uomo, centro del suo equilibrioblablabla newton, la gravità, la simmetria, l’impotenza della medesimaaaaaaahhhhhhhhhh l’ho visto fino alla fine, tanto, ce la facevo.
a pranzo ero in mensa con due di yoga, una recensisce libri, forse anche l’altra, parlano di questo, la prima dice ha letto il tale (massì, il papà del rampollo aspiratutto) ma che brutto, però lo conosce e allora meglio essere preparati. Allora le chiedo, da inesperto, ma se invece non DEVI leggerlo, e dopo un paio di capitoli capisci che non ti piace, lo molli? Certo! Ci mancherebbe, c’è altro da leggere! E mi spiega che quando va in libreria legge qualche paragrafo dell’inizio di un libro ignoto (ma quanti autori saranno veramente ignoti a una che, di lavoro, recensisce libri?) e si fida di quello per prenderlo oppure no (ma quante volte compra veramente i libri una che recensisce libri per lavoro??). Io potrei prendere un disco così, ma i libri.. nahh, quando leggo, leggo qualcosa di cui ho sentito parlar bene da qualcuno di cui mi fido (tipo quelli che recensiscono libri) e poi lo devo finire, anche se è una palla. fanno uno scaffalino, sono tutti lì, chi a un capitolo, chi a due, chi a metà; tutti i libri che aspettano di essere ripresi, e mi dico che lo farò, perché…. già: ha fatto meno fatica il musicista di cui mi basta un ascolto per mettergli una croce sopra? (forse sì) perché ho tutto questo rispetto per i libri? perché li conosco meno, ho meno confidenza, gli dò del Lei. mi fanno paura. Nahhh. mi seducono meno. o fanno troppo i capricciosi, esigono che li si tenga in mano e che li sfogli, una pagina alla volta, in un certo ordine… sì, il mio rapporto con loro è molto ceriminioso, e mi scoraggia il lavoro. quella puttanella della musica, invece, non tappa mai la bocca, non c’è niente da fare, e alla fine sono abituato. Audiolibri in mp3 da ascoleggere mentre si fa footing? Mi fa scoleggiale solo l’idea. anche del footing.
per tornare al ventre dell’architetto: ogni tanto c’è bella fotografia, certo, ma prima di rivedere questo film passerà un bel po’ di tempo… ed il problema è che ce ne sono anche altri suoi che mi riprometttevo di vedere, solo che adesso… ho come il timore che succeda come prima, di riconoscere lo stile di un’epoca, quegli anni lì, gli ‘80, quando arrivava photoshop… ugh! faccio come per i libri, e i dischi? mi fido del pacco e vedo di non prenderlo di nuovo? quasi quasi….
ultima nota: tutta la storia ruota attorno alla figura di Boulée, eppure ho imparato molto di più su di lui vedendone, con calma, i disegni che non ascoltando le pippe di Greenaway.
Se vi capita, vedete My Architect
libro
November 20, 2006
Ursula, Josè Arcadio, Aureliano, Remedios… cento nomi da ricordare, non cent’anni di solitudine!.. cazzo, peggio del signore degli anelli! Orgoglioso d’esser di nuovo riuscito ad arrivare alla fine di un (vero) libro, il mattino dopo lo dico ad Alessia, che mi dice che, quando lo aveva letto lei, si era armata di carta e penna per tracciarsi l’albero genealogico della famiglia Buendìa in modo da non perdere il filo… io non l’ho fatto , anzi, l’ho letto al mio solito modo, discontinuo e lento; ma giunto alla fine non avevo l’impressione che l’essermi confuso molte volte mi avesse impedito di apprezzare il romanzo. Anzi.
L’ho trovato triste. fortuna che il ritmo sia vivace, che sia pazzo ed esagerato, perché la rovina che racconta è terribile, senza fuga. Alla fine ripensavo al film Un incendio visto da lontano, di non ricordo chi: la modernità come condanna dell’armonia. Capisco come sia stato preso per una grande metafora del sudamerica.
Ho imparato il significato di Realismo Magico.
libri2
July 26, 2006
l’altro è più pane per i miei denti, è un fumetto che mi ha dato papà per i miei 43 anni (a proposito, li ho appena compiuti.. magari un giorno ne parlerò).
Il Complotto, ovvero la storia segreta dei protocolli dei saggi di sion, spiegata come graphic novel (eco, nella presentazione, usa il termine “tragic”, al posto di “comic”) dalle penne e gli inchiostri di Will Eisner, storico autore di “Spirit”.

strano… il segno di eisner è forte, sempre divertente, esagerato.. vedo spirit che tira cazzotti.. ma qui no (ovviamente). quindi ci metto qualche pagina a perdere questa sensazione di attrito.
Ora so cosa sono, ’sti cazzo di protocolli. Grazie al mio vecchio ed al vecchio che lo ha voluto spiegare. Infatti, mentre ho sempre pensato che Eisner se ne fosse andato da decine di anni, scopro che è morto solo l’anno scorso, poco dopo aver terminato questo lavoro per il quale ci sono voluti, dicono, una ventina d’anni.
Il vecchio fumettaro disimpegnato!
libri
July 26, 2006
leggo poco. ne inizio tanti, ne termino veramente pochi, non ho mai contratto il virus della lettura. Ma ogni tanto succede che mi venga consigliato un libro, e che per non so quali misteriose ragioni, lo leggo d’un fiato (fiato lungo, una settimanina, mica come quelli che ci mettono un giorno). Come è successo di recente, la mia collega A. promotrice:”Vara, ti interessa leggere ’sto libro? è bello, va via veloce, sono sicura che ti piacerà”. Più per cortesia che per convinzione, accetto di ospitare il libro a casa mia, eventualmente proverò ad affrontare le prime pagine.
Quindi ho letto “La confraternita dell’uva” di John Fante.

E adesso? cosa faccio, una recensione? Naaahhh, non sono in grado.
Ricordi: quando riesco a leggere un libro, e parlo di storie, di narrativa, è come se avessi visto un film, ed in alcuni casi è come se avessi vissuto quelle vicende in prima persona. quindi sono uscito dal libro con una serie di ricordi, il più forte dei quali è lo stupore divertito che ho provato rispetto al fatto che i personaggi e le loro vite sono così “italiani”. non ho visto l’america, ma solo l’italia. e se fante descrive una vigna in california, io sono nelle viti della sardegna, quelle che conosco meglio, semplicemente perché le ho amate di più, il loro ricordo batte quello di centinaia di altre vigne. e così l’atmosfera, insetti, sole, calcinacci…
Vabbuò, insomma. lo consiglio anch’io :-)



