usato sicuro

November 27, 2009

il sottoscritto.
si vende.
si affitta, si noleggia, quello che vuoi.
spargi pure la voce, neh?

(la mèil è lvarasca – chiocciolina – gmail.com)

risposta?

October 22, 2009

Cancer (June 21-July 22)
In the film Postcards from the Edge, the character played by Meryl Streep made a monumental declaration: “Instant gratification takes too long.” I know exactly what she meant. Sometimes I wish I could have what I want before I have to endure even a moment of frustrated longing. I bring this up, my fellow Cancerian, because in the coming week we may get our yearnings satisfied before we fully express them. Of course, there could be a downside to this situation: Since the magic will be materializing so quickly, you’d better be very sure you really want what you even start to wish for.

ohibò.

è fatta. e ha fatto male.

October 21, 2009

sono reduce da un giro mattutino in bici, sotto a una pioggerella talmente fine che dopo un po’ ho riposto l’ombrello sul portapacchi dietro. ho comperato, a caro prezzo, 3 fogli di carta che dicono che le opere abusive in clitündèz sono note, e che va bene così.
minchia, ci credo che va bene così! con quei denari ce ne potevo costruire altri due, di soppalchi.. o una casa, a un’altra latitudine.
che non fosse un’ideona acquistare quella casa lo intuivo, ma l’urgenza non gioca sempre a favore; con me raramente. dunque ho pagato per non aver capito bene certe carte, pena il trasferimento altrove; un altrove comunque inimmaginabile, in una città dai prezzi inavvicinabili.
ma i tre fogli mi servono. quando sono uscito per andare all’ufficio condoni, il cortile era invaso, come ieri mattina, da agenti della polizia; una doppia incursione in compagnia dei tecnici del gas, che verificano ogni contatore. contestualmente, gli agenti, con l’appoggio di un furgone in cortile e altri due in strada (oltre a svariate volanti), verificano identità e regolarità degli ospiti stranieri. immagino che invitino gli irregolari a seguirli, mentre seguono i regolari non residenti alla vicina piazza. un po’ come si fa con gli animali da compagnia, quando non servono più: li accompagni in una radura e gli dici “auguri”. hanno svegliato anche me, ieri; aprendo la porta, “scusatemi, mi cogliete sempre in pigiama..” ho capito che non si sono dimenticati di noi, al contrario di quel che temevamo. ai raid estivi è succeduto, sì, un periodo di ritorno al chaos – riallacciamenti abusivi, trafico e prostituzione, birra-parties risse – ma questi nuovi controlli mi dicono che il “caso” non è stato archiviato. e che non era una pura operazione d’immagine.
il problema grosso rimane l’identificazione dei proprietari reali delle case lasciate agli abusivi, la loro rintracciabilità e infine la loro disposizione a prendersi carico della loro quota delle spese del cazzo di edificio. solo con dei soldi si potrà rimettere un portone, aggiustare le parti che crollano, pagare i debiti, eccetera eccetera.. siamo ancora in attesa della convocazione di una riunione straordinaria, che probabilmente tarda ad arrivare a causa del primo punto in scaletta: la sostituzione dell’amministratore. nulla in contrario, per quanto riguarda i mio millesimale parere. e, a scanso di equivoci, non ho nulla contro gli abusivi, né ritengo di essere una principessina :-) ma qui esagerano un po’, e costa caro.
e adesso, quando servirà, i miei tre fogli diranno all’ufficiale di turno che la bicocca, di cui sono realmente il proprietario, è realmente regolare. e mi sa che lo è più della villa isolana del tycoon delle televisioni, delle gnocche e del potere di questo paese (promotore, tra l’altro, proprio del condono di cui sopra! no comment.)

mantenendo lo stesso filo di ragionamento, after all, siamo diversi anche sul fronte potere; il 2010 mi vedrà fluttuare, molto molto probabilmente, come le foglie de Il Senso della Vita, e perderò la presa da questo ramo editoriale cui ho fornito le mie capacità di fotosintesi creativiana per gli ultimi.. 6, quasi sette anni. crisi del settore, gli inserzionisti calano o migrano verso altri canali meno ingombranti e più gentili con le foreste. qui non servo più.
(ecco subito come uno torna ad apprezzare le cose semplici della vita, come avere una bicocca in una kasbah)
poteva succedere, e – come tutte le sfighe – succede. non è una novità nella mia carriera professionale, se non per un paio di differenze: questa è stata l’esperienza più duratura, perciò potrei avvertire qualche schricchiolìo alle giunture mentali nel nuovo regime di mobilità e – onestamente – non sono più giovane giovane, eh.

ho un piano B, che mi trattengo dal divulgare per pura scaramanzia. anche se voi quattro perditempo lo conoscete già quasi tutti :-)
su quel fronte non va meglio: il visionario si sta facendo demoralizzare dal padre incerto, dall’imprenditore imbelle e dall’uomo bianco pauroso e catastrofista. Se fare il grafico a milano è stato possibile navigando a vista, per quest’altra cosa sembra esser neccessario tutto un altro atteggiamento, decisamente più aggressivo. e io, l’aggressività, pare che la esprima passivamente.

a dire il vero – e qui entra in ballo la terza differenza col tycoon pelato – questa cosa dell’aggressività passiva l’ho capita solo di recente: mi sta costando una buona amicizia, benché pare che le circostanze avrebbero comunque portato alla fine delle danze. il piano C – il meraviglioso piano C – non sembra, semplicemente, essere un’opzione, se non per la mia immaginazione. e anche lì, il visionario è scoraggiato, questa volta dall’ex-marito, dal fidanzato traditore e da una compagine di adolescenti brufolosi e impacciati.

è un cielo di un grigio uniforme, poco stimolante per avere visioni.

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..non fosse che pullula di vita :-)

cose significanti

October 18, 2009

tipo un nome, una sequenza di lettere che formano un suono che uno poi si porta addosso per tutta la vita. oppure no, opta per un soprannome, una contrazione dell’originale, o lo cambia proprio, all’anagrafe.
che responsabilità! felix, il primo, ha subito gli effetti dell’entusiasmo della coppia di creativi che eravamo. c’era l’augurio che fosse sempre felice, e nascondeva (neanche troppo bene) quanto lo fossimo noi.
a ada è andata meglio; rischiava un adelaide (lungo), un adele (un po’ triste) e ci ha guadagnato ada, 3 caratteri, 2 lettere, lo sapeva pronunciare prima ancora di “mamma”. per un certo periodo le sembrava lunghetto, e chiedeva di esser chiamata A.

poi cresci e ti dicono che il tal giorno è il tuo onomastico, quasi un compleanno; senza meritarlo, ti si fanno auguri, regali e qualcosa di speciale a tavola. e ti dicono tutto sul santo grazie al quale sei festeggiato, il tizio che ha fatto qualcosa di tanto eccezionale da guadagnare regali e pensierini per tutti quelli che, dopo di lui, porteranno il suo nome. crederci o non crederci è facoltativo; i regali arrivano lo stesso.
il mio, mi dicevano fosse un medico. in quanto figlio di un medico, ho sempre trovato normale portare il nome di un medico. facevo più fatica a comprendere perché un medico fosse patrono dei pittori, finché non sono cresciuto un po’, per imparare che sarebbe stato il primo a raffigurare la madonna (di fantasia, mica dal vivo!), guadagnandosi così il titolo. questo per dire che oggi è san luca :-)

achtung baby

September 30, 2009

Crab crabs ahead!

incredibilmente, ci sono posti dove le strade vengono invase dai granchi; non ho capito se il pericolo sia costituito dalle gomme forate o dalle indigestioni.
comunque sia, mi ci farei una spillina io, col simboletto “attenzione, segno zodiacale: cancro” :-)

dammit!

September 21, 2009

non trovo più il telefonetto. ultimamente sto litigato con le telecomunicazioni, mannaggia…
troveretemi in ufficio, finché non scopro se ieri l’ho lasciato in milonga o se è scivolato dallo zainetto durante il rientro (e visto che non suona, temo la seconda delle due: spiaccicato dalle macchine)

cheppàlle

(piesse: serve che ti dica che, se ti avanza un cellulare, io saprei farne buon uso?)

il nove del nove del nove

September 9, 2009

(sabato scorso)

il giorno prima della chiusura della mostra mi sono deciso e sono andato a vederla. la galleria è a due passi da casa sua, allora le mando un messaggino, “ti passo a salutare” e parto. nessuna risposta. vedo la mostra, ammiro delle foto molto belle e passo da lei a citofonare. l’ultima volta che l’ho vista sembrava aver deciso di dimenticare come l’avevo trattata 5 anni prima, finalmente. forse si può riannodare quella che era stata una bella amicizia, prima che si trasformasse in folle passione..
hanno cambiato la citofoniera, al posto di quella che conoscevo ora ce n’è una moderna, col numerino da digitare. e la telecamerina.
risponde un uomo.
che coglione che sono!
dico chi sono, se lei c’è, passavo per salutare…
“un momento.”
mentre aspetto un momento infinito, tengo la testa di lato, come a contemplare il corso. soprattutto a porgere il profilo della mia testa di cazzo, ché guardare la telecamerina negli occhi non posso.
sono quasi le cinque del pomeriggio, e lei mi dice che no, il messaggio non è arrivato, fa niente, se voglio salire, se non bado al fatto che si è appena svegliata..
mentre salgo (cos’altro fare, a quel punto?) i 4 piani, penso che lui è uno che, come minimo, ha passato lì la notte. mi preparo a sorridere al fortunato, “di turno” penso, cercando una superflua consolazione nei meandri delle mie ultime, strane vicende.
arrivo al piano, entro nel boschetto delle sue piante che invade la stretta ringhiera. la finestra è spalancata, lei è di fronte al frigo, dalla stanza di là arrivano le note di un pianoforte. non un brano al pianoforte, un pianoforte in carne e ossa!
a volte la mente mi sorprende, veramente; quanti secondi ci avrò messo a salutarla, procedere fino alla porta (2 metri, unoemmezzo?) e aspettare che aprisse, e quanti neuroni si saranno accesi – nel frattempo – per balzare dal letto e mettersi a schizzare dappertutto cercando di non scontrarsi con quelli che controllano, per esempio, i muscoli del volto o del cuore? un cazzo ci avrò messo, ma prima ancora che aprisse ero già lo spettatore cinico della mia stessa comica, e mi sentivo commentare mentalmente a me stesso “una verità pesante come un pianoforte, mio caro, può bastare a soddisfare la curiosità che ancora provi per la tua ex?..”
minchia se basta.

non sono rimasto molto, né era mia intenzione.
sta bene. l’ho vista bene, benché insonnolita. abbiamo chiaccherato un po’ mentre di lui ho apprezzato la delicatezza di continuare a suonare di là.
a volte la mente mi sorprende, l’ho già detto? dopo le presentazioni i neuroni in sommossa si sono seduti con me, a gambe incrociate, sul divano. ero felice per lei, e un po’ invidioso :-) era sempre la stessa, con la differenza che aveva accolto un pianoforte intero in casa, mentre io ne uscivo ogni mattino molto presto per inscenare la parte del papà che si è appena svegliato e ha preparato la colazione.

quella dei tempi sbagliati, un po’ m’ha sempre spiaccicato i pepperoni, come persecuzione propensione. come tanti, penso.

questi figli

September 8, 2009

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prima li guardi, e scopri cose che non potevi ricordare. come mangiare, prendere, camminare, dire, capire.
poi iniziano a vivere una vita di cui, a mano a mano che avanza, riconosci alcune tappe. poi hanno subito l’età che avevi quando hai scoperto i problemi, quella a partire dalla quale i tuoi ricordi sono abbastanza distinti.
mio figlio ha quest’età, e i suoi problemi. che ho avuto anch’io, e che ricordo bene.
cambierà scuola, e indirizzo.
io ero un po’ più grande quando cambiai scuola, e città. a dire il vero, andavo in città, e non sapevo cosa ne sarebbe stato di me. scoprii invece di essere nuovo, e che la mia immagine precedente, con tutte le sue carenze, non si vedeva più. ero libero dalla mia cattiva fama, e trovai la volontà (e un ambiente favorevole) di essere me stesso, di studiare con serenità e di finire quel cazzo di liceo scientifico.
per poi cambiare completamente indirizzo. e di nuovo città. a milano ho seguito gli studi che volevo, ho fatto i lavori che volevo, ho amato e avuto una famiglia.
non è andata male, dopotutto.
mi auguro che anche lui abbia la fortuna di capire presto come una bocciatura possa spalancare alcune porte, perché adesso il colpo di quelle appena chiuse gli starà rimbombando di brutto sotto alle ciocche chiare. Gli auguro che l’ambiente – e le dozzine di ragazzine del linguistico – lo aiuti a riconoscersi e a trovarsi. che questo ricordo gli si possa agganciare ad altri più piacevoli.

che vada avanti, insomma :-)

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ieri sera ho affrontato il Piano B, tracciando uno schemino.

(contains spoilers)

August 25, 2009

dunque sono in treno, senza telefonino.
“tanto, andrà tutto bene” penso, assieme al fatto che c’è stato un tempo in cui gli uomini riuscivano a muoversi sulla terra senza bisogno di cellulari.

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ma nella mia è guasto. molto guasto. decido che sarà impossibile rimanerci, sto già sudando come in una sauna, e questi vagoni nuovi non hanno finestrini da abbassare. mi assegnano un posto nuovo nel vagone precedente, e mi rilasso.

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ma forse non dovevo, così, a verona, una matta si butta sotto al treno che si sta fermando in stazione. non è morta, né si è ferita: sento dire che l’ha già fatto altre volte, scegliendo sempre locomotive quasi ferme, ma controllori e capistazione dicono a tutti di scendere e proseguire con altri treni, ché questo, per un paio d’ore, non si muove. prima del treno successivo, prendo una scheda telefonica e avviso a casa che arriverò dopo, e che non sono raggiungibile.
invece, con una corsetta, riesco lo stesso a saltare sulla corriera che avevo previsto di prendere, e la sera sono a mangiare la bruschetta con i miei genitori e i miei figli.

il mattino dopo accompagno felix a ripetizione, ascolto il resoconto della ragazza (memore delle mie esperienze, l’ho mandato da 2 giovani universitarie.. una sembrava più giovane di lui, e un po’ troppo carina. ho spesso sperato che questo non lo distraesse troppo :-) e saldato il conto.
nel pomeriggio il tempo cambia (avevo fatto una passeggiata, stupito dal calore insolito), e cambia di brutto; propongo ai raga di farci un giro lo stesso, con la macchina di pop.

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piove sempre di più, e quando dico loro che i temporali liberiani sono così, il tempo si offende e aggiunge una nota old europe: secchiate e secchiate di grandine bella grossa, tanto da spingermi a cercare riparo sotto agli abeti, sul ciglio della strada (non che ci sia chissà che da proteggere, ma mi dispiace infierire sulla vecchia kangù). alla fine rimarranno i campi imbiancati, i davanzali ricoperti le foglie di ogni tipo crivellate di colpi.

domenica torna il bello, senza il caldo. la rosa ha dato libera uscita a tutti, e la gallina coi pulciotti curiosa sotto ai ribes. le tre pecore e i sei agnellini, invece, passano da un prato all’altro brucando, ignare del loro alto tasso bucolico. sono animali che ho avvicinato più facilmente quand’erano nel mio piatto, perciò sono sorpreso quando i più piccoli si avvicinano per vedere  se ho qualcosa di buono; ada e felix lo saranno ancora di più qando lo stesso tenerissimo coso scambierà le loro dita per delle tettarelle, e se le succhierà a lungo con vigore.

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nel pomeriggio andiamo a far vasche nel centro, che è piuttosto gremito di gente. nell’isola pedonale si avanza piano, fra cani al guinzaglio e passeggini futuristici, donne che credono di essere a cortina e uomini con i pantaloni alla zuava, calzettone e scarponcino. in centro.
oltre ai villeggianti, la domenica si aggiungono quelli che arrivano dal sottomonte, in fuga dal caldo, e tutti camminano dappertutto per vedere i partecipanti al tradizionale concorso di scultura in legno all’opera.

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funziona così: invitano un tot di star (di solito dal meranese, e giovani) e, assieme agli autodidatti locali, gli assegnano un gazebo in città e il loro pezzo di legno (tronco o pannello, ma della stessa cubatura). tema libero, in 5 giorni devono finire, e una giuria sceglie un vincitore, trattenendosene l’opera. quindi ognuno partecipa con la speranza di arrivare secondo, e trascorre un soggiorno spesato di tutto e guardato da tutti. vien voglia di provarci, a vederli aggredire il legno con motoseghe elettriche (primo giorno) e cartavetrata fine (l’ultimo). e fa sorridere il giovanotto che hanno piazzato proprio di fronte al comune: dopo 3 giorni aveva solo fatto una vaga traccia di matita su un pannello piatto; qualcosa mi dice che è lui il fuoriclasse, anche se avevo visto un paio di altre cose niente male..

durante una vasca incrocio un vecchio compagno di liceo, ci si saluta, gli dico che sono a recuperare il figlio rimandato, “quante materie?” chiede lui. “tre, cazzo” rispondo.
“perché, tu quante ne hai prese in prima?”
“tre, lo sai”
“anch’io”
“lo so, poi in seconda due..”
“in terza di nuovo tre..”
“e in quarta lo sappiamo bene, eh?”
“eh sì!” e scoppia a ridere.
in quarta liceo ci bocciarono in sette, fu un’ecatombe che mi portò a padova, dove avrei poi deciso di lasciar perdere i numeri e tentare la strada della creatività. lui ripeté l’anno lì, imparò a studiare, divenne dottore commercialista e adesso è il sindaco.

il mattino dopo (ieri) ci prepariamo per il rientro e facciamo dei lavoretti per i miei, potature, tagliar legna, mettere un vecchio frigo in strada.
viaggio di ritorno in corriera e treno, senza intoppi, e finisco – in tempi record – il libro che stavo leggendo. evidentemente mi aveva catturato: una storia scritta da uno del settore, che descrive il narcotraffico, e lo fa molto bene. ci sono dentro tutti, e ci sono fatti, luoghi e persone realmente esistiti, con neccessarie modifiche volte, immagino, a colmare vuoti inaccessibili e, magari, ad evitare allo scrittore delle brutte sorprese
noi, comunque, a casa senza sorprese. fino a stamattina.

(segue spoiler: chi mi conosce dovrebbe saltare il prossimo paragrafo fino a che non ci saremo incontrati: è una cosa bella, niente paura)
ah, no. ieri sera una sorpresa c’è stata, ma ero io a provocarla :-) in treno, sabine ha chiamato felix (io ero ancora a scheda telefonica) e ci ha invitati a cena. ovviamente accettiamo, a casa non c’è niente, da lei c’è marco che cucina (l’ho già detto che è soprannominato “pianeta cibo”?) e c’è lei, che durante il trekking in bicicletta in austria si è scheggiata la testa dell’omero, e sfoggia paramenti simili a quelli che, quando me l’ero spappolato, portavo io. saliamo, entriamo nella mia ex-casa, e la mia ex-moglie scoppia a ridere. in effetti, anche felix e ada mi avevano regalato delle risate stupende, quand’erano venuti ad aspettarmi alla fermata dell’autobus per poi andare alla bruschetteria :-)
è che adesso ho i baffi, e aggiungerò solo che ada mi ripete in continuazione “mi fai la linguaccia come einstein?”
e io godo come un deficiente. non ho MAI avuto i baffi – solo i baffi – in vita mia, ma la settimana scorsa, nell’impeto di darmi una ripulita – questione di pruriti, di code di cavallo che “uffa, ho già dato”, e anche, forse, di piccole catarsi private – ho trattenuto le lame dal colpire fra naso e bocca, dirottandole piuttosto sui capelli (bagnati, tirati giù dritti, un taglio secco tutto attorno. e fa’nculo tutta una categoria di onesti lavoratori del pelo), col risultato che chi mi conosce da molto scoppia a ridere.
evidentemente succede anche a me, se alla fine ho lasciato che il giochino (fatto forse tutte le volte che ho eliminato una barba) diventasse la mia faccia del mattino dopo..
mi piace, questa volta. è buffo, perché mi cambia tanto, e capisco lo stupore degli amici più intimi: devono cercarmi dietro a quei buffi baffi, ma sanno già che sono lì, e ridono perché non riescono a scostare un attimo la faccia di quell’altro. quello che non conoscono.
non vedo l’ora che riapra qualche milonga. (fine dello spoiler, anche se so che avete letto lo stesso)

stamattina. mentre faccio colazione comincia il casino in cortile. sbircio, ancora i vigili e ancora il camion; l’avevo detto, io: uno non basta di sicuro.
questa volta mi vesto prima di uscire (non volevo che, alla lunga, le vigilesse mi sbattessero al fresco per oltraggio alla decenza. quoi que..) e vado a cercare il capo per capire che succede. è lì, con l’aria di chi non vede l’ora di andarsene in vacanza, e mi dice “comunque, bello il blog. continui.”
gulp.
“…g-grazie… ma mi mette in imbarazzo…”
e l’altro vigile, che sembrava seguire tutt’altro, si avvicina e fa: “sì sì, continui, scrive bene!”
rigulp!

la pedalata fino al lavoro era dominata, com’è ovvio, da pensieri riguardanti questo: scrivere quassù. offrirne la lettura al mondo, o perlomeno a quella parte che capisce l’italiano.
cazzo, ho passato le ultime 2 settimane fra intrighi e intercettazioni, arrivo a casa e mi dicono che mi leggono il blog! non che la cosa mi sorprenda, visto che vivo in clitündèz, ma sentirselo dire, benché come complimento, dall’F.B.I. (ah no, non è l’efbìai, uff!..) fa sempre un certo effetto!
poi a chiedermi “ma leggono solo i post taggati clitündèz o anche, che ne so, quelli taggati tango?”
“leggono anche i commenti? visitano i link?”

son cose.
di cui non sapevo se scrivere. c’è chi si impressiona, magari scappa..
spero di no. non siamo in messico, non sono un narcotrafficante tagliagole, i miei amici nemmeno.
quando sono tornato a preparare il pranzo ai raga, i miei lettori erano stipati in macchina, all’interno del cortile.
“ma non mangiate?”
“abbiamo già mangiato.” e dentro un’altro che mormora “… e poi dobbiamo star qui a tenere d’occhio i bidoni della spazzatura..”
“un caffè?”
“appena preso, grazie” fa la vigilessa sorridente, “sennò molto volentieri.”

“saranno i baffi”, penso :-)