F.M.

July 24, 2008

che palle: a 45 anni suonati, ho ancora delle difficoltà con la modulazione di frequenza.

tsè.

July 23, 2008

se si riferisce alla sardegna, io c’ho già anche i biglietti del ritorno, hehehee :-)

se sta parlando per metafore, come temo,.. ancora un attimo per favore signor controllore, ce lo devo avere qui da qualche parte, porc.. (ma dove cazzo l’ho messo?)… eppure l’avevo preso, mattugguardaunpo’… adesso lo trovo, eh.. un po’ di pazienza che devo ravanare qua dentro… mi scusi, sa, è tutta mattina che faccio di quei casini, guardi..

(questo anche perché, prima di brezsny, avevo appena letto delle stupidaggini, come le chiama lei, di una certa - casuale - attinenza a questa giornata così sfacciatamente bella)

…senta, facciamo così: finisca il suo giro, quando torna l’avrò trovato di sicuro :-)

45

July 10, 2008

e non mi bastano. ho già iniziato il 46mo giro del sole :-)

ed è iniziato bene. fin dal mattino, io nel torpore, i primi segni d’affetto.
una mail del mio ex-capo, mi sorprende per l’ora, e la memoria. chapeau (plein de remerciements)!
e gp, il mio ex-caposquadriglia attualmente musicista, mi ha mandato i suoi saluti. scrive: “tanti augurini!!!”, allega questa foto

e aggiunge: “da me e la mia nuova band” :-)))))
grassie beaucoup, mio caro! e complimenti! aspetto la tournée :-)))

riccionascosto ha telefonato dalla sicilia, dove sta continuando a seguire i consigli dell’oroscoparo, assorbendo bellezza a tutto spiano :-)))
grazieassai pure a te, tu pure mattinierissima!

in ufficio l’ale cara ale mi ha dato questa cartolina

no coment :-/
vabbè, ha poi addolcito la goliardata con un sacchetto pieno di leccornie dall’altromercato: riso rosso, miele, ciki, crema di funghi, funghi secchi, zucchero di canna e caffè in grani, yuummmmmm…

la mia capa, che approva il mio tangheggiare, mi ha regalato questo:

“vedrai come cucchi!” ha aggiunto ;-)
non me ne intendo molto, so solo che ne ho spruzzato un po’ sul polso e mi piace, mi piace un casino. peccato non potertelo far sentire, caro lettore. descriverlo? nah, mi manca quasi tutto il vocabolario dell’olfatto, cosa poteri mai dire? è… buono. da ficcarci il naso, punto.
domani me la vedo già, che mi chiede quante ne ho stese in milonga, hahahaaaa…

più tardi preparerò un giro di spritz macchiati apérol. quelli virtuali sono già qui; serviti pure :-)

pussavia!

July 9, 2008

fottetevi, epatite A e anche B!
(”vedo che non ha gli anticorpi, non ha fatto i vaccini? meglio farli, i vaccini, varaschini!”)

così sto pensando di chiamarle così, Epatite A quella a sinistra, Epatite B quella a destra.
sono un tentativo di far ricrescere delle piantine, con la luce che ho sulla finestra in uff. non dovrebbero far fatica; inoltre, se guardano di sotto, possono trovar ispirazione negli orti abusivi e impegnarsi un attimino :-)

(EppyB è un’altra cosa, di questo mondo, che conosco da sempre: sempre vista in casa, e in africa anche fuori, rigogliosa. funziona come quella verde, s’allunga e infila radici dove può, ma ha questo colore assurdo, e le foglie sono ricoperte da una peluria che ricorda molto quella umana, quella delle guance, del collo, del lobo dell’orecchio. una volta virginia mi ha detto che si chiama anche “l’ebreo errante”.
io le ho sempre sentite chiamare “l’erba miseria”.)

è il primo passaggio della TAC, come una scansione sommaria, un’anteprima sulla quale i tennici diranno all’apparecchio quale area vogliono  che venga letta, a fette di un millimetro l’una.

vedo le otturazioni in bocca, un tot di piombo lasciato lì qual pagamento dello zucchero tanto amato.
vedo la clavicola storta giocando coi boyscout.
vedo la mia pompa, lì davanti alla spina dorsale, la prova che un cuore ce l’ho :-)
vedo il gran vuoto dei polmoni, e macchie sparse: forse del fumo?
vedo vertebre e costole, e parte della panza, che vuota non pare.
e vedo il ragno, come lo chiamo io: ha 6 zampe con cui mi abbraccia la testa dell’omero. dicono che è tutto a posto, non si è mosso né svitato, l’osso è ben incollato e non ci sono tracce di tessuti sofferenti. vedono delle scheggine staccate, che forse toccano un tendine del bicipite, la probabile causa dei miei dolori. so cosa NON devo più fare, ammesso che me la senta a riprendere yoga, un dì..

tutto bene, quindi :-)

quando ho deciso di espormi quassù, partivo da considerazioni pratiche: in sostanza, costruire un portfolio online, nella vaga speranza di procacciarmi incarichi e ingaggi come grafico. e come nella composizione di un portfolio reale, ho capito subito che col cazzo che ne sarebbe venuta fuori una cartelletta fighetta tutta nera, con i lavori montati bene su cartoncino e tutto il resto..
infatti.
non riesco a separarmi, a tenere persona e professionista distanti. se ci provo non mi riconosco, e questo mi disturba molto più del non aver lavoro.
quello spazio, in breve tempo, era pieno e ne ho aperti non so neanche quanti altri, dove buttavo un po’ di tutto.
e sono arrivato a questo qui, e con questo mi sono avvicinato ai blog, alla rete delle persone che esiste parallela alla rete dei professionisti, delle aziende e del lavoro.

tutto questo per dire di come è modificato il mio rapporto con la rete, da potenziale vetrina a libreria reale, sorprendente, in cui trovo non solo gli scritti, ma gli autori che ci stanno dietro; persone che interagiscono e reagiscono, anime che sentono ;-)

è con grande gioia, quindi, che ho accolto la richiesta di una di queste anime sensibili di metterle a disposizione alcune foto per riunirle in una galleria personale, altrove! è anche imbarazzante, eh :-)

grazie majara-colf-terez, per ricordarmi che in questo posto il lavoro non è tutto, e che i guadagni umani superano di gran lunga quelli monetari. (e complimenti, cara, per esser riuscita a rintracciarle: di alcune nemmeno mi ricordavo, e vederle riunite secondo i tuoi criteri mi ha procurato un bizzarro senso di spaesamento. mi sono “visitato”, con un paio di occhi diversi!)

la vita procede, anche liscia, in certi ambiti. poi a volte..
tipo che senza scosse, vivo certi vecchi amici come ricordi, flash, dati temporali invece che sentimentali; dico quelli lontani, quelli che non si vedono più, quelli con cui anche la corrispondenza rallenta, e si arriva alle cartoline.
e stan là, ci si estrae dalla scatola a vicenda quando se ne ha bisogno, per il resto non si sa.

invece settimana scorsa mi chiama dana! l’ultima volta che l’ho vista sarà stato 4 anni fa, prima che rientrasse in israele essendosi rotta di fare la fotografa di moda nella solita ny.
“ciaow lluca, fhra due giohrni vengo milano, volio assssolutamente che ci vediamo tuti, volio vedehre i bambini sabine asuka, ti chiamo quando sono hrivata.”
dana è nostra “sorella”; prima di sposarci, con sabine avevamo trovato una casa, e ci stava una terza persona con cui condividerne l’affitto. sotto forma di giornaletto degli annunci economici, il destino aveva portato la giovane israeliana a vivere con noi per un anno, sulla sola traccia del termine ‘openminded’, che avevamo aggiunto in calce al nostro appello ;-)
insomma, per farla breve, siamo sempre rimasti amici e con grande gioia l’avrei rivista :-)))
troppo poco tempo per dirsi tutto, l’ho abbracciata alla fermata rovereto, direzione tel aviv e la nuova vita come arredatrice (che era poi la scusa per passare per milano, hehe)

ma il motivo del post è diverso, è di sincronicità e tutte quelle affascinanti seghe new age. spiego:
dana, squattrinata e sconosciuta, abbordava le fotomodelline in città e cercava di ottenerne le pose in cambio di scatti promozionali (no comment sui luoghi comuni relativi agli ebrei…. mpfff….), e fra quelle che son passate a casa avevamo fatto amicizia con una in particolare, alicia, e col moroso dan. cos’è cosa non è, siamo sempre rimasti in contatto, amici a distanza, un po’ sulla fiducia (sì, ai tempi di scàip’ è vergognoso, lo so, ma della mia telefonofobia scriverei un’altra volta..), mentre con dana, per dire, non erano più rimasti in contatto.

beh, ostia, dopo mesi di reciproco silenzio, è appena arrivato questo da alicia, che dice:

hi friends,
i would love to see you at my show–cornerstone theater company’s
’someday’ at bootleg theatre on beverly blvd.

our previews start may 29, and opening night is june 4.

here’s the link to buy tickets.

http://www.cornerstonetheater.org/content/index.php

please note that another actor will be performing ‘kate’ (my role) june
12-15, so if you’d like to see me, please buy tickets for another date!

hope to see you there.
xoxox
alicia

boh, sarà anche un caso ma a me è sembrato urgente dirtelo, che magari (e qui dovrebbe idealmente scattare un nuovo evento sincronico, eh) sei a losèngeléss proprio in quel periodo, hai un cazzo da fare (!) e ci vai e scopri che era una cosa proprio bella… beh, almeno potrai andarle a dare un bacione da parte mia, e uno per i suoi 3 uomini, mi raccomando!

ricordo un’estate in sardegna, con gli amici indigeni si aspettava la fine del giorno a Cala Fuili e si scherzava sul fatto che uno, dopo averla a lungo contemplata, andò da una (sconosciuta) per esprimerle l’incontenibile entusiasmo che la di lei bellezza suscitava in lui. lo prendevano in giro perché la conversazione durò pochissimo, con lui che tornava al suo telo da spiaggia sconfortato e deluso e che, a chi gli chiese cosa le avesse detto, rispondeva “sembri tagliata con l’accetta”. lo presi per il culo come tutti, perché il momento lo imponeva a beneficio del buonumore generale - compreso il suo.

però, in fondo, lo capivo, e ne ammiravo la visione; avevo osservato anch’io la ragazza, una sarda mora e abbronzata, dai tratti effettivamente molto netti e puri, essenziali e bellissimi, austera quasi. l’immagine che il galletto aveva evocato corrispondeva al fascino che la ragazza emanava, e vi scorgevo tutta la delicatezza che, paradossalmente, egli percepiva. il problema era il momento, il contesto… le parole e le distorte associazioni mentali che queste avevano generato.

è capitato anche a me, infatti.
una volta ho detto a una ragazza “sei più bella di una pozzanghera”.
contrariarmente all’episodio del sardo, di fronte alla perplessità della fanciulla in questione - che invece già conoscevo - potei reagire con una spiegazione: “le pozzanghere sono solo belle, ma tu, in aggiunta, sei anche profonda”. oddìo, non è che mi sembrasse molto convinta che il complimento fosse tale, ma prese atto del fatto che ne vedevo una bellezza interiore, oltre la superficie.
di nuovo il problema delle parole e delle associazioni che, di norma, generano: sentir paragonare il proprio aspetto a legni grezzi o a pozzanghere può essere inusuale, destabilizzante, per non dire al limite dell’offensivo :-)

l’altro giorno attraversavo il parco, piovicchiava, e non c’era NESSUNO. non avevo fretta, quindi ho camminato, e ho notato le pozzanghere. ne ho fotografate lì, e poi anche nel quartiere attorno, lungo i marciapiedi. e mentre scattavo ripensavo alla tipa-pozzanghera, e mi chiedevo se, potendo vedere con i miei occhi, avrebbe potuto capire meglio cosa intendessi dirle, perlomeno a proposito della bellezza superficiale..

cheeeese!

May 9, 2008

è da lunedì che percorro un tragitto alternativo per venire in ufficio. che strano, che non ci abbia mai pensato prima.. tanto più che, mi sa, diventerà il tragitto definitivo: mi permette di star lontano dalla strada per quasi tutto il percorso :-
dall’inizio del vialone, grazie a una successione di vialetti, marciapiedi e parcheggi, si può pedalare fino alla torre lungo la linea verde della metropolitana, che proprio lì emerge dalle budella della città. al posto delle macchine, sia posteggiate che in moto, ci sono vecchietti col cagnetto, ragazzi che bigiano per limonare sulle panchine, e sull’altro lato la gente che occupa le banchine delle due fermate all’aperto in attesa del treno. mi piace anche questa cosa, di partire parallelo al treno, vedermelo accelerare di fianco per godere di più dell’esserne fuori, e libero di fermarmi a far una foto, raccogliere qualcosa.

in un tratto del vialetto che attraversa dei giardinetti-imbottitura tra casermoni e vialone, l’asfalto è tanto dissestato da costringermi a rallentare a passo d’uomo, pena i ripetuti balzi che di solito mi fanno cascare la catena. sono le radici di un paio d’alberoni: come altrove in natura, le radici ribelli sono, credo, una delle mie manifestazioni di potenza preferite :-)

mentre lego la bici al nuovo palo, passa L. col bimbetto in braccio, magra come un chiodo, sorridente tutta la sua napolitanità, lo porta al nido aziendale (un’invenzione stupenda). “io vado all’asilo” mi grida il nanerottolo, “e tu dove vai?”
“eh, anch’io vado in una specie di asilo”, rispondo e “anch’io!” aggiunge sua mamma, grafica per un mensile.

infatti è stato un po’ giocando che sono finito davanti alla hasselblad di chris (chi non mi conosce sappia che, ahimé, non sono quella a dx)

e dietro alla cinqueddì ;-) nel numero di Amica che dovrebbe uscire domani è pubblicato il servizio con le foto fatte a febbraio. VeraVaraVanità!

. . .

update: mi sono nascosto qui, se proprio ci si vuol fare del male :-)