questa è un fava
July 22, 2008
e non è un assunto patafisico, nah. è che da sempre mi piace fotografare le nuvole e le impalcature :-) quindi, come resistere, ieri in c.so buenozaires?
e poi: come resistere allo strapazzatissimo # 159 ???
a parte queste notizie importantissime, i giorni scorrono placidamente verso il golfo di orosei :-)))
(memo: trovare un nuovo dispencer automatico di gamberetti per Pèa prima di partire)
(memo # 2: considerare l’ipotesi di pagare la protezione delle piante ai teppistelli del cortile = “se me le annaffiate regolarmente vi faccio un regalino”)
(memo # 3: eh, beh..)
grill’em all
July 21, 2008

sabato stavo finendo di sbrinare il congelatore quando arriva un essemmeesse di igor: “grigliata?”
non mi faccio pregare, ché igor è veneziano e come tale tende a grigliare pesci :-)))

infatti. sgombri e triglie alla brace, e pollo. cozze e pasta allo scoglio. prosecco in abbondanza, crostata ai mirtilli. bella serata, nonostante l’arrivo delle zanzare, ai “bagni da Diodoro”, come recita un’insegna che domina la zona griglie. tutti a piedi nudi, bimbi che corrono dappertutto e nessuno dei quali sotto la mia supervisione.
saluto tutti non troppo tardi per andare a ballare; con l’estate molte milonghe sono chiuse, e vorrei approfittare della serata alla marippa. passo a casa, mi tolgo un po’ di odor di affumicato, spruzzo il profumo nuovo e via! c’è pure un’esibizione, solita coppia di insegnanti argentini, che mi piace assai: eleganti e precisi, non esagerano con le acrobazie.

domenica pomeriggio faccio un giro a parco lambro: dappertutto i segni dell’ultimo violento temporale, alberi abbattuti e già affettati, montagne di rami secchi, altri ceppi divelti dal terreno.

arrivando alla pista da skate mi ricordo che era in programma la seconda edizione del “grill’em all“, una grigliata (manco a farlo apposta) organizzata dagli amici del mio periodo monomarca (mai più capitato, di lavorare con un solo logo, e metterlo su tutto: capi d’abbigliamento, confezioni, etichette, accessori, adesivi, cataloghi e via dicendo).

hanno portato un gazebo, offrono carne alla griglia e birra, oltre a musica e illuminazione aggiuntiva. ci sono i pischelli con le magliette fuori misura (ne ho conquistata una, di quelle nere con la griglia rossoinferno!) e i vecchi lupi della tavola. mi fa tenerezza vedere uno dei miei ex-capi, mio coetaneo e di conseguenza il più anziano della truppa, girare con la figlia incastrata fra le gambe. rivedo un sacco di volti familiari e rimango fino alla fine, quando si smantella tutto e si raccoglie la spazzatura prodotta. bella storia :-)
bobbe!
July 16, 2008
la nipotina lo chama così, dal basso dei suoi 4 anni. dall’alto dei suoi 81, il nonno se la porta al collo, ed è commosso.
ero commosso anch’io. ornella, bomba d’energia, aveva rintracciato altri “ragazzi” passati per la Unimark, tutti con i capelli bianchi, che nessuno di noi “giovani” conosceva.

mi presentavo, “ciao, sono luca, epoca linea 3″, “piacere, R., epoca agip”… pazzesco ritrovarsi in mezzo a sconosciuti sapendo di parlare, professionalmente, non solo la loro stessa lingua, ma addirittura lo stesso dialetto. erano ragazzini, bob doveva continuamente urlare “state zitti!”, e intanto gli facevano da assistenti e imparavano i trucchi del mestiere :-)
mi sono scolato un paio di drinks preparati dal maestro, ché mi turbo, io, quando sento uno dire a un altro “era quando stavamo facendo quel tal lavoro, cos’era, nel ‘64 mi pare…” nel ‘64 avevo un anno…

ho invidiato molto la bella serba che da tre mesi lavora al suo fianco: stanno realizzando un libro biografico e pare che continui a spuntar fuori una montagna di materiale; “da avere le vertigini”, dice.
ci credo :-)
torripilato
July 2, 2008
(segue da ieri)
dopo esser passato al liceo a prendere scartoffie per iscriverci felix, sono corso in ufficio a seguire ancora scatoloni. all’arrivo vedo che le macchine stanno per partire.

faccio per l’ultima volta via cazzaniga per andare in mensa (c’è un’entrata secondaria, utilizzata dai furgoncini dei fornitori e da chi, per digerire con calma, prende il giro largo per tornare in ufficio).

poi vado su. trovo subito il posto, al terzo ed ultimo piano del corpo basso, quello che chiamano la stecca, forse perché unisce, tipo U, il corpo lungo la strada e quello oltre il cortile interno, da cui parte la famosa torre. non c’è nessuno. per una buona decina di minuti non vedrò anima viva, tantomeno i miei colleghi: la capa è andata a casa, l’ale è in versilia, antonio verso roma, adelaide chissàdove, tonino in forze a novella2k… surreale. su tutto il 3° piano della stecca, oltre a noi, ci sono 3 o 4 tipe tipo contabili in un openspace verso il terrazzone. il resto è spazio libero, può diventare uffici, openspaces, uguali a tutto il resto del coso. per ora gli spazi liberi fanno da deposito di mobilio nuovo. tutto uguale.
facciamo un tour. prima di tutto, la vista: dalle finestre-feritoia si vedono gli orti, un’area occupata da un intrico di passaggi in mezzo a vaporose proprietà, orti, quasi tutte con una baracca e bidoni blu e vasche da bagno. reti da letto, che sono portali, o recinzioni, o graticole, non so. mi piace questa vista, c’è pace, e vorrei saper riconoscere ogni pianta e albero, e immaginare il carattere del vecchio in base alle sue colture.

chissà cosa pensano del coso da cui li osservo… se alzo lo sguardo vedo la brianza, appena oltre lo svincolo di gobba. quando sarà limpido vedrò le alpi. sarò in prima fila :-)

se esco dall’ufficio (abbiamo il culo di avere 4 stanze CHIUSE! in un tempio dell’openspace, aver modo di isolarsi è un bene prezioso… isolarsi per modo di dire, dato che le pareti lato corridoio sono completamente di vetro. almeno è smerigliato, cazzo) dunque, dicevo, se esco e guardo a sinistra,

a destra,

di qui vado un po’ verso via rizzoli, ecco lo spazio staminale, verso il cortile interno,

e verso la briansa.

se invece esco e apro la porta difronte a me, entro in uno stanzino con un’altra porta; oltre quella, il locale fumatori! scoraggiante è gentile, come parere. un cubo in cui è vietato sostare in più di otto, con un cazzo di niente a parte 2 (due!) portaceneri e una pianta che deve averne combinata una grossa, per finir qui.
neanche uno sgabello, una cassetta della frutta, niente…
(ma minchia! 3 divanetti, un tappeto, un tavolino, 2 poster..)
dalla feritoia-fumatori la vista sul cortile interno. capisci quando dico surreale? se si è mai visto il grande tati, si potrà capire perché mon oncle sarà il mio antidoto contro lo straniamento ;-)

verso sinistra la visuale è schiava della torre. pare che ne debba spuntare un’altra identica, gemella. all’altro angolo del cortile, immagino. e mi torna in mente quel matto che s’era andato a conficcare nel pirellone, qualche anno fa; qui, uno così, può anche farlo da ubriaco, se parte da linate. è quasi dritta, e di due una la dovrebbe centrare! ah, e poi: gliene basterebbe uno sputo, di carburante :-)

durante lo svuotamento degli scatoloni, vedo, sotto al fan coil (l’ho guardato strano il tecnico che è arrivato dicendo “sono qua per il fan’cojl”, miiii, ho pensato, c’è pure quello che tutti i giorni fa il giro di tutti gli uffici per farsi fanculare?!? ‘mazza, che servizio!…) ’sta scatoletta. allora è vero!! poco dopo l’arrivo dei primi esuli, in un edificio nuovo di pacca, pare fossero stati trovati roditori nei cassetti di alcuni mobili :-) e poi cacchette in giro, inzomma i pelosi del lambro avevano trovato la strada fino alle scorte di carta da fotocopiatrice :-))) (che poi, se nemmeno fanculare il fanculabile dovesse alzargli il morale, il dipendente può sempre sbafarsi il contenuto di queste trappole. è lì.
(n.b. a tutti è stato vietato portare una lampada altra, per motivi di sicurezza)

andando giù per il corridoio verso la torre, posso accedere al terrazzone, che pare essere la zona fumatori preferita da tutti. desertume tutt’attorno, il terrazzo (che non mi dispiace) dà sulla tangenziale est e sul s. raffaele, che è un cantiere faraonico con tanto di cupolone reggi-angelo.

ci vedrei bene una pedana di legno liscio, dei tavolini, un bar, dei tanghi. e gli ingorghi in diretta.

come si chiamano?
June 25, 2008

lungo il bordo del mio caro terreno abbandonato, lato ciclabile, ci sono queste piante che si arrampicano su per la rete di recinzione. qualcuno se ne è dimenticato, e le erbe crescono rigogliose in tutto il campo, ed è tornata anche l’ambrosia. queste qui, in particolare, le trovo bellissime; dev’essere una specie di infestante - ne ha il tipico entusiasmo - ed è quella che si arrampica dappertutto, anche lungo i gambi delle altre piante, strozza tutto con viticci (?) attorcigliati e mette in mostra le sue fogliolette venose e i meravigliosi fiorellini bianchi a imbuto. mi piace perché tende a far muro, ma un muro lieve, e basta il passaggio d’un soffio di vento - o d’un ciclista - e tutto vibra. tutto sfarfalla.
poi incrocio anche cose che non sfarfallano più, tragicamente.
ultimi arrivi
June 20, 2008
la sfiga avanza :-)
oggi mi sento così
June 11, 2008
no, cos’hai capito, non come il cavallo (poveretto) :-)
è che, appena ho aperto gli occhi, ho pensato a una cosa bella che farò.
poi ho ricevuto una visita a sorpresa e, vabbè, anche la tirata d’orecchie della commercialista (non ho fatto i compiti per casa!), ma soprattutto, NON PIOVE!
in compenso, ieri sera…
schivo un acquazzone rientrando dal lavoro e a casa mi raggiunge D. per parlarmi di un logo cui sta pensando. sa che devo uscire, perciò mi lascia il tempo per prepararmi. In realtà, appena esce mi scaldo al volo della torta salata congelata (avanzi dei banchetti finescolastici). e mentre mangio sento il rumore: piove! merda, non mi va di saltare la lezione.. butto l’occhio nel cortile: non piove, diluvia! allora cerata completa (lo zainetto sotto la giacca, alla il divo), stivaloni di gomma, ombrello e parto.
è stata una delle pedalate più belle degli ultimi anni: ne veniva tanta, ma tanta che sembravano milioni di rubinetti aperti, la strada non aveva il tempo di evacuare l’acqua e, senza contare la successione di veri e propri laghetti a bordo marciapiede, mi sembrava letteralmente di navigare. tenevo l’ombrello basso, perciò vedevo soprattutto la strada/fiume, crivellata dalla raffica incessante di pioggia e qualche chicco di grandine. un frastuono, poi.. risultato: ero eccitatissimo ed euforico e dato che la strada era deserta mi sono permesso di ridere a voce alta (e, dato che andavo a lezione di tango, di improvvisare una milonghina delle mie).
tuoni, fulmini e vento che tenta di svirgolare l’ombrello, “e se mi becca un fulmine? Naah, la punta dell’ombrello è di plastica, manico pure, son conciato come un preservativo da 60 kg e fra me e l’asfalto ci sono i pneumatici.. mon dieu! servirà a qualcosa, visto che sono ricoperto e immerso in una sostanza famosa per l’ottima conducibilità elettrica? e il telefonetto in tasca? non è che m’arriva un sms e si porta dietro una saetta? Saettato Sulla Via della Milonga ha un che di mistico.. (ho anche letto, di recente, una cosa di un famosissimo neurologo che raccontava di come molti fulminati - in senso letterale - e sopravvissuti, abbiano in alcuni casi raggiunto il Nirvana, in molti altri sviluppato talenti artistici piuttosto rari…)“
ma non succede, e mi dovrò accontentare della dose di follia con cui sono nato :-)
via padova quasi deserta, come se anche le macchine temessero di sciogliersi come zollette di zucchero, qualche fantasma nell’androne dei palazzi e nessun’altro. il mondo scoppietta schizzi ed energia tutto attorno, l’acqua mi taglia la strada a onde, ho tutto il tempo di riempirmi gli occhi di milioni di crateri effimeri. sono felice.
il clou è la salita del ponticello sulla martesana, la strada è uno scivolo d’acqua, un canale che mi scorre incontro e sotto, ormai l’ombrello è permeabile e quando le gocce iniziano a cadermi sui capelli, finalmente arrivo al riparo della tettoia familiare.
il bello è che quando entro in pista, di umido ho solo le braghe, sul retro delle ginocchia; altri sono più bagnati, pur essendo arrivati in macchina :-)
finita la lezione, finito tutto. è stato bello.
cheeeese!
May 9, 2008
è da lunedì che percorro un tragitto alternativo per venire in ufficio. che strano, che non ci abbia mai pensato prima.. tanto più che, mi sa, diventerà il tragitto definitivo: mi permette di star lontano dalla strada per quasi tutto il percorso :-
dall’inizio del vialone, grazie a una successione di vialetti, marciapiedi e parcheggi, si può pedalare fino alla torre lungo la linea verde della metropolitana, che proprio lì emerge dalle budella della città. al posto delle macchine, sia posteggiate che in moto, ci sono vecchietti col cagnetto, ragazzi che bigiano per limonare sulle panchine, e sull’altro lato la gente che occupa le banchine delle due fermate all’aperto in attesa del treno. mi piace anche questa cosa, di partire parallelo al treno, vedermelo accelerare di fianco per godere di più dell’esserne fuori, e libero di fermarmi a far una foto, raccogliere qualcosa.
in un tratto del vialetto che attraversa dei giardinetti-imbottitura tra casermoni e vialone, l’asfalto è tanto dissestato da costringermi a rallentare a passo d’uomo, pena i ripetuti balzi che di solito mi fanno cascare la catena. sono le radici di un paio d’alberoni: come altrove in natura, le radici ribelli sono, credo, una delle mie manifestazioni di potenza preferite :-)
mentre lego la bici al nuovo palo, passa L. col bimbetto in braccio, magra come un chiodo, sorridente tutta la sua napolitanità, lo porta al nido aziendale (un’invenzione stupenda). “io vado all’asilo” mi grida il nanerottolo, “e tu dove vai?”
“eh, anch’io vado in una specie di asilo”, rispondo e “anch’io!” aggiunge sua mamma, grafica per un mensile.
…
infatti è stato un po’ giocando che sono finito davanti alla hasselblad di chris (chi non mi conosce sappia che, ahimé, non sono quella a dx)

e dietro alla cinqueddì ;-) nel numero di Amica che dovrebbe uscire domani è pubblicato il servizio con le foto fatte a febbraio. VeraVaraVanità!
. . .
update: mi sono nascosto qui, se proprio ci si vuol fare del male :-)
omaggio al primo
May 2, 2008
da quando scrivo quassù mi è capitato di conoscere persone e successivamente di conoscerle di nuovo nei loro blog. ma ieri, per la prima volta, ho incontrato una persona DOPO averla conosciuta prima virtualmente.

la cara colf è venuta a milano e ci siamo fatti un pomeriggio sui navigli.
non ci siamo riconosciuti perché ci aspettavamo in due punti del piazzale della centrale distanti una buona 50ina di metri, abbastanza perché lei nel frattempo rispondesse al sorriso di uno sconosciuto pensando fossi io, con le fastidiose implicazioni che il malinteso poteva scatenare. - note to self: previo app.to è consigliabile inviare reciproche foto!
e non dirò altro di T., è timida, ed il fatto che mi abbia permesso di ritrarla non significa che io possa andare oltre :-) “esisti” è il primo commento, “corrispondi a chi scrive lassù” è l’ultimo dei tanti che ci scambiamo in poche ore.

siamo entrambi patiti di digitalina, la sua è nuova di pacca e i navigli non li aveva mai visti - è anche patita di acqua, oltre che di dettagli e cieli - quindi la conduco a fare il triangolo, che oggi è deserto. tutti i commerci sono chiusi, e per una zona famosa per i problemi generati dalla sovrabbondanza di locali, dover far fatica a trovare un caffè fa quasi girare i rrroteabili.
scopro cose nuove sulla blogopalla, T. ne è un’utente attiva da molto, ne approfitto per soddisfare qualche curiosità, chiarire dubbi e via dicendo.
concluso il giro, alla darsena c’è tutto il casino legato alla manifestazione dei precari: i centri sociali son tutti lì, e con loro camionate di megawatt a scuotere il centro dormiente e le visiere dei celerini.

provo un vago senso di malinconia.. c’è tanta voglia di scrollarsi di dosso quel che succede all’italia, ma pare vada poco oltre questa sua faccia giovane e selvaggia fatta di bei volti sudati, danzanti, non di rado traballanti, a urlare dissenso con ironia e rabbia, amore e paure..
lasciamo la baraonda, e con calma torniamo in centrale a piedi. mentre ci domandiamo perché il suo treno sia trasparente, la voce elettronica dice che quello non trasparente è a 16 binari di distanza, e sta per partire.
saluto una colf ansimante e stremata dalla corsa e anche dalla seria scarpinata pomeridiana sotto al sole prepotente.
è stato bello, e mi sono permesso di offrire all’ostessa un cafferello molto zuccherato ;-)))
quota 150!
April 24, 2008

grazie agli ultimi reperti :-)


