pomeriggio a mostre

October 23, 2009

ieri mi sono dedicato alla pittura. al suo consumo, sarebbe.
Miss Pettie puntuale arriva al randevù, dove la aspetto osservando gli operai che montano un’enorme palco di fronte al duomo. dall’altra parte, verso palazzo reale, non ci sono code; è il bello di bigiare in mezzo alla settimana, evitando così la ressa dei visitatori del weekend.

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c’è il tempo per vederne due, e la prima è fuori programma: stampe erotiche giapponesi. tanto valeva che la invitassi a casa mia con la scusa della collezione di farfalle :-)
nella prima sala mi controllo, “interessante, sì, il modo di utilizzare lunghi rotoli di carta.. la finezza del tratto.. sai che il pigmento bianco fatica a stare attaccato al supporto?..” mentre scorrono di fronte ai nostri occhi membri mostruosi, corpi dissociati in nodi di membra e membri (mostruosi), bernardone a mandorla che esplodono dalle pieghe di raffinatissimi kimono in una profusione di salviettine nippo-igieniche.
allora cominciamo a commentare, improvvisando sottotitoli e dialoghi che lascio alla tua immaginazione :-)
però belli. alcuni molto belli. inevitabile vedere, nei carnet tascabili, i progenitori dei manga, ed invidiarne la padronanza della linea.

pausa frulllato di frutta esotica nella poco esotica viuzza laterale, e torniamo alle casse: hopper, e la sua luce.

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bella anche questa, ci sono abbastanza quadri e soprattutto un sacco di schizzi preparatori. quell’uomo era una macchina fotografica: qualcosa ne catturava lo sguardo (qualcosa con tanta luce addosso) e lui ne buttava giù qualche schizzo, annotando ogni colore a margine. poi ne usciva un quadro che, oggi, fa pensare ad un’istantanea, uno scatto rapido che impietoso taglia le cose per inquadrarne altre, senza mezzi termini. fantastico.

cena etiope, buona.

riaccompagno Miss P. alla sua carrozza, mi lascio prendere da qualche linea di fuga e non, e rientro a casa a piedi, per solidarietà con la dama che giungerà a notte fonda a torino.

. . .

stamattina, appena passato il ponte della ferrovia, scorgo a prua una tipa particolare: è una signora che copre il tratto iniziale di viale palmanova appiccicando ai pali della luce (“e ai cespugli!”, mi ha detto felix) fogli pieni di frasi deliranti. gira come una clocharde, l’armamentario di sporte di plastica, e urla sempre. si mette al semaforo e sbraita violentemente alle macchine, ai pedoni, ai tombini, a niente.
mi preparo alla raffica di grida.
lei mi vede arrivare senza mani e si alza dal bordo dell’aiuola dov’era seduta, lungo la ciclabile.
lo vedo e poso immediatamente le mani sul manubrio, sissammai.
lei lo vede e si mette in centro alla pista, braccia allargate come i giocatori di basket. sorride.
io lo vedo e, rallentando, sorrido.
lei lo vede e si scansa.
io vedo uno che fa jogging che arriva da dietro la signora e lo scanso.
poi non vedo più niente, ché la scena è ora alle mie spalle, ma la sento esplodere “PERCHÉ CORRI?!!!”  rivolta al podista, e di nuovo “PERCHÉ CORRI???!!!”

ho riso fin quasi al lavoro :-)

un po’ tardi

October 18, 2009

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ma la segnalazja è che oggi, dalle due, c’è il festone degli skaters a parco lambro organizzato, tra gli altri, dagli amici della Bastard®! Qui il link alla pagina ufficiale.

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noi 3 ci saremo, anche se eviteremo la pista vera e propria :-) magari per contemplare la bellezza naturale del luogo…

cose insignificanti

October 16, 2009

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le zanzare tigre del lambro sfuggono (credo) al freddo parcheggiandosi sui vetri (sporchi) dell’ufficio. ce ne sono molte, e se ne stanno immobili, forse ad aspettare la fine.
Stamattina, come ieri e l’altroieri, ho fatto la conoscenza anch’io con il prossimo inverno: ingannato dal cielo sereno, sono venuto in bici con la solita giacchetta: un freddo! sembra impossibile, ma non solo ci vuole una giacca più pesante, ma anche guantini e sciarpetta. grr. odio l’inverno, anche se fa bene al mondo.
a casa anche ada si lamenta, e la sera do un colpetto di riscaldamento. e fra poco dovrò pure rimettere il riscaldamento nell’acquario di pèa, prima che inizi a rintronarsi.

tutto qui. tanto freddo. ah no, c’era anche lui, che deve aver pensato “si fottano le zanzare tigre, io mi trasferisco all’interno”.

copriamoci, va’.

che vento!

October 12, 2009

infatti il cielo è pulito. vorrei vedere, le cartacce sfrecciano orizzontali all’altezza della mia finestra, in direzione della tangenziale. lo stesso fanno i piccioni, che giocano a fare le rondini.
ma le nuvole hanno fatto comunque un po’ di pioggia prima di andarsene. io, con loro, avevo finito, quindi tranquille. legando la bici ho visto che il cielo dietro ai cantieri era interessante, così – parcheggiate le mie cose in ufficio, sono salito per la prima volta in cima alla torre, digitalina in tasca.

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per qualche motivo misterioso, il progettista l’ha fatta di 17 piani.
voglio dire, non siamo il paese le cui linee aree hanno abolito la fila 17 dei posti a sedere? beh, qui l’ultimo piano abitabile è il diciasettesimo, che è disabitato. niente ufficio del capo dei capi, niente supersala riunioni, niente bar! uffici vuoti, e una vista notevole.

ieri, invece, ero ancora più in alto; ero a millle metri, a godermi il sole caldo dell’altopiano dove ero salito sabato per andare ad abbracciare mom. treno solo fino a verona, e il resto in auto con bigbrother, stefi e marta. paola, carlo e anna erano già lì dalla sera prima.

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così, per il suo pranzo di compleanno, mia mamma aveva attorno tutta la sua famiglia :-) e in centro la torta al limone di mia sorella. quando glielo chiedo, mi dice che loro, da bambine,  non festeggiavano il compleanno..
poi abbiamo sistemato la legnaia, “no mom, non mi servono i guanti” senza effettivamente infilzarmi alcuna scheggia, quattro chiacchiere con bigB (e imparo che, nonostante un lavoro precario e pochi mezzi, conduco uno stile di vita quasi lussuoso in confronto a lui: 3 figli, alimenti, affitto, rate della macchina = al posto suo non potrei nemmeno andare in milonga) “dovresti pensare alla liberia…”
alla liberia ci si pensa tutti. mom mi ha preparato pile di possibili regali per le amiche; pop si deve trattenere dal sommergermi di consigli, io dall’insistere perché venga con me; paola ha ripreso contatto con mezza classe delle superiori. e siccome non c’entra un cazzo, coinvolgo carlo con la ristrutturazione di un guscio di muri di cemento appoggiato nella vegetazione prepotente. è il nucleo del mio gruppo di supporto, che non smetto di allargare data l’ampiezza dell’orizzonte che ho di fronte :-)

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ieri sera ho visto The September Issue, un documentario sulla celebre direttrice del celebre mensile di moda, edizione americana, girato nei mesi precedenti l’uscita del numero di settembre (il più importante dell’anno).
forse per aggiustare l’immagine che ne esce da quel libretto in cui è paragonata al diavolo, la signora ha permesso ad una troupe di seguirla da vicino, ricevendone un ritratto sicuramente più onesto. è sorprendente, comunque: l’autore non smussa molto, non cancella ma sceglie sequenze che rivelano l’umanità nascosta. come quella della tipa a sinistra, qui sopra: è il braccio destro, la mente creativa che sta dietro ai servizi fotografici, che mi ricorda tanto la mia capa. interessante per me, che per un po’ ho respirato quell’atmosfera di impalpabili ispirazioni e palpabilissime aspirazioni.

buona settimana. e occhio alle raffiche.

cammina, cammina

October 5, 2009

finita la settimana coi ragazzi. era la prima da quando è ricominciata la scuola, e finalmente mi sono reinserito anche in quel ritmo.

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il ragazzo si trova abbastanza bene nel nuovo indirizzo, e pare che la classe sia piacevole. la ragazza ha ritrovato la solita classe e i soliti insegnanti, sui quali non risparmia commenti crudeli che ci fanno molto ridere.
io ho fatto il bravo e ho aspettato venerdì sera per uscire in milonga, dove ho comunque fatto più tardi del previsto. a parte preparare la colazione al giovane addormentato, volevo andare alla presentazione dell’iniziativa sui giardini sociali al parco.

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(le locandine che faccio precedono di talmente poco gli eventi stessi che mi sorprendo a vederle affisse in giro… una settimana prima uguale, per la mostra munariana dei cento libri di astronomia appesi in teatrino.)

hanno aderito una 50ina di persone, con una certa soddisfazione degli organizzatori; io ero tentato, perché non mi dispiacerebbe saper trasformare dei semi in cibo (cosa che potrebbe sempre servire, un giorno). ma mi conosco, e non credo che tutti i sabato potrei avere voglia di zappare (per quanto mi paccia). ero lì con ada, che non ne aveva alcuna voglia ma che aveva (fortunatamente) rinunciato all’idea di tornare al mercatino delle pulci. per la pasta e fagioli, poi, ci ha raggiunti anche felix.

“e oggi pomeriggio, cosa facciamo?”
questa domanda, ultimamente, mi coglie sempre un po’ impreparato; ultimamente si arrangiavano, nel senso che avevano ognuno i propri puntelli con gli amici, e io mi dedicavo alle mie passioni: fare lavatrici, fare spesa, fare pulizie. Da un pezzo non riesco a portarmeli a una mostra, e rimpiango i tempi in cui – addirittura – ci si avventurava in un’altra città.
si decide per un giro, che significa “facciamo fare alla città. vediamo cosa ci offre”. sulla modalità del giro, la spunta ada, che detesta quella faticosissima bicicletta: andiamo a piedi, con calma.
in corso buenos aires considero – a voce alta – i benefici del camminare, la completezza dei movimenti, la loro giustezza in relazione alla forza del cuore, al sistema di pompaggio e di circolo del sangue ecc. quando la ragazza mi informa che “ecco. è inutile continuare a rompermi le scatole con la storia che devo fare sport; io mi faccio c.so buenos aires tutti i giorni, mi mantengo in forma e vedo le vetrine che mi piacciono!”
maledetta la mia linguaccia.
arrivati in fondo, attraversiamo i giardini di p.ta venezia.
arrivati in fondo, andiamo al padiglione d’arte contemporanea, che è chiuso.
ma villa reale è aperta, ed è gratis. li trascino dentro, con la promessa di una visita “light”. una volta dentro, vanno da soli :-)
attraversiamo i saloni immaginando di viverci. riarredando. questo gioco funziona sempre.
ammiriamo il lavoro dei pazzi che, a suon di martellate e abrasivi, trovavano pelle morbida e stoffe inamidate nei blocchi di marmo bianco.
io ritrovo pelizza da volpedo e segantini, giovanili passioni.
un paio di tele serie, tutte santi e devoti, riportano a galla l’intramontabile gioco di cambiare i dialoghi ai personaggi: e allora alcune sante fatte di anfetamine rifiutano di rivelare l’identità dello spacciatore, in un interno ci si scandalizza e si litiga per una bolletta esorbitante, fino al tizio scolpito in facciata, che non sa proprio dove aveva parcheggiato.
sarà dissacrante, ma funziona: i giovani studiano attentamente le espressioni, le pose, e si rendono conto dell’acuratezza dell’opera. se, in mezzo alle ghignate, gli faccio notare un dettaglio, una tecnica o il contesto, ascoltano e, spero, elaborano.

al ritorno il ragazzo preferisce prendere il metrò ed aspettarci a casa; io mi rifaccio tutto il corso con la mia non-più-tanto-piccola window-shopper (ogni tanto, camminandole accanto, controllo lo sguardo degli uomini che incrociamo; da come squadrano ada capisco tutto quello che l’abitudine ed il ruolo generalmente mi precludono, e cioè che è quasi una donna…

arrivo a casa abbastanza cotto, e son quasi felice che felix sia invitato ad una festa; per non lasciare ada sola soletta non avrò nemmeno la tentazione di andare a ballare.
guardo con lei un film per ragazzine demenziale, e decido di non aspettare il rientro di felix: non voglio che creda che lo abbia aspettato in ansia o cosa, e vado a letto prima del solito.
mi sto addormentando quando il telefonetto bippa un messagino: mi alzo pensando che possa essere felix, leggo, non è lui, rispondo che no, stasera non ballo, e torno a letto.
mi sto addormentando quando il telefonetto suona: è felix. rispondo ma non è la sua voce:
“è il papà di felix?”
“sì..”
“può venire a prendere felix?”
“…perché?..”
“sta male.. è in bagno che vomita..”

oh cazzo.

“avrà bevuto.”
“… n-non saprei.. comunque sta male. lo può venire a prendere?”
(scocciato) “no, non posso! non ho la macchina!”
“allora chiamiamo sua madre?”

porca puttana.

“no, vengo io” e mi faccio spiegare dov’è la casa. ci mancherebbe questa: che chiamino sabine per dirle di recuperare il figlio sbronzo quando tocca a me..
mi vesto rapidissimo e pedalo nella notte che mi sveglia pensando al fatto che, se fossi stato in milonga, non avrei mai sentito suonare il telefono…
arrivo, chiamo il cellulare di felix – come convenuto – e una voce femminile mi dice che “adesso scende”.
dopo un quarto d’ora (nel frattime è arrivato un altro papà) telefono di nuovo. risponde felix:
“allora? sono qui che aspetto!”
“…alowa… dewo… scendewe?…”

oh minchia.

“sì che devi scendere! andiamo a casa!..”
“…awwiwo…”
altri 5 minuti buoni. intanto anche l’altro papà sta telefonando.
poi arriva. anzi, fluttua. non trova il pulsante per aprire il cancelletto, mi fa ricitofonare su e gli aprono.
è ubriaco fradicio!
verifico che abbia tutto, telefono, portafoglio e chiavi di casa, e decido che una bella camminata possa fargli del bene (né mi va l’alternativa di mollare la bici e rientrare in taxi: doppio rischio di farsi fregare la bici e di gestire una vomitata in macchina. no.)
per un po’ sono serio, gli faccio una ramanzina e tutto, ma mi rendo conto che non capisce una sega. allora mi godo un po’ lo spettacolo di questo giovanotto – più alto di me – che tenta di procedere su due gambe difficili, molto difficili da controllare :-)
mi vergogno un po’, ma penso anche che doveva succedere, prima o poi; avevo più o meno la sua età quando è successo a me.. solo che io tornavo a casa col motorino!
strada facendo mi faccio waccontawe com’è andata, e spunta il solito colpevole: vodka. chissà come mai le prime ciucche sono sempre a base di vodka? per me erano quelle schifezze al limone o alla menta, dolcissime mentre le ingurgiti e orrende quando le rigurgiti. lui ha pure aperto con un paio di birre, per poi addormentarsi su un divano prima di precipitarsi in bagno, dove ha chiesto a qualcuno di telefonawe a papà. tenero.
a metà strada (ormai fa veramente fatica a procedere, sopraffatto dalla stanchezza), gli ricordo i test della polizia di una volta…
“li conosco! non sewwono a niente!”
gli chiedo di camminare su una linea di mattoni nel marciapiede: “ewabbè” dice, partendo per la tangente.
gli chiedo di fare quelll’altro, in piedi su una gamba sola, naso-pollice-mignolo-pollice-mignolo-ginocchio sollevato: perde l’equilibrio, “no, non vale, lo wifaccio”, perde di nuovo l’equilibrio e sbatte la testa contro un portone, “ohio.”, e continuiamo.
quando incrociamo gente sul marciapiede gli dico di tenersi a me. ma lo vedono tutti lo stesso che non si regge in piedi.
mentre percorriamo l’ultimo tratto di strada, nella nostra via, gli viene un rigurgito (per tutto il percorso ero stato a dirottarlo sulle aiuole, sui cestini della spazzatura, sopra le griglie dei montacarichi, benché non avesse più nulla in corpo da espellere) e si appoggia a una macchina, rivolto verso la strada. sul marciapiede opposto passa un tipo robusto, si ferma, lo vede, e inizia a urlargli “cuosa fai? cuome ti sei riduotto, ragazo?” e attraversa la strada.
è un russo, o qualcosa di simile. un armadio d’uomo, sui 35 al massimo, capelli da militare, col singhiozzo. lo lascio fare.
cuomincia a sgridare il ragazo, con dolcezza, dicendogli che così non va bene, che non c’è motivo di ridursi così e via dicendo; credo che ci prenda per una coppia mal assortita di esuli, perché quando gli dico che il ragazo è mio figlio rimane veramente sorpreso.
“ma questo è papà d’uoro, ragazo! tu sei fuortunato che tuo papà viene  cercarti, ti puorta a casa, ti vuole bene.. mio papà? mio papà picchia! lui ti picchia se così!” e mentre gli dice tutto ciò, lo tiene stretto tra le mani e lo scuote, un po’ come fa obelix con i romani quando vuole che durino di più. e giù pacche sulla schiena, contropacca sul petto, il povero felix è in balìa di uobelix, incapace di imporre qualsiasi cosa ai suoi muscoli, riesce solo a dire “..ohio pewò, mi fa male..”
ringrazio il miliziano brillo e, un po’ a fatica, gli strappo felix dall’abbraccio per portarlo finalmente in casa. gli ricordo che è facile fare incontri del genere di notte. che non è bello esser completamente impotenti.
worrebbe che lo aiutassi a salire il soppalco, “te lo scordi. se devi correre in bagno t’ammazzi sulle scalette. no, dormi sul divano.”
si addormenta, vestito, in pochi secondi.

il mattino dopo io e ada andiamo al parco, dove c’è un concerto di chitarra classica. lui dorme.

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questa volta heidi ha invitato una giovane chitarrista che esegue alcuni brani che mi lasciano incantato: senza amplificazione, con quella che mi sembra una chitarretta graffiata, interpreta a memoria diversi pezzi che includono la percussione della cassa, delle corde, delle grattugiatine, delle scivolate… ada si annoia. dice che non le piace il suono della chitarra e che la ragazza non era abbastanza bella.. mah.

a casa il reduce è sveglio, è salito fino al suo letto, e non intende pranzare.
né intende uscire nel pomeriggio, ma dormire ancora un po’.
“e noi, cosa facciamo?”
“andiamo in c.so como!”
in c.so como c’è un famoso negozio mOlto alla moda; le cose che hanno sono talmente eccentriche che mi diverto anch’io, senza contare la galleria fotografica e la libreria. ada ne è entusuasta: le piace tutto, dai vestiti agli accessori, dall’ambiente ai decori. “oh, è bellissimo!” è la frase che ripete più spesso, assieme a “che finezza” e “posso toccare?” visti i prezzi, è solo un po’ delusa da un vestitino tempestato di perle, perché le perle sono finte.
poi camminiamo fino al duomo e poi s. babila, dove saliamo sul metrò per tornare a casa. Decisamente, il window-shopping le va a genio, e la mette talmente di buon umore che riesco a vedere una mostra fotografica lungo il tragitto: bell’allestimento (magnifici locali, quelli del palazzo della ragione) per immagini perturbanti. il tizio ha preso un mucchio di modelle tendenti all’anoressico, le ha truccate da cadavere e le ha fotografate.. ma noi eravamo entrambi molto più interessati ai raggi laser che attraversavano vibranti la lunga sala oscura :-)

cena (anche lui, cui è tornato l’appetito)
film.
nanna.

foto qui.

durata poco

September 22, 2009

ieri sono passato in un punto vendita del mio gestore, in 3 minuti mi hanno dato una sim nuova con lo stesso numero di prima. poi sono andato a fregare un telefonetto a felix, che ne ha già due, e sono tornato ad essere reperibile :-)
ho perso 3 euri di credito, un telefonetto (ovviamente), diversi numeri che chissà e qualche sms sott’olio, di quelli così bellini che si tengono, n’importe quoi.

la locandina per il lancio degli orti comunitari al trotter è finita; ecco la versione definitiva col programma della giornata.

facendo un passo indietro, sabato ho portato i ragazzi al mercatino delle pulci, ché al rampichino di felix servono i parafanghi (raggiungere la nuova scuola è scomodo con gli autobus, così sta facendo la conoscenza con la pioggia a pedali).
ada squadrava i ragazzi un po’ hippie, domandandosi come facessero a buttarsi addosso tante stoffe colorate prive di “taglio” per poi eccitarsi alla vista delle maschere antigas. si è comperata una minisfera da discoteca da appendere allo zaino di scuola, e ci siamo regalati 4 occhi azzurri da bambola sfusi, quelli che si chiudono ad inclinarli, con le ciglia. abbiamo pranzato lì, ad un camioncino con le salamelle, godendocele.
abbiamo risalito la città a piedi, da p.ta genova a s. babila, window shopping. ada ama molto il quartiere ticinese, soprattutto perché ha scoperto un paio di negozietti delle sue marche preferite.

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domenica li ho laciati dormire, e sono andato al parco con l’intenzione di passarci un’oretta leggendo. alla chiesetta c’è movimento e mi siedo un momento prima che un pianoforte si metta a creare i contesti emotivi in cui un violino e una viola se ne dicono di tutti i colori. questa volta heidi non suonava, ma aveva organizzato il concerto e offriva il rinfresco :-)

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pranzo veloce e faccio gonfiare tutte le gomme: pare che ci sia un raduno di bastardini e non al parco forlanini. ci si arriva, nonostante le lamentele di mia figlia, che non ha tutti i torti: la sua bici ormai è piccola.
beh, da ridere. in pratica, chiunque si poteva iscrivere alla sfilata di bellezza e all’agility contest; e ci si iscriveva veramente chiunque :-) fra le scene buffe, un alano che non ne ha voluto sapere di infilarsi attraverso copertoni d’automobile (come il terranova, del resto), i cagnetti da borsetta, più bassi dell’erba, percorrono i tunnel come se fossero sparati da una fionda; i bastardi di tutte le fogge, agitati e non, e i proprietari che “vieni dalla mamma, corri dal papà”. ci siamo divertiti a vedere gente buona che tira fuori i cagnetti dai canili :-)

(contains spoilers)

August 25, 2009

dunque sono in treno, senza telefonino.
“tanto, andrà tutto bene” penso, assieme al fatto che c’è stato un tempo in cui gli uomini riuscivano a muoversi sulla terra senza bisogno di cellulari.

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ma nella mia è guasto. molto guasto. decido che sarà impossibile rimanerci, sto già sudando come in una sauna, e questi vagoni nuovi non hanno finestrini da abbassare. mi assegnano un posto nuovo nel vagone precedente, e mi rilasso.

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ma forse non dovevo, così, a verona, una matta si butta sotto al treno che si sta fermando in stazione. non è morta, né si è ferita: sento dire che l’ha già fatto altre volte, scegliendo sempre locomotive quasi ferme, ma controllori e capistazione dicono a tutti di scendere e proseguire con altri treni, ché questo, per un paio d’ore, non si muove. prima del treno successivo, prendo una scheda telefonica e avviso a casa che arriverò dopo, e che non sono raggiungibile.
invece, con una corsetta, riesco lo stesso a saltare sulla corriera che avevo previsto di prendere, e la sera sono a mangiare la bruschetta con i miei genitori e i miei figli.

il mattino dopo accompagno felix a ripetizione, ascolto il resoconto della ragazza (memore delle mie esperienze, l’ho mandato da 2 giovani universitarie.. una sembrava più giovane di lui, e un po’ troppo carina. ho spesso sperato che questo non lo distraesse troppo :-) e saldato il conto.
nel pomeriggio il tempo cambia (avevo fatto una passeggiata, stupito dal calore insolito), e cambia di brutto; propongo ai raga di farci un giro lo stesso, con la macchina di pop.

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piove sempre di più, e quando dico loro che i temporali liberiani sono così, il tempo si offende e aggiunge una nota old europe: secchiate e secchiate di grandine bella grossa, tanto da spingermi a cercare riparo sotto agli abeti, sul ciglio della strada (non che ci sia chissà che da proteggere, ma mi dispiace infierire sulla vecchia kangù). alla fine rimarranno i campi imbiancati, i davanzali ricoperti le foglie di ogni tipo crivellate di colpi.

domenica torna il bello, senza il caldo. la rosa ha dato libera uscita a tutti, e la gallina coi pulciotti curiosa sotto ai ribes. le tre pecore e i sei agnellini, invece, passano da un prato all’altro brucando, ignare del loro alto tasso bucolico. sono animali che ho avvicinato più facilmente quand’erano nel mio piatto, perciò sono sorpreso quando i più piccoli si avvicinano per vedere  se ho qualcosa di buono; ada e felix lo saranno ancora di più qando lo stesso tenerissimo coso scambierà le loro dita per delle tettarelle, e se le succhierà a lungo con vigore.

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nel pomeriggio andiamo a far vasche nel centro, che è piuttosto gremito di gente. nell’isola pedonale si avanza piano, fra cani al guinzaglio e passeggini futuristici, donne che credono di essere a cortina e uomini con i pantaloni alla zuava, calzettone e scarponcino. in centro.
oltre ai villeggianti, la domenica si aggiungono quelli che arrivano dal sottomonte, in fuga dal caldo, e tutti camminano dappertutto per vedere i partecipanti al tradizionale concorso di scultura in legno all’opera.

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funziona così: invitano un tot di star (di solito dal meranese, e giovani) e, assieme agli autodidatti locali, gli assegnano un gazebo in città e il loro pezzo di legno (tronco o pannello, ma della stessa cubatura). tema libero, in 5 giorni devono finire, e una giuria sceglie un vincitore, trattenendosene l’opera. quindi ognuno partecipa con la speranza di arrivare secondo, e trascorre un soggiorno spesato di tutto e guardato da tutti. vien voglia di provarci, a vederli aggredire il legno con motoseghe elettriche (primo giorno) e cartavetrata fine (l’ultimo). e fa sorridere il giovanotto che hanno piazzato proprio di fronte al comune: dopo 3 giorni aveva solo fatto una vaga traccia di matita su un pannello piatto; qualcosa mi dice che è lui il fuoriclasse, anche se avevo visto un paio di altre cose niente male..

durante una vasca incrocio un vecchio compagno di liceo, ci si saluta, gli dico che sono a recuperare il figlio rimandato, “quante materie?” chiede lui. “tre, cazzo” rispondo.
“perché, tu quante ne hai prese in prima?”
“tre, lo sai”
“anch’io”
“lo so, poi in seconda due..”
“in terza di nuovo tre..”
“e in quarta lo sappiamo bene, eh?”
“eh sì!” e scoppia a ridere.
in quarta liceo ci bocciarono in sette, fu un’ecatombe che mi portò a padova, dove avrei poi deciso di lasciar perdere i numeri e tentare la strada della creatività. lui ripeté l’anno lì, imparò a studiare, divenne dottore commercialista e adesso è il sindaco.

il mattino dopo (ieri) ci prepariamo per il rientro e facciamo dei lavoretti per i miei, potature, tagliar legna, mettere un vecchio frigo in strada.
viaggio di ritorno in corriera e treno, senza intoppi, e finisco – in tempi record – il libro che stavo leggendo. evidentemente mi aveva catturato: una storia scritta da uno del settore, che descrive il narcotraffico, e lo fa molto bene. ci sono dentro tutti, e ci sono fatti, luoghi e persone realmente esistiti, con neccessarie modifiche volte, immagino, a colmare vuoti inaccessibili e, magari, ad evitare allo scrittore delle brutte sorprese
noi, comunque, a casa senza sorprese. fino a stamattina.

(segue spoiler: chi mi conosce dovrebbe saltare il prossimo paragrafo fino a che non ci saremo incontrati: è una cosa bella, niente paura)
ah, no. ieri sera una sorpresa c’è stata, ma ero io a provocarla :-) in treno, sabine ha chiamato felix (io ero ancora a scheda telefonica) e ci ha invitati a cena. ovviamente accettiamo, a casa non c’è niente, da lei c’è marco che cucina (l’ho già detto che è soprannominato “pianeta cibo”?) e c’è lei, che durante il trekking in bicicletta in austria si è scheggiata la testa dell’omero, e sfoggia paramenti simili a quelli che, quando me l’ero spappolato, portavo io. saliamo, entriamo nella mia ex-casa, e la mia ex-moglie scoppia a ridere. in effetti, anche felix e ada mi avevano regalato delle risate stupende, quand’erano venuti ad aspettarmi alla fermata dell’autobus per poi andare alla bruschetteria :-)
è che adesso ho i baffi, e aggiungerò solo che ada mi ripete in continuazione “mi fai la linguaccia come einstein?”
e io godo come un deficiente. non ho MAI avuto i baffi – solo i baffi – in vita mia, ma la settimana scorsa, nell’impeto di darmi una ripulita – questione di pruriti, di code di cavallo che “uffa, ho già dato”, e anche, forse, di piccole catarsi private – ho trattenuto le lame dal colpire fra naso e bocca, dirottandole piuttosto sui capelli (bagnati, tirati giù dritti, un taglio secco tutto attorno. e fa’nculo tutta una categoria di onesti lavoratori del pelo), col risultato che chi mi conosce da molto scoppia a ridere.
evidentemente succede anche a me, se alla fine ho lasciato che il giochino (fatto forse tutte le volte che ho eliminato una barba) diventasse la mia faccia del mattino dopo..
mi piace, questa volta. è buffo, perché mi cambia tanto, e capisco lo stupore degli amici più intimi: devono cercarmi dietro a quei buffi baffi, ma sanno già che sono lì, e ridono perché non riescono a scostare un attimo la faccia di quell’altro. quello che non conoscono.
non vedo l’ora che riapra qualche milonga. (fine dello spoiler, anche se so che avete letto lo stesso)

stamattina. mentre faccio colazione comincia il casino in cortile. sbircio, ancora i vigili e ancora il camion; l’avevo detto, io: uno non basta di sicuro.
questa volta mi vesto prima di uscire (non volevo che, alla lunga, le vigilesse mi sbattessero al fresco per oltraggio alla decenza. quoi que..) e vado a cercare il capo per capire che succede. è lì, con l’aria di chi non vede l’ora di andarsene in vacanza, e mi dice “comunque, bello il blog. continui.”
gulp.
“…g-grazie… ma mi mette in imbarazzo…”
e l’altro vigile, che sembrava seguire tutt’altro, si avvicina e fa: “sì sì, continui, scrive bene!”
rigulp!

la pedalata fino al lavoro era dominata, com’è ovvio, da pensieri riguardanti questo: scrivere quassù. offrirne la lettura al mondo, o perlomeno a quella parte che capisce l’italiano.
cazzo, ho passato le ultime 2 settimane fra intrighi e intercettazioni, arrivo a casa e mi dicono che mi leggono il blog! non che la cosa mi sorprenda, visto che vivo in clitündèz, ma sentirselo dire, benché come complimento, dall’F.B.I. (ah no, non è l’efbìai, uff!..) fa sempre un certo effetto!
poi a chiedermi “ma leggono solo i post taggati clitündèz o anche, che ne so, quelli taggati tango?”
“leggono anche i commenti? visitano i link?”

son cose.
di cui non sapevo se scrivere. c’è chi si impressiona, magari scappa..
spero di no. non siamo in messico, non sono un narcotrafficante tagliagole, i miei amici nemmeno.
quando sono tornato a preparare il pranzo ai raga, i miei lettori erano stipati in macchina, all’interno del cortile.
“ma non mangiate?”
“abbiamo già mangiato.” e dentro un’altro che mormora “… e poi dobbiamo star qui a tenere d’occhio i bidoni della spazzatura..”
“un caffè?”
“appena preso, grazie” fa la vigilessa sorridente, “sennò molto volentieri.”

“saranno i baffi”, penso :-)

Clitündèz Sauvage

August 19, 2009

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il mio condominio è in balìa delle forze dell’ordine.
questa mattina, appena sveglio, sento casino in cortile, sbircio e vedo ancora vigili e operai vari: stanno forzando le persiane dell’apparamento accanto al mio, quello del vecchio aviatore. esco subito, pantofole, braghette di cotone (pigiama) e faccia sicuramente assonnata. “ma il proprietario, qui, io lo so chi è, ho anche il numero!” e fanno subito posare il piede di porco al tizio. riconosco il vigile dal quale ero stato convocato; da come è vestito dev’essere il capo delle operazioni. mi chiede di chiamare il vecchio per poi sentirsi dire quello che gli avevo già anticipato: “è molto anziano, non può venire qua senza organizzare un trasporto con accompagnatore”.
Oltre alla volante dei vigili, in cortile c’è pure un camion, allo scopo di rimuovere dal cortile e dalle cantine tutto il materiale giudicato “insalubre” da parte dell’ASL: un viaggio non gli basterà di sicuro.
mi dice che hanno trovato altri abusivi, nonostante il repulisti di pochi giorni fa, mentre i tecnici della luce procedono a sostituire tutti i contatori e quelli del gas rifanno certe tubazioni. Il censimento degli abitanti procede e tentano di risalire ai proprietari. l’ASL ha fatto tirare i nastri biancorossi lungo tutte le ringhiere, nessuna esclusa: nessuno ci si dovrebbe più appoggiare (seh. non credo che la gente rinuncerà a stendere il bucato, e per farlo si dovranno appoggiare per forza…). i pompieri hanno staccato grosse porzioni di intonaco pericolante, e intendono transennare i muri decrepiti, in modo che non ci si possa avvicinare, come hanno già fatto lungo la facciata in strada: non ci si può più parcheggiare, punto.
l’operazione è iniziata mentre ero via per ferragosto; l’ho saputo da un amico che lo aveva letto sul corriere, “ma tu non abiti in via clitumno 11?”
“sì, perché?”
“ah, c’è scritto sul giornale che è stata fatta una grossa retata, beccano gli irregolari e gli abusivi, dicono che è un casino…”
Alle retate mi sono abituato, ma questa sembra essere grossa, penso. chissà che sorprese trovo..

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in effetti, al mio rientro, pareva che fosse successo il finimondo, in particolare di fronte alla mia porta: pezzi di inonaco ovunque, alcuni infilati di taglio nei miei vasi, calcinacci in abbondanza e un foglio appiccicato alla mia porta: la polizia mi invita a farmi vivo. Provo un certo sollievo, una volta entrato in casa, nello scoprire che gas e luce ancora ci sono. per ora.
in commissariato l’agente controlla la mia documentazione e si segna che l’appartamento n. 6 è sotto controllo. “sì ma.. che succede adesso? voglio dire, avete transennato, tirato il nastro biancorosso, sgomberato e sigillato. e poi?”
“eh, e poi bisognerà sistemare.”
penso all’amministratrice: l’ultima volta che l’ho vista, poco prima che partisse per le vacanze, l’ho aggredita per l’inefficienza dimostrata nel risolvere l’ormai vecchio problema del ripristino della mia connessione. quando tornerà in ufficio, temo che i miei reclami non saranno in cima alla lista dei cazzi con cui si dovrà confrontare..
Mi faccio un caffè, mi vesto (cristo, ero in ciabatte e boxer a dare i dati del vecchio alle due vigilesse… stavo proprio dormendo), giro una sigaretta e torno in cortile a seguire le operazioni di carico sul camion: oltre alle carcasse dei motorini rubati e ciarpame dalle cantine, i tizi caricano tutte le biciclette incomplete, cioè senza una ruota.. soffro in silenzio. c’è tanto di quel materiale da tirarne fuori non una, ma tre buone bici.. sto zitto, ché già mi dovranno portare via la montagna di cose che tengo fuori casa, e lo faranno gratis.
capisco che uno in abiti civili, munito di cartellina e documenti, rappresenta ll’azienda sanitaria, e gli segnalo (non è mai troppo) le cantine allagate, la cazzo di centralina della rete, solito tormentone. questo mi guarda, “lei dove abita?” glielo iindico, “ah, ma da lei non sono ancora passato! non c’era il giorno della retata. dovrò verificare l’interno del suo appartamento”. gulp.
rigulp.
“..per?..”
“soppalchi fuori norma, impianti, sicurezza in generale”
entra, con un vigile grosso. casa mia è più incasinata del solito, come al solito. controlla i documenti, fa un paio di stime spannnometriche, controlla gli impianti, “lei non ha la cucina, vero?”
la domanda mi sembra così assurda che forse non capisco, e rispondo “sì! certo che c’è! è lì! guardi!”
e il tipo mi spiega che se entro sera non ho sostituito la cucina a gas con una elettrica, lui mi fa tagliare il gas. per sicurezza.
“poco tempo fa uno si è preso una denuncia per omicidio colposo: il suo ospite è morto nel sonno, a causa del monossido, e la colpa ricade su di lui”
mentre mi passano davanti scenari tetri, aggiunge: “oppure fa fare un foro di aerazione a 20 cm. dal suolo, su una parete libera. entro oggi.”
il foro, il foro, mi sembrava che ce ne fosse uno, ma dall’esterno l’unica cosa che si vede è un buco irregolare nel muro, troppo piccolo per i gusti del terrorista in fresca camicia chiara. mi fiondo dentro  – sarà una giornata del cazzo, un fottuto mercoledì d’agosto fatto di sbattimenti appiccicosi – sposto una piccola montagna di roba, allontano il comodino dal muro ed eccolo! eccolo lì. il buco! torno fuori, invito il tipo ad entrare, il tipo entra, il vigile grosso pure, il tipo guarda, “sì, il buco c’è. vedo la luce.”
ffffiiiiiiiiiuuuuuuuuu………
“lo allarghi, però. all’esterno, e ci metta la griglietta”.
prendo un martello e lo allargo subito, finché mi dice che va bene.
il cassone del primo camion è quasi pieno.
io mi faccio una doccia e vado in questura. i passaporti dei ragazzi sono pronti.

. . .

qual’è il mio problema? perché ho comprato casa in un edificio da telegiornale? perché riesco a viverci abbastanza bene? perché, come alternativa, vorrei trasferirmi nel condominio liberia, in pratica una via clitumno 11 dell’africa? e perché penso che potrò viverci abbastanza bene?

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ieri sera si ballava in piazza affari, sotto ai portici di fronte alla borsa.
aki aveva ricordato a tutti di portare generi di conforto, mentre lui avrebbe pensato alla musica (ipod traboccante, ampli, batterie da moto, casse e – per un paio di tande – un gramofono argentino degli anni ‘20 con i suoi bei vinili a 78 giri. rigorosamente non amplificato.
io ho portato di che preparare degli spritz freschi freschi, accompagnati da salatini. mi sono conquistato la stima di un paio di argentini, uno dei quali la metà di una celebre coppia di fratelli :-)
c’era molta gente, tanto da riempire due moduli di quel portico: ex-compagni di corso, insegnanti importati e non, vecchie morose sorridenti, fedelissimi dell’ilegal, meteore a lungo ciclo e molti volti ormai familiari.
non ho fatto foto.
cazzo, non ho mai visto tanti fotografi superattrezzati come ieri sera! niente flash, avevano macchinoni professionali con degli zoom da ornitologo, e fotografavano a raffica. passandoci accanto, sentivo otturatori in scimmia da soggetto, tzzzk_tzzzk_tzzzk… e poi la B. (che balla e scrive in un quotidiano locale) mi ha detto che qualcuno poteva esser lì per lavoro, ché d’estate i giornali non sanno di che parlare e i passatempi curiosi tirano sempre. qualcuno come lei, per esempio, che non capiva cosa stesse trattenendo il suo fotografo :-)
ho ballato? ho ballato, anche qualche milonga. chi c’era sa cosa intendo: il caldo era incredibile, per essere all’aperto! quasi si sudava a star fermi, e l’aria immobile. ogni tanto controllavo il barbone che dormiva lì accanto, nel terzo modulo del portico, tutto dentro al suo sacco a pelo, sicuramente vestito. e chissà se gli piaceva quella musica..

al ritorno mi ha dato uno strappo pil, caricando la bici nel fuoristrada. molto molto gentile, e molto comodo.

da settimane la ruota dietro mi faceva ballare. anzi, sculettare.
avevo un bel controllarne i raggi, il problema era il copertone crepato che lasciava la camera d’aria libera di fare i cappricci invece di stare in asse. finché, ieri, si è forata; uno spiffero, allora veloce verso casa stando in piedi sui pedali, tutto il peso sulla ruota anteriore tanto che c’era ancora dell’aria dietro. lo stratagemma funziona fino a metà strada, guardacaso di fronte al negozione di roba sportiva; chissà che non abbiano proprio  quel che mi serve.. salgo.
appena dentro, alle casse, c’è silvietta con mimmo, “uéé, ué, macome macosa, sì, mangiamo insieme. vi raggiungo dopo.”

niente copertoni della mia misura, passo a casa a mollare la bici e vado da mimmo a piedi.
serata di film alla tele che va a buca, a favore di un dopo-pizza in mezzo a pugliesi che discutono sulle distanze chilometriche fra i diversi centri del tacco d’italia, la sola cosa che capisco è che è lungo sui 450 chilometri: “quando arrivo in puglia dopo aver guidato da milano, mi deprimo: so che fino a lecce manca ancora un’eternità…”
io e silvietta salutiamo quando accendono la tele sul calcio. e iniziano a discuterne da pugliesi :-)

mentre accompagno silvia a casa, passiamo accanto a due giovani maghrebini che chiaccherano abbracciati ad un palo della luce, come capita di veder fare a chi nei geni ha altipiani desertici, e un albero solitario ad offrire ombra, e appoggio.
dico:
“sono adepti di una setta, stanno terminando gli esercizi spirituali che consistono nell’abbracciare un palo per 3 giorni. nel frattempo sono tenuti a discutere questa cosa, a capire il palo; lo scopo è il raggiungimento di unione mistica col palo… dopo di che sono pronti a fare il palo.”
silvietta scoppia a ridere, come lo può fare solo una persona che vive in questa parte di via padoven, e che ogni giorno incrocia diversi pali, appoggiati agli angoli delle strade laterali a tutelare i loro commerci sotto il naso delle camionette dell’esercito.
svoltiamo nella sua via e incrociamo due travestiti. io devo trattenermi, ma già ghigno; ci oltrepassano e dico:
“e la setta delle travi, la conosci? anche quelle sono interessanti…”
mentre la ragazza tenta di riprendere fiato le descrivo il romanzo Storia d’Amore fra un Palo e una Trave, nonché il capitolo Pali e Travi di via Padova, dall’introvabile Guida Alternativa di Milano.

questa mattina ho trovato copertone e camera d’aria, e non sculetto più.