pomeriggio a mostre
October 23, 2009
ieri mi sono dedicato alla pittura. al suo consumo, sarebbe.
Miss Pettie puntuale arriva al randevù, dove la aspetto osservando gli operai che montano un’enorme palco di fronte al duomo. dall’altra parte, verso palazzo reale, non ci sono code; è il bello di bigiare in mezzo alla settimana, evitando così la ressa dei visitatori del weekend.

c’è il tempo per vederne due, e la prima è fuori programma: stampe erotiche giapponesi. tanto valeva che la invitassi a casa mia con la scusa della collezione di farfalle :-)
nella prima sala mi controllo, “interessante, sì, il modo di utilizzare lunghi rotoli di carta.. la finezza del tratto.. sai che il pigmento bianco fatica a stare attaccato al supporto?..” mentre scorrono di fronte ai nostri occhi membri mostruosi, corpi dissociati in nodi di membra e membri (mostruosi), bernardone a mandorla che esplodono dalle pieghe di raffinatissimi kimono in una profusione di salviettine nippo-igieniche.
allora cominciamo a commentare, improvvisando sottotitoli e dialoghi che lascio alla tua immaginazione :-)
però belli. alcuni molto belli. inevitabile vedere, nei carnet tascabili, i progenitori dei manga, ed invidiarne la padronanza della linea.
pausa frulllato di frutta esotica nella poco esotica viuzza laterale, e torniamo alle casse: hopper, e la sua luce.

bella anche questa, ci sono abbastanza quadri e soprattutto un sacco di schizzi preparatori. quell’uomo era una macchina fotografica: qualcosa ne catturava lo sguardo (qualcosa con tanta luce addosso) e lui ne buttava giù qualche schizzo, annotando ogni colore a margine. poi ne usciva un quadro che, oggi, fa pensare ad un’istantanea, uno scatto rapido che impietoso taglia le cose per inquadrarne altre, senza mezzi termini. fantastico.
cena etiope, buona.
riaccompagno Miss P. alla sua carrozza, mi lascio prendere da qualche linea di fuga e non, e rientro a casa a piedi, per solidarietà con la dama che giungerà a notte fonda a torino.
. . .
stamattina, appena passato il ponte della ferrovia, scorgo a prua una tipa particolare: è una signora che copre il tratto iniziale di viale palmanova appiccicando ai pali della luce (“e ai cespugli!”, mi ha detto felix) fogli pieni di frasi deliranti. gira come una clocharde, l’armamentario di sporte di plastica, e urla sempre. si mette al semaforo e sbraita violentemente alle macchine, ai pedoni, ai tombini, a niente.
mi preparo alla raffica di grida.
lei mi vede arrivare senza mani e si alza dal bordo dell’aiuola dov’era seduta, lungo la ciclabile.
lo vedo e poso immediatamente le mani sul manubrio, sissammai.
lei lo vede e si mette in centro alla pista, braccia allargate come i giocatori di basket. sorride.
io lo vedo e, rallentando, sorrido.
lei lo vede e si scansa.
io vedo uno che fa jogging che arriva da dietro la signora e lo scanso.
poi non vedo più niente, ché la scena è ora alle mie spalle, ma la sento esplodere “PERCHÉ CORRI?!!!” rivolta al podista, e di nuovo “PERCHÉ CORRI???!!!”
ho riso fin quasi al lavoro :-)
cammina, cammina
October 5, 2009
finita la settimana coi ragazzi. era la prima da quando è ricominciata la scuola, e finalmente mi sono reinserito anche in quel ritmo.

il ragazzo si trova abbastanza bene nel nuovo indirizzo, e pare che la classe sia piacevole. la ragazza ha ritrovato la solita classe e i soliti insegnanti, sui quali non risparmia commenti crudeli che ci fanno molto ridere.
io ho fatto il bravo e ho aspettato venerdì sera per uscire in milonga, dove ho comunque fatto più tardi del previsto. a parte preparare la colazione al giovane addormentato, volevo andare alla presentazione dell’iniziativa sui giardini sociali al parco.

(le locandine che faccio precedono di talmente poco gli eventi stessi che mi sorprendo a vederle affisse in giro… una settimana prima uguale, per la mostra munariana dei cento libri di astronomia appesi in teatrino.)
hanno aderito una 50ina di persone, con una certa soddisfazione degli organizzatori; io ero tentato, perché non mi dispiacerebbe saper trasformare dei semi in cibo (cosa che potrebbe sempre servire, un giorno). ma mi conosco, e non credo che tutti i sabato potrei avere voglia di zappare (per quanto mi paccia). ero lì con ada, che non ne aveva alcuna voglia ma che aveva (fortunatamente) rinunciato all’idea di tornare al mercatino delle pulci. per la pasta e fagioli, poi, ci ha raggiunti anche felix.
“e oggi pomeriggio, cosa facciamo?”
questa domanda, ultimamente, mi coglie sempre un po’ impreparato; ultimamente si arrangiavano, nel senso che avevano ognuno i propri puntelli con gli amici, e io mi dedicavo alle mie passioni: fare lavatrici, fare spesa, fare pulizie. Da un pezzo non riesco a portarmeli a una mostra, e rimpiango i tempi in cui – addirittura – ci si avventurava in un’altra città.
si decide per un giro, che significa “facciamo fare alla città. vediamo cosa ci offre”. sulla modalità del giro, la spunta ada, che detesta quella faticosissima bicicletta: andiamo a piedi, con calma.
in corso buenos aires considero – a voce alta – i benefici del camminare, la completezza dei movimenti, la loro giustezza in relazione alla forza del cuore, al sistema di pompaggio e di circolo del sangue ecc. quando la ragazza mi informa che “ecco. è inutile continuare a rompermi le scatole con la storia che devo fare sport; io mi faccio c.so buenos aires tutti i giorni, mi mantengo in forma e vedo le vetrine che mi piacciono!”
maledetta la mia linguaccia.
arrivati in fondo, attraversiamo i giardini di p.ta venezia.
arrivati in fondo, andiamo al padiglione d’arte contemporanea, che è chiuso.
ma villa reale è aperta, ed è gratis. li trascino dentro, con la promessa di una visita “light”. una volta dentro, vanno da soli :-)
attraversiamo i saloni immaginando di viverci. riarredando. questo gioco funziona sempre.
ammiriamo il lavoro dei pazzi che, a suon di martellate e abrasivi, trovavano pelle morbida e stoffe inamidate nei blocchi di marmo bianco.
io ritrovo pelizza da volpedo e segantini, giovanili passioni.
un paio di tele serie, tutte santi e devoti, riportano a galla l’intramontabile gioco di cambiare i dialoghi ai personaggi: e allora alcune sante fatte di anfetamine rifiutano di rivelare l’identità dello spacciatore, in un interno ci si scandalizza e si litiga per una bolletta esorbitante, fino al tizio scolpito in facciata, che non sa proprio dove aveva parcheggiato.
sarà dissacrante, ma funziona: i giovani studiano attentamente le espressioni, le pose, e si rendono conto dell’acuratezza dell’opera. se, in mezzo alle ghignate, gli faccio notare un dettaglio, una tecnica o il contesto, ascoltano e, spero, elaborano.
al ritorno il ragazzo preferisce prendere il metrò ed aspettarci a casa; io mi rifaccio tutto il corso con la mia non-più-tanto-piccola window-shopper (ogni tanto, camminandole accanto, controllo lo sguardo degli uomini che incrociamo; da come squadrano ada capisco tutto quello che l’abitudine ed il ruolo generalmente mi precludono, e cioè che è quasi una donna…
arrivo a casa abbastanza cotto, e son quasi felice che felix sia invitato ad una festa; per non lasciare ada sola soletta non avrò nemmeno la tentazione di andare a ballare.
guardo con lei un film per ragazzine demenziale, e decido di non aspettare il rientro di felix: non voglio che creda che lo abbia aspettato in ansia o cosa, e vado a letto prima del solito.
mi sto addormentando quando il telefonetto bippa un messagino: mi alzo pensando che possa essere felix, leggo, non è lui, rispondo che no, stasera non ballo, e torno a letto.
mi sto addormentando quando il telefonetto suona: è felix. rispondo ma non è la sua voce:
“è il papà di felix?”
“sì..”
“può venire a prendere felix?”
“…perché?..”
“sta male.. è in bagno che vomita..”
oh cazzo.
“avrà bevuto.”
“… n-non saprei.. comunque sta male. lo può venire a prendere?”
(scocciato) “no, non posso! non ho la macchina!”
“allora chiamiamo sua madre?”
porca puttana.
“no, vengo io” e mi faccio spiegare dov’è la casa. ci mancherebbe questa: che chiamino sabine per dirle di recuperare il figlio sbronzo quando tocca a me..
mi vesto rapidissimo e pedalo nella notte che mi sveglia pensando al fatto che, se fossi stato in milonga, non avrei mai sentito suonare il telefono…
arrivo, chiamo il cellulare di felix – come convenuto – e una voce femminile mi dice che “adesso scende”.
dopo un quarto d’ora (nel frattime è arrivato un altro papà) telefono di nuovo. risponde felix:
“allora? sono qui che aspetto!”
“…alowa… dewo… scendewe?…”
oh minchia.
“sì che devi scendere! andiamo a casa!..”
“…awwiwo…”
altri 5 minuti buoni. intanto anche l’altro papà sta telefonando.
poi arriva. anzi, fluttua. non trova il pulsante per aprire il cancelletto, mi fa ricitofonare su e gli aprono.
è ubriaco fradicio!
verifico che abbia tutto, telefono, portafoglio e chiavi di casa, e decido che una bella camminata possa fargli del bene (né mi va l’alternativa di mollare la bici e rientrare in taxi: doppio rischio di farsi fregare la bici e di gestire una vomitata in macchina. no.)
per un po’ sono serio, gli faccio una ramanzina e tutto, ma mi rendo conto che non capisce una sega. allora mi godo un po’ lo spettacolo di questo giovanotto – più alto di me – che tenta di procedere su due gambe difficili, molto difficili da controllare :-)
mi vergogno un po’, ma penso anche che doveva succedere, prima o poi; avevo più o meno la sua età quando è successo a me.. solo che io tornavo a casa col motorino!
strada facendo mi faccio waccontawe com’è andata, e spunta il solito colpevole: vodka. chissà come mai le prime ciucche sono sempre a base di vodka? per me erano quelle schifezze al limone o alla menta, dolcissime mentre le ingurgiti e orrende quando le rigurgiti. lui ha pure aperto con un paio di birre, per poi addormentarsi su un divano prima di precipitarsi in bagno, dove ha chiesto a qualcuno di telefonawe a papà. tenero.
a metà strada (ormai fa veramente fatica a procedere, sopraffatto dalla stanchezza), gli ricordo i test della polizia di una volta…
“li conosco! non sewwono a niente!”
gli chiedo di camminare su una linea di mattoni nel marciapiede: “ewabbè” dice, partendo per la tangente.
gli chiedo di fare quelll’altro, in piedi su una gamba sola, naso-pollice-mignolo-pollice-mignolo-ginocchio sollevato: perde l’equilibrio, “no, non vale, lo wifaccio”, perde di nuovo l’equilibrio e sbatte la testa contro un portone, “ohio.”, e continuiamo.
quando incrociamo gente sul marciapiede gli dico di tenersi a me. ma lo vedono tutti lo stesso che non si regge in piedi.
mentre percorriamo l’ultimo tratto di strada, nella nostra via, gli viene un rigurgito (per tutto il percorso ero stato a dirottarlo sulle aiuole, sui cestini della spazzatura, sopra le griglie dei montacarichi, benché non avesse più nulla in corpo da espellere) e si appoggia a una macchina, rivolto verso la strada. sul marciapiede opposto passa un tipo robusto, si ferma, lo vede, e inizia a urlargli “cuosa fai? cuome ti sei riduotto, ragazo?” e attraversa la strada.
è un russo, o qualcosa di simile. un armadio d’uomo, sui 35 al massimo, capelli da militare, col singhiozzo. lo lascio fare.
cuomincia a sgridare il ragazo, con dolcezza, dicendogli che così non va bene, che non c’è motivo di ridursi così e via dicendo; credo che ci prenda per una coppia mal assortita di esuli, perché quando gli dico che il ragazo è mio figlio rimane veramente sorpreso.
“ma questo è papà d’uoro, ragazo! tu sei fuortunato che tuo papà viene cercarti, ti puorta a casa, ti vuole bene.. mio papà? mio papà picchia! lui ti picchia se così!” e mentre gli dice tutto ciò, lo tiene stretto tra le mani e lo scuote, un po’ come fa obelix con i romani quando vuole che durino di più. e giù pacche sulla schiena, contropacca sul petto, il povero felix è in balìa di uobelix, incapace di imporre qualsiasi cosa ai suoi muscoli, riesce solo a dire “..ohio pewò, mi fa male..”
ringrazio il miliziano brillo e, un po’ a fatica, gli strappo felix dall’abbraccio per portarlo finalmente in casa. gli ricordo che è facile fare incontri del genere di notte. che non è bello esser completamente impotenti.
worrebbe che lo aiutassi a salire il soppalco, “te lo scordi. se devi correre in bagno t’ammazzi sulle scalette. no, dormi sul divano.”
si addormenta, vestito, in pochi secondi.
il mattino dopo io e ada andiamo al parco, dove c’è un concerto di chitarra classica. lui dorme.

questa volta heidi ha invitato una giovane chitarrista che esegue alcuni brani che mi lasciano incantato: senza amplificazione, con quella che mi sembra una chitarretta graffiata, interpreta a memoria diversi pezzi che includono la percussione della cassa, delle corde, delle grattugiatine, delle scivolate… ada si annoia. dice che non le piace il suono della chitarra e che la ragazza non era abbastanza bella.. mah.
a casa il reduce è sveglio, è salito fino al suo letto, e non intende pranzare.
né intende uscire nel pomeriggio, ma dormire ancora un po’.
“e noi, cosa facciamo?”
“andiamo in c.so como!”
in c.so como c’è un famoso negozio mOlto alla moda; le cose che hanno sono talmente eccentriche che mi diverto anch’io, senza contare la galleria fotografica e la libreria. ada ne è entusuasta: le piace tutto, dai vestiti agli accessori, dall’ambiente ai decori. “oh, è bellissimo!” è la frase che ripete più spesso, assieme a “che finezza” e “posso toccare?” visti i prezzi, è solo un po’ delusa da un vestitino tempestato di perle, perché le perle sono finte.
poi camminiamo fino al duomo e poi s. babila, dove saliamo sul metrò per tornare a casa. Decisamente, il window-shopping le va a genio, e la mette talmente di buon umore che riesco a vedere una mostra fotografica lungo il tragitto: bell’allestimento (magnifici locali, quelli del palazzo della ragione) per immagini perturbanti. il tizio ha preso un mucchio di modelle tendenti all’anoressico, le ha truccate da cadavere e le ha fotografate.. ma noi eravamo entrambi molto più interessati ai raggi laser che attraversavano vibranti la lunga sala oscura :-)
cena (anche lui, cui è tornato l’appetito)
film.
nanna.
questa è facile:
June 8, 2009
indovina dove sono andato?
muoversi quaggiù
May 22, 2009
“varasca!”

subito ho conosciuto le organizzatrici, e poi, come speravo, ieri alla triennale ne ho incontrati diversi altri: che roba strana, vedere le facce di chi scrive quassù :-)
c’erano anche i disegnatori e le disegnatrici, qualche parente e gli altri rappresentanti dei vari enti sostenitori. sul terrazzo-fumatori ritrovo, dopo un sacco di tempo, la mia colf preferita, con usermax e, poco dopo, la stupenda colfavoredellenebbie :-) saluto effe, che mi sorprende chiedendomi com’è andato il viaggio; io non capisco subito, e gli dico che abito a milano, che ho preso la metrò. l’emozione, probabilmente.
altri che ricordo sono arimane(bis), undulant, effeffe, aitan, birambai, cronomoto e fruscii (of course), e aquatarkus. ma ce n’eran di più.
Con la pubblicazione del catalogo, la conclusione unanime è stata che l’esperienza ha prodotto un precedente importante, dimostrando come le scritture in rete possano essere ottime basi narrative per immaginare delle graphic novels. personalmente non ne dubitavo. da vecchio lettore di fumetti, abituato ai loro ritmi e limiti, ho sempre ammirato gli autori in grado di riprendere un racconto lungo per adattarlo alla tavola da disegno; e i post, in generale, hanno già una lunghezza ottimale.
se non avessi fatto casino e fossi andato avanti con l’idea di partecipare come disegnatore, la storia che avrei voluto scegliere era Cornice, di Fuoridaidenti. credo mi piacesse perché mi ci riconoscevo, fissato come sono anch’io ad appiccicare tutti i tipi di bigliettini in giro per casa, cornici delle porte comprese :-) e poi aveva quella qualità del quotidiano, del normale che tanto apprezzo quassù (di nuovo, una scelta che sa di avvicinamento al simile, on dirait). e la finestra aperta su visioni lontane, in fuga – di fuga – che pure mi piace. detto questo, temo che il mio disegno l’avrebbe rovinata, perlomeno rispetto a quanto ha fatto, invece, alessandra de con i suoi bei collage ripasticciati.
se fossi stato in giuria avrei litigato un po’, dato che delle 5 storie vincitrici mi trovo d’accordo solo su una, Muito Romantico di aitan e eugenia monti.
le altre 4 sarebbero state, senza un particolare ordine, Vaglia, La Bella e il Tango, Il Cristo di Carne e La Fine della Rivoluzione. di quelle fuori concorso, infine, mi piace molto il risultato ne Il Viaggio
oh, mica che le altre facciano schifo, ma queste hanno qualcosa – i tratti, immagino – che mi piace di più :-)

poi l’aperitivo, e la conoscenza con altri avatar viventi. le ragazze responsabili di tutto questo possono iniziare a godersi il riposo, ci si sposta dal buffet alla terrazza trainati dalle sigarette, in un senso, e dai prosecchini nell’altro.
prosciugate le bottiglie della triennale, tutti in corriera (una a 2 piani, un battesimo per me!) fino al ristorante, dove ho trovato Miss Pettie, reduce dal mare e dal jappone, con amica; cenerò solo con loro ad un tavolino rimasto libero, essendoci attardati a prender posto (petarda è una celebrità, con la conseguenza che il suo giro di saluti dura assai!)

mentre mi arriva il primo, vedo che la cameriera è una mamma del trotter. poi un’altra. poi un papà… cioè cazzo, proprio in un bel posto simpatico gestito da gente del giro parco sono finito! bello il locale, ed il fatto che fossimo solo noi creava un’atmosfera rilassata. anche lì tutto un alzarsi e cambiar posto, complici le sigarette.
torno a piedi dove avevo legato la bici (non è lontano) e a casa.
bizzarra giornata.
bella serata.
eventi vari
May 20, 2009
hanno aperto la mensa nuova, quella definitiva. mentre le ruspe e le gru attorno continuano a demolire e ricostruire, gli affamati seguono un nuovo percorso fino alla palazzina nuova, salgono un piano e arrivano alla mensa. tutto bianco e grigio, le differenze sono che (1) son tornati i piatti di ceramica (2) l’assorbimento acustico funziona (3) benché poste in alto, le finestre sono trasparenti e si vede il cielo. a un piano sottoterra, invece, c’è il bar del cral e la libreria; per ora, i tavoli da pingpong e i calciobalilla non sono ricomparsi…
prendendo il caffè, L. ci ha fatto ridere quando ci ha rivelato d’aver nascosto un messaggio personale in un lavoro che gli hanno commissionato di recente; la sua futura sposa ne sarà contenta :-)
(anch’io l’ho fatto qualche volta: si scrocca il passaggio a un cliente per consegnare pensieri in codice, come gli agenti segreti nei film. solo che io – eccedendo un po’ in materia di segretezza – manco lo dicevo al destinatario..)
in un momento di relax mi sono fatto un amuleto perché, come diceva l’ispetttore callaghan, “ognuno doverbbe conoscere i propri limiti”.
in metrò, assieme a me, è salita una ragazzetta cinese. alla fermata successiva, dalla porta di fronte a cui stava in piedi, è entrato un ragazzetto cinese. impacciati tutti e due. si libera un posto, lui la fa sedere. con un braccio si tiene al tubo in alto, l’altro dondola libero a poca distanza dalla mano di lei, appoggiata ul grembo. le frenate e le accelerate del treno collaborano, e i dorsi delle due mani ogni tanto si sfiorano mentre loro fanno finta di niente, parlando piano e sorridendo molto. scendono a duomo.
arrivo alla libreria dove c’è la presentazione di un libretto sull’ineluttabilità delle corna e su come conviverci (più o meno). di solito non vado a questi appuntamenti, così sono rimasto sorpreso quando, alla fine del breve dibattito condotto da un noto comico della tivù, si sono scatenati i collezionisti di autografi. è gente (solo maschi, mi sembrava) che si pippa tutta la tiritera (ma anche no. uno “famoso” è arrivato alla fine) in attesa del momento degli autografi e delle foto, quando producono blocchetti per appunti, riviste con articoli, foglietti volanti e raramente una copia del libro promosso, per farseli firmare. poi le foto con la celebrità. non possono mancare. si conoscono, per forza, ché si ritrovano ad ogni evento in cui compaia qualche celebrità, e probabilmente si aggiornano a vicenda sugli ultimi trofei conquistati. chissà, magari gli autografi hanno anche un mercato che ignoro, e per alcuni potrebe trattarsi di un lavoro, in qualche modo..
ma la cosa più importante è che, manco a farlo apposta, pochi giorni dopo aver pianto la perdita della gratuità presso la nota piattaforma di scrobbling musicale, ho scoperto un altro sito dove (per ora) si possono caricare i propri brani, fare delle playlist, addottare brani caricati da altri ed forse (devo ancora capire come) inserire il playerino nei propri post. figo, no? ho iniziato a metterne, alla membro di segugio (come dicono gli asiaghesi istruiti), qui.
(pazienza, ché la pagina ci mette un tot a caricare, mi pare..)
ricordo a chi c’è, che domani pomeriggio alle sei ci sarà la conclusione dell’iniziativa Blog&Nuvole, alla triennale. sarà divertente scoprire gli umani che stanno dietro a tante belle parole che ho letto quassù, e rivedere i 2 o 3 che già conosco :-)))
infine, sabato ci sarà la festa della scuola al trotter: le classi esporranno i lavori svolti, ci sarà qualche esibizione al teatrino e via dicendo, come da programma. ci sarà anche la mia ex-consorte, somewhere, con la sua piastra per fare le crêpes. magari fa anche gli autografi. con la nutella.
e continua
April 24, 2009
ieri ho girato ancora un po’, con la bici.

sui marciapiedi ci sono ’sti grossi bolli rossi su un trespolo, che segnalano la presenza di uno show-room. io vado a caso, col rischio che comporta: molti sono normali negozi che espongono magari anche un solo prodotto (benché moltiplicato, effettaccio che va sempre forte in queste occasioni, a vantaggio dei fotografi della domenica come me). altri sono spazi di lavoro, come officine e laboratori, che vengono affittati solo per questa settimana: ci sono interi garage che sgomberano tutto per lasciar posto agli allestitori. quasi sempre è presente il progettista, col quale si possono – se si vuole – scambiare 2 parole; io non so cos’ho, ma non mi pigliano mai per un italiano.. ieri 2 olandesine carine m’hanno fatto tutto un discorso per farmi entrare in un cortile prima che riuscissi a interromperle in inglese.
come al solito, c’è il trionfo del kitsch: c’è il kitsch stupidotto, quello degli oggetti dissacranti e divertenti, giochi soprattutto mentali, stimoli che c’entrano poco con l’ottimizzazione della produzione in serie e molto con gli stimoli culturali. e poi c’è il kitsch vero, quello delle aziendotte italiane che si inventano variazioni sul lusso mirate agli sceicchi, per dire. non so se son peggio i prodotti, gli allestimenti o la fauna.. ecco, questi sono i posti migliori per risolvere il problema della cena, a patto che il proprio organismo se la sappia cavare con gamberetti e prosecchi.
cosa m’ha colpito?… le bici danesi senza catena, col telaio in bambù.. il tipo di oggetto che mai lascerei legato in strada :-) oppure i mobili in compensato, da montare come certi giochi in cartone rigido. la lampadina che (fa finta di) sente se la si tocca e pulsa come un cuore, i PC rivestiti in porcellana decorata, e ovviamente altre lampade e sedie in tutte le salse.
ero un po’ sorpreso che, la sera, non ci fosse nessun tanguero straniero in milonga, quelli che anche in trasferta cercano qualche metro di pista e un abbraccio familiare; troppi spumantini, I guess :-)
è cominciato
April 23, 2009
il salone, quell’evento che si ripresenta ogni anno e che attira gente da mezza europa, ad intasare la zona ticinese.

in compagnia di amici allegri e curiosi ho fatto già una prima perlustrazione: il punto dove si beve di più è dagli svedesi, all’interno dei mega studi fotografici :-)
tipi
November 18, 2008
rimbalzo una segnalazione trovata sul blog di amici miei, che riguarda una mostra fotografica in tournée dal ‘97. divertente tentare di individuare la tipologia cui si apparterrebbe se nella scelta dell’abbigliamento ci fosse, forte, la volontà di appartenenza ad un gruppo :-)

io oscillo fra # 64 (inquietante: ho visto dopo che è milano!) e # 79 (senza tracolla), con una pizzico di # 93 e un passato decisamente # 65
un pomeriggio, di domenica
September 15, 2008
non uno qualsiasi, ma l’ultimo della pausa estiva.
ancora?!? ancora, sì, perché da oggi i raga tornano a casa come studenti che hanno ricominciato l’anno scolastico; cioè da oggi si parte a regime, mentre finora, benché avessi ripreso il lavoro da poco dopo ferragosto, ero ancora in un mood deliberatamente distratto, di cazzeggio e milonghe, sostanzialmente.
che fare una domenica pomeriggio con minaccia di pioggia? il giornale mi dice che è l’ultimo giorno di apertura di una mostra in triennale, mi ci precipito. avrò così fatto almeno una cosa culturale durante tutta l’estate (quelle honte!)
piglio la metrò armato di lettorino mp3, che spengo appena salgo: una signora, forse rom, canta per quasi tutto il tragitto, accompagnata da un sound system a rotelle che sovrasta decibellamente le mie cuffiette economiche.
cadorna, col brutto tempo le pensiline d’architetto sono ancora più brutte, anche se il colore del liquido che scroscia eternamente dalle “grondaie” ha qualcosa di tropicalmente lercio che mi diverte.

costeggiando il parco vedo gente che fa uno shooting, una ragazza seduta nel prato tiene in braccio un pupo per (lo immagino dal furgone in strada) un catalogo di roba per neonati. con questa giornata, la fotolito dovrà fare dei miracoli di postproduzione per rendere appetibili i vestitini del bebè! comunque, tutti convinti a dimenarsi in tutti i modi per ottenere i sorrisi del protagonista :-)

“non ha diritto ad alcuno sconto, signore?”
“no, e mi dispiace veramente, signorina”. è la mostra sulle abitazioni economiche, dai rifugi per profughi e homeless alle casette prefabbricate da vacanza, passando per i condomìni sociali. un sacco di cose che mi piacciono, tipo le case fatte con i containers, modulari e moderne. mi piacciono queste cose/case.. costano poco, pesano poco (sull’ambiente) e sono flessibili. vorrei possedere un terreno (seh, a milano..) o l’usufrutto di un tetto (doppioseh) e posarci sopra la mia capsula, che non sarebbe neccessariamente fantacientifica, anzi; ho visto disegni degli anni ‘30 che andavan benone!

una mostra per sognare un po’, e così è stato. è stato anche altro, il problema degli alloggi in tutto il mondo, soprattutto nel mondo povero, e le soluzioni che bravi progettisti si inventano per risolvere quel che possono. anche cose assurde, ma stimolanti.

ritorno a piedi fino al duomo, 2 passi nella folla. un cinese silenzioso, chiuso nei suoi pensieri, scolpisce ortaggi, non guarda mai la gente, procede preciso, gesti che deve aver fatto centinaia di volte.

il fenicottero, le rose, gli uccellini e i pesci rossi. bravissimo.

penso: lo porti in triennale, gli dedichi 2-3 sale, un trìspito per ogni rapa con sopra il faretto, poster e stendardi, battage sui media.. altro che metroquadro di polistirolo e piattino di plastica!…
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June 20, 2008
cristiano lavorava in un posto, se ne è andato in un altro e l’ho sostituito io.
nell’altro posto è rimasto un sacco, io nel frattempo ne cambiavo diversi.
poi ha cambiato lui, e adesso sembra contentone.
non ha mai smesso di fare foto in cui chi comanda è l’immobilità e il silenzio.
ieri sono stato alla presentazione d’un bel libretto che ha pubblicato, di foto di amici suoi.

la cosa era in una di quelle librerie d’arte in cui potrei piantare una tendina, e rimanerci un paio di giorni. la libreria fa parte d’un ex-complesso industriale rimesso a lucido, tutto minimalista-high-tech.
qualcuno ci vende casa… che faccio, telefono?

