fortunati.
il tempo era bellissimo. a parte ieri, ma ieri siamo rientrati, perciò. (venerdì sera ero già in piazza, sorpreso a trovarmi fuori dal bar con una birra ghiacciata in mano e di non avere freddo, pur senza giacca)
i miei stanno bene, sempre. scaldano bene la casa, preparano le cose da mostrarci, ci nutrono e cercano di tirarci fuori racconti della vita in città, della scuola, del lavoro, di quel che non si chiede. ci provano discretamente, ché i ragazzi li ho fatti come me, silenziosi. (in parte, dopotutto, io lo so che scrivoquassù per permettere ai miei cari di sapere qualcosa di me – e dei 2 – riparando alla meno peggio i danni che il mio caratteraccio provoca. eh.)
ci hanno detto che i vicini vorrebbero liberarsi della cagnetta bianca! è quella che hanno preso, assieme ad un altro setter, quando è morto zak, il cane che ballava di gioia quando ti avvicinavi al suo recinto. i tipi sono dei cacciatori, e del benessere dei loro cani sembra che se ne sbattano altamente: zak pare esser morto perché “ha mangiato qualcosa”. mh. il gatto II è rimasto anchilosato quando, dopo essersi lussato l’anca, non hanno fatto niente. e adesso hanno ’sti 2 cani chiusi tutto il giorno, tutti i giorni, in un recinto di 4 metri per 3, lercio. anche questi, appena ti avvicini, iniziano a spintonarsi contro la rete, in cerca di un contatto; allora infiliamo le dita nelle maglie della rete, accarezzando tutto quel che si può. La cagnetta bianca è una setterina piccola (ma adulta) per la quale ho un debole dopo che me l’hanno descritta come un’artista della fuga: non si capisce come cazzo faccia, ma è riuscita a scavalcare per tre volte la recinzione, che veniva man mano prolungata in altezza! per l’ultima fuga spiderdog ha scavalcato una cosa come due metri e mezzo, dopo di che hanno deciso di metterle anche una catena.. che pena mi fa, e che tenerezza.
sabato dopopranzo, io e felix siamo andati in cerca di aria aperta, ho sbagliato strada e ci siamo ritrovati in una vallle invece che in un’altra. meglio.
la strada bianca si inerpica fino a una malga, poi continua oltre un divieto, che rispettiamo. il paesaggio attorno piace molto a felix, che mi chiede se assomiglia all’america; capisco cosa intende: né lui né io siamo mai stati nel klondike, ma guardare la valle ricorda decine di film, con o senza cowboyz, e oso dirgli che sì, sembra proprio l’america.
cominciamo a salire, tagliando per i campi dove si capisce che sarà facile riguadagnare la strada. polmoni permettendo. l’altitudine è ridicola, quindi attribuisco alla mia passione per il tabacco la grancassa che mi batte nel torace. anche il giovane fatica, e mi consolo un po’; mi consolo del tutto quando, dopo un’oretta, ho assimilato un ritmo idoneo, e saltello in salita.
arriviamo dove gli abeti lasciano spazio ai mughi, e i mughi concedono a qualche larice il permesso di attraversarli. ci sono uccelletti – tanti – che si rincorrono a gruppetti in mezzo a questo spinoso mare verdescuro.
in un canalone, poco sotto la fonte, sentiamo tanti “guen-guen-guen-guen” dall’alto, alziamo lo sguardo e vediamo, per la prima volta delle nostre due diverse vite, un’enorme stormo di pennuti migratori arrivare da dietro il monte, una formazione come nei documentari che si dirige proprio verso di noi, e verso sud.. giù da noi c’è un’esplosione di urla di eccitazione, e mentre armeggio freneticamente con la digitalina, dico a felix che la notte prima dei pennuti simili erano proprio sopra il paese (li hanno sentiti in tanti, e qualcuno dirà che si erano perse, le anatre; in effetti, sembravano veramente indecise quando ne ho individuata la formazione nera nel cielo quasi nero) solo che adesso lo so: non sono anatre, ma cosi con le gambe e il collo lunghi, tipo aironi, guen-guen.
formavano il profilo di una seconda montagna cangiante, che crebbe fino a passarci sopra rovesciandosi in un sorriso larghissimo che ha continuato a trattenere chissà quale segreto fino all’oceano luminoso del sole calante.
ero felice che entrambi avessimo visto Il Popolo Migratore, quel documentarione splendido da cui si esce gracchiando e agitando le braccia, nel desiderio di volo; sapere cosa ci fanno quegli uccelli sopra ai mughi è bello, perché la mente, per un po’, se ne va con loro sopra a valli, campagne e mari, e atterra al caldo. a casa.
al rifugio ci fermiamo, anche se vorrei seguire lo sguardo fino in fondo all’enorme conca che ci separa dalla cima più alta dell’altopiano (una volta, quando si poteva, ci sono arrivato sotto con la macchina – ero solo e avevo voglia di esplorare – e decido di salire in cima al cucuzzolo. la sera mi sarei gasato molto scoprendo dov’ero stato). ma rimane poco sole, e non abbiamo giacche, così facciamo dietrofront: per campi, più possibile.
l’altroieri porto i 2 pulcini nella valle sotto casa, a controllare la situazione amoniti. per strada bisogna fermarsi per forza di fianco alla staccionata del tipo che tiene in giardino 3 renne, 2 asinelli e 2 pony di cui uno, quello nero, stronzo (l’ha detto il vecchio, mica io!) il caporenna (si capisce perché è la più grande e ha due palle pelose bellissime, a detta di ada) è simpatico, e infila le corna oltre la staccionata – rischiando, ci sembra, di incastrarsi continuamente – pur di ricevere carezze. se ci spostiamo ci segue. immaginiamo come sarebbe arrivare all’area-cani del trotter con una renna al guinzaglio.. troppo originale, temo :-)
poi, il pomeriggio, li ho portati in un posto, che m’han detto.
gli amici del gruppo grotte, che conosco per averci strisciato insieme in cunicoli bui, umidi, freddi e fangosi, hanno rimesso a posto una vecchia fattoria, trasformandola in un museo dell’acqua: oltre a fornire materiale didattico sulle tradizioni locali legate all’acqua, stanno redigendo una specie di censimento delle fonti, raccogliendo anche dati quantitativi-qualitativi-bohlitativi. il posto è splendido, come il bosco attorno. amo stare in bosco quando quei due si divertono, e quel giorno erano in una buona vena. quante cazzate sparano, che mi fanno pentire di non avere un metodo per ricordarle tutte. cazzate e perle di saggezza, il massimo.
in paese, nonostante la festività, non c’è molta gente, e fa molto freddo. facciamo una breve vasca, e poco prima che sia completamente buio saltiamo in macchina per correre a casa, sotto una lunona spavalda che a tratti sembra una pallina da golf che rimbalza sui prati.
ieri ci sarebbe stata la fiera in paese, ma pioveva e faceva freddo. siamo partiti con calma, arrivando giusti per una pizza mentre la casa si riscaldava e pèa ci raccontava com’era andato il suo finesettimana.
cammina, cammina
October 5, 2009
finita la settimana coi ragazzi. era la prima da quando è ricominciata la scuola, e finalmente mi sono reinserito anche in quel ritmo.

il ragazzo si trova abbastanza bene nel nuovo indirizzo, e pare che la classe sia piacevole. la ragazza ha ritrovato la solita classe e i soliti insegnanti, sui quali non risparmia commenti crudeli che ci fanno molto ridere.
io ho fatto il bravo e ho aspettato venerdì sera per uscire in milonga, dove ho comunque fatto più tardi del previsto. a parte preparare la colazione al giovane addormentato, volevo andare alla presentazione dell’iniziativa sui giardini sociali al parco.

(le locandine che faccio precedono di talmente poco gli eventi stessi che mi sorprendo a vederle affisse in giro… una settimana prima uguale, per la mostra munariana dei cento libri di astronomia appesi in teatrino.)
hanno aderito una 50ina di persone, con una certa soddisfazione degli organizzatori; io ero tentato, perché non mi dispiacerebbe saper trasformare dei semi in cibo (cosa che potrebbe sempre servire, un giorno). ma mi conosco, e non credo che tutti i sabato potrei avere voglia di zappare (per quanto mi paccia). ero lì con ada, che non ne aveva alcuna voglia ma che aveva (fortunatamente) rinunciato all’idea di tornare al mercatino delle pulci. per la pasta e fagioli, poi, ci ha raggiunti anche felix.
“e oggi pomeriggio, cosa facciamo?”
questa domanda, ultimamente, mi coglie sempre un po’ impreparato; ultimamente si arrangiavano, nel senso che avevano ognuno i propri puntelli con gli amici, e io mi dedicavo alle mie passioni: fare lavatrici, fare spesa, fare pulizie. Da un pezzo non riesco a portarmeli a una mostra, e rimpiango i tempi in cui – addirittura – ci si avventurava in un’altra città.
si decide per un giro, che significa “facciamo fare alla città. vediamo cosa ci offre”. sulla modalità del giro, la spunta ada, che detesta quella faticosissima bicicletta: andiamo a piedi, con calma.
in corso buenos aires considero – a voce alta – i benefici del camminare, la completezza dei movimenti, la loro giustezza in relazione alla forza del cuore, al sistema di pompaggio e di circolo del sangue ecc. quando la ragazza mi informa che “ecco. è inutile continuare a rompermi le scatole con la storia che devo fare sport; io mi faccio c.so buenos aires tutti i giorni, mi mantengo in forma e vedo le vetrine che mi piacciono!”
maledetta la mia linguaccia.
arrivati in fondo, attraversiamo i giardini di p.ta venezia.
arrivati in fondo, andiamo al padiglione d’arte contemporanea, che è chiuso.
ma villa reale è aperta, ed è gratis. li trascino dentro, con la promessa di una visita “light”. una volta dentro, vanno da soli :-)
attraversiamo i saloni immaginando di viverci. riarredando. questo gioco funziona sempre.
ammiriamo il lavoro dei pazzi che, a suon di martellate e abrasivi, trovavano pelle morbida e stoffe inamidate nei blocchi di marmo bianco.
io ritrovo pelizza da volpedo e segantini, giovanili passioni.
un paio di tele serie, tutte santi e devoti, riportano a galla l’intramontabile gioco di cambiare i dialoghi ai personaggi: e allora alcune sante fatte di anfetamine rifiutano di rivelare l’identità dello spacciatore, in un interno ci si scandalizza e si litiga per una bolletta esorbitante, fino al tizio scolpito in facciata, che non sa proprio dove aveva parcheggiato.
sarà dissacrante, ma funziona: i giovani studiano attentamente le espressioni, le pose, e si rendono conto dell’acuratezza dell’opera. se, in mezzo alle ghignate, gli faccio notare un dettaglio, una tecnica o il contesto, ascoltano e, spero, elaborano.
al ritorno il ragazzo preferisce prendere il metrò ed aspettarci a casa; io mi rifaccio tutto il corso con la mia non-più-tanto-piccola window-shopper (ogni tanto, camminandole accanto, controllo lo sguardo degli uomini che incrociamo; da come squadrano ada capisco tutto quello che l’abitudine ed il ruolo generalmente mi precludono, e cioè che è quasi una donna…
arrivo a casa abbastanza cotto, e son quasi felice che felix sia invitato ad una festa; per non lasciare ada sola soletta non avrò nemmeno la tentazione di andare a ballare.
guardo con lei un film per ragazzine demenziale, e decido di non aspettare il rientro di felix: non voglio che creda che lo abbia aspettato in ansia o cosa, e vado a letto prima del solito.
mi sto addormentando quando il telefonetto bippa un messagino: mi alzo pensando che possa essere felix, leggo, non è lui, rispondo che no, stasera non ballo, e torno a letto.
mi sto addormentando quando il telefonetto suona: è felix. rispondo ma non è la sua voce:
“è il papà di felix?”
“sì..”
“può venire a prendere felix?”
“…perché?..”
“sta male.. è in bagno che vomita..”
oh cazzo.
“avrà bevuto.”
“… n-non saprei.. comunque sta male. lo può venire a prendere?”
(scocciato) “no, non posso! non ho la macchina!”
“allora chiamiamo sua madre?”
porca puttana.
“no, vengo io” e mi faccio spiegare dov’è la casa. ci mancherebbe questa: che chiamino sabine per dirle di recuperare il figlio sbronzo quando tocca a me..
mi vesto rapidissimo e pedalo nella notte che mi sveglia pensando al fatto che, se fossi stato in milonga, non avrei mai sentito suonare il telefono…
arrivo, chiamo il cellulare di felix – come convenuto – e una voce femminile mi dice che “adesso scende”.
dopo un quarto d’ora (nel frattime è arrivato un altro papà) telefono di nuovo. risponde felix:
“allora? sono qui che aspetto!”
“…alowa… dewo… scendewe?…”
oh minchia.
“sì che devi scendere! andiamo a casa!..”
“…awwiwo…”
altri 5 minuti buoni. intanto anche l’altro papà sta telefonando.
poi arriva. anzi, fluttua. non trova il pulsante per aprire il cancelletto, mi fa ricitofonare su e gli aprono.
è ubriaco fradicio!
verifico che abbia tutto, telefono, portafoglio e chiavi di casa, e decido che una bella camminata possa fargli del bene (né mi va l’alternativa di mollare la bici e rientrare in taxi: doppio rischio di farsi fregare la bici e di gestire una vomitata in macchina. no.)
per un po’ sono serio, gli faccio una ramanzina e tutto, ma mi rendo conto che non capisce una sega. allora mi godo un po’ lo spettacolo di questo giovanotto – più alto di me – che tenta di procedere su due gambe difficili, molto difficili da controllare :-)
mi vergogno un po’, ma penso anche che doveva succedere, prima o poi; avevo più o meno la sua età quando è successo a me.. solo che io tornavo a casa col motorino!
strada facendo mi faccio waccontawe com’è andata, e spunta il solito colpevole: vodka. chissà come mai le prime ciucche sono sempre a base di vodka? per me erano quelle schifezze al limone o alla menta, dolcissime mentre le ingurgiti e orrende quando le rigurgiti. lui ha pure aperto con un paio di birre, per poi addormentarsi su un divano prima di precipitarsi in bagno, dove ha chiesto a qualcuno di telefonawe a papà. tenero.
a metà strada (ormai fa veramente fatica a procedere, sopraffatto dalla stanchezza), gli ricordo i test della polizia di una volta…
“li conosco! non sewwono a niente!”
gli chiedo di camminare su una linea di mattoni nel marciapiede: “ewabbè” dice, partendo per la tangente.
gli chiedo di fare quelll’altro, in piedi su una gamba sola, naso-pollice-mignolo-pollice-mignolo-ginocchio sollevato: perde l’equilibrio, “no, non vale, lo wifaccio”, perde di nuovo l’equilibrio e sbatte la testa contro un portone, “ohio.”, e continuiamo.
quando incrociamo gente sul marciapiede gli dico di tenersi a me. ma lo vedono tutti lo stesso che non si regge in piedi.
mentre percorriamo l’ultimo tratto di strada, nella nostra via, gli viene un rigurgito (per tutto il percorso ero stato a dirottarlo sulle aiuole, sui cestini della spazzatura, sopra le griglie dei montacarichi, benché non avesse più nulla in corpo da espellere) e si appoggia a una macchina, rivolto verso la strada. sul marciapiede opposto passa un tipo robusto, si ferma, lo vede, e inizia a urlargli “cuosa fai? cuome ti sei riduotto, ragazo?” e attraversa la strada.
è un russo, o qualcosa di simile. un armadio d’uomo, sui 35 al massimo, capelli da militare, col singhiozzo. lo lascio fare.
cuomincia a sgridare il ragazo, con dolcezza, dicendogli che così non va bene, che non c’è motivo di ridursi così e via dicendo; credo che ci prenda per una coppia mal assortita di esuli, perché quando gli dico che il ragazo è mio figlio rimane veramente sorpreso.
“ma questo è papà d’uoro, ragazo! tu sei fuortunato che tuo papà viene cercarti, ti puorta a casa, ti vuole bene.. mio papà? mio papà picchia! lui ti picchia se così!” e mentre gli dice tutto ciò, lo tiene stretto tra le mani e lo scuote, un po’ come fa obelix con i romani quando vuole che durino di più. e giù pacche sulla schiena, contropacca sul petto, il povero felix è in balìa di uobelix, incapace di imporre qualsiasi cosa ai suoi muscoli, riesce solo a dire “..ohio pewò, mi fa male..”
ringrazio il miliziano brillo e, un po’ a fatica, gli strappo felix dall’abbraccio per portarlo finalmente in casa. gli ricordo che è facile fare incontri del genere di notte. che non è bello esser completamente impotenti.
worrebbe che lo aiutassi a salire il soppalco, “te lo scordi. se devi correre in bagno t’ammazzi sulle scalette. no, dormi sul divano.”
si addormenta, vestito, in pochi secondi.
il mattino dopo io e ada andiamo al parco, dove c’è un concerto di chitarra classica. lui dorme.

questa volta heidi ha invitato una giovane chitarrista che esegue alcuni brani che mi lasciano incantato: senza amplificazione, con quella che mi sembra una chitarretta graffiata, interpreta a memoria diversi pezzi che includono la percussione della cassa, delle corde, delle grattugiatine, delle scivolate… ada si annoia. dice che non le piace il suono della chitarra e che la ragazza non era abbastanza bella.. mah.
a casa il reduce è sveglio, è salito fino al suo letto, e non intende pranzare.
né intende uscire nel pomeriggio, ma dormire ancora un po’.
“e noi, cosa facciamo?”
“andiamo in c.so como!”
in c.so como c’è un famoso negozio mOlto alla moda; le cose che hanno sono talmente eccentriche che mi diverto anch’io, senza contare la galleria fotografica e la libreria. ada ne è entusuasta: le piace tutto, dai vestiti agli accessori, dall’ambiente ai decori. “oh, è bellissimo!” è la frase che ripete più spesso, assieme a “che finezza” e “posso toccare?” visti i prezzi, è solo un po’ delusa da un vestitino tempestato di perle, perché le perle sono finte.
poi camminiamo fino al duomo e poi s. babila, dove saliamo sul metrò per tornare a casa. Decisamente, il window-shopping le va a genio, e la mette talmente di buon umore che riesco a vedere una mostra fotografica lungo il tragitto: bell’allestimento (magnifici locali, quelli del palazzo della ragione) per immagini perturbanti. il tizio ha preso un mucchio di modelle tendenti all’anoressico, le ha truccate da cadavere e le ha fotografate.. ma noi eravamo entrambi molto più interessati ai raggi laser che attraversavano vibranti la lunga sala oscura :-)
cena (anche lui, cui è tornato l’appetito)
film.
nanna.
durata poco
September 22, 2009
ieri sono passato in un punto vendita del mio gestore, in 3 minuti mi hanno dato una sim nuova con lo stesso numero di prima. poi sono andato a fregare un telefonetto a felix, che ne ha già due, e sono tornato ad essere reperibile :-)
ho perso 3 euri di credito, un telefonetto (ovviamente), diversi numeri che chissà e qualche sms sott’olio, di quelli così bellini che si tengono, n’importe quoi.
la locandina per il lancio degli orti comunitari al trotter è finita; ecco la versione definitiva col programma della giornata.
facendo un passo indietro, sabato ho portato i ragazzi al mercatino delle pulci, ché al rampichino di felix servono i parafanghi (raggiungere la nuova scuola è scomodo con gli autobus, così sta facendo la conoscenza con la pioggia a pedali).
ada squadrava i ragazzi un po’ hippie, domandandosi come facessero a buttarsi addosso tante stoffe colorate prive di “taglio” per poi eccitarsi alla vista delle maschere antigas. si è comperata una minisfera da discoteca da appendere allo zaino di scuola, e ci siamo regalati 4 occhi azzurri da bambola sfusi, quelli che si chiudono ad inclinarli, con le ciglia. abbiamo pranzato lì, ad un camioncino con le salamelle, godendocele.
abbiamo risalito la città a piedi, da p.ta genova a s. babila, window shopping. ada ama molto il quartiere ticinese, soprattutto perché ha scoperto un paio di negozietti delle sue marche preferite.
domenica li ho laciati dormire, e sono andato al parco con l’intenzione di passarci un’oretta leggendo. alla chiesetta c’è movimento e mi siedo un momento prima che un pianoforte si metta a creare i contesti emotivi in cui un violino e una viola se ne dicono di tutti i colori. questa volta heidi non suonava, ma aveva organizzato il concerto e offriva il rinfresco :-)
pranzo veloce e faccio gonfiare tutte le gomme: pare che ci sia un raduno di bastardini e non al parco forlanini. ci si arriva, nonostante le lamentele di mia figlia, che non ha tutti i torti: la sua bici ormai è piccola.
beh, da ridere. in pratica, chiunque si poteva iscrivere alla sfilata di bellezza e all’agility contest; e ci si iscriveva veramente chiunque :-) fra le scene buffe, un alano che non ne ha voluto sapere di infilarsi attraverso copertoni d’automobile (come il terranova, del resto), i cagnetti da borsetta, più bassi dell’erba, percorrono i tunnel come se fossero sparati da una fionda; i bastardi di tutte le fogge, agitati e non, e i proprietari che “vieni dalla mamma, corri dal papà”. ci siamo divertiti a vedere gente buona che tira fuori i cagnetti dai canili :-)
bèk tuscùùl
September 14, 2009
pochi cazzi. se l’anno scorso è iniziato con una presentazione in aula magna a beneficio – mi sembrava – soprattutto dei genitori, quest’anno accompagnare felix al primo giorno di scuola è stato perfettamente inutile, se non per fargli sapere che gli voglio bene. in bici ci si mette un quarto d’ora, così abbiamo trascorso quello rimanente a guardarci attorno, parlando poco. tante ragazze, in effetti, ma anche diversi maschietti. varie etnie, maggioranza italiani, pochi cinesi, ho capito poco di più e attendo di sentire le sue prime impressioni. Questo accadeva sul marciapiede. poi hanno aperto le porte e si è capito che i genitori potevano tornarsene da dove erano venuti. beh, nonostante la minaccia, non sta ancora piovendo.

in ufficio mi faccio un caffè istantaneo. quello buono è finito da un paio di settimane, e le priorità sono altre. poco male, durante l’estate ne ho bevuto parecchio e il suo sapore mi rifornisce di ricordi abbronzati. e mi sveglia un po’, ché anche ieri sono andato a ballare, sfidando le intemperie. schivandole, a voler esser più precisi. all’uscita della milonga pioveva, il tempo di una sigaretta chiaccherata con un’altra ciclista, e aveva smesso :-)
La stessa tipa l’avevo vista anche la sera prima, alla marippa. lei ed uno dei più sorprendenti tangueri che io abbia mai visto dal vivo, hanno fatto un’esibizione: la classica tripletta tango-vals-milonga, poi altro vals e altro tango, per finire con rock around the clock. scatenati.
è che sabine ha pensato di regalare ai ragazzi qualche giorno ancora di vacanza prima della ripresa, e se li è portati in liguria pur essendo la mia settimana. reazione: vado a ballare. stanno riaprendo tutte le mie solite milonghe, ed è bello ritrovare abbracci conosciuti. mi ha intenerito quella nel circolo familiare: avevano messo dei fiocchi vistosi lungo tutto il corrimano delle scale che portano al primo piano, e pure lungo le pareti all’interno. ritrovo volti del mio tango meneghino, e qualcuno di nuovo. bello :-)
ho consumato in fretta la seconda serie ambientata a madison avenue, e m’è piaciuta più della prima. difficile resistere: ci hanno messo tanti riferimenti alla realtà di quegli anni che ogni episodio è anche la riaccensione di parti di coscienza sopita. non che possa ricordare la mia infanzia, ma mi interessa sapere dove era la società in quel momento. avendola poi trascorsa più a contatto con gli americani che con gli italiani, la mia infanzia era avvolta dalla coda di quegli anni di boom. e so che sono vecchio, provengo da un passato già lontano e diverso di aerei a elica.
infine, i tizi nella serie mi spiegano le cose che ho studiato, come è nata l’arte della persuasione a fini commerciali. da mostrare nelle classi di pubblicità!
ho letto il primo di 3 libri che, mi hanno detto, mi piaceranno. mi hanno anche detto che non va mica tanto bene non averli ancora letti, io che sono ancora a elica.
l’ho letto in un giorno, quindi credo che i rimanenti abbiano buone prospettive di non mancare lo scopo della loro manifattura industriale ;-)
ho visto il terzo film glaciale, e mi è piaciuto meno dei 2 precedenti, nonostante gli occhialetti treddì. machissenefrega, l’autunno promette evasione digitale a iosa, e ce ne sono un paio che attendo con impazienza.
ho attaccato la terza serie dell’ematologo turbato, che mi terrà sulle spine finché non torneranno i ragazzi dalla settimana matriarcale; queste cose – ancora – non le guardo con loro, anche se ho la certezza di essere molto più impressionabile di loro.
anche il trotter è ripartito, a tutta birra.
riapre la bibliotechiina, riatterrano gli astronomi e rispuntano le verdure. (quest’ultima locandina è ancora provvisoria, ma l’entusiasmo per l’iniziativa mi spinge a metter lo stesso il bozzetto, e per il gusto della soffiata)
questi figli
September 8, 2009

prima li guardi, e scopri cose che non potevi ricordare. come mangiare, prendere, camminare, dire, capire.
poi iniziano a vivere una vita di cui, a mano a mano che avanza, riconosci alcune tappe. poi hanno subito l’età che avevi quando hai scoperto i problemi, quella a partire dalla quale i tuoi ricordi sono abbastanza distinti.
mio figlio ha quest’età, e i suoi problemi. che ho avuto anch’io, e che ricordo bene.
cambierà scuola, e indirizzo.
io ero un po’ più grande quando cambiai scuola, e città. a dire il vero, andavo in città, e non sapevo cosa ne sarebbe stato di me. scoprii invece di essere nuovo, e che la mia immagine precedente, con tutte le sue carenze, non si vedeva più. ero libero dalla mia cattiva fama, e trovai la volontà (e un ambiente favorevole) di essere me stesso, di studiare con serenità e di finire quel cazzo di liceo scientifico.
per poi cambiare completamente indirizzo. e di nuovo città. a milano ho seguito gli studi che volevo, ho fatto i lavori che volevo, ho amato e avuto una famiglia.
non è andata male, dopotutto.
mi auguro che anche lui abbia la fortuna di capire presto come una bocciatura possa spalancare alcune porte, perché adesso il colpo di quelle appena chiuse gli starà rimbombando di brutto sotto alle ciocche chiare. Gli auguro che l’ambiente – e le dozzine di ragazzine del linguistico – lo aiuti a riconoscersi e a trovarsi. che questo ricordo gli si possa agganciare ad altri più piacevoli.
che vada avanti, insomma :-)
e mo’ si riparte
August 31, 2009
oggi i raga tornano da sabine.
domani il ragazzo affronterà la prova scritta di matematica, dopodomani quella di latino, dopodopodomani gli orali:le due già dette (se agli scritti andrà cosìcosì o proprio male) e diritto.
studiare ha studiato, perlomeno rispetto a quel che (non) ha fatto durante l’anno.
“come ti senti?”
“ho paura.”
spero che se la ricordi, che gli serva e che se la dimentichi.
per lasciarlo tranquillo, ieri sono andato a spasso con sua sorella, che per tutta la settimana si è rotta le scatole. aveva capito che la priorità era lasciar tranquillo il pluririmandato, ed ha passato il tempo a fare la spola fra le due case. in realtà ha influito molto un cambiamento nella sua disposizione nei confronti di casa mia: ci sta stretta. le mancano le sue cose, uno spazio suo (ultimamente ha iniziato a chiederci di non girare per casa chiappe al vento, e per noi maschi – soprattutto d’estate – è una richiesta che significa impegno: soprattutto il ricordarsela), e la trova, molto semplicemente, brutta. le vicende dell’estate, gli inconvenienti vari e l’immutabile degrado hanno generato in lei un’insofferenza che mi pesa, per le implicazioni che comporta: vendere l’invendibile e trasferirsi, magari in affitto. con i miei capitali, la sola soluzione sembra essere nell’hinterland, con i casini che l’affido congiunto – o anche solo il semplice recarsi a scuola – comporterebbe.
durante la passeggiata ho sondato il terreno: abbiamo fatto un ampio giro del quartiere, parlando del più e del meno, facendo foto (io. lei a rimproverarmi perché ne faccio tropppe, rallento la passeggiata, fotografo cose brutte e quindi perdo tempo), e, passandoci in mezzo, le segnalavo le diverse tipologie di condomini invitandola ad immaginarci sistemati là in mezzo, ad un piano intermedio. gliene sarebbe andato bene uno qualsiasi. e questo la dice lunga, mannaggia. (qualche lettore ha qualche dritta?)
il finepomeriggio è trascorso in modo insolito: li avevo già invitati, più volte, a fare ordine e repulisti di manufatti obsoleti, come sto facendo anch’io da qualche tempo. ci si sono messi. e dopo un paio d’ore il risultato era sorprendente. loro sù, io giù, li sentivo commentare quasi ogni articolo, in un gioco che li divertiva e – per una volta – li vedeva in una rara sintonia collaborativa. ho preferito non assistere, non fidandomi di me stesso e del mio cronico attaccamento ai ricordi; solo qualche direttiva generale (“i libri li voglio prima vedere io, giochi ecc. che funzionano da una parte, idem carte, pennarelli, matite. e i ricordi particolari, anche di scuola, pensateci 2 volte prima di eliminarli, ok?”)
alla fine si riusciva perfino a passare la spugnetta umida sulle superfici impolverate :-)
io ho eliminato: un saccone di rotoli di cartone di vari spessoridiametrolunghezza, idem di plastica, una quantità di coppette di yoghurtcremebudini, due cartoni di barattoli di vetro, due sacconi di sacchettigrandimedipiccini, un grosso cartone di pezzidipolistirolo, imballaggidicartone, cd-romrovinati, scatolediuova, gommepiume, vassoiettidipolistirolo, dicendomi che, in fin dei conti, è da tanto tempo che non adopero nulla. né prevedo di assemblare fuffa nell’immediato. siamo perfino riusciti a selezionare qualche statuetta di creta da sciogliere!
ma tutto questo lo sappiamo solo noi: chiunque entrasse in casa avrebbe la solita sensazione di essere oppresso dal fottìo di cose.
all’esterno ho dovuto accumulare un bel po’ di fuffa di fronte alla porta – rotta – del cesso in cortile: qualche deficiente incontinente ci ha scaricato la sua merda nonostante si sappia che lo scarico della turca è intasato dal secolo scorso. dovrebbero murarla, quella porta; o riparare il cesso, ma questo è improbabile, e spero almeno che la mia piccola barricata regga. dopo le grandi operazioni estive, il condominio sta lentamente ritornando ad essere il bordello di sempre: giovani appollaiati su scale pieghevoli si auto-riallacciano la corrente all’impianto comune, ricominciano i lanci di spazzatura e bottiglie dai piani alti, gli invisibili tornano a fare la loro apparizione sulle scale o in cortile, sui volti dei trans ricompaiono dei lividi. il fatto che sia ramadan non migliora molto le cose, anzi: la maggior parte degli arabi sono single, e la sera si scatenano con musiche, grida e qualche liquorino proibito.
all’esterno, in strada, ci sono ancora le transenne del Nucleo di Intevento Rapido per la Manutenzione del Comune (N.U.I.R.), alternate ai soliti rifiuti ingombranti appoggiati alla facciata, vicino alla grondaia magica rotta (è l’unica grondaia da cui sgorga copioso del liquido anche se non piove da giorni: quelli delle soffitte scaricano le loro acque sul tetto, che scivolano nella grondaia e da questa piovono dritto sul marciapiede).
Questa sera mi avventurerò nelle maledette cantine per capire quanto allagate siano ancora, e temo che domani – appena apre l’ufficio – sarò di nuovo dall’amministratora, a ringhiare (mi è arrivata un’altra bolletta del telefono, solo che sono tre mesi tre che l’incapace ha fatto tagliare il cavo e che non ne permette il ripristino, cazzo!), ma so che non otterrò molto. posso sperare che con tutti i controlli che ci sono stati, l’A.S.L. le imponga di fare un risanamento là sotto. in alternativa, sarei tentato di tapparmi il naso, scendere laggiù, raccogliere un bidone di liquame e andarglielo a versare oltre il bancone della reception. così, per renderla partecipe.
per quanto riguarda il sopra, non va certo meglio: fortuna che ho pensato di appendere un vecchio ombrello sotto alla macchia sul soffitto, perché nel giro di pochi giorni si sono staccati dei bei pezzi di intonaco.

la perdita dalla vasca del vicino non sarà stata priva di conseguenze: ora, per farmi risistemare il soffitto, dovrò ricorrere a dei sicari corsi, come minimo.
diciamo che attendo con impazienza la prevista riunione condominiale, ecco. magari, per l’occasione, sarebbe simpatico portare una cinepresina :-)
perché un giorno abiterò altrove, e certi ricordi potrebbero tornar utili nei momenti di maggior sconforto.
notre vacance à la mer
July 21, 2009
vediamo se mi ricordo.

sveglia alle 5, taxi alle 6, treno fino a genova, taxi fino al porto, traghetto fino a bastia. durante la mattinata sul ponte superiore, avendo conquistato un ottimo tavolino + 3 poltroncine a bordo piscina, prendo il sole a torso nudo. c’è un vento costante e prima ancora di sbarcare sull’isola sono discretamente ustionato. vabbè. al porto ci aspetta josé, il tassista corso che ci porta a st. flo’ passando la catena di monti che disegna il dito della corsica. josé ci lascia al porto, in una calura folle.

arriva la barcotta che ci porta alla spiaggia di lodu, dove capiamo che è troppo tardi per il carretto col cavallo; a quel punto inizia una camminata sotto il sole, zaini in spalla e carrellini da trascinare – letteralmente – ché le ruote sono troppo piccole per girare sullo sterrato. (la prima salita mi fa tornare in mente La Colllina del Disonore; lo dico ai raga, ma non sanno nulla della legione straniera).
dopo un’oretta e mezza, attraversata una splendida macchia mediterranea, arriviamo al campeggio; è del genere informale, e ci dicono di sistemarci dove ci pare.

decidiamo per una particolare piazzuola perché (1) il terreno è orizzontale (2) è chiuso su 3 lati (3) è in alto, mentre in basso c’è la palude (4) possiamo orientare l’apertura della tenda verso il muro posteriore di una casetta priva di finestre posteriori; la privacy è garantita.
facciamo il solito casino montando la tenda, ma alla fine è in piedi: loro nella cabina di destra, io a sinistra, da solo con le sacche vuote.
durante il montaggio mando ada a prendere dell’acqua, e capiamo subito l’andazzo: l’unica fonte di alimenti – il markettino del campeggio – ha pochissima scelta e prezzi adattati alla totale mancanza di alternative (escluso un viaggio improbabile a st. flo o la pesca, ma siamo sprovvisti sia di fuoristrada che di reti da pesca). riusciremo, razionando i soldi, a stare nel budget e, addirittura, a mangiare fuori per il compleanno della teenager. per il resto, pasta al tonno, niente vino, niente bibite, niente gelatini. rimpiango l’africa.
il campeggio è su una collina, a 10 minuti dalla spiaggia. al mattino la tenda è all’ombra degli eucalipti, permettendo ai ragazzi di dormire anche fino alle 10 (io mi sveglio alle 7, appena parte il generatore alimentato – a detta di felix – dalla nafta che nottetempo viene succhiata dai fuoristrada degli ospiti).
la fauna è internazionale, in transito; per la maggior parte si tratta di appassionati del fuoristrada, che girano l’isola per godere dei bei mezzi superattrezzati. il personale, una 15ina di persone, è italo-franco-polacco (!), per lo più giovani: massimo, di bassano, e michele, di padova, fanno le pizze; dopo la prima sera non ci vedranno più nella veste di clienti.
rispetto a cupabia, i bagni sono eccezionali: puliti bene ogni mattina, non sono divisi fra maschi e femmine, ci sono le tavolette e gli spazzoloni, c’è acqua abbastanza pulita tutto il giorno per i piatti e le docce.
una cosa non si può non notare: c’è un vento pazzesco! noi siamo in cima alla collina, senza alberi sul lato verso il mare, da cui soffia: la tenda si piega spaventosamente, tanto che ai tiranti originali aggiungo un paio di cinghie elastiche agganciate agli alberelli. col vento si alza la polvere, tanta, tantissima: la ritrovo all’interno dello zaino chiuso, nella cabina chiusa della tenda chiusa.. dura per quasi 5 giorni, ad ogni rientro ci sono picchetti da rimettere, tiranti da tendere, polvere da asportare.. un po’ stressante (inventiamo, con le bottiglie d’acqua vuote, i copribicchieri da infilare sopra i bicchieri, chiudendoli fino alla base. funzionano). beh, tanto vento e bottiglie vuote impongono anche la realizzazione di una ventola, che pongo fra i due paletti della veranda d’entrata; anche questa volta mi viene in mente di metterci dentro qualcosa che faccia rumore, e scelgo le bacche nere di una pianta lì davanti, più una grossa verde che mi era rimasta in tasca. poi mi accorgo che sono esattamente 10, come i giorni che ci rimangono; così ogni mattino si toglieva una bacca nera dal contatore eolico e si sapeva esattamente quanto ancora sarebbe durata la vacanza :-) pratico, no?
la giornata-tipo:
come anticipato, il generatore mi sveglia alle sette e faccio colazione da solo. poi riordino la mia cabina e faccio prendere aria al mio sacco. paseggiata nei dintorni, da solo. alle 9,30 apre il markettino, io pronto (per il compleanno di ada ho conquistato, nei primi 3 minuti di apertura, le ultime 2 uova rimaste: una lotta), dilapido mezzo budget giornaliero in 4 stronzate, torno in tenda e sveglio i soci. quindi difficile arrivare in spiaggia prima delle 11, o le 12 se si decide di preparare qualcosa e mangiare al mare

di tutta la spiaggia ci piace l’inizio della pineta, dove alcuni vecchi pini si oppongono testardi al vento.

alla loro base un cespuglione offre un basso riparo che sfrutteremo molto. nei primi giorni, col vento forte, la spiaggia è battuta da raffiche di ventosabbia, non ci si può sdraiare, tantomeno posare un telo. uscendo dall’acqua fa freddo, una volta asciutti – cosa rapida – ci si ustiona al sole senza rendersene conto (io. i ragazzi mettono la protezione, e va tutto bene).
la spiaggia, di bella sabbia fine, è invasa da quelle pallette pelose e da quegli altri ciuffetti algosi. un solo tipo di conchiglie, piccole, bianche, consumate dalla costante sabbiatura, “hey, ma queste col buchino già fatto, basterebbe infilarci un filo da pesca.. tipo questo, e si possono fare delle collanine…” ed è quello che ho fatto per tutto il tempo: mentre felix studiave e ada leggeva, io andavo in cerca di conchigliette col buchino. così, camminando su quella striscia mossa dal vento, me ne sono goduti i giochi di sabbia: ondine regolari, superfici perfette in cui lasciare orme che ricordano – senza che io ci sia mai stato – quelle nel deserto, e poi oggetti semisepolti, da far pensare alla neve.. era un posto veramente bello, un parco nazionale – credo – percorso continuamente da escursionisti (‘gli sciatori’ mi veniva da chiamarli, a vederli passarre sulla spiaggia armati di racchette da sci, pantaloni alla zuava, scarponcini e zaino), ciclisti in rampichino, canoisti in banane giganti colorate e cavalieri della domenica dal vicino maneggio (e relativo surplus di merda di grosso mammifero in spiaggia).

niente acquerelli, pochi bassorilievi di sabbia, nessuna lettura. un fottìo di foto, quelle sì :-)

nei primi giorni abbiamo giocato con le onde, sopportando le alghe nelle mutande. abbiamo anche giocato con un miniacquilone mai usato: finalmente l’ho visto volare!

oppure: felix trascina ada, il cui culo produce tre belle piste rettilinee e parallele: ogni concorrente si pone all’inizio della propria e al segnale convenuto lascia cadere la propria palletta pelosa, che si dirigerà – sospinta dal vento – verso l’estremità opposta. la scocciatura, in questo sport, è doversi alzare ogni volta per correre dietro alla propria pallota, che tenderebbe a proseguire per livorno.

oppure: si trova un castello abbandonato e lo si amplia, apportando migliorie e abbellimenti. l’erosione del vento produceva effetti molto realistici su quelle che dovevano essere antiche mura.
se pranzavamo in tenda, il dopopranzo si trascorreva lì, chi studiando storia dell’arte greca antica, chi dormendo, chi trafficando.

per qualche giorno siamo stati addottati da una famiglia di gatti: mamma e 4 adolescenti affamati ai quali andavano le scatolette da leccare, e poco più (il mio preferito era quello grigio, bel-lis-si-mo). alle cinquemmezza apriva di nuovo il markettino, prendevo merenda e cena e tutti in spiaggia fino a tramonto eseguito. era, questa, una prassi molto amata da tutti e tre: dalle sette di sera la spiaggia si svuota, e fino alle 9 è stupenda; quando è cessato il vento, a quell’ora, il mare diventava oleoso, il sole vi si scioglieva, e noi con lui.

e poi è bello vederlo fino alla fine; lo strato denso di aria ne ammorbidisce la violenza e lo si può guardare in faccia, e più si avvicina all’acqua più sembra muoversi in fretta, deformarsi, ingrandire. e non è più il fanale inguardabile di mezzogiorno, è il nostro astro che sparisce oltre l’orizzonte di un pianeta tondo, e grande. ho il sospetto che la luce del tramonto sia nutriente, altrimenti non mi spiego l’assenza di malori dovuti ad una dieta di sola pasta al tonno..
nell’istante in cui spariva il sole uscivano le zanzare, cattivissime; la collina del campeggio è circondata da paludi – molto belle – e non serve aggiungere altro.

schiaffeggiandoci per l’intero tragitto, evitando le mucche lungo la strada semibuia (è vero: il posto pullula di vacche da latte e vitellini, e le boasse si trovano fino in spiaggia. in passato, pare, potevano perfino entrare indisturbate nel campeggio…) non cenavamo prima delle dieci. doccia fredda e a letto.

un giorno abbiamo cambiato programma. essendo la festa nazionale, un vicino di spiaggia ci aveva avvisato che probabilmente sarebbero arrivate parecchie barche, e purtroppo aveva ragione. tre file di natanti parcheggiati per quasi tutta la lunghezza della spiaggia: all’esterno i megayacht, come quelli affittati dai bielorussi – equipaggio e tutto – che si sono piazzati un vero e proprio accampamento a riva. in mezzo i miniyacht, degli affaroni veloci dotati di tutto eccetto l’equipaggio. in prima fila i motoschifi normali e gommoni vari, gente che da st. flo fa la gita alla spiaggia non-proprio-disabitata, ci passa la giornata e rientra prima del tramonto. qualche barca a vela, pochi bei velieri.
dunque abbiamo imboccato il sentiero che dalla spiaggia parte a sinistra, lungo la corniche; cercavamo una spiaggiona ma dopo un’ora di cammino sotto il sole (ada con le infradito) ci siamo fermati su degli scogli interessanti. il primo effetto è stato di pensare tutti alla sardegna dove, l’anno scorso, siamo stati solo su scogli. forti di quell’esperienza e di una naturale inventiva, i ragazzi hanno allestito in 4&4′8 un riparo costituito dal telo lungo e qualche asta di bambù a formare una leggiadra tettoia protesa verso il largo.

l’assenza di sabbia non ci ha procurato problemi, ché altri passatempo si sono subito manifestati; nel giro di un paio d’ore tutto il tratto di scoglio era varascato, con tanto di portale colonnato, stendardi, sculture moderne.

altra grossa differenza rispetto ala spiaggia: in mezzo agli scogli si possono catturare un sacco di bestiòle. con un bottiglia d’acqua (sempre quelle!) il ragazzo riusciva a prendere gamberetti e pescetti, per poi imprigionarli in un’altra (bottiglia d’acqua). “figo! così ci facciamo l’acquario da tenda, ché fissare la ventola scandisci-giornate, alla lunga, rompe anche un po’ i coglioni” dico io, ma loro hanno un’idea diversa. sanno che al rientro ripartiranno subito per la bretagna, e questo deve avere a che fare con la loro risposta: “macché acquario, in tenda le bolliamo ’ste crevettes!” lasceranno liberi i pesci da scoglio, terranno les crevettes ma mancherà loro il coraggio di bollirle, le troveranno tutte morte l’indomani mattina, le offriranno ai gattini estasiati.

per il mio compleanno ho offerto ai ragazzi un cornetto ciascuno. per quello della bella ada, ora teen per davvero, uova al tegamino per colazione, con latte vero (quello in polvere, comunque, l’hanno finito tutto), pane e nutella, cheeseburger al baracchino nella pineta – con bibita e gelato, c’est logique – e soprattutto maggior self-control per le mie innumerevoli ed inevitabili arrabbiature, provocate da semplice pasticcioneria e sbadataggine, da un caratterino coriaceo, da una tendenza ad ignorare il prossimo e tutte quelle cose che, mi sa, fanno le adolescenti come lei :-)

calata la luna, passato il vento, calmate le onde (come non pensare che ho già vissuto tutto questo, pochi mesi fa, durante la mia altra estate..) si sono fatte vive – ahimé – le meduse. ovviamente, visto che avevo sempre dietro l’ammoniaca, non ne ho beccata nemmeno una. tant mieux. e verso la fine della vacanza un po’ ci mancava il sollievo che – comunque – dava quel vento forte; direi che sopravvivevamo (psicologicamente) solo grazie a due fresche consolazioni: il melone delle 18:00 e IL BIBITONE. trattasi, quest’ultimo, dell’uso di versare nella bottiglia del ghiaccio – ormai scioltosi – una bella dose di una polverina che trasforma l’orrida acqua dei cessi in una bevanda coloratissima ai gusti di (nell’ordine di consumo) mango-uva rossa-arancia :-) è roba che trovo dai cinesi di fronte, costa un cazzo e dà un notevole apporto in vitamine e sali minerali. viva IL BIBITONEee!

la partenza, per aver avuto luogo un venerdì 17, è andata benissimo: il giorno prima – ultimo regalo di compleanno per ada – i vicini di spiaggia ci offrono un passaggio fino alla nave, la stessa che devono prendere loro per tornare poi a lodi. che culo! che culocheculocheculo, e così smantelliamo l’accampamento con spirito sereno. grazie ale e laura, e mattia, ché ficcare noi tre con zaini e carrellini in una macchina già piena è un gesto gentilissimo.

io sono contento anche per l’opportunità di vedere dal vero la famosa pista – come la chiamano qui – cioè la temibile strada che collega la statale al campeggio; in effetti è una strada tosta, ma dal momento che, in mezzo a tutti quei 4×4, si vedevano anche delle utilitarie normali, per non dire di un paio di grossi camper classici, ne ho concluso che chiunque ci può arrivare. paesaggio bello selvaggio, ma non ha impedito a felix di sboccare appena raggiunto l’asfalto. povero; di solito è sua sorella che cede per prima..

au départ salutiamo yves, il giornalista di chambery dalla ricca e fresca cantina, e i duefiglidadueexmogli; io portavo la moka pronta e lui ci metteva l’apéritif. se non si inciampa nei tiranti, l’europa comunitaria funziona :-)

a bastia trovo un bancomat, e ne approfittiamo: ristorantino sulla piazza, bibite e gelato. la civiltà a prezzi abbordabili, ah!

culo anche sulla nave, questa volta prendiamo 3 sdraio all’ombra, sempre ponte superiore, e dormiamo quanto vogliamo. a genova niente taxi (“‘fanculo, abbiamo trainato ’sti cosi nell’agriates, non riusciamo a farlo sull’asfalto?”), treno a milano, taxi fino a casa (“fanculo, abbiamo trainato ’sti cosi a genova, mica dobbiamo esagerare, no?”).
milano era ok. non c’era afa, avevamo un fine settimana per riambientarci (io. loro sono già in viaggio per pornic, et les grandparents), per fare lavatrici, riarchiviare oggetti poco urbani, valutare i danni alla cute, la lunghezza della barba, le scorte in cucina e il morale di pèa cui, nel frattempo, si era fulminato il sole automatico da 60 W.
checklist
June 29, 2009

il divano funge da tavolo operativo, ci appoggio le cose prima di depennarle dalla lista; poi da lì finiranno in tre zaini ed un borsone.
settimana prossima andiamo a campeggiare nel nord della corsica, all’insegna del risparmio :-)
i preparativi si sono alternati alle sedute di controllo degli argomenti studiati da pluri-rimandato, ai tentativi di far rendere agibili le cantine maledette e al riabituarsi ad avere ada in giro per casa; tornata entusuasta dalla colonia in montagna, dal giorno dopo tiene molto a passare qualche ora del pomeriggio al parco con le amiche. qualche novità: adesso si vuole lavare i capelli ogni altro giorno, e per la corsica non vuole saperne di prendere pochi vestiti… mi ha detto che una sua maglietta zebrata (ricevuta di seconda mano) era contesa da tutte le amiche…
prima, dopo esser andato a protestare dall’amministratore del condominio, ho trovato una seggiola di legno sopra a dei sacchi della spazzatura; troppo carina per lasciarla lì, non trovo altro modo di portarla con me che questo:
non sembra un seggiolone porta-bimbi molto vintage??? tra l’altro, la seduta si alza e sotto c’è un vano segreto.
durante la settimana, alla fine, non sono neanche andato a ballare. ma ho disegnato tango da non sentirne troppo la mancanza.
alea jacta ecc.
June 22, 2009
il latino è una, col 5. 5 anche in diritto e 4 in matematica. più storia dell’arte, condonata sulla fiducia (da ristudiare tutta per benino, come se l’avesse presa).
il primo anno di liceo scientifico si conclude con una solenne rimandatura agli esami di riparazione di settembre, e felix farà delle vacanze estive meno divertenti del solito. contestualmente, ci adegueremo un po’ tutti al ritmo dei suoi studi, ed al relativo costo. però non l’hanno bocciato. ne siamo felici, è un’opportunità di non perdere l’anno che va colta, anche se ci ha sorpresi tutti.
io, allo scientifico, fui rimandato ogni anno fino alla bocciatura in quarta; 2 materie, tre materie, quella fissa era matematica, e ancora ringrazio il mio fondoschiena per esserne comunque uscito (poi, del diploma scientifico, me ne feci poco, andando a studiare comunicazione visiva, ma tant’è.). lui ce la può fare benissimo, deve solo sbloccarsi..
oltre a questo, ho fatto l’autista per un trasporto promiscuo di persone e animali nell’entroterra ligure, che non conosco molto. a m. 800 s.l.m. le fragoline di bosco sono pronte ad essere catturate, a 1.000 lo è il sole sui campi, a 1.200 il vento che piega le pale eoliche.
sabato sera scrocco un passaggio e vado a ballare in un posto nuovo di cui sento parlare oramai da qualche mese, ricavato negli spazi della ex-breda. bel posto ma poca gente; riesco comunque a farmi coraggio ed invitare la ballerina francese che aveva appena fatto l’esibizione. faccio bella figura, ma per la lingua, non per i passi :-)
domenica (ieri) mi sono fattto un regalo. anzi, l’ho fatto alle mie chiappe, e ho preso un sellino anatomico; è talmente bello che non mi fido a lasciarlo sulla bici, e la sera, prima di entrare nella sala dove avrei visto il bel Coraline e la porta magica (con gli occhialini 3D!), l’ho smontato e me lo sono portato dietro. heh.
oggi il cielo è pezzato di nuvole di pongo bianco, l’aria è pulita, il sole c’è.
buona settimana.
(ah, a casa sono ancora offline..)
al bando gli imbarazzi
June 12, 2009
tanto, chi passa qui mi conosce e sa della mia inettitudine nell’organizzare ferie e vacanze, nonché della mia ritrosia a spendere denari per comperare piaceri (ciò vale, evidentemente, solo per quelli più impegnativi, sia detto).
come quando a natale deve arrivare il 23, il 24 perché io mi muova per regali, eccomi giunto alla fase “panico”, ove mi ritrovo incapace di decidere per una soluzione o l’altra, non essendovene – per dire – di gratuite. eh.
oltre a voler spendere poco, il mio gruppo (no, pèa non ne fa parte) presenta altre caratteristiche: si vuol andare al mare, lo si vuole deserto e stupendo, non si dispone di vettura (è un problema per il trasporto della tenda) e si è attratti dal sud.
perciò, gentil lecteur, se hai qualche dritta, non esitare: dimmi dove si trovano le nostre vacanze in spiaggia, suvvia!
grosso modo ci posssiamo muovere fra il 20/07 ed il 09/08
(della serie: tentativi di utilizzare la rete a fini assai personali) (magari funziona pure..)












