arrangiarsi
November 20, 2009
è da qualche tempo che dimentico di parlarti di Alfred Sirleaf, un blogger unico al mondo.
è un giornalista liberiano che tiene un blog, aggiornato quotidianamente, sui principali fatti del paese.
lo fa da prima del cessate il fuoco, e scrive usando termini ed espressioni del linguaggio comune, il liberiano parlato nelle strade.giustamente, per permettere a tutti di poter accedere alle informazioni (anche a chi non si può permettere un quotidiano).
il segreto del suo successo (molti più accessi al suo blog che al mio, questo è sicuro!) sta nell’analogico: ogni giorno Alfred si reca al suo baracchino in centro, il Daily Talk, ricoperto di lavagne, e aggiorna a mano le notizie, integrandole con una narrazione verbale se gli accessi sono molti. niente computer, niente connessioni, solo olio di gomito, una buona calligrafia e tanta, tanta buona volontà :-)
gita a ovest
November 9, 2009
beh, metà di questo post, che dice degli ultimi 2 giorni e mezzo, non serve a nulla, dato che ero in compagnia della metà dei miei lettori (“i miei 4 lettori” vi chiamo, no?). 4:2=2, che erano malvina e elena a scarrozzarmi per la loro città.

a torino c’era artissima, una grossa manifestazione artistica, e paratissima, la controparte più informale ospitata in gallerie improvvisate nei negozi e locali del centro. poi, alzando il naso, ci sono le luminarie artistiche che la città commissiona ogni anno ad artisti diversi; finalmente delle luminarie che approvo :-)
a torino ci sarebbero un sacco di cose da fare e vedere, tanto più che non la conosco per niente. beh, le ragazze mi hanno portato a mercatini, a fare shopping, a prendere aperitivi, a pranzare cenare brunchare e dovevo già partire.. e avevano (va detto) la mia piena collaborazione; mummie, sciarpe e crocefissi li vedrò un’altra volta.
in treno, tornando, vedevo questa manciata di ore e di vita come un regalo dello scrivere quassù. cos’altro, altrimenti?
è un punto a favore della vita in rete, frequentemente indicata come causa del disfacimento dei rapporti umani e sociali. sarà, ma non è solo. ed è anche.
ho visto tanti libri, nelle loro case (alcuni li avevo perfino letti!) e da beppe, il loro pusher di pagine preferito che ha una bella libreria con gatto bianco.
ho finito La Fata Carabina, il secondo pennac della mia arida vita letteraria, e ancora mi è rimasto un po’ di amaro: come il montale di izzo, anche malaussène è un buon uomo strattonato dalla vita e da qualche donna, un uomo che ama entrambe più di sè stesso, si direbbbe..
in treno, al ritorno, sono rimontato sull’astronave a propulsione d’improbabilità, e prima di addormentarmi nel mio letto ero già arrivato al ristorante al termine dell’universo; curiosando lungo gli scaffali di miss pettie ho scoperto che adams, dopo la guida galattica, ne ha scritti altri tre di quegli assurdi racconti di fantascienza britannica :-)
come a torino, anche a milano pioveva, ma ha smesso in tempo perché potessi arrivare asciutto dalla metrò alla pèa.
questa mattina stivaloni, impermeabile e ombrello, ma sembra che quell’accenno di cedimento che i miei anticorpi hanno dato la settimana scorsa – in sintonia con quelli di tanti altri milanesi e non – sia stato sbaragliato dalle 4 aspro che gli ho mandato incontro come come comitato di benvenuto. o dalle arance che ho ripreso a sacrificare sull’altare rotante a sei velocità :-)
fortunati.
il tempo era bellissimo. a parte ieri, ma ieri siamo rientrati, perciò. (venerdì sera ero già in piazza, sorpreso a trovarmi fuori dal bar con una birra ghiacciata in mano e di non avere freddo, pur senza giacca)
i miei stanno bene, sempre. scaldano bene la casa, preparano le cose da mostrarci, ci nutrono e cercano di tirarci fuori racconti della vita in città, della scuola, del lavoro, di quel che non si chiede. ci provano discretamente, ché i ragazzi li ho fatti come me, silenziosi. (in parte, dopotutto, io lo so che scrivoquassù per permettere ai miei cari di sapere qualcosa di me – e dei 2 – riparando alla meno peggio i danni che il mio caratteraccio provoca. eh.)
ci hanno detto che i vicini vorrebbero liberarsi della cagnetta bianca! è quella che hanno preso, assieme ad un altro setter, quando è morto zak, il cane che ballava di gioia quando ti avvicinavi al suo recinto. i tipi sono dei cacciatori, e del benessere dei loro cani sembra che se ne sbattano altamente: zak pare esser morto perché “ha mangiato qualcosa”. mh. il gatto II è rimasto anchilosato quando, dopo essersi lussato l’anca, non hanno fatto niente. e adesso hanno ’sti 2 cani chiusi tutto il giorno, tutti i giorni, in un recinto di 4 metri per 3, lercio. anche questi, appena ti avvicini, iniziano a spintonarsi contro la rete, in cerca di un contatto; allora infiliamo le dita nelle maglie della rete, accarezzando tutto quel che si può. La cagnetta bianca è una setterina piccola (ma adulta) per la quale ho un debole dopo che me l’hanno descritta come un’artista della fuga: non si capisce come cazzo faccia, ma è riuscita a scavalcare per tre volte la recinzione, che veniva man mano prolungata in altezza! per l’ultima fuga spiderdog ha scavalcato una cosa come due metri e mezzo, dopo di che hanno deciso di metterle anche una catena.. che pena mi fa, e che tenerezza.
sabato dopopranzo, io e felix siamo andati in cerca di aria aperta, ho sbagliato strada e ci siamo ritrovati in una vallle invece che in un’altra. meglio.
la strada bianca si inerpica fino a una malga, poi continua oltre un divieto, che rispettiamo. il paesaggio attorno piace molto a felix, che mi chiede se assomiglia all’america; capisco cosa intende: né lui né io siamo mai stati nel klondike, ma guardare la valle ricorda decine di film, con o senza cowboyz, e oso dirgli che sì, sembra proprio l’america.
cominciamo a salire, tagliando per i campi dove si capisce che sarà facile riguadagnare la strada. polmoni permettendo. l’altitudine è ridicola, quindi attribuisco alla mia passione per il tabacco la grancassa che mi batte nel torace. anche il giovane fatica, e mi consolo un po’; mi consolo del tutto quando, dopo un’oretta, ho assimilato un ritmo idoneo, e saltello in salita.
arriviamo dove gli abeti lasciano spazio ai mughi, e i mughi concedono a qualche larice il permesso di attraversarli. ci sono uccelletti – tanti – che si rincorrono a gruppetti in mezzo a questo spinoso mare verdescuro.
in un canalone, poco sotto la fonte, sentiamo tanti “guen-guen-guen-guen” dall’alto, alziamo lo sguardo e vediamo, per la prima volta delle nostre due diverse vite, un’enorme stormo di pennuti migratori arrivare da dietro il monte, una formazione come nei documentari che si dirige proprio verso di noi, e verso sud.. giù da noi c’è un’esplosione di urla di eccitazione, e mentre armeggio freneticamente con la digitalina, dico a felix che la notte prima dei pennuti simili erano proprio sopra il paese (li hanno sentiti in tanti, e qualcuno dirà che si erano perse, le anatre; in effetti, sembravano veramente indecise quando ne ho individuata la formazione nera nel cielo quasi nero) solo che adesso lo so: non sono anatre, ma cosi con le gambe e il collo lunghi, tipo aironi, guen-guen.
formavano il profilo di una seconda montagna cangiante, che crebbe fino a passarci sopra rovesciandosi in un sorriso larghissimo che ha continuato a trattenere chissà quale segreto fino all’oceano luminoso del sole calante.
ero felice che entrambi avessimo visto Il Popolo Migratore, quel documentarione splendido da cui si esce gracchiando e agitando le braccia, nel desiderio di volo; sapere cosa ci fanno quegli uccelli sopra ai mughi è bello, perché la mente, per un po’, se ne va con loro sopra a valli, campagne e mari, e atterra al caldo. a casa.
al rifugio ci fermiamo, anche se vorrei seguire lo sguardo fino in fondo all’enorme conca che ci separa dalla cima più alta dell’altopiano (una volta, quando si poteva, ci sono arrivato sotto con la macchina – ero solo e avevo voglia di esplorare – e decido di salire in cima al cucuzzolo. la sera mi sarei gasato molto scoprendo dov’ero stato). ma rimane poco sole, e non abbiamo giacche, così facciamo dietrofront: per campi, più possibile.
l’altroieri porto i 2 pulcini nella valle sotto casa, a controllare la situazione amoniti. per strada bisogna fermarsi per forza di fianco alla staccionata del tipo che tiene in giardino 3 renne, 2 asinelli e 2 pony di cui uno, quello nero, stronzo (l’ha detto il vecchio, mica io!) il caporenna (si capisce perché è la più grande e ha due palle pelose bellissime, a detta di ada) è simpatico, e infila le corna oltre la staccionata – rischiando, ci sembra, di incastrarsi continuamente – pur di ricevere carezze. se ci spostiamo ci segue. immaginiamo come sarebbe arrivare all’area-cani del trotter con una renna al guinzaglio.. troppo originale, temo :-)
poi, il pomeriggio, li ho portati in un posto, che m’han detto.
gli amici del gruppo grotte, che conosco per averci strisciato insieme in cunicoli bui, umidi, freddi e fangosi, hanno rimesso a posto una vecchia fattoria, trasformandola in un museo dell’acqua: oltre a fornire materiale didattico sulle tradizioni locali legate all’acqua, stanno redigendo una specie di censimento delle fonti, raccogliendo anche dati quantitativi-qualitativi-bohlitativi. il posto è splendido, come il bosco attorno. amo stare in bosco quando quei due si divertono, e quel giorno erano in una buona vena. quante cazzate sparano, che mi fanno pentire di non avere un metodo per ricordarle tutte. cazzate e perle di saggezza, il massimo.
in paese, nonostante la festività, non c’è molta gente, e fa molto freddo. facciamo una breve vasca, e poco prima che sia completamente buio saltiamo in macchina per correre a casa, sotto una lunona spavalda che a tratti sembra una pallina da golf che rimbalza sui prati.
ieri ci sarebbe stata la fiera in paese, ma pioveva e faceva freddo. siamo partiti con calma, arrivando giusti per una pizza mentre la casa si riscaldava e pèa ci raccontava com’era andato il suo finesettimana.
(contains spoilers)
August 25, 2009
dunque sono in treno, senza telefonino.
“tanto, andrà tutto bene” penso, assieme al fatto che c’è stato un tempo in cui gli uomini riuscivano a muoversi sulla terra senza bisogno di cellulari.

ma nella mia è guasto. molto guasto. decido che sarà impossibile rimanerci, sto già sudando come in una sauna, e questi vagoni nuovi non hanno finestrini da abbassare. mi assegnano un posto nuovo nel vagone precedente, e mi rilasso.

ma forse non dovevo, così, a verona, una matta si butta sotto al treno che si sta fermando in stazione. non è morta, né si è ferita: sento dire che l’ha già fatto altre volte, scegliendo sempre locomotive quasi ferme, ma controllori e capistazione dicono a tutti di scendere e proseguire con altri treni, ché questo, per un paio d’ore, non si muove. prima del treno successivo, prendo una scheda telefonica e avviso a casa che arriverò dopo, e che non sono raggiungibile.
invece, con una corsetta, riesco lo stesso a saltare sulla corriera che avevo previsto di prendere, e la sera sono a mangiare la bruschetta con i miei genitori e i miei figli.
il mattino dopo accompagno felix a ripetizione, ascolto il resoconto della ragazza (memore delle mie esperienze, l’ho mandato da 2 giovani universitarie.. una sembrava più giovane di lui, e un po’ troppo carina. ho spesso sperato che questo non lo distraesse troppo :-) e saldato il conto.
nel pomeriggio il tempo cambia (avevo fatto una passeggiata, stupito dal calore insolito), e cambia di brutto; propongo ai raga di farci un giro lo stesso, con la macchina di pop.

piove sempre di più, e quando dico loro che i temporali liberiani sono così, il tempo si offende e aggiunge una nota old europe: secchiate e secchiate di grandine bella grossa, tanto da spingermi a cercare riparo sotto agli abeti, sul ciglio della strada (non che ci sia chissà che da proteggere, ma mi dispiace infierire sulla vecchia kangù). alla fine rimarranno i campi imbiancati, i davanzali ricoperti le foglie di ogni tipo crivellate di colpi.
domenica torna il bello, senza il caldo. la rosa ha dato libera uscita a tutti, e la gallina coi pulciotti curiosa sotto ai ribes. le tre pecore e i sei agnellini, invece, passano da un prato all’altro brucando, ignare del loro alto tasso bucolico. sono animali che ho avvicinato più facilmente quand’erano nel mio piatto, perciò sono sorpreso quando i più piccoli si avvicinano per vedere se ho qualcosa di buono; ada e felix lo saranno ancora di più qando lo stesso tenerissimo coso scambierà le loro dita per delle tettarelle, e se le succhierà a lungo con vigore.

nel pomeriggio andiamo a far vasche nel centro, che è piuttosto gremito di gente. nell’isola pedonale si avanza piano, fra cani al guinzaglio e passeggini futuristici, donne che credono di essere a cortina e uomini con i pantaloni alla zuava, calzettone e scarponcino. in centro.
oltre ai villeggianti, la domenica si aggiungono quelli che arrivano dal sottomonte, in fuga dal caldo, e tutti camminano dappertutto per vedere i partecipanti al tradizionale concorso di scultura in legno all’opera.

funziona così: invitano un tot di star (di solito dal meranese, e giovani) e, assieme agli autodidatti locali, gli assegnano un gazebo in città e il loro pezzo di legno (tronco o pannello, ma della stessa cubatura). tema libero, in 5 giorni devono finire, e una giuria sceglie un vincitore, trattenendosene l’opera. quindi ognuno partecipa con la speranza di arrivare secondo, e trascorre un soggiorno spesato di tutto e guardato da tutti. vien voglia di provarci, a vederli aggredire il legno con motoseghe elettriche (primo giorno) e cartavetrata fine (l’ultimo). e fa sorridere il giovanotto che hanno piazzato proprio di fronte al comune: dopo 3 giorni aveva solo fatto una vaga traccia di matita su un pannello piatto; qualcosa mi dice che è lui il fuoriclasse, anche se avevo visto un paio di altre cose niente male..
durante una vasca incrocio un vecchio compagno di liceo, ci si saluta, gli dico che sono a recuperare il figlio rimandato, “quante materie?” chiede lui. “tre, cazzo” rispondo.
“perché, tu quante ne hai prese in prima?”
“tre, lo sai”
“anch’io”
“lo so, poi in seconda due..”
“in terza di nuovo tre..”
“e in quarta lo sappiamo bene, eh?”
“eh sì!” e scoppia a ridere.
in quarta liceo ci bocciarono in sette, fu un’ecatombe che mi portò a padova, dove avrei poi deciso di lasciar perdere i numeri e tentare la strada della creatività. lui ripeté l’anno lì, imparò a studiare, divenne dottore commercialista e adesso è il sindaco.
il mattino dopo (ieri) ci prepariamo per il rientro e facciamo dei lavoretti per i miei, potature, tagliar legna, mettere un vecchio frigo in strada.
viaggio di ritorno in corriera e treno, senza intoppi, e finisco – in tempi record – il libro che stavo leggendo. evidentemente mi aveva catturato: una storia scritta da uno del settore, che descrive il narcotraffico, e lo fa molto bene. ci sono dentro tutti, e ci sono fatti, luoghi e persone realmente esistiti, con neccessarie modifiche volte, immagino, a colmare vuoti inaccessibili e, magari, ad evitare allo scrittore delle brutte sorprese
noi, comunque, a casa senza sorprese. fino a stamattina.
(segue spoiler: chi mi conosce dovrebbe saltare il prossimo paragrafo fino a che non ci saremo incontrati: è una cosa bella, niente paura)
ah, no. ieri sera una sorpresa c’è stata, ma ero io a provocarla :-) in treno, sabine ha chiamato felix (io ero ancora a scheda telefonica) e ci ha invitati a cena. ovviamente accettiamo, a casa non c’è niente, da lei c’è marco che cucina (l’ho già detto che è soprannominato “pianeta cibo”?) e c’è lei, che durante il trekking in bicicletta in austria si è scheggiata la testa dell’omero, e sfoggia paramenti simili a quelli che, quando me l’ero spappolato, portavo io. saliamo, entriamo nella mia ex-casa, e la mia ex-moglie scoppia a ridere. in effetti, anche felix e ada mi avevano regalato delle risate stupende, quand’erano venuti ad aspettarmi alla fermata dell’autobus per poi andare alla bruschetteria :-)
è che adesso ho i baffi, e aggiungerò solo che ada mi ripete in continuazione “mi fai la linguaccia come einstein?”
e io godo come un deficiente. non ho MAI avuto i baffi – solo i baffi – in vita mia, ma la settimana scorsa, nell’impeto di darmi una ripulita – questione di pruriti, di code di cavallo che “uffa, ho già dato”, e anche, forse, di piccole catarsi private – ho trattenuto le lame dal colpire fra naso e bocca, dirottandole piuttosto sui capelli (bagnati, tirati giù dritti, un taglio secco tutto attorno. e fa’nculo tutta una categoria di onesti lavoratori del pelo), col risultato che chi mi conosce da molto scoppia a ridere.
evidentemente succede anche a me, se alla fine ho lasciato che il giochino (fatto forse tutte le volte che ho eliminato una barba) diventasse la mia faccia del mattino dopo..
mi piace, questa volta. è buffo, perché mi cambia tanto, e capisco lo stupore degli amici più intimi: devono cercarmi dietro a quei buffi baffi, ma sanno già che sono lì, e ridono perché non riescono a scostare un attimo la faccia di quell’altro. quello che non conoscono.
non vedo l’ora che riapra qualche milonga. (fine dello spoiler, anche se so che avete letto lo stesso)
stamattina. mentre faccio colazione comincia il casino in cortile. sbircio, ancora i vigili e ancora il camion; l’avevo detto, io: uno non basta di sicuro.
questa volta mi vesto prima di uscire (non volevo che, alla lunga, le vigilesse mi sbattessero al fresco per oltraggio alla decenza. quoi que..) e vado a cercare il capo per capire che succede. è lì, con l’aria di chi non vede l’ora di andarsene in vacanza, e mi dice “comunque, bello il blog. continui.”
gulp.
“…g-grazie… ma mi mette in imbarazzo…”
e l’altro vigile, che sembrava seguire tutt’altro, si avvicina e fa: “sì sì, continui, scrive bene!”
rigulp!
la pedalata fino al lavoro era dominata, com’è ovvio, da pensieri riguardanti questo: scrivere quassù. offrirne la lettura al mondo, o perlomeno a quella parte che capisce l’italiano.
cazzo, ho passato le ultime 2 settimane fra intrighi e intercettazioni, arrivo a casa e mi dicono che mi leggono il blog! non che la cosa mi sorprenda, visto che vivo in clitündèz, ma sentirselo dire, benché come complimento, dall’F.B.I. (ah no, non è l’efbìai, uff!..) fa sempre un certo effetto!
poi a chiedermi “ma leggono solo i post taggati clitündèz o anche, che ne so, quelli taggati tango?”
“leggono anche i commenti? visitano i link?”
son cose.
di cui non sapevo se scrivere. c’è chi si impressiona, magari scappa..
spero di no. non siamo in messico, non sono un narcotrafficante tagliagole, i miei amici nemmeno.
quando sono tornato a preparare il pranzo ai raga, i miei lettori erano stipati in macchina, all’interno del cortile.
“ma non mangiate?”
“abbiamo già mangiato.” e dentro un’altro che mormora “… e poi dobbiamo star qui a tenere d’occhio i bidoni della spazzatura..”
“un caffè?”
“appena preso, grazie” fa la vigilessa sorridente, “sennò molto volentieri.”
“saranno i baffi”, penso :-)
i love your kisses
August 20, 2009
ho appena notato che stamattina questo blogghino ha superato le ventiquattromila visite :-)
grazie!
tempiduri
July 2, 2009
ultimamente non sono tanto in vena di scrivere quassù (a parte adesso). un po’ è perché, essendo sconnesso a casa, mi è venuto a mancare l’accesso immediato a questi strumenti, e con esso la possibilità di rigurgitare pezzi di vita o di pensiero ancora tiepidi, se non caldi. mi ci vuole un mood, che l’office non garantisce. per dire. immagino sia il brividino, quello che mi manca; quella fine ansia che circonda l’atto di pubblicare il post, con tutte le sue minchiate, i suoi errori e l’ignorante violenza recata alla lingua.
il brividino, dovessi scrivere il post in una mail a me stesso da cui retrivarlo per sbatterlo sul blog il giorno dopo, svanirebbe!
minchiate, per l’appunto.
forse non scriverei lo stesso, per un abbassamento di mood.
un mio prezioso lettore – nonché amico – ha avuto dei problemi di salute, recentemente, e confesso di essermi impensierito. pare non abbiano trovato niente di anormale (in un ultraottantenne), ma non so se la cosa basti a tranquillizzarmi. quello è un effetto che mi viene al pensiero della sua ragazza, una creatura dolce che ha sempre avuto la fortuna di avere al fianco :-)
inoltre sono stati – e saranno – giorni da rincorrere nell’afa, fra i preparativi per il viaggio in taxi-treno-taxi-nave-taxi-navetta-carretto armati di tenda, cambusa e zaini personali. vaghi sensi di colpa nei confronti delle creature, che dissolvo agilmente pensando al potenziale fisico degli adolescenti in buona salute, e agli aspetti consolatori dell’avventurina: una spiaggia e un tratto di costa considerati fra i più belli dell’isola. yeah.
rincorro l’amministratore del condominio, che ha di nuovo mandato muratori e spurgatori per le cantina allagate; stamattina ho controllato di persona, prima di chiamare i tecnici della fibra, ed era ancora allagato, dal tubo ancora rotto… CAZZO! (se mi è concesso).
rincorro meccanici di biciclette, dato che L’Ignoto Stronzo si è preso la mia ruota posteriore ieri, davanti all’entrata dell’azienda, seppur dalla parte opposta della strada… RICAZZO! (si può, si può eccome). allora in giro con la vecchia biciclettina fucsia di ada, a comprar ruote, rimontarle, bestemmiare ché non va, trascinare tutto per lasciarlo al meccanico… uffffffff!
in mezzo a questo – rigorosamente sulla biciclettina fucsia – tappa alla polizia coi ragazzi e rispettiva documentazione; al ritorno dalla corsica avranno ognuno un bel passaporto italiano ed elettronico :-) un passo in più, anche questo, verso casa.
il seguito lo so già: voglio passare a salutare un paio di amici, recuperare la bici (auspicabilmente riparata), ritirare il piumone dalla pulitura a secco (la lana l’ho lavata, rovinata e riposta sotto canfora la settimana scorsa; itiz beter leit dennever), tuonare un’ultima volta l’amministratore, tornare al megastore per escursionisti ed altro per gli ultimi pezzi mancanti… fare la spesa per il viaggio. soprattutto.
nel mio zaino ho messo la roba per gli acquerelli, ‘nsissammai.
ah, al ritorno sarò 46enne, ada 13enne, marta 2enne, bobbe 82enne, alessia sabrina e.l.e.n.a. sabrina lucia rosalinda XXenni (qui, la cavalleria, sopravvive); e altri ancora, che sicuramente dimentico, alzeranno le chele con noi, ovunque saremo.
allora auguro a tutti dei tempi morbidi. o morbosi, fate voi :-)
comunicazione di servizio
June 10, 2009
poiché un elettricista un po’ troppo zelante mi ha privato della connessione alla rete, poiché i tecnici incaricati si rifiutano di intervenire finché le cantine rimarranno allagate, poiché l’amministratore non si fa trovare, è +cheprobabile che per un po’ io non possa non solo accedere a lu web ma nemmeno essere reperible sul telefono fisso.
a presto.
muoversi quaggiù
May 22, 2009
“varasca!”

subito ho conosciuto le organizzatrici, e poi, come speravo, ieri alla triennale ne ho incontrati diversi altri: che roba strana, vedere le facce di chi scrive quassù :-)
c’erano anche i disegnatori e le disegnatrici, qualche parente e gli altri rappresentanti dei vari enti sostenitori. sul terrazzo-fumatori ritrovo, dopo un sacco di tempo, la mia colf preferita, con usermax e, poco dopo, la stupenda colfavoredellenebbie :-) saluto effe, che mi sorprende chiedendomi com’è andato il viaggio; io non capisco subito, e gli dico che abito a milano, che ho preso la metrò. l’emozione, probabilmente.
altri che ricordo sono arimane(bis), undulant, effeffe, aitan, birambai, cronomoto e fruscii (of course), e aquatarkus. ma ce n’eran di più.
Con la pubblicazione del catalogo, la conclusione unanime è stata che l’esperienza ha prodotto un precedente importante, dimostrando come le scritture in rete possano essere ottime basi narrative per immaginare delle graphic novels. personalmente non ne dubitavo. da vecchio lettore di fumetti, abituato ai loro ritmi e limiti, ho sempre ammirato gli autori in grado di riprendere un racconto lungo per adattarlo alla tavola da disegno; e i post, in generale, hanno già una lunghezza ottimale.
se non avessi fatto casino e fossi andato avanti con l’idea di partecipare come disegnatore, la storia che avrei voluto scegliere era Cornice, di Fuoridaidenti. credo mi piacesse perché mi ci riconoscevo, fissato come sono anch’io ad appiccicare tutti i tipi di bigliettini in giro per casa, cornici delle porte comprese :-) e poi aveva quella qualità del quotidiano, del normale che tanto apprezzo quassù (di nuovo, una scelta che sa di avvicinamento al simile, on dirait). e la finestra aperta su visioni lontane, in fuga – di fuga – che pure mi piace. detto questo, temo che il mio disegno l’avrebbe rovinata, perlomeno rispetto a quanto ha fatto, invece, alessandra de con i suoi bei collage ripasticciati.
se fossi stato in giuria avrei litigato un po’, dato che delle 5 storie vincitrici mi trovo d’accordo solo su una, Muito Romantico di aitan e eugenia monti.
le altre 4 sarebbero state, senza un particolare ordine, Vaglia, La Bella e il Tango, Il Cristo di Carne e La Fine della Rivoluzione. di quelle fuori concorso, infine, mi piace molto il risultato ne Il Viaggio
oh, mica che le altre facciano schifo, ma queste hanno qualcosa – i tratti, immagino – che mi piace di più :-)

poi l’aperitivo, e la conoscenza con altri avatar viventi. le ragazze responsabili di tutto questo possono iniziare a godersi il riposo, ci si sposta dal buffet alla terrazza trainati dalle sigarette, in un senso, e dai prosecchini nell’altro.
prosciugate le bottiglie della triennale, tutti in corriera (una a 2 piani, un battesimo per me!) fino al ristorante, dove ho trovato Miss Pettie, reduce dal mare e dal jappone, con amica; cenerò solo con loro ad un tavolino rimasto libero, essendoci attardati a prender posto (petarda è una celebrità, con la conseguenza che il suo giro di saluti dura assai!)

mentre mi arriva il primo, vedo che la cameriera è una mamma del trotter. poi un’altra. poi un papà… cioè cazzo, proprio in un bel posto simpatico gestito da gente del giro parco sono finito! bello il locale, ed il fatto che fossimo solo noi creava un’atmosfera rilassata. anche lì tutto un alzarsi e cambiar posto, complici le sigarette.
torno a piedi dove avevo legato la bici (non è lontano) e a casa.
bizzarra giornata.
bella serata.
eventi vari
May 20, 2009
hanno aperto la mensa nuova, quella definitiva. mentre le ruspe e le gru attorno continuano a demolire e ricostruire, gli affamati seguono un nuovo percorso fino alla palazzina nuova, salgono un piano e arrivano alla mensa. tutto bianco e grigio, le differenze sono che (1) son tornati i piatti di ceramica (2) l’assorbimento acustico funziona (3) benché poste in alto, le finestre sono trasparenti e si vede il cielo. a un piano sottoterra, invece, c’è il bar del cral e la libreria; per ora, i tavoli da pingpong e i calciobalilla non sono ricomparsi…
prendendo il caffè, L. ci ha fatto ridere quando ci ha rivelato d’aver nascosto un messaggio personale in un lavoro che gli hanno commissionato di recente; la sua futura sposa ne sarà contenta :-)
(anch’io l’ho fatto qualche volta: si scrocca il passaggio a un cliente per consegnare pensieri in codice, come gli agenti segreti nei film. solo che io – eccedendo un po’ in materia di segretezza – manco lo dicevo al destinatario..)
in un momento di relax mi sono fatto un amuleto perché, come diceva l’ispetttore callaghan, “ognuno doverbbe conoscere i propri limiti”.
in metrò, assieme a me, è salita una ragazzetta cinese. alla fermata successiva, dalla porta di fronte a cui stava in piedi, è entrato un ragazzetto cinese. impacciati tutti e due. si libera un posto, lui la fa sedere. con un braccio si tiene al tubo in alto, l’altro dondola libero a poca distanza dalla mano di lei, appoggiata ul grembo. le frenate e le accelerate del treno collaborano, e i dorsi delle due mani ogni tanto si sfiorano mentre loro fanno finta di niente, parlando piano e sorridendo molto. scendono a duomo.
arrivo alla libreria dove c’è la presentazione di un libretto sull’ineluttabilità delle corna e su come conviverci (più o meno). di solito non vado a questi appuntamenti, così sono rimasto sorpreso quando, alla fine del breve dibattito condotto da un noto comico della tivù, si sono scatenati i collezionisti di autografi. è gente (solo maschi, mi sembrava) che si pippa tutta la tiritera (ma anche no. uno “famoso” è arrivato alla fine) in attesa del momento degli autografi e delle foto, quando producono blocchetti per appunti, riviste con articoli, foglietti volanti e raramente una copia del libro promosso, per farseli firmare. poi le foto con la celebrità. non possono mancare. si conoscono, per forza, ché si ritrovano ad ogni evento in cui compaia qualche celebrità, e probabilmente si aggiornano a vicenda sugli ultimi trofei conquistati. chissà, magari gli autografi hanno anche un mercato che ignoro, e per alcuni potrebe trattarsi di un lavoro, in qualche modo..
ma la cosa più importante è che, manco a farlo apposta, pochi giorni dopo aver pianto la perdita della gratuità presso la nota piattaforma di scrobbling musicale, ho scoperto un altro sito dove (per ora) si possono caricare i propri brani, fare delle playlist, addottare brani caricati da altri ed forse (devo ancora capire come) inserire il playerino nei propri post. figo, no? ho iniziato a metterne, alla membro di segugio (come dicono gli asiaghesi istruiti), qui.
(pazienza, ché la pagina ci mette un tot a caricare, mi pare..)
ricordo a chi c’è, che domani pomeriggio alle sei ci sarà la conclusione dell’iniziativa Blog&Nuvole, alla triennale. sarà divertente scoprire gli umani che stanno dietro a tante belle parole che ho letto quassù, e rivedere i 2 o 3 che già conosco :-)))
infine, sabato ci sarà la festa della scuola al trotter: le classi esporranno i lavori svolti, ci sarà qualche esibizione al teatrino e via dicendo, come da programma. ci sarà anche la mia ex-consorte, somewhere, con la sua piastra per fare le crêpes. magari fa anche gli autografi. con la nutella.
giochino
April 1, 2009
provato su suggerimento di quella metallara di meta(llica)fisica, ecco come dovrebbe essere la cover del primo disco della mia band:
(ora si tratta solo di trovare gli altri componenti del gruppo)








