a occhi sgranati
September 24, 2009
ieri sera facevo un po’ di ordine, e mi sono capitati in mano i due occhi presi sabato al mercato delle pulci. nah, non sono occhi di pulce, sono occhi di bambola, azzurri.
così, prima di metterli via (appiccicati allo specchio in bagno, altezza occhi) mi sono divertito a giocarci un po‘.
poi sono andato a ballare, ché – mi aveva detto chi ci era stato la settimana prima – c’è un nuovo musicalizador argentino, bravo.
veramente, di argentini ce n’erano molti di più. come quello che ho notato appena arrivato: mentre saluto un amico, noto questa coppia che balla bene; in particolare noto il culo di lei, stretto in un paio di jeans aderenti. lo muove benissimo, facendosi perdonare i jeans (ho gusti retrò, e adoro certi vestitini leggeri, a campanella, appena sotto il ginocchio..). “hai visto? stasera c’è amche M. A. Z.!” mi fa il mio amico. “ah sì? e qual’è?” chiedo io. “OH!” fa lui “non sai chi è M. A. Z.?!?” con la faccia che fanno quelli cui dico di non sapere che tasso d’interesse ho in banca. e mi indica il tipo che guida quel culo de plata di prima. “aaahh, ecco perché balla benino…” concludo, pensando al figurone che farei anch’io con cotanta partner :-)
e il musicalizador è, effettivamente, argentino. cioè annuncia i brani in argentino. è la sua seconda serata, così spiega anche il suo modus operandi: 4 tanghi, 4 milonghe, 4 tanghi, 3 vals. e ricomincia. che ci siano pochi vals mi dispiace, ma le scelte che fa sono roba seria: le sue tande sono per periodi e per interpreti, di cui non fa economie in quanto a collocazioni, aneddoti e biografie. in italiano, per tutti. propone anche degli indovinelli su alcuni brani, mettendo in palio un cd come premio per chi azzecca l’autore. occasionalmente ricorda ai ballerini che sul tavolino di fronte alla sua consolle si possono trovare copie del suo libro, in vendita; una breve storia del tango nei suoi anni migliori.
mi sembra che le notti milanesi abbiano riguadagnato qualcosa, e ne sono contento, và.
bèk tuscùùl
September 14, 2009
pochi cazzi. se l’anno scorso è iniziato con una presentazione in aula magna a beneficio – mi sembrava – soprattutto dei genitori, quest’anno accompagnare felix al primo giorno di scuola è stato perfettamente inutile, se non per fargli sapere che gli voglio bene. in bici ci si mette un quarto d’ora, così abbiamo trascorso quello rimanente a guardarci attorno, parlando poco. tante ragazze, in effetti, ma anche diversi maschietti. varie etnie, maggioranza italiani, pochi cinesi, ho capito poco di più e attendo di sentire le sue prime impressioni. Questo accadeva sul marciapiede. poi hanno aperto le porte e si è capito che i genitori potevano tornarsene da dove erano venuti. beh, nonostante la minaccia, non sta ancora piovendo.

in ufficio mi faccio un caffè istantaneo. quello buono è finito da un paio di settimane, e le priorità sono altre. poco male, durante l’estate ne ho bevuto parecchio e il suo sapore mi rifornisce di ricordi abbronzati. e mi sveglia un po’, ché anche ieri sono andato a ballare, sfidando le intemperie. schivandole, a voler esser più precisi. all’uscita della milonga pioveva, il tempo di una sigaretta chiaccherata con un’altra ciclista, e aveva smesso :-)
La stessa tipa l’avevo vista anche la sera prima, alla marippa. lei ed uno dei più sorprendenti tangueri che io abbia mai visto dal vivo, hanno fatto un’esibizione: la classica tripletta tango-vals-milonga, poi altro vals e altro tango, per finire con rock around the clock. scatenati.
è che sabine ha pensato di regalare ai ragazzi qualche giorno ancora di vacanza prima della ripresa, e se li è portati in liguria pur essendo la mia settimana. reazione: vado a ballare. stanno riaprendo tutte le mie solite milonghe, ed è bello ritrovare abbracci conosciuti. mi ha intenerito quella nel circolo familiare: avevano messo dei fiocchi vistosi lungo tutto il corrimano delle scale che portano al primo piano, e pure lungo le pareti all’interno. ritrovo volti del mio tango meneghino, e qualcuno di nuovo. bello :-)
ho consumato in fretta la seconda serie ambientata a madison avenue, e m’è piaciuta più della prima. difficile resistere: ci hanno messo tanti riferimenti alla realtà di quegli anni che ogni episodio è anche la riaccensione di parti di coscienza sopita. non che possa ricordare la mia infanzia, ma mi interessa sapere dove era la società in quel momento. avendola poi trascorsa più a contatto con gli americani che con gli italiani, la mia infanzia era avvolta dalla coda di quegli anni di boom. e so che sono vecchio, provengo da un passato già lontano e diverso di aerei a elica.
infine, i tizi nella serie mi spiegano le cose che ho studiato, come è nata l’arte della persuasione a fini commerciali. da mostrare nelle classi di pubblicità!
ho letto il primo di 3 libri che, mi hanno detto, mi piaceranno. mi hanno anche detto che non va mica tanto bene non averli ancora letti, io che sono ancora a elica.
l’ho letto in un giorno, quindi credo che i rimanenti abbiano buone prospettive di non mancare lo scopo della loro manifattura industriale ;-)
ho visto il terzo film glaciale, e mi è piaciuto meno dei 2 precedenti, nonostante gli occhialetti treddì. machissenefrega, l’autunno promette evasione digitale a iosa, e ce ne sono un paio che attendo con impazienza.
ho attaccato la terza serie dell’ematologo turbato, che mi terrà sulle spine finché non torneranno i ragazzi dalla settimana matriarcale; queste cose – ancora – non le guardo con loro, anche se ho la certezza di essere molto più impressionabile di loro.
anche il trotter è ripartito, a tutta birra.
riapre la bibliotechiina, riatterrano gli astronomi e rispuntano le verdure. (quest’ultima locandina è ancora provvisoria, ma l’entusiasmo per l’iniziativa mi spinge a metter lo stesso il bozzetto, e per il gusto della soffiata)
mappensa’npo’
July 31, 2009
last night ero alla marippa, serata di cosidetta pratica.
fra un ballo e l’altro, noto un certo trambusto all’entrata: un paio di persone stanno trafficando per far entrare un passeggino. mi basta vedere la mamma (peraltro lievemente incinta) per capire che è una professionista; magra, alta e soprattutto drittissima con la schiena, indossa maglia e pantaloni da .. pratica, direi.
infatti lei e il suo uomo salutano i padroni di casa e i vari argentini in sala (tra l’altro – pensavo – c’è sempre almeno un argentino in milonga, ovunque si vada.. è una cosa carina), per poi mettersi a un tavolino con il passeggino di fianco. anche loro sanno che non sono gli ambienti rumorosi ad impedire ad un bambino di dormire, e in una milonga non si può, onestamente, parlare di vero e proprio rumore :-)
un paio di tande più tardi – ero seduto a bordo pista – vedo, in mezzo alle coppie ondeggianti, il papà con il piccolo in braccio; non mi stupisce vedere che il robusto signore esegue passettini perfettamente a tempo (sarà una coppia di famosi maestri, mi dico). l’esserino che tiene in braccio, un body che nasconde il pannolino e basta, sta dritto con la schiena, gira la testa mentre gira il papà e tiene il braccino teso, la manina appoggiata su quella grande.
dev’essere una bambina.
“eloise, saluta gli zii italiani!” le dice il papà, fermandosi di fronte a me e un altro che evidentemente riconosce. pucci-pucci vari, il cavaliere si raddrizza, guarda serio la minidama, pone di nuovo la mano aperta in aria, rivolta verso l’alto, stabile e affidabile. la minidama (quando non è in braccio cammina appena) guarda la mano, allunga il braccino e vi appoggia dentro la sua. come un segnale, il suo cavaliere inizia a seguire la musica. perfetto. impeccabile. li guardo allontanarsi nella corrente, ogni tanto lui si ferma, si accosta alla parete e racconta un quadro alla piccola e – ogni volta – le offre l’appoggio nella mano prima di riprendere il movimento…
io sono illuminato. finalmente, credo, ho colto il vero significato di quel gesto particolare anche se so che mi dev’esser già stato spiegato. “non si deve tenere la mano della dama, né tantomeno usare mano e braccio per tirarla o spingerla”. sì, me l’avevano detto ma non lo avevo mai capito fino a ieri sera. ho la testa dura, e mi ci è voluto un esempio estremo per apprezzare la promessa del tango: ti porto io. affidati a me. fidati.
così, durante le tande successive, ho cercato di tenerne conto, traendone un certo piacere. senza esagerare; stringere e tenere la mano della dama mi serve comunque, ma non saprei dire quando :-)
ho ripensato a quelle ballerine che, in varie occasioni, mi hanno rimproverato d’avere la mano troppo leggera, quelle che “preferisco sentire che mi tieni forte”, e poi a quelle povere vittime della mia concentrazione cui la mano l’ho stritolata, occupato com’ero a non sbagliare i passi.
capita ’sta cosa, ne rimangono un trilione d’altre prima di saper ballare come Monsieur.
piazza l’affare, hombre
July 30, 2009
ieri sera si ballava in piazza affari, sotto ai portici di fronte alla borsa.
aki aveva ricordato a tutti di portare generi di conforto, mentre lui avrebbe pensato alla musica (ipod traboccante, ampli, batterie da moto, casse e – per un paio di tande – un gramofono argentino degli anni ‘20 con i suoi bei vinili a 78 giri. rigorosamente non amplificato.
io ho portato di che preparare degli spritz freschi freschi, accompagnati da salatini. mi sono conquistato la stima di un paio di argentini, uno dei quali la metà di una celebre coppia di fratelli :-)
c’era molta gente, tanto da riempire due moduli di quel portico: ex-compagni di corso, insegnanti importati e non, vecchie morose sorridenti, fedelissimi dell’ilegal, meteore a lungo ciclo e molti volti ormai familiari.
non ho fatto foto.
cazzo, non ho mai visto tanti fotografi superattrezzati come ieri sera! niente flash, avevano macchinoni professionali con degli zoom da ornitologo, e fotografavano a raffica. passandoci accanto, sentivo otturatori in scimmia da soggetto, tzzzk_tzzzk_tzzzk… e poi la B. (che balla e scrive in un quotidiano locale) mi ha detto che qualcuno poteva esser lì per lavoro, ché d’estate i giornali non sanno di che parlare e i passatempi curiosi tirano sempre. qualcuno come lei, per esempio, che non capiva cosa stesse trattenendo il suo fotografo :-)
ho ballato? ho ballato, anche qualche milonga. chi c’era sa cosa intendo: il caldo era incredibile, per essere all’aperto! quasi si sudava a star fermi, e l’aria immobile. ogni tanto controllavo il barbone che dormiva lì accanto, nel terzo modulo del portico, tutto dentro al suo sacco a pelo, sicuramente vestito. e chissà se gli piaceva quella musica..
al ritorno mi ha dato uno strappo pil, caricando la bici nel fuoristrada. molto molto gentile, e molto comodo.
che barba
July 28, 2009

è ancora lì attaccata; quella della vacanza in campeggio, dove non mi ero portato il rasoio per alleggerire i bagagli.
al rientro l’ho solo disegnata un po’, deforestando le aree di transizione: guance, collo, e regolato i baffi, che non mi si infilino in bocca. adesso è corta, poi inizierà a prudere e, come sempre, temo che la taglierò.
dico ‘temo’ perché non mi sta male; la scorsa settimana, ben 3 donne mi hanno fatto dei complimenti. “ciao, bell’uomo” aveva detto una per la quale ho un certo debole :-)
così assomiglio ancora di più a pop, se infilo gli occhiali potrei interpretarlo in un lungometraggio biografico… dopo aver tagliato i capelli, s’intende.
sabato scorso l’ho testata in pista, ed ho constatato che non comporta particolari handicap, neppure sulle lunghe distanze; quel che dovrei cambiare sono le gambe, piuttosto: ballare da mezzanotte alle otto del mattino mi ha procurato, al risveglio nel primo pomeriggio, un gran dolore ai polpacci.
poco grave. sulla spiaggetta ligure dove mi sono ripreso dalla maratona c’era poco da camminare. giusto qualche metro fino all’acqua per dissipare un calore feroce, per il resto a contorcermi sul telo (i sassi sono i sassi, e – che io sappia – nessun popolo li usa come materasso) nella lettura del primo di tre libri che mi sono stati consigliati: si parla di marsiglia, dove farò un salto la semaine prochaine, e in testa mi si è già formata una piccola lista di posti che non mi dispiacerebbe vedere.
ancora malavita nella bella serie italiana (la prima, per ora) che ho terminato di guardare: un po’ di disagio a pensare, riconoscendo bene l’ambientazione anni ‘70, che c’ero anch’io, che anche a me – inevitabilmente – giungevano le notizie riguardanti quei fatti senza che producessero alcuna reazione memorabile… ero un pischello di montagna, tutto motorini-ragazzine-dischi. per anni non ho capito un cazzo del mondo, e ancora adesso ci capisco poco.
ma almeno ho dei dubbi.
beh, veramente ne ho un tot su molti fronti. di dubbi. e non ho certo l’eternità a disposizione.
checklist
June 29, 2009

il divano funge da tavolo operativo, ci appoggio le cose prima di depennarle dalla lista; poi da lì finiranno in tre zaini ed un borsone.
settimana prossima andiamo a campeggiare nel nord della corsica, all’insegna del risparmio :-)
i preparativi si sono alternati alle sedute di controllo degli argomenti studiati da pluri-rimandato, ai tentativi di far rendere agibili le cantine maledette e al riabituarsi ad avere ada in giro per casa; tornata entusuasta dalla colonia in montagna, dal giorno dopo tiene molto a passare qualche ora del pomeriggio al parco con le amiche. qualche novità: adesso si vuole lavare i capelli ogni altro giorno, e per la corsica non vuole saperne di prendere pochi vestiti… mi ha detto che una sua maglietta zebrata (ricevuta di seconda mano) era contesa da tutte le amiche…
prima, dopo esser andato a protestare dall’amministratore del condominio, ho trovato una seggiola di legno sopra a dei sacchi della spazzatura; troppo carina per lasciarla lì, non trovo altro modo di portarla con me che questo:
non sembra un seggiolone porta-bimbi molto vintage??? tra l’altro, la seduta si alza e sotto c’è un vano segreto.
durante la settimana, alla fine, non sono neanche andato a ballare. ma ho disegnato tango da non sentirne troppo la mancanza.
questa è facile:
June 8, 2009
indovina dove sono andato?
da una settimana all’altra
May 18, 2009
venerdì sera sono andato a ballare, per scoprire che era il compleanno di Andrea, il figo con la cravatta al centro della foto.
74 primavere, un tot a ballare liscio e gli ultimi il tango, è una delle prime figure che ho identificato in milonga. all’inizio andavo quasi solo a vedere, e il vecchio mi ha sempre messo allegria. lombardissimo (el parli quasi semper ‘n dialett’) e agilissimo, è sempre stato ben disposto ad elargire consigli a noi pivellini e a guidare pazientemente le principianti attraverso i primi giri. prezioso :-)
sabato è tornata ada dalla settimana a zambla alta con tutta la classe; un po’ delusa, si è consolata con un barattolo di viscidume che si è regalata e un sacchettino di curiose palline idrovore che entrambi hanno ricevuto in regalo da M. nel sacchetto sono grandi un millimetro, dopo 4 ore in acqua sono gonfie come dei ribes e rimbalzano tantissimo: ada le seppellisce nel viscidume per poi spingerle fuori come schifosi punti neri venusiani… bleah.

prima che arrivasse, durante la mattinata solo a casa, ho finito il secondo di 2 romanzi per leggere i quali ho impiegato non più di 3 settimane, en evento rarissimo da queste parti :-)
è che alcune cose si fanno leggere, altre no.
in questo caso erano le scalcagnate indagini (delitti orrendi in città australiane) di uno spacciatore di eroina dalla singolare personalità. i racconti sono in prima persona e l’autore è molto divertente, a maggior ragione – per me – perché prende per il culo la chiesa. è un altro di quei casi in cui mi dispiace non avere una cultura mistica più seria, ma per fortuna quel che ricordavo è stato sufficiente (“Andrew Lloyd Webber!” è una delle tante battute – che non spiego – che m’han fatto posare il libro per ridere un po’ :-)))
pomeriggio tutti al trotter (ada insoddisfatta) a provare una cosa: si va alle vecchie vasche per l’itticoltura, uno da una parte, uno dall’altra. si fissano alle rispettive ringhiere gli elastici annodati (ne bastano 6 di quelli normali). ognuno ha 4 proiettili di carta come quelli che si lanciavano in classe quando si usavano i diti come Y dellla fionda, solo che qui ogni proiettile è costituito da un intero A4. al via ci si inizia a sparare, un punto per ogni colpo a segno, finché tutti i proiettili finiscono nelle vasche. a quel punto cambio campo.

posso assicurare che (esclusa la faccia, come ben sa ada che se ne è beccato uno) i colpi non fanno troppo male, mentre è fortemente adrenalinico vederseli sfrecciare attorno; dover correre da tutte le parti a raccogliere i colpi per essere di nuovo armati prima dell’avversario aggiunge infine quel tocco di atletismo che ne fa – parlo da fumatore – un’attività intensa e stancante :-)
ieri idem (cioè giro al parco, ma al lambro, per cambiare) dove il prete della cascina per il recupero dei tossici va vanti con i suoi eventi del mese (grosso palco per concerti, passerella per i vip, servizio d’ordine robusto e bionde mozzafiato. sempre mozzafiato le bionde del clero, eh?), dove i tossici ancora acerbi maturano al suono di sound system autonomi, dove i babbi giocano a lanciarsi il frisbie con i figli magri e alti.
ieri sera, dopo il controllo della 4a declinazione (il singolare piace molto a felix: u, us, u, u, u, u) pizza a casa. scarabocchio un volto sul cartone della mia. stamattina, prima di buttarlo nel bidone della carta, ne ho fatto una foto, così. poco fa l’ho pasticciata con l’aiuto del programma, e se clicchi sul pezzetto qui sotto la vedi.
la foglia-segnalibro ci sta provando! in liberia, visitando una casa diroccata che non mi dispiacerebbe restaurare, il mio sguardo cadde su una delle tante piante strane che invadevano quella che doveva esser stata l’entrata principale e sobbalzai, letteralmente. le sue foglie grasse avevano qualcosa di familiare, che a momenti mi torna in mente ma che – da quando ero lì – era rimasta nascosta: c’era l’uso, da parte di molti bambini, di staccarne una foglia per metterla all’interno del quaderno di scuola perché, nel giro di una settimana, cominciava a produrre sottili radici piliformi dai bordi e in poco tempo diventava proprio cappelluta!
nel dubbio, of course, ne ho presa una e l’ho messa nel libro che non stavo più leggendo (firmino, per la cronaca. troppo poco blasfemo o troppo ignorante io, per non esserne stato catturato?).
è arrivata in italia, sempre nel suo libro, ma di peli appena un accenno: abbastanza per confermare chi fosse. penso che la minore umidità c’entri molto, tant’è che aveva iniziato a raggrinzirsi, e alla fine, dopo un mese abbondante, l’ho infilata in un po’ di terra, per pietà… e la piccoletta ne sembra tanto felice da aver iniziato a buttare una propaggine! speriamo che cresca…
e poi?
ah, e poi un po’ di pubblicità: un’amica di un’amica di Quassù si propone come fornitrice di spiedini ispirati a ricette da tutto il mondo e sta cercando di aumentare il numero di ingaggi (cene, feste, eventi e tutte quelle robe là), perciò – se non sei un vegano incazzato – sappilo :-)
che peccato.
May 14, 2009
nessuno fa niente per niente, è una vecchia storia che si rinnova adesso con un sacco di siti online (se prendere me stesso – e i siti che uso – può valere come dato statistico!).
negli ultimi tempi avevo scoperto che quello delle foto, dopo che ti avevano lasciato caricare oltre un centinaio di immagini e godere della particolare interazione che vi si generava, in realtà ti aspetta alla soglia delle 200 foto per dirti che ops! per mettere la duecentoeunesima devi pagare un pedaggio. o parcheggio, che è più pertinente.
Invece quello recente – oh come mi manca! – è quello che ti lasciava ascoltare tutta la musica che volevi, che te ne proponeva di nuova, che aveva le spieghe sugli artisti e viaandare… e che adesso ti dice che ops! era solo un periodo di prova, adesso che ti piace, adesso che lo usi, adesso lo paghi.
c’entra un cazzo, ma da quando il supermercato – con la scusa di cambiare le tessere dei punti – ha riazzerato il conteggio, io ho smesso di porger loro la tesserina nuova, pur avendola. cos’altro vogliono che gli si porga, questi? già si vendono le mie scelte d’acquisto a qualche spammer, assieme al mio profilo… per dire, comunque, della mia generale immunità alle loro trappole. e non parliamo di quelli dei telefonini, va’.
però era bello quello della musica.. :-(
ieri sera ho lasciato felix a casa, a vedersi un documentario sulla caccia alle foche alle termopili; capitan leonida e la sua squadra cominciavano a vedere anche i sorci verdi quando l’ho salutato per andare alla stazione centrale, dove le voci dicevano che ci sarebbe dovuta essere una milonga ilegal (di ada non si fa menzione, se non per mettere a verbale che l’alunna è assente per tutta la settimana, causa vacanza di scuola-natura in montagna da qualche parte).
il punto di ritrovo è la ex-biglietteria, ci sono quattro gatti. quando si arriva a tre volte tanto qualcuno inizia a ballare sotto all’altissimo soffitto. qualche battuta riguarda il progetto segreto di benito di realizzare la più grande milonga dell’impero, “ci devono passare anche i treni” lo scimmiotta una (o almeno, è così ch me lo immagino, in tenuta da campo chiara al centro del cantiere e di una cerchia di gerarchi, operai, giornalisti e cineoperatori :-)
in effetti, il pavimento di marmo è perfetto e, data l’ora, c’è poco passaggio; ciò non impedisce a due guardie di fermarsi, osservare per un po’, estrarre un telefonino ed esser raggiunte poco dopo da un’intera pattuglia di poliziotti. tutti insieme guardano per un po’ e alla fine ci dicono che no, lì non si può, si può solo fuori nel piazzalone. minchia. tra l’altro l’impianto audio è una specia di uovo giapponese e plasticoso molto silenzioso, non da’ fastidio, ma si ubbidisce. a metà. fermi fra i pilastri centrali della grande galleria esterna, si riprende a ballare tentando (parlo come cavaliere) di mantenersi sulle porzioni di marmo, altrimenti alternate an una pietra nera e perfettamente antiscivolo.
l’uovo di plastica si ammutolisce pian piano, viene sostituito da un’anguria ancor più timida e ci si insiste ancora un po’, sotto lo sguardo silenzioso di celerini con le gambe addormentate, stranieri polverosi e tossici vari.
questa mattina dal carrozziere, mi ha messo un canino provvisorio “e niente chewing-gum!” mentre il lattoniere prepara quello definitivo. Nel caso ancora ne dubitassi, rientro ora ufficialmente nella categoria del vintage, che non è ancora modernariato né tantomeno antiquariato.

(quesi due mi guardavano come se avessi interrotto una di quelle conversazioni private che si tengono al chiuso, mentre fuori il mondo corre nonsisadove)
attorno al 25
April 27, 2009
venerdì pomeriggio il cielo è bello e promette bene, così venerdì sera vado a ballare; al rientro trovo il numero 167, un bell’esemplare :-) della categoria magnum.
sabato pomeriggio ho raggiunto amici e familiari al corteo del 25.

ada era molto infelice, annoiata e svogliata; non capisce perché partecipare a questi grandi raduni rumorosi quando avrebbe potuto andare alla partita di basket del fratello.
“ok, allora contiamo le persone con gli occhiali da sole… no? contiamo le bandiere rosse?..” e riesco a distrarla un pochino, come facevo quando erano piccolini: inventare un gioco qualunque ovunque, per ammazzare le attese.
abbandonano prima di s. babila, io arrivo fino al duomo dove gli altoparlanti del palco ufficiale si danno battaglia con quelli del camion dei centri sociali; potessero picchiarsi liberamente, credo che lo farebbero tutti volentieri.

la sera, solo, mi faccio del fegato alla veneziana con patate al forno; non è male, lo rifarò ai raga.
poi milonga, fino alle 2. max mette della bella musica, come sempre, e riesco a ballare con un paio di dame niente male. breve turbamento quando il dj ricorda il 25, cui dedica la serata: attorno a me diversi individui storcono il naso, “se lo dice ancora, me ne vado”, e ricordo che non sono le passioni comuni a definire automaticamente le affinità fra individui.. per quanto ne so, quelle persone potrebbero essersi avvicinate al tango per nostalgia di un bel dittatore elegante! Certo, dev’essere dura la vita per loro, visto che la maggioranza delle milonghe esistono come circoli popolari e associazioni di sinistra. a milano, almeno.









