niùz

June 30, 2008

la settimana fila via, ufficio, qualche fine giornata al parco, all’ombra si sta meglio che a casa, leggo un po’. a casa faccio ordine, elimino delle cose, mi occupo di scartoffie. la sera esco, vado a ballare.

z. mi ha portato alla comuna, dove non vado mai (è dall’altra parte della città) ma con la macchina è tutto un altro discorso :-) sempre carino quel posto, nonostante la pista sconnessa: avrei voglia di cenarci, una volta.

ieri, invece, sono andato alla serata di apertura de l’esquina; solo che c’era stato un temporale violento, e la gente non è uscita. peccato, perché lulamiao mette molti dei miei brani preferiti.. bof, almeno così mi son fatto coraggio e ho invitato una tipa con cui non avevo mai ballato, ché mi sembrava un po’ troppo brava per me. dopo la tanda di milonghe mi ha detto “però adesso facciamone anche una di tanghi”. e mica la potevo deludere :-)

oggi è tornato il bello.
prima ho parlato con ada via scàip: che figata! ho visto lei, abbronzatina, la sua amica, il cane e la mamma. a lei ho mostrato la novità: scatoloni con dentro la mia roba. infatti la pacchia è durata poco: l’azienda ha deciso di vendere l’appartamento in cui ci eravamo rifugiati dopo l’esodo, e ci tocca raggiungere il nostro popolo nella torre di babette dove, ahimé, non ci aspetta alcuna leccornia…
da domani dovrei già essere di là :-(

par bleu!

June 24, 2008

gp, quello che sta à paris, m’ha mandato ieri ’sta fotina, che immagino abbia fatto en se proménant lungo qualche bel boulevard del centro…
(no, cercando l’azienda ho controllato, e la foto è ben spalmata sulla rete, dove deve averla trovata anche lui..)

beh, in vista dei tanti tangofestivals che si profilano per quest’estate, molti dei quali in località di mare, immagino possano interessare a varie dame eleganti :-)))

(dedicato a quelle che passan di qui, e conoscon la materia, l’abbraccio e la marca)

uffff!

June 19, 2008

è entrato in casa con un supersorriso, ha rassicurato me e sua sorella sul buon andamento della prova orale e poi è partito in quarta a ripetere TUTTO quello che ha esposto… eccitato. e sollevato!
e così sarà ammesso alle superiori, al famigerato liceo scientifico.
l’ha sfangata, letteralmente. un angelo è calato in casa e gli ha dato una mano ad organizzare la sua esposizione, un altro è calato in studio da me e mi ha dato il software per potergli stampare le varie relazioni scritte. talis pater… ma conoscendomi, per l’appunto, ho tratto ottimi spunti di riflessione circa l’attitudine allo studio e alle sue scadenze, che prevedo potranno tornarmi utili quando sarà il momento di cazziarlo un po’.

quindi è stata una settimana di ritorno al passato, anche se ho dei ricordi molto sbiaditi dei miei esami di terza media. strano. in generale, devo dire; ricordo solo le lezioni di musica, col tizio che ci faceva imparare i canti degli alpini (in dialetto), la strega di francese (eppure, quei tre annetti si sarebbero rivelati utilissimi al momento di sedurre, sposare, mettere 2 volte incinta e separarmi da una francese vera), quella di italiano che mi adorava (ma non vale, era amica dei miei), quello di applicazioni tecniche perché era tonto… beh, no, se ci penso un momento tornano tutti, quello di mat. che mi ha chiesto un quadro per l’appartamento al mare (voleva una copia del pesce che feci a inchiostro per l’esame; probabilmente la mia prima commissione), quella carina di arte… e i compagni, li ricordo, i tic, i difetti di pronuncia, quelle carine, quelle no, quello che è morto, quello rosso, quello che non aveva mai visto il mare… ecco, felix ha finito tutto questo. devo pensarci per rendermene conto, del bagaglio grosso di vita tutta sua che si porta già dentro alla testa.. ma è anche difficile non esser distratto dalla mia di vita, dalle mie crisi di crescita (sì, ancora devo crescere). (anche se, qualche settimana fa, ero dal medico che leggeva i risultati di certi esami che m’aveva prescritto, e mi fa “ah, lei non crescerà più di così. ma non è un problema, no?” e io sono scoppiato in una fragorosa risata).

ma c’è stato dell’altro.
l’ultimo appuntamento della rassegna primaverile al trotter: il concerto in teatrino de L’Orchestra di Via Padova, un gruppo moltomultietnico che suona roba che sembra acid jazz fortemente worldizzato e ritmato. con voce femminile russa, o giù di lì :-)

abbbiamo fatto la pulizia annuale dell’acquario di pèa: un lavoro immane, ci si dedica la giornata, chi a risciacquare i sassolini del fondo, chi il ramo trovato nei fondali dell’elba, e chi l’oggetto vero e proprio, con i suoi vetri incrostati di calcare e una quantità bestiale di palta nera, misto di merda e chissàcché, bleah!
alla fine si riallestisce tutto, se ne approfitta per cambiare la posizione del mobilio, ada ha aggiunto pezzoni di vetri di murano - quelli che si trovano per terra nelle discariche della zona delle fonderie, veri gioielli da dissoterrare - io ho modificato l’isola, guadagnandole spazio natatorio.
se sei impavido, l’immagine seguente, che ada chiama “la chela di merda”, io la “coda biforcuta” illustra come cagano questi rettilini. no, è solo per dire che nel frattempo pèa è rimasta nella sua pentola, sopra alla quale abbiamo messo il vassoio di latta tunisino -’nsissàmmài - con sopra un sasso, e lei tutto il tempo a fare sollevamento pesi con l’ambaradàn, il coperchio che saliva e scendeva inesorabile, teng! teng! teng!..
quando stavamo per rimetterla in acqua abbiamo visto quanto sotto. e ci sembrava interessante :-)

un giorno, la scuola era già finita, li ho chiamati dall’ufficio, “pigliate le bici, fate la ciclabile che abbiamo fatto insieme l’altra volta, attenti solo all’incrocione di palmanova, e andiamo a mangiaci un panino al baracchino di parco lambro”, e così hanno fatto. ero molto orgoglioso. poi mi hanno riaccompagnato in uffficio, gli ho offerto il caffè, hanno fatto qualche rivoluzione sulle poltroncine girevoli, qualche video in rete e via, da soli verso casa con giro largo per il trotter.

per la prima volta ho partecipato ad uno stage di tango. rodrigo e florencia, una coppia di giovani argentini, hanno tenuto 3 lezioni ravvicinate - un a volta al tangoy, le altre in un fitness-center deserto - dei tre generi. un pochino inquieto per il fatto che fosse un “avanzati”, alla fine ci stavo dietro abbastanza. a differenza dei miei insegnanti, ho notato questa cosa dell’abbracciare e farsi abbracciare da ogni partecipante, per ogni passo o pezzo di passo in studio. “giudame, luca - dice lui - yo soy la mujer”, io guido, lui sa e sente, riapre gli occhi e mi fa vedere esattamente dove sbaglio. riprovo, e funziona. bello. bravi.

sabato sera alla marippa, terza sera di baldoria danzereccia per i gestori sposi novelli, lui deve averle promesso “se mi sposi ti faccio ballare desde l’alma suonato dal vivo dai colortango”, lei deve aver detto “vediamo”, e sabato erano lì :-) e gli hanno suonato ’sto vals stupendo solo per loro due.. chic.

ho messo qualche foto mista di là, as usual.

per il resto: oggi c’era il sole. mi faceva sorridere pensare che l’ultima cosa che ho disegnato ieri sera è stato un sole zeppo di raggi cicciotti. ancora 2 giorni e i ragazzi iniziano le migrazioni estive, con noi, senza di noi, un paio di mesi abbondante di cui devo riempire 28/7-12/8 con un’idea.. è questo che intendo, quando dico che lo posso capire benino, il mio ragazzo…

:-)

e buona estate a chi parte!

(promozione)

May 7, 2008

ricordo a milanesi, trotteristi e tangueri (le categorie sono liberamente interscambiabili, nonché sovrapponibili), che sabato questo, alle 21, al teatrino del trotter, ci sarà un concerto di tango cantato con l’accompagnamento ballereccio dei miei insegnanti, Alberto e Sabrina :-)))

appiedato

April 30, 2008

ieri sera a lezione non c’era A., la dama che di solito mi fa da compagna. così ho fatto qualche foto agli altri, in attesa che qualcuno mi prestasse la sua. è stata comunque una lezione molto tecnica, in cui si è lavorato anche da soli. soprattutto le dame, cui è stato corretto l’ocho adelante. si è riso molto con gli esercizi collettivi e devo riconoscere che gli insegnanti sono proprio divertenti: lui è bravissimo nell’esasperare gli errori che facciamo grazie ad un talento mimico che dev’essere innato (me lo vedo bene, da ragazzino, a fare il pagliaccio). lei gli dà corda, lo provoca e lo prende per il culo. bella coppia :-)

sesto senso

March 31, 2008

si vede che ne ho un po’, se la settimana scorsa, pur avendo i ragazzi, sono andato a ballare per ben tre sere. di fila.

in parte è dovuto al fatto che non dovevano andare a scuola, grazie ad un luUungo ponte gennaro.. no, pasquale :-) permettendoci di spararci un film ogni sera sapendo che il giorno dopo potevano dormire. perciò cena presto e film, finito il quale io rassetto la cucina e loro se ne vanno a letto. e c’è tutto il tempo per farmi bello e uscire un due-tre orette. nonostante la spalla.
da 3 setttimane faceva (fa ancora) male, sicuramente a causa, o grazie, allo yoga: la tizia ci fa incrociare le mani come in quel giochino, che l’altro ti indica un dito e tu muovi quello dell’altra mano perché il cervello è confuso, quello lì; solo che bisogna continuare la rotazione dei gomiti, in modo da estendere di nuovo le braccia di fronte a sé. vedo le donne che ci riescono con scioltezza, io no, ma mi impegno e spingo fin dove riesco.
è nei giorni successivi che ne avverto le conseguenze: un dolore crescente esattamente dove so esserci la testa della placca. giorni di vaga paranoia: si sarà schiodata una vite? si sarà riaperto l’osso? dovrò mica operarmi di nuovo, cazzo? interrompo yoga - of course - ma a pasqua, in montagna, pop mi dice che è impossibile che sia successo qualcosa all’osso o alla placca, dev’essere un laceramento di tessuti che erano aderiti durante la rimarginazione della ferita. ah. e siccome nevica un casino, spalo un casino di neve. la sera, nei pub, rincaro la dose sollevando boccali di birra. inutile dire che il dolore aumenta, e me lo riporto in città, considerando che è come esser tornato indietro di un paio d’anni… col vantaggio che, a far male, questa volta è un muscolo preciso e non tutti quelli che avvolgono la spalla. è uno che ci passa davanti, lo uso solo per alzare qualcosa di fronte a me; a certe angolazioni - zac - dolore fitto, però sento anche il muscolo che scatta, e il dolore sparisce.
niente ospedale, aspetto ancora. ho una soglia del dolore alta. quasi quanto la mia pigrizia. forse sono incosciente, e se perdessi il braccio? come faccio a ballare tango dopo, senza il braccio destro, dove se ne va l’abbraccio?
ecco, quindi ballo e abbraccio (studiando l’evolversi dell’arto, beninteso), e lo faccio giovedì sulle note dal vivo degli Otros Aires, in una bolgia di selvaggi. si esibisce il titolare del tangonuevo meneghino, l’ho già visto altre volte, provo a guardare: si agita, fa il figo come sempre, fa cose inutili per far scena, me lo cago poco.
lo faccio venerdì, piccola milonga storica, ballo e abbraccio bene, si esibisce un argentino di passaggio, accompagnato dal figlio.

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il tipo, a immaginarlo in divisa da colonnello, sarebbe perfetto per una parte in Garage Olimpo. a vederlo ballare, pensi solo “anch’io, anch’io voglio!” miiii, i passettini, la calma, il baffo impietoso, serissimo, quando sorride è una gioia, ma sorride poco, si fuma la sigaretta in silenzio, sembra altrove, fuma con un gesto che sa di terra, mica di luci stroboscopiche.
lo faccio sabato, alla milonga di casa (è dove prendo lezioni), e a sorpresa c’è - di nuovo - un maestro argentino di passaggio, solo che questa volta si tratta de IL maestro mundial de tangonuevo, cicciocoso, come lo ha chiamato la dama spiritosa con cui stavo ballando :-) beh, ciccocoso non si è esibito, ma è come se lo avesse fatto. fortuna che sia arrivato tardi, col codazzo di adoratori chic, per piazzarsi tutti a fondo sala. no, perché si è messo a ballare con - e solo con - la sua ballerina, così. in mezzo a tutti, ma piano piano gna’a fatta e sono cominciati i mulinelli da tutte le parti. ottimo controllo, non mi ha intralciato, ma lo stress rimane. e forse non sono l’unico a diventar teso quando in pista c’è uno di quei cosi lì acceso. e senza guinzaglio. perché altrimenti non mi so spiegare com’è che alla fine c’erano solo loro, in pista. sì, ok, meglio approfittarne e guardare, che son occasioni che capitano raramente, eh? perché le occasioni di ballare così, quelle invece capitano spesso, invece :-)
comunque, arrivo a casa, il braccio mi dice “cucù, son sempre qua”, ripenso a poche ore prima, alla dama imprudente e brilla che avevo sorretto mentre inciampava, e al suo profumo, e gli rispondo “bello mio, niente convalescenza per ora; quando ballo non solo funzioni ma mi dimentico anche di te”.

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nel frattempo, fra sabato e domenica, suscito la felicità gourmande dei ragazzi con deliziosa musa paradisiaca fritta e sbrodoloso tiramisù al decaffeinato buono e privo di liquori :-q

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e ci vorrà tuttto il dolce del tiramisù per consolarmi durante la merenda di domenica… poco prima avevo passato il pomeriggio al parco con ada; abbiamo chiaccherato, mi ha fatto le treccine, ho fatto un acquerello, siamo stati al teatrino, e prima di rientrare le propongo un giro in altalena, ché la giornata è bella e non c’è neanche tanta gente. “okkei”
novità: hanno allungato le catenelle, i seggiolini sfiorano - per modo di dire - il suolo. conosco troppo bene questo gioco per demoralizzarmi: “ah, non posso piegare le gambe? chissenefrega, so prendere velocità anche a gambe tese” e in men che non si dica sto infastidendo il pino con la punta del piede. in avanti. istintivamente - l’ho fatto migliaia di volte - al ritorno infastidisco il cespuglio, sotto di me. quando ripasso vicino al suolo dura un secondo - PEM! - e allo zenith successivo dell’altalena vedo veramente le stelle. con calma rallento, scendo, “finito di giocare ada a casa c’è il tiramisù. che ne ho bisogno” e mentre pedalo - piano - verso casa, alle bestemmie si alterna il solito cazzo di bicchiere mezzo pieno che mi dice “t’è andata bene, coglione, che potresti avere lo stinco infilato nella pavimentazione antiurto dell’area altalene, a quest’ora, o essere in un ambulanza col piede dietro all’orecchio. e ada di fianco.”
ada era di fianco, non mi ha detto coglione, ma deve averlo pensato. trova anche lei che sia pazzesca la propensione del mio fato a trasformare giochi innocui in sport estremi. questa volta il risultato è che oggi non sono andato al lavoro, non potendo poggiare il peso sulla gamba sinistra. perché la botta ha provocato una torsione forzata (verso l’interno, pop) sia della caviglia che del ginocchio.
adesso aspetto, felix dovrebbe passare prima o poi a prendere una sacchetta, così gli chiederò di andarmi a prendere un kebab. e mi sento veramente uno sfigato, in questo momento: iniziava una settimana di singletudine (con tutto il tango che avrebbe comportato) e mi ritrovo semi-immobilizzato, con la sola prospettiva di aspettare un recupero di qualche tipo.

per fortuna che avevo già ballato un po’, va’ :-)
(magari me lo sentivo…)

maledette buone maniere

March 28, 2008

a volte mi dispiace non essere stronzo.
quando mi capita, a dire il vero, non mi limiterei ad essere stronzo; sarei violento.
come l’altra sera, nella milonghina nuova in cui sono andato per la seconda volta: stessa situazione, molti principianti, anarchia diffusa come mi ricordavo, il che non è un problema per me che, comunque, ho ancora molte difficoltà a rispettare la ronda.
ma c’era ’sto giovanotto (l’avevo già notato in pista, a tagliare la strada, a suggerire alla dama di fare giri ampi dove non si poteva, a girare completamente la testa per controllare a chi saccagnare una cavIglia..) che se ne stava a bordo pista, vicino alla consolle, a chiaccherare con qualcun’altro. aveva un bicchiere di birra in mano, e con l’altra mano, munita di un dito indice cinto da un anello metallico di quelli che ricordano un cuscinetto a sfere, batteva sul bicchiere - tìn tìn tìn tìntìn tìn tìntìn tìn tìn…- un suono assurdo che a gomitate riusciva a far scostare i bei tanghi e a mettersi proprio lì dentro, nel mio orecchio. all’altro capo della sala me lo dimenticavo, ma da metà sala in qua - tìn tìn tìn tìntìn tìn - FUORI TEMPO! ma totalmente, porcaputtana! e mica per un tango solo, o per una sola tanda, no, il deficiente lo faceva in continuazione..

ecco, non solo avrei avuto voglia di dirgli che andava fuori tempo, che era maleducato e che non era neanche un po’ figo come credeva, no… avevo proprio voglia di tagliarglielo, il cazzo di dito, e poi usarlo come un martelletto e picchiettarlo in testa ripetendogli “N O N - S I - D I S -T U R BA - C H I - B A L L A”..

(torno a casa da lezione, abtango mi accoglie, scatta il post tematico)

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“la vendetta” solo perché fa ridere nel titolo.
in realtà c’è poco da ridere. cioè, adesso si può, per questo ne scrivo :-)

2 anni fa, in un impeto di ottimismo, invito la mia ex (no moglie, fidanzata post-separazione), per la quale provo profonda nostalgia, a cena e inaspettatamente, accetta. ancor più inaspettatamente, ci saluteremo solo il giorno dopo. molto prevedibilmente, il mio umore è alle stelle, nonostante non siano state poste basi per alcunché di rinnovabile. avendola io piantata un annetto prima, comprendo la diffidenza della ragazza.

nelle ore trascorse assieme, mi parla molto del tango, che aveva iniziato 6 mesi prima. mi ricorda che prima della rottura mi aveva proposto di iscriverci entrambi ad un corso, e si ricorda che la scartai come un’idea del cazzo.
io non me lo ricordo bene, mi sembra strano, proprio io, e comunque, evidentemente, ero già troppo in crisi per gli occhi della biondina al lavoro.
quella che non me la diede, quella da cui forse non la volevo neanche.
“mi iscrivo adesso, cerco di recuperare e ti posso fare da partner!”
“non se ne parla nemmeno, ormai il tango è una cosa mia, tu non ci hai voluto provare, adesso è troppo tardi.”
non discuto.

nei giorni successivi non riesco a pensare ad altro: “ma allora perché cazzo ha perso tanto tempo a raccontarmi della passione del tango, degli abbracci di qua e di là, del sudore che si mischia, dei cuori che pulsano sulla stessa musica, musica che è ipnotica e struggente e divertente e e e…? p e r c h é c a z z o ? ? ?”
tra l’altro - sono sinceramente attratto dal tango, almeno come musica; non ne ho chissà che collezione, ma senza neanche sapere che fosse tango, uno dei miei dischi preferiti di sempre è Selling Water By The Side Of The River, di Evan Lurie. e poi, a ben vedere, quella roba strana che mi canticchio in testa quando cammino in città, quelle marcette che mi farebbero vergognare di fronte a, per dire, i miei amici, ma che si innestano tanto bene ad un passo regolare.. sta’ a vedere che è proprio tango!
io che non voglio ballare?
io che in 4a liceo ero l’unico maschio a fare ginnastica con le femmine per poter seguire il gruppo di ginnastica-jazz, e che in 5a seguivo il gruppo serale della mia insegnante? io, che per il mio matrimonio ho coreografato un balletto per me e sabine su “Tartantella”, di Evan Lurie, appunto? io, che per sopravvivere alla separazione da sabine ho seguito un corso di danze folk del mondo (e, contestualmente, la scia di profumo di una donna affettuosa)?
io che non posso ballare? il tango? solo perché sono stato un cretino?

e fu così.
una settimana dopo ci fu la notte bianca, in programma una serata di tango con lezioni gratuite per chi non ha mai mosso un passo. passo la sera lì e faccio tutti e tre i cicli previsti (cioè: 3 volte la stessa cosa): devo capire se c’è osmosi, se qualcosa mi prende. non riesco a capire, del resto si cammina e basta, e le compagne mi pestano i piedi. fan’culo, la pizzica era più complicata, non dico la chacarera o come si chiamava quella roba sudamericana che ci insegnava quel giovane fuori di testa…
finite le lezioncine di propaganda (sempre lodate siano) la gente inizia a ballare: è la prima volta che vedo ballare il tango dal vivo, dal vero, NEL vero.
il luogo è l’atrio di una moderna stazione ferroviaria, non aiuta a percepire chissà che atmosfera. l’esibizione dei 2 maestri non mi aveva impressionato molto, ma è la mia innata diffidenza nei confronti delle réclames a frenarmi, capisco che non è quello che si è tenuti a sapere. quello che voglio vedere è come balla la gente.
rimango fino alle 2 del mattino, a guardare. faccio qualche foto, ma guardo, soprattutto: tutte le età, non tutti sono eleganti, anzi. niente rose in bocca, niente casqué, niente camminare nel modo ridicolo dei cartoni animati. qualcuno - pochi - fa dei numeri, tipo quelli che avevo visto fare ai maestri. qualcuno balla che sembra fermo, un gioco di spinte e controspinte sul posto, mi pare strano. qualcuno è super-impettito, ha qualcosa d’oro che luccica da qualche parte, non ridono. quelli che ridono sono i miei preferiti, sono anche quelli vestiti in jeans e camicia, o maglietta. non sono né belli né acrobatici, ma ballano con chi vogliono, anche quelle vicino alla consolle che sembrano quelle brave (’mazza che gonne!), e le fanno ridere.

l’evento serve anche a promuovere l’inizio di un corso per principianti assoluti in, guardacaso, una delle milonghe più vicine a casa mia.
che fare? è tollerabile un deficiente che si iscrive a tango per riconquistare una ex? non è anche molto romantico? non sono, comunque, libero di fare quel cazzo che voglio? non potrebbe essere proprio quel che voleva facessi? senza stressarla, ci rivede senza impegno in milonga, e se è cosa… però che stronza a prenderne possesso, mica c’era lei alla notte bianca, c’era chiunque! e poi, chissà come sarà sorpresa, capirà che non lo dicevo per dire, che posso affrontare una cosa improbabile come questa solo per lei. e voglio guardarli in faccia i bastardi che se l’annusano e che la stanno trascinando sempre più lontano da me, con le loro pose e i loro sorrisi e il loro farla… ridere.

succede che mi iscrivo.
succede che non resisto e glielo dico.
succede che si incazza, “mi sento invasa”, “non serve a niente”.
e succede che non ci si vede più.

nei mesi che seguono continuo ad andare a lezione di tango, proprio dai 2 che avevo visto esibirsi, senza avere una partner. ne cerco, forse sì, forse no, no. me ne infischio, a casa ballo con la scopa, come nei film. pratico il turismo tanguèro, visito le diverse milonghe senza ballare. qualche volta, quando sono molto triste, mi dico che anche sul fronte del sentimento dovrei avere le carte in regola per approfondire la conoscenza di questa musica e di questo mondo. per questo non ho fretta di sapere cosa dicono i cazzo di argentini, mi bastano le mie di paturnie. e prima del previsto inizio a invitare signore molto pazienti, e ballo tango. e balla e balla, passa piano piano anche il gran dolore, incontro gente, faccio cose e continuo a ballare.

la tizia la vedo ogni tanto. la prima volta è praticamente scappata, una volta mi ha detto che non sarebbe andata oltre il saluto, altre volte mi ha ignorato, una volta mi ha sorriso passandomi di fronte, una volta mi ha sfiorato l’avambraccio, altre volte la ignoro io, come sabato scorso, festa della donna: ma quasi alle tre, prima di andarmene, mi sono sentito stupido. sono andato a salutarla, me lo ha lasciato fare.

e basta. è così che mi sono messo a ballare tango.

(mon dieu, che …”intimo” questo post… però è vero, almeno quanto un “oh, piuttosto che stare davanti alla tivvù, eppoi il tango è tornato di moda, c’è un sacco di figa, anche… e pure ggente interessante, professori universitari, pubblicitari, autori televisivi…”)

andamento

February 8, 2008

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martedì, dopo la lezione, mi sono aggregato a 3 compagni e sono andato al Frida, all’Isola.
è stata una bella sorpresa: avevo capito che era dentro un bar, e mi aspettavo uno spazio minuscolo e 4 gatti, invece è tipo loft, separato dal bar, semplicesemplice, niente fronzoli. musica ok, la fauna era costituita soprattutto dagli allievi dei corsi che si tengono lì (credo); non mi sentivo il più scarso, ecco.
mi sono anche portato a casa una spalla impregnata del mio profumo preferito, e ci ho dormito molto bene.
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mercoledì sera sono stato invitato a teatro (grazie anna!), a vedere Maria de Buenos Aires, quell’opera che Piazzolla aveva fatto per Milva di cui non so altro. “dura 3 ore” era la minaccia, dopo la prima ora stavo seriamente considerando se spostarmi indietro di qualche fila (eravamo in balconata) e schiacciare un pisolino. il tango mi culla, l’idea di avere una 20ina di argentini che si sbattono dal vivo per me mi stuzzicava :-)
in realtà durava normalmente, e mi son goduto quel che rientrava nelle mie possibilità, cioè l’esecuzione dal vivo della musica; non parlando lo spagnolo, ahimé, tutto il senso della vicenda è andato altrove, non certo nella mia testa.
flauto, pianoforte, bandonéon, 3 violini, violoncello, contrabasso, 2 tizi alle percussioni, narratore, cantante e cantantessa, 6 coristi misti! precisi. un po’ svizzeri. quasi algidi.

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mi sono riscaldato subito dopo, andando a farmi divertire da un picherna particolarmente brillo :-)))

ieri ho visto il nostro futuro ufficio… racconterò :-)

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la sera ho raggiunto f. per cena, e mi sono divertito con Dàida.

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(detail)

January 13, 2008

c’è questa celebre milonga milanese del mercoledì sera.

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fra tutte, è quella che più mi da l’idea del “dancing”, c’ha pure la sfera coi specchieti e la lampada di Wood, motivo per me sufficiente per bandire il bianco dalla mia mise quando ci vado (cioè: già ballo male, evitiamo di essere anche una boa fosforescente alla deriva nella corrente, che diamine!).

insomma, non è per il décor che ci vado :-)

vado a ballare, a cercare quelle dame che solo lì trovo, a osservare i vezzi dell’élite della pista (uuhh, come se la tiranoooo), a starmene solo sui divanetti in fondo in fondo e a domandarmi “ma io, cosa cazzo ci faccio qua?” , frugando la realtà circostante in cerca di premonizioni da Cuba Libre…

però l’altra sera notavo una cosa: è vero, in questa sala si balla tango solo una sera alla settimana, nelle altre c’è di tutto, rock acrobatico, latinoamericano, lissio eccietera, però, se uno guarda il décor alle pareti si rende conto che no, che in un certo momento è stato il tango a definire il carattere del posto, ne era forse un vero tempio, una milonga e basta (e magari senza sfere e luci colorate).

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ci sono ’sti pannelloni dipinti alle pareti che si notano poco, un po’ perché le luci sono basse, un po’ perché sembrano quasi monocromatici, e hanno un che di lugubre. come per i quadri nelle pizzerie, evito praticamente di osservarli.

l’ultima volta, chissà perché, li osservavo un po’ meglio.

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il tizio ha fatto un lavorone! lo stile mi ricorda Lele Luzzati, e se li penso su pareti differenti, con maggiore illuminazione, mi provocano quel misto di tenerezza e inquietudine che spesso provo di fronte a queste manifestazioni di arte minore, secondaria, di servizio cui spesso si ricorreva, fra gli anni ‘50 e ‘60, per decorare certi ambienti, per lo più commerciali (AMO, per esempio, dei pannelli simili, all’interno della mia torrefazione di fiducia: tutte le tappe della produzione del caffè in stile colonial-tiki, dei gioielli!)
qui, sulla parete principale ritraggono coppie che ballano tango.
sulla parete di fondo ci sono i luoghi dove è nato: le piazze, i conventillos, i bordelli.
in quest’ultimo, nell’angolino in alto a sinistra, che quasi non ci si fa caso perché la scena si svolge in strada dove le coppie ballano, c’è questo sorprendente, sfacciato e gustoso dettaglio:

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ah, il tango!..