3 dicembre 1947

June 19, 2008

assieme agli auguri per una buona estate, ricevo da giorgio, e volentieri pubblico, questa bella circolare :-)

uffff!

June 19, 2008

è entrato in casa con un supersorriso, ha rassicurato me e sua sorella sul buon andamento della prova orale e poi è partito in quarta a ripetere TUTTO quello che ha esposto… eccitato. e sollevato!
e così sarà ammesso alle superiori, al famigerato liceo scientifico.
l’ha sfangata, letteralmente. un angelo è calato in casa e gli ha dato una mano ad organizzare la sua esposizione, un altro è calato in studio da me e mi ha dato il software per potergli stampare le varie relazioni scritte. talis pater… ma conoscendomi, per l’appunto, ho tratto ottimi spunti di riflessione circa l’attitudine allo studio e alle sue scadenze, che prevedo potranno tornarmi utili quando sarà il momento di cazziarlo un po’.

quindi è stata una settimana di ritorno al passato, anche se ho dei ricordi molto sbiaditi dei miei esami di terza media. strano. in generale, devo dire; ricordo solo le lezioni di musica, col tizio che ci faceva imparare i canti degli alpini (in dialetto), la strega di francese (eppure, quei tre annetti si sarebbero rivelati utilissimi al momento di sedurre, sposare, mettere 2 volte incinta e separarmi da una francese vera), quella di italiano che mi adorava (ma non vale, era amica dei miei), quello di applicazioni tecniche perché era tonto… beh, no, se ci penso un momento tornano tutti, quello di mat. che mi ha chiesto un quadro per l’appartamento al mare (voleva una copia del pesce che feci a inchiostro per l’esame; probabilmente la mia prima commissione), quella carina di arte… e i compagni, li ricordo, i tic, i difetti di pronuncia, quelle carine, quelle no, quello che è morto, quello rosso, quello che non aveva mai visto il mare… ecco, felix ha finito tutto questo. devo pensarci per rendermene conto, del bagaglio grosso di vita tutta sua che si porta già dentro alla testa.. ma è anche difficile non esser distratto dalla mia di vita, dalle mie crisi di crescita (sì, ancora devo crescere). (anche se, qualche settimana fa, ero dal medico che leggeva i risultati di certi esami che m’aveva prescritto, e mi fa “ah, lei non crescerà più di così. ma non è un problema, no?” e io sono scoppiato in una fragorosa risata).

ma c’è stato dell’altro.
l’ultimo appuntamento della rassegna primaverile al trotter: il concerto in teatrino de L’Orchestra di Via Padova, un gruppo moltomultietnico che suona roba che sembra acid jazz fortemente worldizzato e ritmato. con voce femminile russa, o giù di lì :-)

abbbiamo fatto la pulizia annuale dell’acquario di pèa: un lavoro immane, ci si dedica la giornata, chi a risciacquare i sassolini del fondo, chi il ramo trovato nei fondali dell’elba, e chi l’oggetto vero e proprio, con i suoi vetri incrostati di calcare e una quantità bestiale di palta nera, misto di merda e chissàcché, bleah!
alla fine si riallestisce tutto, se ne approfitta per cambiare la posizione del mobilio, ada ha aggiunto pezzoni di vetri di murano - quelli che si trovano per terra nelle discariche della zona delle fonderie, veri gioielli da dissoterrare - io ho modificato l’isola, guadagnandole spazio natatorio.
se sei impavido, l’immagine seguente, che ada chiama “la chela di merda”, io la “coda biforcuta” illustra come cagano questi rettilini. no, è solo per dire che nel frattempo pèa è rimasta nella sua pentola, sopra alla quale abbiamo messo il vassoio di latta tunisino -’nsissàmmài - con sopra un sasso, e lei tutto il tempo a fare sollevamento pesi con l’ambaradàn, il coperchio che saliva e scendeva inesorabile, teng! teng! teng!..
quando stavamo per rimetterla in acqua abbiamo visto quanto sotto. e ci sembrava interessante :-)

un giorno, la scuola era già finita, li ho chiamati dall’ufficio, “pigliate le bici, fate la ciclabile che abbiamo fatto insieme l’altra volta, attenti solo all’incrocione di palmanova, e andiamo a mangiaci un panino al baracchino di parco lambro”, e così hanno fatto. ero molto orgoglioso. poi mi hanno riaccompagnato in uffficio, gli ho offerto il caffè, hanno fatto qualche rivoluzione sulle poltroncine girevoli, qualche video in rete e via, da soli verso casa con giro largo per il trotter.

per la prima volta ho partecipato ad uno stage di tango. rodrigo e florencia, una coppia di giovani argentini, hanno tenuto 3 lezioni ravvicinate - un a volta al tangoy, le altre in un fitness-center deserto - dei tre generi. un pochino inquieto per il fatto che fosse un “avanzati”, alla fine ci stavo dietro abbastanza. a differenza dei miei insegnanti, ho notato questa cosa dell’abbracciare e farsi abbracciare da ogni partecipante, per ogni passo o pezzo di passo in studio. “giudame, luca - dice lui - yo soy la mujer”, io guido, lui sa e sente, riapre gli occhi e mi fa vedere esattamente dove sbaglio. riprovo, e funziona. bello. bravi.

sabato sera alla marippa, terza sera di baldoria danzereccia per i gestori sposi novelli, lui deve averle promesso “se mi sposi ti faccio ballare desde l’alma suonato dal vivo dai colortango”, lei deve aver detto “vediamo”, e sabato erano lì :-) e gli hanno suonato ’sto vals stupendo solo per loro due.. chic.

ho messo qualche foto mista di là, as usual.

per il resto: oggi c’era il sole. mi faceva sorridere pensare che l’ultima cosa che ho disegnato ieri sera è stato un sole zeppo di raggi cicciotti. ancora 2 giorni e i ragazzi iniziano le migrazioni estive, con noi, senza di noi, un paio di mesi abbondante di cui devo riempire 28/7-12/8 con un’idea.. è questo che intendo, quando dico che lo posso capire benino, il mio ragazzo…

:-)

e buona estate a chi parte!

l’ultimo pasto

June 6, 2008

oggi. pranzeranno al sacco, il tempo è decente e lo faranno all’aperto. carino finire la scuola con un pique-nique sur l’herbe :-)
è tutta la settimana che si mangia senza uno schema preciso. in particolare due giorni fa, abbiamo iniziato a chiudere la giornata con un aperitivo della classe di ada e abbiamo terminato con la pizzata della classe di felix!
all’aperitivo si era invitati a portare qualcosa da mangiare e, senza illuderci di esserne in grado, siamo arrivati invece con pepsi, fonzies, pistacchi e prosecco; non erano superflui, ma leila aveva portato il suo famoso couscous, da divorare assieme a fettine di carne fredda con una salsa verde, torte salate, olivame e focacciame vario, insalate vere e di riso, pasta e insomma: quando ho visto la tavolata ho detto alla bionda “dacci dentro, chissenefrega di dopo.. al limite ci dividiamo una margherita in due”.

peccato piovigginasse, fortuna che ci fosse il porticato disponibile. per i grandi. ada e compagni sempre fuori, umidicci. io ho umidificato la gola: rosato, rosso und prozekko, ché nessuno pensasse fossi divenuto improvvisamente serio. del resto vivo ancora il corpo insegnanti con una certa soggezione, e per allentare la tensione..

quando arriviamo alla pizzeria sono bellobrillo, ed effettivamente sazio.
ok, è una 3a media, molti di loro si perderanno di vista, è il saluto ai prof e tutto ma non capisco perché abbiano scelto la pizzeria più fighetta del quartiere, un postaccio da èppiàuar comunicante con un negozio di piante di lusso. questi, al momento del conto, bastonano.. ma sono brillo, chisséne, e mi concentro sulla compagnia.

ora, devo salvaguardare la praivassì dei ragazzi e tutelare ancora il futuro scolastico di ada (che condivide diversi insegnanti col fratellone), quindi eviterò di descrivere i miei tentativi di fare il cascamorto con le giovani prof. di lingue, ma si sappia che al momento del “allora, genitori e insegnanti, su queste due tavolate”, mi è scappato uno sfacciatissimo “verochemipossosederequinmezzavoi,vero?” ;-)

alla fine adina ha voluto una pizza intera e una l’ho mangiata anch’io, più per compagnia che per autentico appetito, e posso confermare che la bontà della loro margherita (le altre non so) è inversamente proporzionale alla fighetteria circostante; nel quartiere, cinesi e egiziani se la cavano decisamente meglio.

chi, in realtà, viene veramente messo alla prova in questi casi sono proprio gli insegnanti; mi raccontavano, le mie graziose commensali, di trovarsi ad alternare scrutini e pizzerie, un giorno dopo l’altro per quasi tutta la settimana!
(qui ci sono alcune foto)

e ieri, per una volta, abbiamo cenato a casa; alla pasta al tonno hanno preferito la Carrozza di Monsieur Crocque, ovverossia toast al formaggio/prosciuttocotto

cucinati come la mozzarella in carrozzella. quanto sani non so, ma buoni son buoni :-) e questo mantiene alto l’umore - che già lo è, comunque: ada è eccitatissima dalla “finedellascuola”, felix un pochino meno per gli esami che incombono - fino al dolce: il ragazzo armeggia maldestramente col vasetto di cremina vaniglia-cacao che gli scivola di mano e piomba capovolto sul tavolo. dopo le risate alza il vasetto e mi chiede di fare una foto alla particolare formazione, di cui è fierissimo…

per la cronaca, ha deciso di iscriversi allo scientifico :-/

pèa al pascolo

June 3, 2008

domenica, fuori programma, ada viene a passare il pomeriggio con me.
“cosa facciamo?”
il tempo è bello, io ho del sonno arretrato, “portiamo pèa al parco!”
approvato: le farà bene sgranchire le gambette e prendere fotoni veri invece di quelli da 100 W del suo sole artificiale. ada teme l’arrivo in massa di ragazzini curiosi, perciò, caricato il rettile nella solita pentola, andiamo alle vecchie vasche delle trote, vuote da decenni. “almeno da lì non può scappare, anche se ci distraiamo”… seh. pèa prova il freeclimbing pur di tagliare la corda :-)

è comunque un evento, e come tale suscita un certo entusiasmo in chi passa di lì: una mamma amica si improvvisa addestratrice di tartarughe da caccia, incitandola ad attaccare gli incauti piccioni mentre la figlioletta preferisce occuparsi del suo trasporto aereo, coprendo ripetutamente la tratta vasche-prato (nelle sue mani, pèa mi ricorda un panino alla tartaruga, caldo, ché la tiene coi ditini lungo il bordo del guscio).

difficile da capire, ma la bestiola dev’esser stata esausta, non avendo mai smesso di zampettare per un paio d’ore. dopo averla riportata nel suo acquario bella sazia (la pentola, piena d’acqua, le serviva per far merenda e le ragazzine le hanno dato erbette, foglioline e fiorellini che lei ha coscienziosamente spazzolato), ho riaccompagnato ada a casa della mamma; dal benzinaio c’è una piccola folla che ammira un camion fantascientifico ricoperto di marchi vari.

impressionante, e ridicolo. tanto più che alla pompa adiacente c’è un mezzo che, nonostante l’età, riesce ancora ad essere futuristico. spiego a ada che quando avevo 19 anni bigbrother mi aveva trovato uno squalo bianco a 400.000 lire, che per me era la macchina più bella del mondo e che era impossibile non amarla…

domenica, invece, li raggiungo entrambi al bagno turco di sabine, che ha deciso di regalarci: a me una pulizia della schiena (da sposati se ne occupava lei, che lo volessi o no, sottoponendomi a frequenti sedute-tortura di sbrufolamento ed estrazione punti neri. accetto volentieri la proposta, immaginando che anni di trascuratezza possano aver accumulato lì dietro notevoli quantitativi di materiale organico superfluo) e a loro una pulizia della faccia (ma ne sono moOolto meno entusiasti, e si capisce).

è giorno di festa, ho il frigo vuotino e mi faccio accompagnare da ada a prendere 3 pizze; fuori dal portone, in mezzo all’immancabile montagna di rifiuti ingombranti mollati lì sul marciapiede, notiamo vari fogli sparsi, e su qualcuno dei disegni. ovviamente li osserviamo con attenzione, finché non mi accorgo che sto pestando un blocco da disegno. lo raccolgo. guardiamo, ci guardiamo e decidiamo che non si può abbandonare, proprio non si può!

… chissà chi li ha fatti… non chi buttato la roba in strada, che deve aver trovato tutto in un appartamento in cui stava subentrando. sono fogli più grandi di un A4, colorati a pastello fino al bordo, steso bene e fitto, acquarellato in alcuni punti.. e questi soggetti! la metaphisique du trottoir :-)

(cliccali per vederli grandi)

melting pot

May 25, 2008

come definire altrimenti la scuola dei ragazzi? ieri c’è stata la festa di fine anno, con i lavori esposti nelle aule, le premiazioni e gli spettacoli. bello, nonostante il cielo truce :-)

ricordo un’estate in sardegna, con gli amici indigeni si aspettava la fine del giorno a Cala Fuili e si scherzava sul fatto che uno, dopo averla a lungo contemplata, andò da una (sconosciuta) per esprimerle l’incontenibile entusiasmo che la di lei bellezza suscitava in lui. lo prendevano in giro perché la conversazione durò pochissimo, con lui che tornava al suo telo da spiaggia sconfortato e deluso e che, a chi gli chiese cosa le avesse detto, rispondeva “sembri tagliata con l’accetta”. lo presi per il culo come tutti, perché il momento lo imponeva a beneficio del buonumore generale - compreso il suo.

però, in fondo, lo capivo, e ne ammiravo la visione; avevo osservato anch’io la ragazza, una sarda mora e abbronzata, dai tratti effettivamente molto netti e puri, essenziali e bellissimi, austera quasi. l’immagine che il galletto aveva evocato corrispondeva al fascino che la ragazza emanava, e vi scorgevo tutta la delicatezza che, paradossalmente, egli percepiva. il problema era il momento, il contesto… le parole e le distorte associazioni mentali che queste avevano generato.

è capitato anche a me, infatti.
una volta ho detto a una ragazza “sei più bella di una pozzanghera”.
contrariarmente all’episodio del sardo, di fronte alla perplessità della fanciulla in questione - che invece già conoscevo - potei reagire con una spiegazione: “le pozzanghere sono solo belle, ma tu, in aggiunta, sei anche profonda”. oddìo, non è che mi sembrasse molto convinta che il complimento fosse tale, ma prese atto del fatto che ne vedevo una bellezza interiore, oltre la superficie.
di nuovo il problema delle parole e delle associazioni che, di norma, generano: sentir paragonare il proprio aspetto a legni grezzi o a pozzanghere può essere inusuale, destabilizzante, per non dire al limite dell’offensivo :-)

l’altro giorno attraversavo il parco, piovicchiava, e non c’era NESSUNO. non avevo fretta, quindi ho camminato, e ho notato le pozzanghere. ne ho fotografate lì, e poi anche nel quartiere attorno, lungo i marciapiedi. e mentre scattavo ripensavo alla tipa-pozzanghera, e mi chiedevo se, potendo vedere con i miei occhi, avrebbe potuto capire meglio cosa intendessi dirle, perlomeno a proposito della bellezza superficiale..

che mentre va in mezzo al traffico di colpo debba dribblare un’auto, che la levetta del fermo sia molle, che le sue chiappe schifose facciano svirgolare il cazzo di sellino, che ciò gli faccia perdere l’equilibrio, che si spatasci sul lastricato, che gli vada il manubrio in mezzo alle gambe - forte - che si grattugi le ginocchia e che una mano gli s’incastri nel binario del tram, che il SUV che lo seguiva gli passi sulla fottuta bici, che lo assordi con un barrito da milledecibbèl, che riesca a frenare in tempo per non amazzarlo ma troppo tardi per non dargli un bel diretto sul capoccione, col paracapoccioni, e troppo tardi per non cagarsi sotto, veramente.

poi ti voglio vedere, amico, a pedalare un rottame scentrato, con le braghe piene dimmerda, sul MIO sellino nuovo implementato di coprisellino in gel anatomico. scivolerai giù da tutte le parti, stronzo.

(lo stronzo se l’è preso mentre io e ada cenavamo, la bici era qui fuori, legata)

poi me ne sono dimenticato per un po’: due prime medie, di cui una è la classe di ada, questa sera mettevano in scena le pièces preparate durante l’anno nelle ore di “opzionali” (che non so bene cosa siano, ma finché fanno teatro va benone). non che la ragazza abbia proprio recitato, piuttosto faceva parte del corpo di ballo, o coro, e se possibile si nascondeva dietro ai compagni (mi ha visto con la macchinetta in mano; me ne sono accorto, sono retrocesso nell’ombra e lei si è rilassata). tema, per entrambe le compagnie, La Paura, appunto (benché non mi pareva fosse stato specificato “del papàppassionatofotografo”)(né avevo ancora formulato l’augurio di cui in apertura..)

mi è piaciuto, la giovane insegnante/regista/tecnico luci e audio ha coordinato i ragazzini in modo semplice e pulito, senza caricarli troppo di ruoli definiti. tutto questo ada lo sintetizza con un “era noiosissimo”, ma non ci credo molto. è solo una presa di posizione. “la musica era bella, no?”
“faceva schifo”
“ma se erano i Massive Attack, la metto qualche volta a casa!”
“.. ah sì?.. beh, faceva schifo lo stesso.”

e sempre ha quello sguardo inclinato, tutte le volte che constata che qualcosa può accomunarmi ai suoi insegnanti, o che vi è della confidenza. per forza che poi non mi crede se le dico che era una figata :-)

(promozione)

May 7, 2008

ricordo a milanesi, trotteristi e tangueri (le categorie sono liberamente interscambiabili, nonché sovrapponibili), che sabato questo, alle 21, al teatrino del trotter, ci sarà un concerto di tango cantato con l’accompagnamento ballereccio dei miei insegnanti, Alberto e Sabrina :-)))

buona la prima

April 23, 2008

G., uno dei genitori più attivi del trotter, mi chiede se posso buttar giù una locandina per lo spettacolo che figlia e amici metteranno in scena al parco.
“oltre ai testi cosa mi mandi?”
“niente.”
“come niente? neanche una foto, vogliono?
“no, niente foto, ma neanche disegni, un cazzo.”

“che bello”, penso.

sveltinaConfederata

April 10, 2008

settimana scorsa, quella a destra mi chiede se quella a sinistra me l’ha detto.
“cosa?”
“che devi andare a ginevra entro metà settimana prossima a fare una foto.”
“UNA foto?”
“sì, e una te la devi far fare tu.”

il gioco è che i fotografi del giornale si ritraggono a vicenda. sono un po’ preoccupato: a ginevra c’è un vero fotografo, io faccio solo rire les poulets :-)

lunedì arriva la cinqueddì, porto ada a fare un giro in quartiere, solita questione del provare la macchina. il trotter collabora, nonostante le gaffes che mi aveva visto fare (ancora) un paio di giorni prima.

Il problema dell’albergo è risolto, nel senso che è christian stesso a propormi il suo letto, potendo a sua volta rifugiarsi in quello della morosa. il problema ragazzi è risolto, vanno a dormire da sabine. parto martedì in treno, bagaglio essenziale, giusto una boccia di cannonau per ricambiare l’ospitalità. fa bello, giacchetta e via. Dopo losanna nevica, rido del mio ottimismo, e per smorzare un nuovo panico tutto fisico.

rendez-vous in stazione, mi vede in giacchetta, mi porta in un bistrot e va a cercarmi giacca e berretto in bici. vraiment gentil. intanto mi godo la possibilità di fumare nel locale, cosa che non facevo, mi sembra, da una vita. poi si va. ha la bici carica di materiale, sa dove andare, sa cosa vuol fare. io no.

e siamo sotto a un ponte, monta 2 lampade “sono americane, luce dolcissima”, usa l’esposimetro solo per avere conferme a dati che sa indovinare comunque, e tira fuori la sua, di macchina.
mi sento onoratissimo, il mio primo vero ritratto passerà per l’obbiettivo di una hasselblad!

finito tutto passiamo per lo studio, in un ex-spazio industriale occupato e prossimo allo sgombero; mi spiega di essere uno dei portavoce dei 300, fra creativi e artigiani vari che costituiscono ArtAmis, che conducono il braccio di ferro con le autorità cittadine nel tentativo di ottenere l’assegnazione di uno spazio alternativo.

a casa smonta il gioiello perché si asciughi dalla pioggia e dalla neve che ha preso. quando mi viene gli faccio qualche scatto, poco convinto. gli ho spiegato 2 cose sulla mia presenza lì; è tranquillo, mi spiega altre cose che non so della digitalona.

Passeggiamo ancora, guardo questa città che non conosco, mi attrae il lago in cui chris cerca di immargersi almeno 3 volte alla settimana, tutto l’anno! “così non mi prendo niente, neanche un raffreddore”, mi dice mentre osservo il jet d’eau che sparisce nel cielo grigio vicino al molo. (curiosamente, noto che ci sono un sacco di imbarcazioni immatricolate GEnova :-) mah?

a cena ci raggiunge la morosa, io faccio lo splendido invitandoli a spese del giornale, e si sta bene insieme, a parlar di tutto e neanche tanto di foto :-)

poi torno a piedi, vedo ancora cose, e trovo anche la casa.
dormo come uno svizzero, mi culla ben harper.

ci incontriamo allo stesso bistrot vicino alla stazione, gli restituisco le chiavi, torno a milano che non avrà mai smesso di piovicchiare in 2 giorni. come all’andata, ammazzo il tempo disegnando: 11 andare, 16 tornare. e a sfogliare riviste, sonnecchiare mentre passan via laghi, cime innevate, valli, frontiere, laghi, aree industriali, tutto bagnato, grigio, uniformato.

e ritrovo mes enfants hebdomadaires :-) che tutto questo se lo sono sorbiti a voce, pazienti :-)